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Ammore perduto!

Di: Salvatore Ciampa

Questo poeta dalla creatività originale e moderna, pur trattando temi antichi quanto il mondo, nasconde la sua biografia, per questo sappiamo solo che è Poeta, nel senso pieno della parola, che fa onore alla tradizione partenopea, iniziata da Capurro e proseguita fino ai nostri giorni tra cui spiccano le opere di Giandomenico, Somma, Palumbo, ecc… Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo, come pure Ernesto Murolo entrano nel classicismo puro della storia della poesia e della canzone napoletane.
Salvatore Ciampa (sarà il suo vero nome?) agisce nel panorama offerto dalla società moderna che è quello di un’estrema dinamicità: il cielo è ormai solcato da potenti aerei, i mari sono affollati di navi, fitte reti ferroviarie e autostradali tagliano la terra, dovunque è formicolio,movimento,agitazione.Inoltre fabbriche,industrie, meccanismi danno un'impressione imponente di questa società tecnologica e fanno istintivamente pensare alla grandissima quantità d’energia impiegata per fare andare avanti questo sistema. In effetti il consumo e-nergetico, nei paesi occidentali, sta raggiungendo livelli paurosi. Si pensa che un americano consumi in media otto tonnellate di petrolio l'anno (considerando anche l'elettricità da questo ricavata). Nei paesi del terzo mondo il consumo è invece bassissimo, ma se si alzasse, già al livello europeo, le risorse mondiali si esauribbero in pochi anni.
Dunque in mezzo a questo colosso industriale, sviluppatesi dalla civiltà paleo-industriale dell'Ottocento, ha i piedi d'argilla e, senza essere troppo allarmistici, bisogna riconoscere che tutta questa potenza si sviluppa da un solo punto, senza il quale sarebbe costretta a soccombere: il petrolio, energia base; spunta la bella lirica di Campa, che parla di nostalgia, di quella struggente che solo i napoletani conoscono a fondo, poiché si sentono in esilio, anche ad Afragola, piccolo cento ad una decina di chilometri dalla città.
«E' scurnuso 'stu dulore!...
Annascuso va criscènno.
Io già sento dint' 'o core
ca 'st'ammore va murenno!»
(E’ vergognoso questo dolore, /che cresce di nascosto./Mentre sento dentro il cuore/ che l’amore va morendo).
Circa cento anni fa, legna, carbone furono dapprima rapidamente sostituiti dal petrolio, in seguito fu utilizzata in modo massiccio anche la benzina, ma si passavano le serate invernali in circolo, attorno al «braciere», mentre il «pater familias» era pronto a non far avvertire la noia ai familiari e si metteva a leggere «romanzi d’appendice», storie lacrimose, amori contrastati. I romanzi base, intendo quelli più letti: la Pisana, Il dottor Antonio, e tutta la produzione di Matilde Serao.
Forse il grosso sbaglio è stato quello di aver puntato direttamente tutto su queste risorse, tralasciando le abitudini centenarie, senza cercare una valida alternativa, cosicché quando, per diversi motivi, il petrolio scarseggia, la società stessa rischia la crisi. è sintomatica, per esempio, la posizione del Giappone, grosso colosso industriale che, però, deve importare quasi completamente le sue fonti d’energia. Forse anche questa guerra assurda e ingiustificata, in apparenza, tra gli alleati e l’IRAQ, ha alla base la fonte dell’energia, ma non voglio neanche pensare che sia così,perché il petrolio anche se necessario, non deve avere il potere di uccidere bambini che vorrebbero solo giocare. Un lettore ha commentato la mia poesia «Mi tormenta una fanciullezza»: «
mi sembra di legger gli sguardi di quegli anziani che han vissuto la guerra...» ha fatto centro; ma io la guerra l’ho combattuta ed avevo nove anni: a scuola zappando l’«orticello di guerra» per piantarvi barbabietole (che più di una volta fecero tacere il brontolio dello stomaco), per la campagna quando mi avvicinavo ad una masseria per chiedere se avessero qualcosa da vendere che fosse commestibile e mi cacciavano in malo modo, una volta mi rincorsero col falcione alzato (sembrava di vedere la morte che mi rincorreva con la falce in spalla), altre volte (per ben tre volte) sono scappato, con lo zaino pieno di frutta per saziare i fratelli e me, a zig zag per il pendio del bosco mentre i nazisti mi sparavano dietro. Ecco il motivo principale del mio «odio» nei confronti della guerra, specialmente di questa guerra insana. Perdonate la dissertazione e ritorniamo al nostro caro Poeta Salvatore Campa.
«E te guardo e nun mme dice
chello ca vulisse dì !
E mme diceno ll'amice:
«Ma pecché nun vvuò capì?»»
(io ti guardo e tu non dici/quello che vorresti dir!//E mi dicono gli amici/ ma perché non vuoi capir?)
Vediamo quali sono le altre fonti cui l'uomo potrebbe rivolgersi: innanzi tutto l'energia idraulica che costituisce un valido supplemento e sussidio ai combustibili liquidi: si sfrutta, in pratica, il dislivello dei corsi d'acqua che, nella loro caduta, prodotta anche artificialmente, mettono in moto le turbine che azionano le dinamo, produttrici d’elettricità. Fenomeno analogo, anche se non altrettanto utilizzato, è quello delle maree: si sfrutta anche qui il dislivello dell'acqua che sale, immagazzinandola e facendola poi scorre nuovamente via. Altre fonti sono più esigue e utilizzabili soltanto in particolari ambienti, quindi non di grande utilità pratica: stiamo parlando dell'energia dei Geyser, dei soffioni o anche della stessa energia solare utilizzata nei paesi tropicali, data la sua intensità, per scaldare direttamente, con un ingegnoso sistema, l'acqua. L'energia solare è stata indispensabile nei recenti viaggi sulla luna: tutte le astronavi sono dotate, su vaste superfici esterne, di cellule che sfruttano l'energia solare, trasformandola in elettricità. Scarsamente utilizzata è la forza del vento: i mulini la trasformano in energia meccanica che muove la mola. Tutte queste forze non potrebbero, comunque, che risolvere parzialmente il problema, mentre la vera alternativa e prospettiva per il futuro è rappresentata da qualcosa che è già realtà; l'energia atomica, già realtà nel 1942 quando Fermi costruì a Chicago la prima pila atomica. Da allora si è andati avanti, sperimentando anche applicazioni dirette a mezzi di trasporto (sommergibili atomici), ma restano da risolvere diversi problemi. Bisogna riconoscere comunque che l'energia atomica presenterebbe dei grossi vantaggi per quanto riguarda il combustibile, data l'esigua quantità di materiale radioattivo necessario a innescare la reazione a catena: pensiamo a zone inaccessibili dove il combustibile normale presenterebbe grosse difficoltà, anche economiche, per essere trasportato.
«'Sta faccella 'e madunnella...
è, pe me, na passione!...
Te cantavo 'a canzuncella...
"Mme vo' bene... 'sta guagliona".

Parla, chiaro, meh!, dimmello
ca' stu bbene mo è ffernuto...
Tu nun si' na santarella...
Accussì t'aggio perduto!»
(Questa faccetta di madonnina/ è per me una passione/Ti cantavo la canzoncella/mi vuol bene questa fanciulla.//Parla chiaro su dimmelo/ che questo bene adesso è finito/Tu non sei una santarella/io così ti ho perduta).
Anche per il Poeta si manifestano i problemi principali dell’esistenza che sono principalmente due:cercare l’energia in sé per dimenticare, affinché possa respirare la pace interiore e di rendere tale sorgente di energia il più presto possibile e pagarla un prezzo molto, ma molto esiguo.
«Vo' vulà 'sta rundinella!
E' turnata 'a primmavera...
mm' 'o ddicette 'a zengarella:
"Te cuffèa: nun è sincera!"

E rummane na ferita
dint' 'o core addulurato!...
Penzaraggio tutt' 'a vita
a st'ammore sfurtunato!»
(Vuol volare questa rondinella/E’ tornata la primavera/me lo disse la zingarella/ti prende in giro, non è sincera.// Mi rimane una ferita/ dentro il cuore addolorato/Penserò per tutta la vita/al mio amore sfortunato).
Chiaramente infatti, pur dando la stessa quantità di energia, un aumento considerevole di costo, non so quanto risolverebbe per un amore perduto; poiché l’altro problema è costituito dalla costanza di un essere umano.
Restano ancora alcune considerazioni da fare. I combustibili liquidi e le normali fonti di energia stanno inquinando l'ambiente per il modo in cui sono utilizzati: infatti una normale centrale elettrica, oltre alla normale produzione di elettricità, scarica nell'aria gas carbonici e brucia olio, creando cosi calore eccessivo per l'ambiente: è un amore sfortunato. Un ostacolo perenne rimarrà nel ricordo: «’na ferita che penzarraggio tutt’’a vita»
Concludendo, un uso dell'energia spropositato e rigorosamente controllato e guidato, non fa bene alla vita e all’amore, ma rappresenterebbe una soluzione ottimale rispetto ai combustibili liquidi, il cui impiego indiscriminato sta completamente avvelenando l'ambiente naturale.

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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