di Fr. Cristoforo Piacitelli, OFM
Sappiamo che S. Francesco ebbe direttamente da Gesù Cristo una missione da compiere nella Chiesa e, quindi, nellumanità. Infatti, mentre un giorno nella chiesetta di San Damiano egli era in preghiera innanzi al Crocefisso, "udì con gli orecchi del corpo una voce scendere verso di lui dalla croce e dirgli per tre volte: Francesco, và e ripara la mia Chiesa, che, come vedi, è tutta in rovina." Non si trattava della chiesa di mura, come egli in un primo momento credette, ma della Chiesa che Cristo aveva acquistata con il suo sangue, come gli fece capire lo Spirito Santo (FF 1038). Francesco apparve ai suoi contemporanei come "un uomo nuovo donato dal cielo al mondo" (FF 1212). Il fascino che esercitava su di essi era tanto straordinario che un giorno frate Masseo gli domandò: "Perché a te tutto il mondo viene dietro, e ogni persona pare che desideri di vederti, dudirti e di obbedirti?" (FF 1838). Passano i secoli e il suo fascino sugli uomini cresce sempre, come afferma Giovanni Paolo II. La domanda di frate Masseo "a distanza di otto secoli dalla nascita di San Francesco conserva tutta la sua attualità. Appare anzi più giustificata oggi che allora. Non solo, infatti, è andata ingrossandosi, in questi otto secoli, la schiera di coloro che hanno seguito da vicino le orme di Francesco, abbracciando la regola di vita da lui tracciata, ma anche lammirazione e la simpatia di tutti gli uomini anziché affievolirsi col passar del tempo --come suole avvenire nelle cose umane- si sono fatte sempre più profonde e universali, lasciando unimpronta indelebile nella spiritualità cristiana, nellarte, nella poesia e in quasi tutte le espressioni della civiltà occidentale ... Dovunque viene predicato il Vangelo nel mondo intero, si parla anche in suo onore, di ciò che egli ha fatto. Francesco appare come luomo del consenso universale, nel senso che tutti gli uomini che sono venuti a conoscenza del suo tenore di vita si accordano nel ritenere pienamente valido il modello di umanità da lui realizzato" (Lettera per l8o centenario della nascita di S. Francesco, 15/8/1982). Per Francesco Assisi è entrata nel disegno divino sulle città-faro per lumanità. Gerusalemme: sorgente e culla della fede che salva e da dove si irradia la redenzione universale. "Tutti là sono nati" (Sal 86,4). Roma: custode e maestra infallibile della fede che illumina e guida lumanità in cammino. Assisi: città della pace e della fratellanza universale, punto di riferimento per credenti di ogni fede religiosa e di ogni credo politico. Oggi si invoca lo "spirito di Assisi" a significare amore, pace, solidarietà, rispetto per tutte le creature, salvaguardia del creato. La multiforme Famiglia FrancescanaPerché Francesco potesse compiere la missione affidatagli, Cristo operò in lui "unoperazione meravigliosa" (FF 1838) assimilandolo a Sé nella vita e nella morte (FF 1240); e per proseguirla nel tempo gli ispirò di dar vita ad una triplice milizia (i cavalieri del sogno-visione di Spoleto, FF 1031-1032). Il 1o Ordine per far rifiorire la vita apostolica; il 2o Ordine per ridare nuovo vigore alla vita contemplativa fatta di preghiera e di sacrificio; il 3o Ordine per risanare la vita familiare e sociale dal di dentro con persone impegnate a vivere nel mondo i valori evangelici. Tutti e tre gli Ordini sono eredi della missione e del carisma per compierla. Possiamo affermare che la ragion dessere di Francesco e della sua famiglia spirituale sia in questa missione. Infatti, Paolo VI afferma: "La visione di Innocenzo III di Francesco che sorregge la basilica lateranense, cioè la Chiesa Corpo mistico di Cristo, nella sua espressione storica e centrale, gerarchica e romana, ha divinato la vocazione e la missione della grande famiglia francescana" (Al Capitolo Generale OFM, 23/6/1967). La missione non è solo importante e affascinante, ma anche grandemente impegnativa perché "riparare la Chiesa" è, in certo senso, "riparare" lumanità, di cui essa è lievito. Scrive, infatti, Paolo VI: "La Chiesa è immersa nellumanità, ne fa parte, ne trae i suoi membri, ne deriva pensieri, tesori di cultura, ne subisce le vicende storiche, ne favorisce le fortune" (Ecclesiam Suam, 10). Attualita della missioneNel nostro tempo la Chiesa ha focalizzato la centralità del battesimo nella vita cristiana ed evidenziato la partecipazione di tutto il Popolo di Dio al triplice ufficio di Cristo -- sacerdotale, profetico e regale. Ha ricordato a tutti i cristiani il loro compito nella Chiesa e nel mondo, e ai laici il diritto-dovere di "esercitare lapostolato evangelizzando e santificando gli uomini, e animando e perfezionando con lo spirito evangelico lordine temporale" (cfr Apost. Actuositatem 2, 3). In questo contesto di approfondimento dottrinale-pastorale e di responsabilizzazione spirituale--apostolica di tutte le componenti del popolo di Dio, si può parlare ancora di una missione specifica della famiglia francescana nella Chiesa e nel mondo? La sottolineatura del diritto-dovere di tutti i fedeli a partecipare alla missione della Chiesa nulla toglie alla specificità della missione affidata da Cristo a Francesco e alla sua famiglia spirituale. Missione legata intrinsecamente alla vocazione francescana e sostenuta da uno speciale carisma che le conferisce un timbro, uno stile, uno spessore tutto proprio che lo differenzia da quello che è il patrimonio di tutti i credenti in forza del battesimo. Una simile missione non è tra quelle destinate a cessare nel tempo. Infatti, Paolo VI afferma: "Ancora oggi la spalla forte e paziente di san Francesco sosterrà la Chiesa visibile e umana, soggetta alle crisi di questo mondo nel suo minacciato edificio... Ebbene, noi speriamo che voi, voi tutti figli di san Francesco, sarete quella spalla poderosa sostenitrice, e che nel vostro silenzioso e generoso servizio sarete a noi vicini, con noi pazienti, con noi fiduciosi che nessuna infausta avversità potrà prevalere sulla stabilità perenne delledificio di Cristo, la sua Chiesa una, santa, cattolica, apostolica" (19/5/1971). Dobbiamo impegnarci a riflettere continuamente su questo aspetto della nostra vocazione e studiare i vari aspetti della missione per vedere come attualizzarla oggi. Ci aiuterà a liberarci da tanti problemi e discussioni fuorvianti, a dare un colpo dala alla nostra vita spirituale e dinamicità feconda alle varie iniziative che andrebbero inquadrate nellottica della missione che Cristo ci ha affidato, e che richiede una azione comune ben concordata sebbene differenziata nellattualizzazione. Da qui lesigenza a comprenderne il senso profondo, a vedere che cosa ha comportato per Francesco e che cosa deve comportare per noi oggi. Intanto cerchiamo di capire il significato e il valore dei due verbi usati dal Crocefisso che parlò a Francesco: VA e RIPARA. VaRichiama il comando di Dio ad alcune persone e linvestitura a compiere determinate azioni a vantaggio di altri; mettersi a totale servizio del messaggio affidatogli da Dio. Ad Abramo: esci dal tuo paese, dalla tua casa e và verso...; a Mosè: ora và! Io ti mando dal faraone; a Geremia: và e grida agli orecchi di Gerusalemme. Gesù agli apostoli: andate e predicate a tutte le genti ... La missione richiede una specie di "Esodo" da se stessi e mettersi in cammino verso altri. Comporta la rinuncia a una mentalità, a criteri di giudizio ed acquisirne altri idonei alla missione alla quale Dio chiama, e che non bisogna mai perdere di vista. La vita deve essere sempre in tensione verso di essa per rendersi più idonei possibile a compierla secondo le esigenze di oggi. Pensiamo al capovolgimento di vita che comportò in Francesco il mandato di Cristo: prima convertito e penitente, poi riformatore e riparatore. A sua imitazione anche noi dobbiamo coltivare la vocazione operando continuamente la nostra conversione per trovarci in sintonia con la volontà di Dio sull "oggi" della nostra vita. Siamo degli "inviati" e dietro di noi cè il mandante che illumina, sostiene e dà garanzia al nostro impegno. Mai dobbiamo dimenticarlo. RiparaE lo scopo della missione. Riparare la Chiesa nella dottrina e nella vita evangelica per lavvilimento in cui era caduta (FF 474). A riparare, non a progettare una nuova Chiesa. Il progetto è quello di Cristo. Non cedere alla tentazione di fare un proprio progetto, come lamentava Paolo VI. Bisogna sostenere la Chiesa "quale è e quale Cristo la volle. Perché tutti vogliono sostenere una Chiesa fabbricata secondo la propria fantasia e secondo i propri gusti ... E la sosterrà san Francesco in questo momento storico" (19/5/1971). Bisogna riparare le rovine inferte al progetto di Cristo per la mancanza di vita evangelica, assimilando il più possibile i sentimenti, i desideri, i comportamenti di Gesù e riesprimerli nellopera di riparazione. Questo per san Francesco significò impegnarsi ad "avere gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù" (Fil 2,5). Si sforzò perciò di imitarne fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto lo slancio dellanima e del cuore la dottrina e gli esempi; lo portava sempre nel cuore, negli occhi, nelle mani, in tutte le sue membra (FF 466, 522). Il criterio che guidò la sua missione di riparatore fu la condivisione dellamore di Cristo per la Chiesa. Scrive Giovanni Paolo II: "Il grande amore per la Chiesa, Corpo mistico di Cristo, si confondeva in Francesco con quello per Cristo stesso. Egli fu uomo di Chiesa, si dedicò alla Chiesa e per la Chiesa, che mai disgiunse da Cristo Signore, impegnò, anche nel dolore ogni più intimo palpito dellanima, confermato in ciò dallinvito del Crocifisso di san Damiano: 'Và e ripara la mia casa. Tale amore caratterizzò la sua vocazione di riformatore e prima ancora quella di convertito, di uomo nuovo" (Radio messaggio, veglia in san Pietro, 2/10/1982). Questo è stato lo stile di Francesco. Questo deve essere anche il nostro per non fallire. I Francescani Secolari vedano in questottica specialmente gli articoli 8, 10 e 11 della Regola. Attualizzare la missioneA questo punto dobbiamo domandarci: quale è la via migliore per compiere la missione oggi e quali motivazioni devono guidarci? Troviamo ottimi suggerimenti in alcune espressioni di Paolo VI. Egli ci indica il binario sul quale poter far camminare la missione oggi. "Servendo e amando la Chiesa con senso intelligente della storia e con umile ricerca della volontà di Dio" (Eccl. Suam, 24). Ce ne addita le motivazioni, non direttamente, ma facilmente intuibili da quanto ci disse a riguardo della povertà e applicabili alla missione. "Voi alunni e figli del Poverello di Assisi dovete non solo onorare la povertà evangelica, ma professarla, ad esempio e sostegno della Chiesa e a monito del mondo, che vediamo spesso ingolfato nella esclusiva e prevalente ricerca della ricchezza" (19/5/1971). Lintelligenza della storia e la ricerca della volontà di Dio in questo tempo ci aiuteranno nel discernimento dei segni indicatori dei bisogni veri e non fittizi degli uomini, nellavvertire e valorizzare le loro esigenze profonde non espresse, nellutilizzare gli strumenti dellanalisi sociale che li mette in evidenza. Il tutto nellottica del disegno di Dio sulluomo. Ad esempio e sostegno della Chiesa e a monito del mondo. Questo deve spingerci nello sforzo di incarnare quello che un moderno biografo di san Francesco ha definito "luomo francescano, nato da Francesco, che ha un senso nuovo della vita e una nuova spiritualità; colui che ha il coraggio di mettere in pratica i testi più radicali del Vangelo e di mettersi accanto al fratello che soffre, che nel duplice precetto dellamore, abbraccia contemporaneamente Dio e la creatura umana" (van Doornik, Francesco dAssisi, Profeta per il nostro tempo, pag. 56). Oggi dobbiamo comprendere e vivere la missione come impegno a "riparare" il tessuto cristiano della società cercando di restaurare il volto delluomo tenendo ben fisso lo sguardo su quello di Gesù Cristo, "principio ed esemplare dellumanità nuova permeata di amore fraterno, di sincerità, di spirito di pace che tutti vivamente desiderano" (Ad Gentes, 8). I lineamenti di quel volto sono tracciati nelle Beatitudini. E il mondo "non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle Beatitudini" (LG, 31). Queste, se attuate, operano un capovolgimento nelle convinzioni e nelle relazioni degli uomini. Esse, infatti, esprimono esigenze nuove che raggiungono luomo in ogni campo; gli propongono una concezione della vita che lo afferra nel profondo dellessere e non gli permette di vivere in uno stato di contraddizione tra il dire e il fare. Importanza del carisma per la missioneGiovanni Paolo II ha chiamato Francesco "Araldo delle otto Beatitudini" (Messaggio Urbi et Orbi, 25/12/1986). Infatti, il volto di Gesù Cristo, espresso nelle Beatitudini, è riflesso limpidamente nel volto di Francesco: ne designa perfettamente la fisionomia spirituale facendone "uno specchio tersissimo della santità del Signore e immagine della sua perfezione" (FF 613). E il DNA della sua personalità spirituale. Costituisce lo speciale carisma di cui lo Spirito Santo lo ha arricchito e del quale partecipano tutti i suoi figli spirituali. Il suo nucleo essenziale fondante -- come sappiamo -- è costituito dal dono e dalla capacità straordinaria di sentire e vivere in tutto il proprio essere, interiore ed esteriore, la figliolanza divina nella pienezza di amore, di dedizione e di obbedienza, nellatteggiamento di completo abbandono nelle mani del Padre celeste, del quale scorge la bontà e gusta la presenza in tutto il creato. Francesco lo proclamò innanzi al vescovo di Assisi: "Dora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza" (FF 1043). Il Padre nella vita di Francesco, misteriosamente, è il predellino di lancio della sua avventura spirituale e la meta del suo cammino. Il Padre è allinizio e al termine, ma il percorso lo ha fatto insieme e alla scuola del Figlio, Gesù Cristo, perché nessuno può andare al Padre se non per mezzo del Figlio, che è la via, la verità e la vita. Conoscere lui è conoscere il Padre (Gv 14, 6-7). E non dobbiamo dimenticare che la sua famiglia spirituale è un dono del Padre al Figlio che gliela aveva richiesta (FF 1710). Francesco prega il Padre perché, illuminato interiormente e infiammato dal fuoco dello Spirito Santo, possa seguire perfettamente le vestigia del Figlio (FF 233). E lo Spirito Santo fece di lui un "altro Cristo". Approdato alle sponde meravigliose della paternità divina, Francesco camminava per le strade del mondo seminando amore, speranza, fiducia, fraternità, pace. E voleva che il comportamento dei frati fosse tale da indurre la gente a glorificare e lodare il Padre Celeste (FF 1469). Questo è il cammino che Francesco, guidato dallo Spirito, ha percorso e che noi dobbiamo percorrere. Ne segue limpegno a sentirci e comportarci da figli autentici per scoprire la ricchezza infinita della Paternità divina e attingervi la capacità di amare, di donare, di perdonare. E Gesù che vuole che il Padre diventi norma e modello, ispirazione e meta del comportamento degli uomini. "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5, 48). Linvito si carica di particolare significato e responsabilità per noi figli di Francesco, che lo Spirito ha arricchito dello speciale carisma della figliolanza. Ciò esige di configurarci al Figlio e metterci in ascolto con cuore filiale quando Egli ci parla del Padre e ce ne propone gli atteggiamenti da imitare. A noi assimilarli e viverli ad esempio e sostegno della Chiesa e a monito del mondo. Allora ci accorgiamo che il carisma non solo abilita a compiere la missione, ma lanima e la guida rendendola specificatamente attuale ed efficace. Si impone, quindi, di riscoprire nel nostro carisma la centralità della figura del Padre celeste e valorizzarne limportanza per il nostro cammino spirituale e per lattualizzazione della missione. Il Cristocentrismo sgorga vigoroso da questa sorgente limpida e potente; trova la sua ragione e spiegazione nello slancio entusiasta dellabbandono fiducioso e gioioso di Francesco nelle braccia del Padre celeste. Egli lo sperimenta forte, grande altissimo, onnipotente, protettore, custode, difensore. Lo sente e gusta come amore, carità, sapienza, umiltà, pazienza, bellezza, sicurezza, pace, ogni ricchezza in terra, fortezza, rifugio, dolcezza (FF 176). Luomo doggi -- nel suo desiderio ansioso ed esasperato del benessere che lo rende profondamente insoddisfatto -- senza dirlo, si pone la stessa domanda del salmista, che si fa invocazione. "Chi ci farà vedere il bene? Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto" (Sal 4, 7). Egli ha bisogno di chi gli faccia riscoprire il volto paterno di Dio; glielo faccia sentire Padre previdente e provvidente, Amico pronto a comprenderlo e a perdonarlo; che gli sappia infondere fiducia e confidenza in lui e gli comunichi la gioia di poterlo chiamare Padre. Ora, proprio la relazione "esistenziale" col Padre celeste -- aspetto fondante del nostro carisma -- ci mette in condizione di rispondere allinvocazione di questuomo, spingendoci a focalizzare la missione su un "segno dei tempi". Si tratta di porre nellottica giusta la solidarietà tra gli uomini, oggi molto avvertita, ma fondata esclusivamente sul fattore umano e chiusa in un piatto ed angusto orizzontalismo. Si parla tanto di fratellanza senza alcun riferimento al Padre celeste che è la sorgente e la ragione della fratellanza umana. Credo, perciò, che laspetto della vita contemporanea che maggiormente bisognerebbe "riparare" sia proprio quello riguardante leclissi della presenza di Dio come Padre nellorizzonte dellumanità. Nonostante, infatti, che Lui "ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito ... perché il mondo si salvi per mezzo di Lui", luomo moderno Lo considera come un intruso nella sua vita. Progetta e organizza il suo modo di vivere al di fuori di Lui, se non addirittura contro la sua legge. Necessita impegnarsi seriamente a comprendere questo aspetto attuale della missione e renderlo operante: fare risplendere sul cammino dellumanità la luce del volto amico del Padre celeste perché gli uomini ripongano in Lui fiducia e speranza. Come Francesco. LOFS e la missionePenso che i Francescani Secolari debbano sentirsi in prima linea in questo specifico aspetto della missione, sebbene tutta la famiglia francescana, in virtù del carisma, vi sia fortemente coinvolta, in maniera differente, ma concreta. Il 1o Ordine offrendo fraternamente il supporto dottrinale, sacramentario, spirituale, pastorale di affiancamento alla loro azione; il 2o Ordine, come Mosé, con le mani alzate al cielo ad implorare per essi discernimento, costanza, coraggio nella loro testimonianza. I Francescani Secolari hanno lesperienza concreta della paternità (maternità) che li avvantaggia nellannuncio e nella testimonianza della paternità di Dio. Quando infatti Gesù ha voluto far capire ai suoi discepoli qualche cosa della Paternità di Dio, li ha invitati a guardare dentro se stessi e scoprirvi il vero volto del Padre celeste. "Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà un serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!" (Mt 7,9-11). Per il loro stato civile e la loro professione sociale, essi passano la maggior parte della vita con categorie di persone alle quali maggiormente necessita testimoniare, con la vita più che con le parole, la presenza amorosa e paziente del Padre celeste nelle vicende umane. In questa direzione li ha sollecitati Giovanni Paolo II quando ha detto loro: "Siate innanzitutto testimoni del Padre e del suo disegno damore per gli uomini" (27/9/1982). La Regola è unottima guida per questo. Bisogna però considerarla non come un piccolo manuale di pie esortazioni atte a soddisfare la pietà personale ed alcune esigenze di vita comunitaria. Essa è "norma di vita": deve cioè animare ed informare la vita di chi la professa per renderla rispondente alla specifica vocazione. Deve creare la mentalità, costituire il principio, la misura, i criteri di giudizio che caratterizzano e guidano i suoi pensieri, le sue azioni in modo da diventare "sale" e "luce" per lumanità. Allora essa diventa uno strumento adatto ed efficace per compiere la missione che, nel tempo attuale, si fa risposta alla domanda non esplicitata delle persone che ci vivono accanto: "Chi ci farà vedere il bene?" e alla loro muta invocazione: "Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto" (Sal 4, 7). Alcuni casi per la missioneAccenniamo ora a tre atteggiamenti -- ve ne sono altri -- della vita delluomo contemporaneo, nei quali più urge che torni a risplendere il volto vivificante del Padre celeste perché li renda più vivibili per tutti gli uomini. Lo facciamo seguendo linsegnamento di Gesù e lesempio di san Francesco. 1. Il primo atteggiamento che richiama la nostra attenzione è la mentalità discriminatoria che, basandosi su criteri di giudizio fondati sulla nazionalità, religione, razza, cultura, crea lemarginazione di vasti strati di cittadini. Dei quali teoricamente si riconoscono i diritti fondamentali che, però, sono praticamente disattesi. Così si alzano muri di separazione e si scavano fossi di incomunicabilità. E questo avviene in molti ambienti civili e serpeggia anche in qualche ambiente ecclesiale. Bisogna "riparare" queste crepe discriminatorie facendo leva sulla parola di Gesù, vissuta e testimoniata: "Voi siete tutti fratelli... perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo" (Mt 5, 45). Del quale dobbiamo imitare la perfezione e soprattutto la misericordia (Lc 6, 36). Perché questo, scrive Giovanni Paolo II, "costituisce il contenuto fondamentale del messaggio di Cristo e la forza costituiva della sua misericordia" (Dives in misericordia, 6). Gesù non solo ci svela il volto del Padre celeste ma ci invita a rispecchiarci in esso, a lasciarci illuminare e guidare dalla sua luce per riscoprire il valore della fiducia, dellaccoglienza, della comprensione, della solidarietà, dellamore. E ci indica la norma di comportamento: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi anche voi fatelo a loro" (Mt 7, 112). Solo così si abbattono le barriere discriminatorie, si elimina lemarginazione e si ripara il tessuto umano del vivere sociale. San Francesco afferrò in pieno la sostanza e la novità rivoluzionaria dellannuncio evangelico della figliolanza di tutti gli uomini da Dio e la conseguente fratellanza tra di loro. Ne valutò lenorme e decisiva importanza per la vita cristiana e il risanamento di quella sociale, e donò alla Chiesa e al mondo la fraternità francescana. Alcuni suoi gesti ebbero, ed hanno tuttora, la forza di denuncia e di monito per eliminare discriminazioni umilianti per luomo. Il bacio al lebbroso, opera meravigliosa di carità, significò la rivendicazione del diritto che quegli aveva di essere trattato da uomo. Lo restituì alla dignità e ai diritti di uomo, che la società gli aveva rubato. Ai Francescani Secolari, sullesempio del serafico Padre, limpegno di indicare un "nuovo cammino" al vivere civile delluomo del nostro tempo, incarnando la vera "fraternità francescana", nella quale non esistono barriere di nessun tipo, e le distinzioni di categorie perdono ogni ragione di separazione. Essi devono saper trarre chiare indicazioni e forte stimolo dalla Regola. Questa vuole che essi accolgano tutti gli uomini con animo umile e cortese, come dono del Signore e immagine di Cristo, e che con autentico senso di fraternità si mettano "alla pari" di tutti, specialmente dei più piccoli, cioè dei discriminati (art. 13). Questi chiari inviti non possono essere vanificati. Vivendo e operando nelle realtà temporali e forti dellesperienza 'paterna, essi si sforzeranno di concretizzare nella vita quotidiana lannuncio evangelico di un Dio che è Padre di tutti gli uomini senza discriminazione e li ama; e che nel Figlio li serve, lava i loro piedi ed è morto per essi. 2. Un altro aspetto della vita contemporanea sul quale vogliamo riflettere è unimpostazione efficientistica, produttivistica, economicistica che domina lorganizzazione della vita sociale. Luomo crede che le sorti della vita siano esclusivamente nelle sue mani, e che essa si giuochi tutta in questo mondo. In questa impostazione non cè posto per un Dio che si curi delluomo nella vita presente e che si preoccupi della sua felicità eterna. Chiuso nellorizzonte angusto del presente -- apparentemente appagato ma non soddisfatto perché pieno di ansie -- luomo programma tutto in questottica, guidato quasi esclusivamente dalla logica del profitto. Le conseguenze di questa organizzazione della vita sono sotto gli occhi di tutti: corsa verso la dismisura in ogni campo, sete del guadagno ad ogni costo, insoddisfazione di ciò che si ha e desiderio di avere sempre di più; invidia di chi ha di più e indifferenza per chi non ha neanche il necessario. Unico obiettivo: produrre per consumare, consumare per produrre; diventare così schiavi del consumo. A questuomo Gesù lancia la sfida: "Chi di voi, con la sua inquietudine può prolungare la sua vita di un solo giorno?". E ricorda che la storia non si svolge al di fuori del Padre celeste. E anche se luomo, pur beneficiando dei beni creati messi a sua disposizione, non pensa mimimamente a lui, il Padre, che ha cura degli uccelli dellaria e provvede ad essi il cibo, che riveste i gigli del campo di splendore e di bellezza, ha una sollecitudine particolare per gli uomini suoi figli. Gesù perciò esorta ad abbandonarsi fiduciosi nelle sue braccia, nella convinzione di non essere soli a programmare la vita (Mt 6, 25-34). I Francescani Secolari devono dimostrare, con il loro modo di vivere, alluomo doggi di avere assimilato la parola di Gesù: non ci "si tormenti", non "si stia in ansia", non "si perda la pace" per la preoccupazione eccessiva della vita materiale. Cè un Padre che pensa a noi. Da qui un impegno preciso: "restaurare" nella coscienza delluomo il senso di misura, di morigeratezza eliminando le esagerazioni e le deformazioni del progresso economico e non accettando incondizionatamente quello che il mondo pensa al riguardo con la ricerca del benessere fine a se stesso. Il richiamo alla presenza provvida del Padre celeste nella storia umana aiuta a progettare un modello di società differente da quello vigente, costruito sul benessere e sul piacere immediato, ossessionato dalla ricerca affannosa di accumulare ricchezza che assicuri sempre più spazio al banchetto piacevole della vita e che chiude il cuore nellegoismo e non genera solidarietà, della quale pur tanto si parla. La Regola, con le sue indicazioni di una dinamicità spirituale straordinaria, nella incrollabile fiducia nellamore provvidenziale del Padre celeste, fa assumere alla vita dei Francescani Secolari un significato profetico e il valore di un forte richiamo di saggezza anche economica alluomo doggi proponendogli la liberazione dallansia ossessionante del guadagno come scopo principale della vita: una specie di tiranno che lo rende schiavo di beni che non sono in grado di dare la vera felicità e di soddisfare le aspirazioni complete e le esigenze profonde del cuore umano. Il benessere temporale non può essere posto come il bene supremo della vita. Il distacco e la giusta relazione ai beni terreni, che inducono alla semplificazione delle proprie materiali esigenze, danno ad essi la forza di testimoni autentici dei beni futuri. Il loro apprezzamento attento e amoroso verso i beni che servono al vero progresso degli uomini e che essi producono a vantaggio di tutti, godendone senza diventarne schiavi, fiduciosi della provvidenza del Padre celeste, sono un "segno" per luomo contemporaneo. 3. Il terzo aspetto della vita contemporanea che vogliamo considerare riguarda il perdono. Gesù ne evidenzia continuamente lesigenza e propone come modello il Padre celeste. Nella preghiera che ci ha insegnato ci fa chiedere perdono al Padre con limpegno di perdonare a nostra volta. E aggiunge: "Se perdonate agli altri i loro torti, a voi pure perdonerà il vostro Padre celeste. Ma se non perdonerete agli altri neppure il Padre vostro perdonerà i vostri peccati" Mt 6, 14-15). E a Pietro che credeva di aver raggiunto il massimo perdonando sette volte, rispose: non sette volte ma settanta volte sette. Conferma e rafforza linsegnamento con parabole toccanti e significative. In quella del figliuol prodigo presenta il Padre in attesa trepidante del figlio traviato. Lo accoglie, fa festa e lo reinserisce nella casa paterna con tutti i suoi diritti (Lc 15, 11-32). Profondamente emblematica è quella dei due servi debitori. Il padrone condona un grandissimo debito ad un servo, il quale a sua volta si mostrò crudele verso un suo collega che lo aveva supplicato di avere pazienza con lui per la restituzione di una piccola somma. Venuto a saperlo dagli altri servi, il padrone chiamò il servo crudele e gli disse: "Miserabile... non dovevi anche tu avere pietà del tuo collega, come io stesso ho avuto pietà di te?", e lo condannò. Gesù conclude: "Così anche il Padre mio celeste tratterà voi, se ciascuno non perdonerà al fratello di tutto cuore" (Mt 18, 23-35). Riflettiamo un attimo su un particolare della parabola che può servirci di indicazione nel comportamento per quanto stiamo dicendo. I servi che riferirono al padrone laccaduto, non sono spinti dal gusto della delazione, ma dallesigenza di ristabilire la giustizia, la quale passa e si realizza nel dare quel perdono che si è ricevuto senza alcun merito. Ciò ci fa capire che il perdono e la riconciliazione non possono considerarsi un fatto privato che si esauriscono nelle relazioni interpersonali. Essi investono la comunità perché lo scambio di perdono coinvolge tutti i componenti la comunità, religiosa e civile. Gesù sottolinea ancora di più limportanza del perdono anteponendolo allatto di culto (Mt 5, 23-24). Il perdono sincero e pieno restituisce luomo a se stesso e alla sua dignità, perciò costituisce un autentico atto di culto a Dio. Ci dà la vera spiegazione delle parole del Signore: "E la misericordia che io voglio, non il sacrificio" (Mt 12, 7). E il perdono è misericordia. Lespressione più sublime è Gesù il quale sulla croce pregò il Padre per i suoi crocifissori scusandoli: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc 23, 34). Gesù è il volto umano del Padre celeste; è lincarnazione del perdono divino. E la rivoluzione della "novità cristiana". Bisogna metterla in atto. Troppo spesso si sente dire, anche in nostri ambienti: Sì, io perdono, ma non voglio avere più a che fare con quella persona; non voglio spartire niente con essa. Non è questo il perdono insegnato e voluto da Gesù e che noi dobbiamo praticare e proporre agli altri nella sua forza trasformatrice. Perdonare, infatti, non è solo dimenticare unoffesa ricevuta; è accogliere la persona che ha fatto loffesa, darle fiducia e aprirla a un futuro nuovo. E la pratica della logica dellamore che si trasforma in accoglienza della persona perdonata, le dà credito e fiducia. Il perdonare con amore fa breccia nellanimo di chi lo riceve e lo rigenera a vita nuova. Rende simile al Padre celeste (Mt 5, 38-48). Non è facile! San Francesco pregava: "Quello che non sappiamo pienamente perdonare, Tu, Signore, fa che pienamente perdoniamo" (FF 273). Lui, ad imitazione di Gesù, perdonava sempre ed esortava gli altri a perdonare. Negli ultimi giorni di sua vita, malato, saputo che il vescovo e il podestà di Assisi erano in lite, disse ai compagni: "Grande vergogna è per noi, servi di Dio, che il vescovo e il podestà si odino talmente lun laltro, e nessuno si prenda pena di rimetterli in pace e concordia". Compose la strofa del perdono che aggiunse al "Cantico di Frate Sole" e inviò due frati a cantarlo innanzi al vescovo e al podestà. Risultato: si perdonarono e si abbracciarono (FF 1593). I Francescani Secolari ad imitazione di S. Francesco, devono sentirsi fortemente coinvolti nella missione di riparare il tessuto sociale lacerato da offese non perdonate, da perdoni concessi che lasciano incolmati i solchi, che dividono le persone e impediscono la comunicazione. Anche in questo settore la Regola offre indicazione preziose e stimolanti. Essa li vuole portatori di pace e di speranza tra gli uomini, e perché la loro azione sia efficace, li esorta a scegliere la via delle intese e del dialogo. Via che va illuminata e sorretta dalla fiducia nella presenza del germe divino che è in ogni uomo e nella potenza trasformatrice dellamore e del perdono (art. 19). La preziosità dellindicazione è nel richiamo a scoprire in ogni uomo limmagine di Cristo -- il germe divino -- e farla riaffiorare per prenderla in considerazione; a credere seriamente nella potenza trasformatrice dellamore e del perdono, capaci di rinnovare le persone e aprirle alla speranza e alla fiducia nella vita e negli uomini. Lesperienza della paternità (maternità) -- che i Francescani Secolari hanno -- secondo Gesù è la vera "parabola" per comprendere lamore del Padre celeste, che si fa misericordia e perdono (cfr Lc 11, 11-13). La paternità infatti è dono e sacrificio per arricchire laltro: previene, non aspetta; incoraggia, non avvilisce. Lingratitudine la ferisce, ma non la ferma, gli suggerisce nuove strade. Riparte sempre da capo, senza pretesa di giudizio finale, fiducioso nelle possibilità e capacità dellaltro. Non spegne la fiammella che fumiga, ma la ravviva (Mt 12, 20). Gesù non ha mai identificato nessuno con ciò che ha fatto. Si pensi alla Maddalena, a Zaccheo, allo stesso Pietro. Questo significa credere nella potenza trasformatrice dellamore e del perdono. E la stessa potenza di Cristo il quale, servendosi di noi, dona il perdono e fa nuovo luomo e risana gli strappi prodotti nel tessuto sociale dalle offese reciproche non sempre perdonate. E la luce del volto paterno di Dio sulle vicende umane. ConclusioneAbbiamo accennato a tre aspetti della vita contemporanea che devono farci attenti e stimolarci ad un intelligente discernimento per capire le situazioni e scoprirvi la presenza di Dio, che si fa appello alle nostre coscienze sollecitandoci allattualizzazione della missione. Ai Francescani Secolari è richiesto limpegno di un animo attento alla voce dello Spirito che con le parole del salmista fa esclamare, in modo inconscio, anche alluomo doggi: "Chi ci farà vedere il Bene? Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto" (Sal 4, 7). Alla loro sensibilità distinguere questi appelli muti fra tanto vociare confusionario, vedervi i germi di speranza e aiutarli a svilupparsi. Essi, in forza del carisma, sono i più adatti a far risplendere sullorizzonte delluomo doggi il volto del Padre celeste. |
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