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Laura!
Benedetta donna. Mi hai fatto impazzire per rintracciarti e l'operazione
ha anche avuto un costo: mi sono rivolto ad un'agenzia investigativa. Ne
valeva la pena.
Posso dimenticarmi di quei cento giorni? Non potrei mai. Dimenticare te
è un assurdo. Sarebbe come perdere la propria identità, la storia che
individualmente ci riguarda. Sei la memoria che conta, morale (amorale).
Al tuo contrario, in più occasioni i pensieri ti hanno cercato, si sono
colmati di episodi vissuti. Ricordo bene il tuo viso, come le gambe da
atleta capricciosa. Ricordo il seno caparbio, il sedere irriverente.
Se vedessi uno dei miei ultimi quadri, vedresti una situazione familiare
per quel tempo. Solo ora mi viene da supporre che probabilmente,
inconsciamente, cercavo proprio di esprimere uno scampolo di libertà
che era una tua invenzione.
Io, quando si usciva, camminavo in compagnia dei miei pensieri e tu,
vicino a me, saltellavi, cantavi, correvi avanti. Ti appoggiavi ad una
colonna ed aspettavi fischiettando, con le tue brachette ed il giubbino
liso ed affezionato.
Cento giorni vulcanici. Io cercavo di non scottarmi troppo, ma non ti
avrei lasciato. Ricordi? Sei andata via tu e senza tanti discorsi.
Eppure avrei voluto un perché. Non ero insensibile, Laura, ti ho voluto
bene. Come spesso accade, però, solo dopo ho avuto l'esatta percezione
di quello che eri, del valore di quei tre mesi, del supporto che mi hai
dato.
Rispetto la decisione da te espressa, quella di voler ignorare il nostro
dopo. Non la condivido. Come allora, continuiamo a non essere d'accordo,
ma non posso accettare un addio. Ti scriverò ancora, spero mi
risponderai.
Ho ben presente i tre quadri donati alla galleria di..., mi auguro che
tu vada ancora a vederli. Che essi rappresentino un ponte con il nostro
vissuto, una via di comunicazione, una possibilità di incontro.
Non nasconderti ancora. Almeno non adesso.
L'Alberto ritrovato.
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