| 18/02/03
-- Google compra Blogger!
di Massimo Moruzzi - Da qualche ora la novità scuote il mondo
dei blog e altre importanti porzioni della rete tra i dubbi di chi
apprezza o teme il celeberrimo motore di ricerca. Cinque domande
per iniziare a capirci qualcosa
18/02/03
- Stand By - Roma - Google compra Blogger, e ovviamente la cosa
fa notizia. Tante opinioni, tante domande, tanti dubbi. Ecco come
la penso io.
Prima domanda: può essere pericoloso per Google entrare nel
mercato dei servizi a pagamento? Perchè mai? Io penso anzi
che prima o poi inizieranno ad offrire un loro servizio di webmail
a pagamento, senza pubblicità e con potenti filtri anti-spam.
Abbiamo già le prove che se offri un servizio utile - pensa
a eBay per i venditori - la gente è disposta a pagare. Non
solo: se consideriamo che Pyra Labs (Blogger) era già in
attivo, davvero non vedo quale possa essere il pericolo.
Seconda domanda:
Google cercherà di imporre Blogger come lo standard per i
weblog a scapito di Radio Userland, Movable Type etc? Certo che
sì, faranno del loro meglio per offrire un servizio più
semplice e migliore degli altri. Certo che no, sarebbe semplicemente
suicida barare e provare ad aiutare i blog di Blogger nei ranking
del proprio motore di ricerca e penalizzare gli altri. Semplicemente,
sono troppo intelligenti per fare una cosa così stupida.
Terza domanda:
perchè hanno comprato Blogger? Per evitare che se lo comprasse
AOL, Yahoo! o MSN, ad esempio. Qualunque cosa decidano di farne,
io li ringrazio già solo per questo. Inizieranno a vendere
pubblicità? Era già nei piani, vedi pyrads.com. Piuttosto,
sono pronto a scommettere che elimineranno il banner pubblicitario
dai weblog ai quali danno hosting gratuito. Al suo posto, un box
per la ricerca. Più facile, più utile, più
redditizio (Google fa utili vendendo pubblicità).
Quarta domanda:
perchè hanno comprato Blogger? Perchè più aiutano
- prima col ranking del motore di ricerca che favoriva i weblog,
e adesso direttamente - i contenuti decentralizzati, più
sottraggono "audience" ai portali. Meno audience, meno
revenue pubblicitarie. Viceversa, più il Web diventa decentralizzato,
più diventa importante il servizio che ci aiuterà
ad orientarci in questa meravigliosa giungla, ovvero Google stesso.
Presto i portali perderanno di peso e Google rimarrà l'unico
grande "media". Più audience, più pubblicità.
Semplice, no?
Quinta domanda:
perchè hanno comprato Blogger? Hai presente il nuovo servizio
che hanno lanciato, Google News? I blog possono essere utili a Google
per due motivi. Da un lato, possono aiutare a capire - attraverso
il numero di link - quali argomenti e quali articoli sono più
popolari ed interessanti. Dall'altro, potrebbero presto diventare
essi stessi fonte di notizie, editoriali e commenti da offrire a
pagamento in un nuovo e più avanzato servizio Google News.
Fra qualche anno leggeremo Google News, non più il New York
Times. Evviva!
Fonte:
http://punto-informatico.it/p.asp?i=43125
21/10/02--
Contrappunti/ I blog sono un virus
di Massimo Mantellini - Sono qui per restare e si moltiplicano rapidamente
ampliando gli spazi e restituendo al web alcune delle sue più
importanti promesse. Non c'è giornalismo che tenga, qui c'è
il nuovo che avanza
21/10/02 - Stand
By - Roma - C'ho pensato un po' e poi mi sono detto: perchè
no? Perchè non mettere al corrente i lettori di Punto Informatico
del fatto che da qualche tempo a questa parte le mie peregrinazioni
sul web sono radicalmente cambiate e prediligono ormai stabilmente
un breve elenco di weblog italiani in aggiunta alle mie usuali fonti
informative?
La spinta finale
a questa idea di citare alcuni dei blog nostrani dei quali sono
ormai affezionato lettore me l'ha data un pezzo pubblicato in questi
giorni sul sito web dello SMAU e firmato da Arianna Dagnino dal
titolo La mia vita è come un blog. L'incipt dell'articolo
della Dagnino è fulminante:
È solo
questione di tempo. Poi, appena il passaparola avrà svolto
il suo compito, anche l’Internet in versione italiana si troverà
invasa dal nuovo fenomeno – già scoppiato negli Usa
– dei cosiddetti “Blogs”"
Questa frase
ha - come si può comprendere - scatenato l'ilarita della
folta comunità dei blogger italiani i quali, in un discreto
numero, hanno seguito la segnalazione dell'articolo fatta di Marco
Mazzei di blog.it e la successiva idea di Massimo Moruzzi di dotcoma,
di linkare l'articolo della Dagnino nel frattempo amichevolmente
soprannominata "l'Arianna addormentata nel bosco".
Simili piccoli
infortuni risultano del resto ancora meno scusabili se si pensa
che, accanto alla ampia comunità di navigatori della rete
che ormai in discreto numero gestiscono un weblog personale in rete,
vanno citati i sempre piu numerosi giornalisti italiani che hanno
deciso di aprire un loro blog. Accanto a Claudio Sabelli Fioretti,
Pino Scaccia e Filippo Solibello altri nomi importanti del giornalismo
italiano come Beppe Caravita de Ilsole24ore o Luca Sofri de Il Foglio
(quello di Luca è poi il primo blog italiano ufficialmente
ospitato sul sito web di un quotidiano cartaceo) aggiornano un loro
weblog che diventa quindi anche un ponte fra l'attività professionale
ed i propri lettori. E l'interazione fra attività giornalistica
classica e comunicazione mediata dal web è alla base anche
di alcuni blog informativi ormai molto noti come quello de Il Barbiere
della Sera o di Tel&Co, esperimento di blog sulla tecnologia
nato da una idea di Franco Carlini, penna molto celebre e stimata
de Il Manifesto e del Corriere della Sera, che da anni si occupa
con intelligenza delle cose della rete.
Come si vede
gli esempi davvero non mancano e la lezione che si impara immediatamente
navigando fra i blog è che spesso il confine fra informazione
professionale ed amatoriale diventa assai labile. Talvolta le parti
addirittura si invertono e si rendono evidenti situazioni paradossali
nelle quali la qualità dei contenuti disponibili è
indipendente da ogni titolarità più o meno certificata.
Cosi per fare un esempio, e per segnalare ad Arianna qualche altro
bel link, io che mi occupo di tecnologia visito quotidianamente
e indifferentemente le agenzie e i siti editoriali che si occupano
di tale argomento, così come il blog personale di Gaspar
Torriero quello di Paolo Valdemarin o quello di Simone Bettini o
di Massimo Morelli. Tutta gente che quando parla di tecnologia non
lo fa a caso. Oppure faccio un salto nell'oramai storico blog di
Antonio Cavedoni, webdesigner che le leggende dipingono come il
primo blogger italiano e il cui sito, Blogorroico, è ormai
talmente noto da essere diventato quasi un modo di dire.
E le iniziative
di condivisione delle informazioni non si fermano davvero qui: Gianluca
Neri, per esempio, noto deus ex machina di Clarence ha da qualche
settimana aperto GNUeconomy un poliblog nel quale affluiscono contenuti
differenti ma tutti uniti da un disclaimer a fondo pagina che la
dice lunga su come la notizia possa e debba circolare online:
theGNUeconomy
(NO© - 2002) non è un marchio registrato, non ha scopo
di lucro ed è gestito esclusivamente - e senza alcuna scusante
- a tempo perso. Come tante altre pregevoli
cose su Internet non è una testata registrata, né
aspira ad esserlo. Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati
o riportati appartengono ai rispettivi proprietari, e per carità,
chi glieli tocca. È possibile diffondere liberamente
i contenuti di questo sito utilizzando il file gnueconomy_rss.xml
Ecco, attraverso
i feed XML e i news aggregator anche il web, strumento oneway per
antonomasia, riscopre appieno la vocazione interattiva della rete
Internet e con essa la vorticosa circolazione della notizia. Per
chi ha fatto dell'informazione una professione si è oggi
in Italia, come in USA da qualche tempo, davvero davanti ad un bivio.
Partecipare o ritrasi da tale fiume informativo? Rivendicare la
propria professionalità e competenza a priori o abbandonarsi
all'evidenza del fatto che spesso l'informazione stessa e l'attenzione
dei lettori se ne infischiano di tali specificazioni? I più
coraggiosi, anche in Italia ( e sarà un caso ma spesso sono
anche quelli più preparati) hanno di fatto già scelto.
Per gli altri esistono due sole alternative. Quella di non sapere,
restandosene addormentati nel bosco o quella di chi, parlando dei
blog, minimizza, seleziona e si produce in complicati distinguo.
Nel suo recente
libro Giornalismo 2.0, Riccardo Staglianò, giornalista di
Repubblica.it, proprio citando i blog, ha scelto questa strada.
Per molte pagine scrive meraviglie dei giornalisti statunitensi
che stanno modernizzando (e democratizzando) l'informazione online
con i loro blog. Poi in un paio di righe liquida la portata del
fenomeno quando il blogger non è un giornalista professionista:
"Niente
più scuse quindi: chi ha qualcosa da dire puo' farlo, comportandosi,
di fatto, da giornalista, senza bisogno di giornali che accettino
i suoi pezzi o di Ordini che ne certifichino l'abilitazione professionale.
È anche chiaro che l'abbattimento di questo ultimo steccato
provocherà una valanga di pensierini narcisisti, infiniti
sbrodolamenti sulle materie più microscopiche e tanta roba
di cui a nessuno - eccezion fatta, forse per amici intimi e familiari
- fregherà un bel niente"
Basterebbe
navigare un po' fra i blog anche italiani, per comprendere in un
istante che davvero non è così.
Fonte:
http://punto-informatico.it/p.asp?i=41836
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