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Fuori
piove.
Avevo giurato a me stessa che non ti avrei più scritto, che mai avrei
dato seguito ad un dialogo.
Sono ferma nel mio letto. Oggi sono proprio sola e terribilmente stanca.
E' colpa del tuo sogno se ho ripreso la penna, se ho cercato un foglio
di carta riciclata, come non avverrà per questa vita. Non riuscirò a
riciclare le mie cellule.
Non dovevi telefonarmi, non dovevo riascoltare la voce, né sentire le
fantasie notturne della tua vita vestita di perfezione apparente.
Pensa ad una fermata dell'autobus: un gruppo di gente è lì, in attesa,
accomunati dall'identica esigenza dello spostamento. Si sale e si va.
Ognuno per sé, distanti sempre, vicini mai. Separati, allontanati,
ignorati. Volutamente. Ecco il tuo sogno, amico mio, ecco il tuo
desiderio infantile: il bisogno di un contatto duraturo che dia l’illusione
di esserci e di contare qualcosa. Il delirio dura un attimo e subito il
vuoto si riprende la coscienza del possibile. Non hai speranza, non
avrai pace. Tu come me, come tutti: la tua spada di Damocle cadrà. Ti
romperai la testa a chiederti perché. Poi capirai che comunque
pioverà, comunque ci saranno bambini che chiederanno un sorriso ed
anche più. Comunque pioverà, comunque tutto avverrà, come se tu non
ci fossi mai stato. Come se io non fossi mai nata.
Facevi male a trattenermi, lassù, nuda nel bugigattolo del tuo
appartamentino. Meglio danzare nuda sul balcone, che ora, con questo
niente che mi avvolge. Se avessi più ricordi! Se ne avessi tanti,
starei meglio.
Invece! Fossero stati trenta mesi, e non tre, chissà ...
Dopo di te è stato tutto peggio, almeno sotto la normale visione delle
cose: non so in quanti mi sono stati addosso, mentre fumavo distesa,
guardando un soffitto che non cadeva mai, in una distrazione crescente e
distruttiva.
Non ho mai detto di no ad
alcuno, per la sola ragione che era indifferente un sì.
Oggi, non sono questi i ricordi che voglio. Avrei dovuto danzare nuda
sul tuo balcone, innaffiare i gerani, leggere Kafka, mentre il sole
avrebbe abbronzato i capezzoli. Avrei dovuto, con i pensionati pronti ad
applaudire dai balconi dirimpettai, con te intento a ridere, pensando ad
un mondo parallelo.
Sì, Alberto, avrei dovuto.
E credo di averti detto troppo e non dovevo.
Laura
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