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Le valli ostigliesi sono state in passato sede di una dinamica fluviale estremamente attiva a causa delle alluvioni dei fiumi di pertinenza atesina, in particolare Tione e Tarta-ro. L'uomo è intervenuto nel secolo passato con opere di bonifica volte al prosciugamento delle aree paludose e alla regimentazione artificiale dei fiumi facendo assumere al Busatello la funzione di collettore delle acque di scolo dei terreni bonificati. Col progredire di questi interventi il territorio ha assunto caratteristiche morfologiche e idrologiche molto diverse: i terreni torbosi adiacenti alla valle del Busatello si sono compattati e hanno abbassato il loro livello per effetto del prosciugamento, mentre la valle è diventata pensile e solo il pompaggio artificiale dell'acqua ne permette ancora oggi la conservazione come "zona umida".
In questi terreni palustri cresce una vegetazione caratteristica che subisce un trattamento particolare dopo la morte, owero viene sottratta al contatto con l'ossigeno atmosferico essendo sommersa dall'acqua e seppellita da strati impermeabili di sedimenti. In questo ambiente anaerobico, batteri e funghi eliminano gli elementi gassosi, che si formano per effetto della decomposizione, favorendo la formazione di un residuo secco sempre più ricco in carbonio: la torba.
La torba è la forma più recente di carbone fossile costituita da residui vegetali fra i quali le pareti cellulari di natura cellulosica: in essa si ritrovano macrofossili costituiti da legni, foglie, semi, nonché microfossili come pollini e spore, i quali posseggono un involucro esterno che si conserva bene nei sedimenti e che recuperato e trattato in laboratorio, permette di risalire alla pianta che lo ha prodotto.
Molti autori hanno costruito chiavi diagnostiche per i pollini che prendono in considerazione le seguenti caratteristiche:
la simmetria (presenza di uno o più piani di simmetria)
la forma (pollini sferici, prolati, oblati )
le aperture (aperture semplici come i colpi o i pori, oppure composte in cui il poro cade nel colpo)
la presenza di sacche aerifere
le dimensioni
La ricerca palinologica consiste nel prelievo di campioni di questi depositi i quali, pevio trattamento chimico, permettono di ricostruire la storia vegetazionale del territorio in epoche geologiche passate. In particolare il metodo palinologico è stato utilizzato per lo studio dell 'era quaternaria caratterizzata da sconvolgimenti climatici che hanno owia-mente avuto ripercussioni sulla vegetazione.
La nostra ricerca non aveva la pretesa di ricostruire le fasi vegetazionali dopo l'ultima glaciazione, ma aveva l'obiettivo di riconoscere e classificare pollini appartenenti a specie vegetali spontanee vissute in questa zona finché l'intensa antropizzazione ne ha limitato la presenza a zone molto ristrette del territorio (Palude del Busatello e Isola Boschina nel comune di Ostiglia).
Attraverso i pollini si può arretrare nel tempo e immaginare di osservare il bosco misto planiziale che doveva caratterizzare tutta la Pianura Padana nei pressi del Po, dominato da Farnia (Quercus robur), Pioppo nero e bianco (Populus nigra e alba), Carpino bianco (Carpinus betulus), Ontano nero (Alnus glutinosa), Frassino maggiore (Fraxinus excelsior), mentre dove le acque ristagnavano la vegetazione acquatica era costituita da Canna palustre (Phragmites communis), Tifa (Typha latifolia), Giunco (Scirpus lacuster), Carice (Carex sp.), Sparganio (Sparganium erectum).
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SCHEDA SPERIMENTALE
ANALISI POLLINICA
Tempo occorrente: 2 giorni
Materiale necessario: trivella per carotaggio, provette da centrifuga, centrifuga, acido cloridrico (HCI), acido fluoridrico (HF), soluzione al 10% di idrossido di potassio (KOH), glicerina, acqua distillata, cappa aspirante, microscopio ottico.
PROCEDIMENTO
Si prelevano mediante la trivella campioni torbosi di suolo ad una profondità di almeno 1-1,5 metri, si ripongono in fogli di giornale avendo l'accortezza di indicare la parte più profonda se si vogliono ricostruire con precisione le fasi vegetazionali susseguenti. In laboratorio si eliminano gli strati più esterni della carota prelevata probabilmente inquinati, quindi si mettono alcuni grammi di campione nelle provette che vengono trattati prima con 1-2 ml di HCI per eliminare il contenuto in calcare; quando termina l'effervescenza si procede a una centrifugazione con acqua distillata, quindi si aggiungono 1-2 ml di HF per eliminare il contenuto argilloso e si lascia riposare per circa 48 ore. Si centrifuga ancora il preparato per eliminare l'HF, questa operazione si può ripetere più volte versando via ogni volta l'acqua di lavaggio.
Il sedimento rimasto sul fondo delle provette viene fatto bollire per circa 10 minuti a bagnomaria dopo aver riempito le provette con la soluzione di idrossido di potassio (operazione da fare sotto cappa). Questo passaggio serve per eliminare gli acidi umici e far rigonfiare i pollini dei quali è rimasta solo la parete esterna. Infine si eseguono tre centrifugazioni con acqua distillata e il residuo così lavato viene conservato aggiungendo alcune gocce di glicerina. Tutte le centrifugazioni vanno protratte per 5-10 minuti a 2000 3000 giri.
I preparati vengono poi osservati al microscopio ottico; il riconoscimento dei pollini si effettua confrontandoli con disegni, fotografie e/o utilizzando chiavi analitiche.
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