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S  T  O  N  E  H  E  N  G  E

 

Conosciamo tutti Stonehenge, il grande monumento megalitico nell'Inghilterra del sud, edificato all'inizio del 2° millennio a.C., allo scopo probabile di fungere da strumento di studio e calcolo dei moti solari e lunari. 
Penso che non si erigono opere così complesse e maestose solo per avere un calcolatore poco maneggevole. C'era, presumo, la necessità di una filosofia di collegamento tra vita e scienza, reverenziale verso l'ignoto. Una forma di culto, nel tentativo, espresso da tutte le religioni, in tutti i periodi del pensiero, di spiegare e giustificare la morte. 
E' questo il punto di partenza.           

Nascere, vivere, essere, elaborare, fare, costruire, interagire, sognare, disfare, ricominciare. Lasciare.

Immagino Stonehenge come una grande porta, oltre la quale non ci sono rivelazioni magiche, trascendentali, divine. Non ci sono le dimensioni invisibili, non lì, almeno. C'è qualcosa di speciale: uno specchio intangibile.

Capirsi per capire

Tre contenitori, posti in ambienti dissimili tra loro, finiranno col contenere materiale diverso per qualità e quantità.  Loro malgrado, rifletteranno le abitudini, le tendenze, gli stili di vita di quel luogo. 
Saranno specchio del livello sociale, tecnologico, culturale ed economico di quell'
aggregato umano.

Ipotizziamo che i tre contenitori siano bacini mentali. 
Ciò che il contenitore/mente assorbirà in un quartiere di Nairobi, 
sarà molto diverso dal contenitore che vive in Siberia, o nelle campagne padane o nella foresta amazzonica.  

Si dirà che esiste la capacità  di interpretare, interagire, influenzare: certo, ma a partire da quel contenuto!
Da qui, l'ovvia considerazione che accettare le differenze culturali
è una forma di ricchezza,        oltre che...

... oltre che il segno di una consapevolezza e maturità raggiunte. Parlare di rispetto è insufficiente.   

 

Lo specchio

La Donna Luna

Colori morbidi, come i lineamenti del volto, come
le linee di quel corpo le cui fattezze, per quanto voluttuose, attraenti
e desiderabili, erano pregne
di una purezza astratta,
non riconducibile ai 
canoni banali della
nostra cultura ad 
incastri.

L'esposizione, evidente,
ma non forzata,
da' maggior rilievo alla mitezza dell'essere.
Mite, ma non persa.

La luna sembra infondere
calore, sembra
regalare un'energia nuova,
dove la notte non teme il giorno,
dove le paure non hanno ragione d'essere,
non hanno spazio.

Non c'è attesa.

La Donna Luna

Superba ed austera, il suo volto muto era l'espressione 
di un cinismo consapevole, 
per quanto indecifrabile. Le braccia, apparentemente deboli, denotavano una indifendibilità ben costruita
ed ingannevole.

Come giustificare, altrimenti,
il passo fiero e certo,
privo di imbarazzo,
nonostante il corpo
esposto nella sua procacità,
le vesti lacere, la vicinanza
alla notte, quasi fosse l'unico elemento dove covare i pensieri, dove celare
le intenzioni, dove far
esistere azioni discutibili.

La luna, luminosa ed inverosimile, sembra infonderle un'energia carica
di mistero.
La notte ha la luce impropria dell'inviolabilità.
L'attesa è densa di pericolo.

 

Quale interpretazione ci sembra più attinente? Quella che ci suggerisce il nostro contenitore,
il nostro sistema interpretativo, il nostro decoder, il nostro sistema di filtri: la nostra mente.

Negli altri vediamo quel che vogliamo vedere.

 

 

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