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Immaginiamo un
percorso a più passaggi per raggiungere un risultato non casuale.
Nel nostro piccolo giardino,
vediamo crescere l'albero che anni prima avevamo posto a dimora. Per il
suo sviluppo sappiamo che alcuni parametri non dipendono direttamente da
noi: la quantità di luce che riceverà, l'eventuale gelo invernale, le piogge,
una possibile siccità, le influenze climatiche ed atmosferiche in genere.
Incideranno altrettanto considerevolmente le condizioni del terreno e le
sue caratteristiche.
Tuttavia, sappiamo altrettanto bene che l'albero evolverà secondo la
nostra attenzione e i nostri propositi.
Cosa desideriamo ottenere?
Frutti abbondanti, se si tratta di pianta da frutta, una chioma rigogliosa
ed ombreggiante se abbiamo un albero ornamentale.
La chioma fluente e i frutti
necessitano di una struttura
portante adeguata,
ben ramificata, che a sua volta richiede un fusto
robusto e ben
nutrito, ovvero radici che
penetrano nel terreno idoneo ed irrorato.
Senza una buona ramificazione
delle radici non avremmo tutto il resto.
Per arrivare all'obiettivo alto, debbo
preoccuparmi dell'area bassa.
Interrerò la pianta ancor
piccola in una zona soleggiata, ma al riparo - se necessario - dai venti
del nord. Integrerò il terreno con sostanze nutrienti, se ce n'è il
bisogno. Innaffierò nei periodi asciutti.
Si tratta di osservare il contesto, armonizzandolo.
In altre parole, interagirò
con gli elementi della natura per offrire le giuste condizioni di crescita.
L'attenzione posta, l'interesse, l'amore, la dedizione, la fiducia nel
risultato sono le componenti di un atteggiamento mentale propositivo,
che non si lascia scoraggiare.
Supporre che parte dello sforzo non verrebbe ricompensato, abbasserebbe la
capacità di attenzione con il rischio di non ottenere davvero un pieno
successo. La fiducia è un parametro essenziale.
La simbologia dell'albero è
utile per parlare dei comportamenti umani.
Spesso lasciamo al caso il compito di curarsi dei
nostri risultati.
ESEMPIO: Piero, Luca e Marco
Piero
è un artista dilettante,
troppo mediocre da destare il benché minimo interesse altrui. Dipinge per
"riempire" il proprio tempo libero. Non ha pretese, non desidera
nulla in particolare, se non stare bene con se stesso. Man mano che la
tela viene coperta dal colore, il suo bisogno di quiete viene appagato.
Tanto basta. Non sarà mai un vero pittore, ma è bene così. L'obiettivo
è raggiunto, pur con risultati qualitativi scadenti. L'atteggiamento
mentale non è rivolto al quadro, ma ad una azione antistress: equivalente
a realizzare un puzzle o a giocare a dama con un amico, o passeggiare in
una fitta pineta con vista sul mare. Non è diverso. Nella simbologia
dell'albero troviamo l'equivalente nell'azione di innaffiare per diletto,
senza chiedersi se davvero occorre l'acqua o cosa altro possa servire. In
qualche modo ci sarà una crescita, forse anche buona, ma non verrà
"valutata". Non rientra negli obiettivi. L'albero potrebbe anche
danneggiarsi.
Luca
avrebbe voglia di dipingere. Da Mara, sua amica dai tempo scolastici, ha
notato la stanza del padre, disordinata ma "profumata". Strani
odori forti e un po' pungenti. <Sono essenze>, spiega Mara <E poi
ci sono gli olii che evaporano, asciugando la tela. Papà fa quadri
astratti. E' la sua passione segreta: non fa mostre, ma è bravo. Una sola
volta ha partecipato ad un concorso ed ha anche vinto un premio>. Luca
chiede di vedere e resta affascinato dal talento nascosto. <Io non
sarò mai capace> dice velatamente a se stesso, senza che Mara senta.
Va via un po' triste. <Mi sarebbe piaciuto saper dipingere, ma non ho
talento. Ormai è tardi per imparare. Peccato> continua a riflettere
nel silenzio dei pensieri, abbandonando in partenza la prospettiva di
provare.
L'albero non è stato innaffiato
affatto, perché "tanto sarebbe seccato comunque, non c'è abbastanza
luce".
Marco
ha visitato una mostra
ed è rimasto particolarmente colpito dalla maestria di alcuni artisti, in
particolare gli impressionisti francesi.
Si chiede se può "tendere" a loro, lui che non ha mai preso in
mano una tela bianca. Guarda le proprie mani e dice tra se: <Perché
no?>.
Comprende che non ci sarà mai un risultato accettabile, se prima non
sviluppa le proprie capacità: questo è il suo obiettivo.
Frequenta un corso per
dilettanti, conosce pittori, segue il loro lavoro. Acquista libri, studia
la storia dell'arte francese dell'ottocento. Comprende il perché quella
particolare pittura si è sviluppata a Parigi, generando un filone e tanto
fascino postumo. Si esercita. Si sporca le mani. Sa che ci vorrà tempo,
che butterà molte tele brutte, realmente brutte. Ne ha piena
consapevolezza. Sa che è questione di tempo: non sarà mai Manet, ma non
perché sia impossibile copiarlo, ma perché è un'altra persona, un'altra
vita. Marco non vuole copiare, vuole capire uno stile e farlo proprio.
Vuol riuscire a far tele che siano belle, originali e sue. Impiegherà
tutto il tempo necessario: non è questione di fretta. Sarà fondamentale
avere un giudizio obiettivo, non viziato da un'autostima bendata.
Arriverà. Realizzerà la sua prima mostra.
La chioma corrisponde
alla realizzazione di tele contraddistinte dalla qualità (risultato).
Le radici corrispondono alle motivazioni ed agli atteggiamenti mentali che
solo se sono veramente forti riusciranno a far accettare il sacrificio
della disciplina, degli inevitabili iniziali insuccessi. Solo la
determinazione, la fiducia, la volontà potranno consentire il
raggiungimento dell'obiettivo: riuscire a fare qualcosa che si ignorava.
Ed ecco la sequenza dei passaggi: Motivazioni -
Sviluppo delle capacità - Risultato.
In questo esempio, il terreno
corrisponde al contesto: la frequentazione dei personaggi utili, come
pittori, galleristi,
appassionati d'arte.
Si arriva sempre al risultato preposto? Chi può dirlo! Se questo dubbio
è sufficiente a demotivare, riducendo la spinta propositiva, di
certo non ci si arriverà.
segue Comunicazione
e conflitto
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