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Incontro pre-OFS, 17 ottobre 2002
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Perchè fare un cammino di fede da adulti e perchè farlo secondo la spiritualità francescana.
p.Mauro Ruzzolini

Mauro Ruzzolini, è un sacerdote diocesano che, dopo essere stato per un periodo nell'ordine dei frati minori di Toscana, ha scritto e vive una sua regola di vita, approvata dal vescovo di Firenze, che incarna un forte spirito francescano.
Nota: la sbobinatura dell'incontro non è stata rivista dal relatore.



Sono molto molto contento di essere qui tra voi, come fratelli, che camminiamo insieme in queste strade del Regno.Allora, 'perchè fare un cammino di fede' e perchè farlo con la spiritualità francescana. Io vorrei iniziare leggendo un testo del Vangelo un po' strano, è un testo un po' particolare che non si cita molto. Lo prendo da Luca 11, 24 ... :

'Quando lo spirito immondo esce dall'uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell'uomo diventa peggiore della prima'.

Ah, questo è un bel testo ! Un po' particolare, in cui Gesù descrive la condizione di chi è posseduto da uno spirito immondo, dice. Riesce a liberarsene e poi però questo spirito con altri sette spiritelli come lui, rientra nella casa trovata adorna, pulita di questo uomo e la abita con più soddisfazione e la condizione di quest'uomo diventa peggiore della prima.Perchè voglio partire da questo testo, paraddossale, il cammino per opposizione. La domanda è 'perchè fare un cammino di fede'. Perchè non se ne può fare altrettanto, cioè tutti noi, nella vita, ci muoviamo, il punto non è decidersi se muoversi o no, il punto è decidere in quale direzione muoversi. Questo testo ci fa vedere al negativo che nessuna situazione è statica, anche nel male, se un uomo fa esperienza del male, posseduto da uno spirito immondo dice Gesù, e poi riesce in qualche modo a liberarsene e crede che questa sia la sua condizione ormai stabile, offre la sua casa adorna e pulita, cioè il suo interno, ad altri sette spiriti peggiori, cioè la sua situazione peggiora, non rimane stabile. Allora se questo è vero nel male, è vero anche nel bene, anche nel cammino verso il bene, nessuna situazione è stabile per cui o si progredisce o si regredisce nella vita, non si sta mai fermi. Questo testo ce lo faceva vedere nell'aspetto peggiore, noi vogliamo portarlo nell'aspetto migliore, quindi alla prima domanda perchè fare un cammino di fede, io direi perchè decidere di trasformare questo cammino in un cammino di fede, perchè tutti noi facciamo un cammino, tutti noi camminiamo nella vita anche se non ce ne accorgiamo, allora 'perchè fare un cammino di fede', perchè anche la dimensione della fede se non viene curata, se non viene approfondita, se non viene assimilata a seconda delle tappe di crescita, delle mie età, delle cose che vivo, non è automatico che progredisca, non è automatico che cresca con me, anzi se io non la curo è una dimensione che va indietro, che regredisce, quindi il perchè non è tanto del camminare, il perchè bisogna indirizzarlo all'oggetto: perchè scegliere la fede nel proprio cammino e perchè la spiritualità francescana, cosa può dire a noi la spiritualità francescana ?Il camminare non dipende da noi, non si può stare in una situazione ferma, statica, ci si muove comunque anche se io non me ne accorgo quindi l'importante è prendere la direzione giusta. E' la vita che esige il camminare, se non mi muovo muoio, perchè la vita stessa è fatta di dinamismo quindi è la vita che lo fa da sé il cammino in un senso o nell'altro. Andare avanti non è naturale, non è scontato. Quando io do per naturale, scontato, spontaneo, dimensioni della mia vita credendo che crescano con me, è la volta che quelle dimensioni regrediscono, si affievoliscono, si spengono: se io do per scontato un amicizia e non la curo, andando a trovare gli amici mangiando insieme, condividendo esperienze, quell'amicizia non regge, diventa sempre più nominale ma non sostanziale. Se io do per scontato l'amore a mia moglie, a mio marito, ai miei figli evitando di porre gesti di attenzione e di amore, quell'amore regredisce, si affievolisce. Quindi nessuna realtà della nostra vita va avanti spontaneamente, va avanti da sé, se noi non ci mettiamo l'energia, la cura e soprattutto, allora, il cammino di fede.

Voi vi siete presentati come giovani adulti, quindi una zona di passaggio, ci si sente giovani ma non più ragazzi, la vita ci impone delle scelta adulte. Ebbene questo è proprio il momento in cui la fede o prende una direzione o, rimanendo una fede bambina, regredisce ad uno stadio di religiosità, non di religione. L'uomo ha una religiosità naturale, se noi guardiamo tutti i popoli di tutte le epoche l'uomo ha un senso innato del religioso, che lo porta a pregare quando è in difficoltà, che lo porta a pensare a che cosa ci sarà dopo la morte, che lo porta ad interrogarsi su qual'è il senso della vita, questo è il senso religioso dell'uomo, ma questo non basta, a che la fede faccia il gradino della fede adulta. Quindi crescendo, se non curiamo questo aspetto, ecco che la religione, cioè il rapporto personale con un Dio personale si trasforma in religiosità, cioè in un vago senso di Dio a cui do del tempo. Del tempo nella mia vita perchè non si sa mai domani potrebbe venire utile, che si mescola poi a superstizioni, riti quasi magici. Non sto parlando dei maghi, ma dei nostri riti che alle volte compiamo anche senza accorgersene, di cui è piena la religiosità dell'uomo ma che non diventa mai allora una religione adulta.

Paolo dice: 'finora vi ho dato il cibo da bambini, avete bevuto il latte dei bambini, ora avete bisogno di un cibo solido perchè la vostra fede diventi solida'. Quindi la fede, come tutte le realtà importanti della nostra vita, l'amore, l'affettività non cresce da sé se non è curata. Allora proprio per voi penso che sia un tempo di grazia, questo, perchè in questo passaggio dal giovane alla vita adulta, potete portarvi con voi anche la dimensione della fede e cominciare a farla crescere, perchè possa diventare una realtà sostanziale e non marginale della vostra esistenza. Quindi un cammino scelto come un cammino di fede ha la finalità di diventare adulti anche nella fede, nel rapporto con Dio.Ho cercato di individuare, pensando a me e al cammino fatto con i fratelli, quali possono essere le tappe di questo cammino di fede perchè arrivi ad una dimensione adulta e poi quale tappa è da sviluppare, in particolar modo, perchè sia una fede secondo il carisma francescano.

Il primo ingrediente sostanziale ad un cammino di fede, penso che sia la coscienza della chiamata di Dio. Non sto ora a ripercorrere i testi della sequela evangelica dove Gesù passa e chiama: Pietro, Giacomo, Giovanni, Levi, i passi in cui Gesù si rivolge personalmente ad una persona e dice: 'seguimi'. Io penso che un cammino che sia un cammino di fede autentico non nasce dalla nostra religiosità, dal nostro senso vago del religioso, da lì nascono le filosofie della religione, ma un cammino di fede nasce da una chiamata, cioè da un momento in cui io vengo avvicinato, raggiunto da una voce che mi interpella e mi dice 'seguimi'. Perchè ogni cammino di fede è un cammino verso Lui, una persona, non un'idea, è un cammino di fede, di adesione fiduciosa, fede vuol dire 'mi affido a' ad una persona di cui si sente il fascino, ancor prima di essere una direzione verso uno stile di vita o verso un'ideologia. Questo, che è alla base di tutti i ritiri e incontri per adolescenti, per gruppi di giovani, non lo diamo tanto per scontato, perchè noi lo sappiamo che Gesù nel Vangelo chiama, che ci sia una chiamata per tutti è vero, però diventa alle volte un dato troppo universale e non siamo più capaci di riconoscerlo nella nostra vita e facciamo allora del nostro cammino di fede, la crescita in una ideologia, in uno stile di vita. No il cammino di fede è cammino verso una persona, che chiama: 'seguimi', segui me, cioè. Non una morale, non un insegnamento, non un modo di vivere: 'segui me' come persona. Ecco allora la prima caratteristica del cammino di fede è questa coscienza, io sono affascinato, sono interpellato, sono innamorato, sono incuriosito da questa persona, dalla persona del Signore Gesù.

La seconda tappa è il riconoscimento di chi è Gesù, per me. Anche qui c'è il testo evangelico di Luca 9, 18... il primato, quando Gesù dice agli apostoli, 'la gente chi dice che io sia' e qualcuno dice Elia, qualcuno uno dei profeti, un patriarca. 'Ma voi chi dite che io sia' e Pietro dice 'Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio', questa risposta di Pietro non è una risposta catechistica o dogmatica, è una risposta esistenziale, per l'ebreo il Cristo è l'Unto di Dio, il Messia. Riconoscere che quall'uomo, Gesù di Nazareth è l'Unto, è il Messia vuol dire dare a Lui il primato della mia vita, dare a Lui la signoria assoluta della mia vita. Trovando Te, dice Pietro, io ho trovato tutto, Tu sei l'Unto di Dio, il Messia, quello che noi stavamo aspettando. Non basta essere affascinati dal Signore Gesù, non basta sentire la Sua chiamata, un rapporto personale esige anche la mia risposta, la fede. Non posso fermarmi e dire guarda quanto è bello ciò che Gesù fa, quanto è bello ciò che Gesù dice. Anche Marx ha scritto delle cose belle, anche Martin Luther King ha avuto una vita affascinante, qualsiasi personaggio storico ..., ma nessuno mi dirà mai di fare un cammino di fede verso Marx, verso Martin Luther King, verso Madre Teresa, un cammino di fede è non solo dire quest'uomo è affascinante, non solo quest'uomo è giusto, non solo quest'uomo dice la verità, ma dire quest'uomo è il mio Signore, cioè è il Signore del mia esistenza. Io voglio Lui, io desidero Lui, la mia esistenza non ha senso senza di Lui, Tu sei il Signore colui che ha potere sulla mia vita, è delegare a Lui ogni potenza, ogni dominio. Tu puoi fare di me quello che vuoi, perchè sei il Signore, la mia vita è nelle Tue mani, io mi consegno a Te. Il cammino di fede è questa consegna, io mi consegno a Te. Quando Pietro vede Gesù sulle acque e gli dice 'Signore fa che cammini anch'io sulle acque' e lo fa camminare, ma ha paura e affonda e gli dice 'uomo di poca fede non sai ancora consegnarti'. Appunto perchè la fede è questa consegna, Tu sei il Signore della mia vita e se sei il Signore mi fai camminare anche sulle acque. Ricapitolando. La chiamata: 'seguimi'; la mia risposta: 'tu sei il Signore della mia vita', Tu sei al primo posto. Dopo vengono tutte le altre cose, già senza questi due elementi non si può parlare di fede adulta. Se il Signore rimane per me un fascino ma non ha il primato, altre dimensioni nella mia vita hanno il primato, non è una fede adulta, cioè io non mi sono consegnato a questa persona, mantengo i miei ambiti privati la mia vita è a compartimenti stagni e Tu Signore sei qui ... hai la tua messa domenicale, hai la preghiera della sera, hai il segno della croce la mattina, ma basta. Nel lavoro, nella dimensione affettiva, nelle scelte economiche, faccio da me, la vita è un'altra cosa, Tu mi servi in certi momenti di bisogno, non so ... perchè ho una malattia, devo fare una cosa difficile. Questa non è una fede adulta perchè Lui non è il Signore di tutta la mia vita. Lui deve avere il primato, non può stare al secondo o terzo posto, per una dimensione adulta della vita. Quindi 'Tu sei il Cristo' vuol dire Tu sei il Cristo per me: i miei ideali, i miei sogni, i miei progetti, i miei amori, tutto quanto io sono, dipende da Te, li consegno a Te, regna su queste mie dimensioni, sii appunto il Signore. Da questo nasce la fiducia. Potremmo fermarci un attimo e dire a che punto sono rispetto a questi due iniziali punti. Bene, basta vedere il tuo grado di fiducia: se sei capaci di abbandonarti, di fidarti quando le cose magari non vanno bene, quando le cose non vanno secondo i tuoi piani, quando sei ferito nell'amore. Quando riesci a mantenere la fiducia, che la tua vita è guidata, è pensata, è costudita con amore, è portata. Quando io perdo il senso, quando io perdo l'orientamento, quando io perdo il significato e non riesco a mettere insieme tutte le cose che mi capitano, allora vuol dire che ho perso questo senso di fiducia, di fede. Lui non è più il Signore della mia vita perchè non capisco perchè mi sta accadendo questo, oppure non credo che Tu sia presente anche in questa dimensione.Andiamo un po' più avanti. A queste due tappe iniziali, che però non mi sembrano tanto scontate, ne seguono altre due, un po' più difficili ancora.

La terza tappa è lo smascheramento dei falsi bisogni o delle pseudo motivazioni che mi portano a credere. Perchè non basta aderire al Signore, non basta cercarlo e fare di Lui il Signore della mia vita, perchè si inseriscono nella mia ricerca motivazioni che mi portano non tanto a cercare Lui per Lui, ma cercare Lui per me. E' l'amore interessato. Eric Fromm ne 'L'arte di amare' dice che l'amore diventa adulto nelle relazioni fra di noi quando fa questo passaggio: di solito noi diciamo 'ti amo perchè ho bisogno di te', certo nessuno di noi dice questo perchè sennò l'altra persona gli da un ceffone e va via. Però tutti i nostri amori sono così, noi amiamo perchè abbiamo bisogno dell'altra persona, nonostante che i nostri proclami siano tutt'altro. Però se non c'è il ritorno su di me le cose non tornano più, ti amo perchè ho bisogno di te. La dimensione adulta dell'amore è: 'ho bisogno di te perchè ti amo', cioè l'interesse per l'altro non è tanto motivato dai miei bisogni, ma il mio bisogno diventa l'interesse per l'altro, cioè non ho più ritorni su me stesso, non ho più interesse puntato su di me, ma sono totalmente puntato sull'altro, è la dimensione estatica dell'amore, l'estasi, il movimento ext - stasi che mi porta fuori di me, cioè quando io amo per amare, amo per il gusto di amare, non più interessato ai miei tornaconti, 'amo perchè amo' diceva S.Teresa, l'amore basta a sé stesso quando è adulto, quando io amo, godo nell'amare. E' difficile raggiungere questa dimensione adulta dell'amore, di solito i nostri amori sono su due colonne: dare e avere: 'questo mese ho dato 150 e ricevuto 148, stai attenta però il prossimo mese cerca di recuperare questi due punti ...'. E difficilmente arriviamo ad una dimensione adulta dell'amore, dove godiamo nell'amare, ma dove il godere paradossalmente è affiancato dalla sofferenza perchè amare un'altra persona a questa maniera vuol dire amarla a qualsiasi costo, amarla a prescindere dalla risposta. Il vero amore è sempre una consacrazione, io mi consacro a te qualsiasi cosa accada, allora se così avviene nelle nostre relazioni, così avviene anche nella relazione con Dio. Anche qui un'altra verifica: vogliamo sapere che grado di maturità ha il nostro rapporto con Dio ? Guardiamo che grado di maturità ha il nostro rapporto con gli altri. Perchè Dio essendo invisibile, non facendosi sentire in modi straordinari nella normalità, è passibile di tutte le cose che Gli posso attaccare, appiccicare, mi posso creare io un Dio alla mia maniera e mentre magari vivo delle relazioni disastrose, piene di rabbia, di conflitti, piene di invidia etc. dico a me che la mia relazione con Dio è ottimale: 'io con Dio ci parlo, ho un'ottima intimità'. Già nelle lettere apostoliche dice: 'come fai a dire di amare Dio quando non ami il fratello che hai e dici di amare Dio che non vedi quando non ami il fratello che vedi'. Poiché Dio è una persona, il nostro rapporto con Lui attinge alla nostra capacità relazionale e se la nostra capacità relazionale è conflittuale con i fratelli, lo sarà anche con Dio anche se mi posso dire il contrario. Se io con gli altri mi sento poco amato, poco stimato etc. difficilmente mi sentirò realmente amato da Dio, oppure se io con gli altri ho sempre paura del giudizio avrò questo anche con Dio.Allora quali sono le vere motivazioni che mi portano alla fede, a credere ? Smascheriamo i falsi interessi, ovvero gli interessi propri. Possiamo dire di seguire quest'uomo figlio di Dio, Gesù di Nazareth, per amore di Lui ? O per quello che me ne viene ? Noi vediamo che nel Vangelo stesso i discepoli hanno dovuto passare questa tappa, anche qui ci sono dei riferimenti biblici: vi ricordate quando Giacomo e Giovanni prendono Gesù sottobraccio e lo portano un po' in disparte e Gli dicono: 'senti Signore, Tu sei il Signore della nostra vita, noi abbiamo lasciato tutto per seguire Te, le poltrone a destra e a sinistra del Tuo Regno possono essere nostre ?' E per essere più sicuri hanno portato anche la mamma, a raccomandare i figlioli come succede molto spesso: 'Gesù guarda ti raccomando questi due figli che siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra'. Oppure un altro episodio, guardate l'abbinamento: Gesù aveva predetto la passione 'il Figlio dell'uomo dovrà morire, dovrà essere catturato, patire, soffrire, ripudiato da tutti e poi risorgere'. Si volta e i discepoli stavano discutendo tra loro, chi di loro fosse il più grande. Deve avere avuto molta pazienza Gesù, gli stava confidando il cuore della sua vita della sua missione e questi qui stavano dicendo: 'oh no il più grande sono io perchè Tu sei il Cristo', 'il più grande sono io perchè sono stato chiamato prima', 'no il più grande sono io perchè ho cacciato sette demoni da quella lì'. Allora questo vuol dire che anche i discepoli non erano privi di pseudo motivazioni. Cercare Dio per sé stessi, perchè questo mi da potere, perchè questo mi da autorità, perchè questo mi da sicurezza, cioè tutte quelle motivazioni dell'amore che fanno ripiegare l'amore su di sé.

E poi il quarto passaggio, e questo secondo me è proprio raro che avvenga, è la conversione. Credere vuol dire conventirsi. Uno dice: 'ma che stai dicendo lo sappiamo, no ?', e invece è rarissimo convertirsi, cioè cambiare, convertirsi vuol dire cambiare, etimologicamente cambiare direzione. Ma solo questa parola basta: cambiare. Pensiamo alla nostra vita, come è difficile cambiare, ora che siamo giovani adulti forse possiamo avere uno sguardo retrospettivo un po' e forse accorgersi che certe cose nella nostra vita si ripetono, anche contro la nostra volontà, alle volte con la nostra rassegnazione: 'tanto so che è così, tanto son fatto così è successo questo e risuccederà' etc. Certe realtà di fatica, problematiche, di peccato si ripetono, immancabilmente. Allora il cammino di fede di un adulto al massimo che può arrivare è un abbonamento mensile ad un lavaggio confessionale: 'ho fatto questo, ho fatto quest'altro' e via sempre così, e non cambia mai. Ricordo che una volta quando sono andato in Irlanda per un mese per imparare la lingua, gli irlandesi sono molto affabili con gli italiani, appena videro che ero italiano mi portarono al pub, la prima sera due pinte di guiness, pacche sulle spalle e c'erano due seminaristi irlandesi con me: 'Come ti chiami, anche tu prete eh, li stessi peccati !' Questo per dire in vino veritas, ma anche nella birra veritas, cioè la nostra vita sembra ciclica, le cose, le esperienze, le storie, sembrano ripetersi senza possibilità di cambiamento. Avere la possibilità di cambiare, questa è la conversione, questa è la fede: 'io non ci vedevo ora ci vedo' dice il cieco nato, ai farisei che lo interrogano: 'cosa dici di quest'uomo ?' 'io non dico nulla, io dico solo che ora ci vedo e prima non ci vedevo, il resto fate voi'. Questa è la conversione, il cambiamento. 'Prima ero lebbroso, ora sono sanato', 'prima rubavo agli altri nelle tasse, ora restituisco quattro volte tanto' (Matteo nella chiamata di Levi). Ecco la fede matura, porta necessariamente ad un cambiamento di vita, a qualche cosa che cambia nella nostra vita laddove noi sperimentavamo sempre l'ostacolo: o dei nostri bisogni, o delle nostre ferite o delle nostre incapacità, o delle nostre conflittualità. Cambio ! Mi sono liberato, sono un altro, non sono più quello di prima.

Paolo nelle sue lettere dice questo in una maniera meravigliosa, dice 'non sono più io che vivo, è Lui che vive in me' questa vita che continuo a vivere nella carne io ormai la vivo nella fede del figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Ecco la fede adulta. Noi alle volte invece intendiamo la fede come noi che andiamo verso il Vangelo perchè ci piace metterlo in pratica, perchè il Vangelo è bello, ci impegnamo a vivere questo ideale di fratellanza di bene a tutti senza però mettere in conto che per far questo io ho bisogno di convertirmi, di cambiare radicalmente il mio cuore, perchè naturalente non sono capace di questo. Naturalmente non sono capace di un amore maturo, di un amore disinteressato di un amore che si consacra a, di un amore che da la vita. Naturalmente io richiedo la vita alle realtà che vivo, non la do la vita, ho bisogno allora di essere sanato di essere guarito da qualche cosa che mi fa tornare sempre su me stesso. Allora il punto chiave che pochi riescono a superare è questo: il problema della salvezza, credere vuol dire farsi salvare. Non è solo uno che chiama ed io che dico: vabbè scelgo te e ti seguo, per seguirti io mi accorgo che devo essere salvato. Lui è il Salvatore, se è il Salvatore, vuol dire che io devo essere salvato e se devo essere salvato vuol dire che c'è una realtà in me da salvare, da guarire. Diventare adulti nella fede vuol dire individuare questa realtà dargli un nome, qual'è il mio bisogno di salvezza ? Io ero cieco e ora ci vedo. Io ero lebbroso e ora sono sanato. Io avevo sette mariti e nessuno di essi era mio marito ... Capite ? C'è un cambiamento radicale. Io prima mendicavo e ora ho trovato pienezza. E' sempre così la fede. Ed io da prete ho fatto spesso la domanda a cristiani adulti: che cos'è per te la salvezza ? Ce ne fosse stato uno che mi avesse dato una risposta concreta. Se io domando a voi stasera: che cos'è la salvezza ? Non basta rispondere che Gesù è morto per i nostri peccati, che Gesù ci ha aperto le porte del Paradiso. La salvezza non è una tessera dell'esselunga dove metterci i bollini e poi guadagnarci un posto, la salvezza è adesso concreta, qualcosa cambia della mia esistenza: dove sperimentavo schiavitù, dove sperimentavo non libertà, io divento libero, libero di voler bene, di amare, raggiungo la mia pienezza, questo è salvezza ! Voi ponetevi, vi prego, questo interrogativo: cos'è la salvezza ? Ma non in generale, per voi, qual'è il vostro male, qual'è la vostra malattia ?Allora abbiamo detto: coscienza di una chiamata: 'seguimi' - 'si Signore ti seguo'; 'Tu sei il Cristo il mio Signore', Ti seguo non per me ma per te'.

Ad esempio perchè fare un cammino gifra, del terz'ordine ? 'Ah perchè è bello, siamo tutti fratelli, ci vogliamo bene, questo è il Vangelo'. No caro mio non è il Vangelo, sono i tuoi bisogni, questo. Perchè quando la fraternità va male, gli altri ti rispondono male, voglio vedere se dici sempre ah il Vangelo è bello, com'è bello stare insieme. Che ci si ami da fratelli non è la finalità del Vangelo, ma una conseguenza, ma se io sto insieme in un gruppo perchè ci si vuole bene da fratelli vuol dire che avrò tanta solitudine, tanto bisogno di relazione che ho trovato un gruppo. Va bene, però lo devo dire a me stesso. Perchè quando allora il gruppo non mi darà più la risposta che cerco, lì va in crisi la mia fede. No non è entrata in crisi la tua fede, è entrato in crisi il tuo bisogno. Questo anche nella vita religiosa: se io entro in una famiglia religiosa perchè è bello volersi bene come fratelli e poi vivo in una fraternità dove ci sono conflittualità, problemi ed entro in crisi, entro in crisi certo, ma la crisi non è di fede è di un bisogno, non sono più gratificato in un bisogno che mi spingeva a cercare. Quindi questo può andare, in un cammino di adolescenti, di ragazzi, non va più in un cammino di adulti. Le motivazioni devono essere chiare ed esplicite, noi non camminiamo insieme per volerci bene, noi caminiamo insieme per seguire Gesù. 'Ah io facevo parte di una fraternità della gifra, certe invidie certe gelosie, ah non credo più !' In cosa credevi ? Allora se vengono a mancare dei puntelli, vuol dire che tu cercavi dei puntelli, non cercavi Lui. Quindi purificare le false motivazioni del credere.

E allora quarto punto: il mio bisogno di salvezza. Qual'è il mio bisogno di salvezza, dargli un nome e cognome. Per far questo però è necessario fare una cosa, ed ecco qui entra in gioco il carisma francescano. E' necessario scendere agli inferi, per raggiungere il proprio bisogno di salvezza è necessario scendere dentro di sé e raggiungere quella parte che non vorremmo mai vedere di noi, che ci fa problema, che ci fa soffrire, che ci fa male, là dov'è la nostra ferita, perchè noi tutti siamo feriti ... noi tutti siamo feriti ... Ce ne siamo accorti finora e non solo perchè ci è andata male qualche esperienza d'amore, non parlo di quelle ferite: quelle ferite si inseriscono in una ferita più radicale, ben più profonda che ognuno di noi si porta dentro e che ha bisogno di trovare un medico, una cura. Ora, nelle nostra relazioni d'amore noi, investiamo l'altra persona di questo potere, che non ce l'avrà mai, l'altra persona non potrà mai saziarmi fino in fondo, non potrà mai guarire il mio bisogno di amore. Semplicemente perchè è come me. Se io non ci vedo da un occhio e incontro un persona: 'scusa mi metti un dito nel naso per levarmi una caccolina ?', l'altro mi metterà un dito in bocca ! Perchè ? Perchè anche lui non ci vede da un occhio. Siamo tutti feriti, ecco la radice dei nostri maggiori conflitti nella vita: quando pretendiamo, ci aspettiamo dagli altri, di essere sanati in questo bisogno radicale e l'altro non lo potrà mai fare fino in fondo. Perchè ? Perchè è come noi bisognoso di salvezza. Allora scendere gli inferi, gli inferi non sono l'inferno, sono la parte più bassa, più profonda di noi stessi, dove c'è l'ombra, dove ci sono le tenebre, dove c'è la solitudine, dove c'è l'angoscia, dove c'è quel male che non ha nome ma che ci fa piegare in due certe volte, che ci stringe lo stomaco. Tutti noi in qualche modo o in qualche tempo l'abbiamo trovato, un male profondo, anticamente lo si chiamava peccato originale ... non è quella macchiolina ... (Dreberman), un teologo moderno, ha definito il peccato originale, l'ansia nevrotica che l'uomo di oggi sperimenta. L'ansia, non essere mai soddisfatti pienamente, non essere mai contenti fino in fondo, aver sempre bisogno di ... ma non lo so neanche, perchè credevo di aver bisogno di questo ma non mi soddisfa, credevo di aver bisogno di quest'altro e poi non mi va bene ... e mi porta sempre a spostare l'interesse a crearmi nuovi idoli, sia la sicurezza economica, lavoro tutta la vita per un conto in banca e poi non mi sazia, sia la sicurezza nella carriera, sia la sicurezza affettiva, qualsiasi cosa a cui io, do, il potere della mia vita, di salvezza, 'se io raggiungo questa cosa starò bene' e invece no, non è vero. Ecco quest'ansia nevrotica che ci fa vivere queste relazioni sempre conflittuali, questo è il male da guarire, è qui il cammino di salvezza, la fede che diventa adulta, matura.

Io ti seguo Signore, perchè Tu mi salvi e mi cambi radicalmente ! E mi sani questa ferita, cioè sto bene, sto bene, la fede fa star bene, fa godere, è la pienezza è la verità che vi farà liberi, dice Gesù nel Vangelo, è la porta in cui entrare e trovare pascolo, cioè cibo, alimento, è la festa in cui sedersi al banchetto. Le immagini usate da Gesù sono tutte immagini di godimento, di festa, di gioia. E' di domenica scorsa 'preparerò su questo monte un banchetto di grasse vivande, cibi succulenti, vini raffinati, cibi preziosi, buoi macellati' sembra quasi strano questo Dio che si occupa di macellazione o di enologia, eppure tutte le immagini usate da Dio e poi da Gesù nel Vangelo, sono tutte immagini di godimento, di festa, di pienezza. Allora la salvezza è una realtà che mi fa star bene, che mi guarisce. Ma per scendere agl'inferi io ho bisogno di un accompagnatore, non posso scendervi da solo, perchè ne ho paura, nessuno di noi scende negli inferi se non è accompagnato. Perchè è troppo forte quel dolore da sostenersi, troppo grande quella ferita per tenerla aperta, non ce la faccio, di solito la nascondo a me stesso. Se qualcuno mi accompagna, io ci posso arrivare.

Ed ecco allora il carisma francescano: l'amore al Crocifisso, l'intuizione di Francesco, il Cristo povero e crocifisso, perchè quel Cristo povero e crocifisso, quell'uomo di Nazareth che si dice figlio di Dio, e che spogliato di tutto se stesso, muore su quel patibolo, dice qualcosa di me ... Francesco ha intuito questo, che quel Crocifisso parlava si se stesso, che nel Crocifisso lui si ritrovava, ritrovava la propria povertà, la propria ferita. Lui ha capito il perchè della Croce. E questa è una seconda domanda che io vorrei farvi e anche per questa non ho mai ricevuto risposta. Perchè Gesù per salvarci è salito in croce ? Non poteva salvarci in un altro modo ? Con una bacchetta magica, con una parola ... ha fatto risuscitare Lazzaro con una parola ... ha perdonato i peccati con una parola ... Perchè ci salva con la croce ? Perchè è stato necessario quel patibolo per salvarmi ? Questa è una realtà misteriosa per salvarmi ? Noi ci siamo un po' troppo abituati a quest'omino che pende dalla croce, ma perchè ? Per salvare me oggi nel 2002, quell'uomo di Nazareth è stato crocifisso ? Ed è morto di quella morte ? Cosa ha che vedere quel tipo di morte con la mia vita e con la mia salvezza ? Cosa diciamo noi nel Credo la domenica a proposito dell'articolo su Gesù ? 'Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato morì e fu sepolto e il terzo giorno è risuscitato ...' è disceso agli inferi, Gesù è disceso agli inferi, è sceso nei miei inferi, è entrato nel più intimo di me stesso, Sant'Agostino diceva: 'tu sei più intimo a me di me stesso' e Lui che mi accompagna, perchè Lui è già lì che mi aspetta. E anche per Lui sono state tenebra, angoscia, solitudine, dolore, abbandono, che è la nostra ferita, che è il nostro male. Se noi guardiamo il crocifisso, dovremmo poter riconoscere noi stessi nel dolore di quell'uomo e in ciò che quell'uomo vive. Soffermatevi sui vangeli della Passione qualche volta, ma non tanto a fare una meditazione spirituale: oh Gesù i miei peccati che ti fanno i miei peccati, no. Sapete di quel prete che il venerdì santo, contravvenendo alle norme ecclesiastiche, bevve a cena, non fece il digiuno e andò a fare la Via Crucis un po' brillo. Iniziò dall'ultima stazione: Gesù è deposto nel sepolcro, Gesù è schiodato, Gesù muore in croce etc. e nelle prime panche c'era una donnina che diceva: 'oh Gesù che ti fanno i miei peccati' e accanto c'era un uomo che era lì per le feste di Pasqua, ma non se ne intendeva tanto di chiesa, sentendo il prete così e vedendo la donnina piangere, volle consolarla: ' nonna non pianga più. Sente, pare che si vada a migliorare'. Allora non tanto come meditazione spirituale, ma calatevi in quello che quell'uomo ha vissuto, state semplicemente ad ascoltare e osservare ciò che gli capita sulla croce, come Lui ha vissuto quel momento della sua vita, cosa è stato per Lui. Lui sapeva che doveva essere un momento tremendo perchè ore prima ha sudato sangue e i capillari nella pelle si rompono in presenza di una paura enorme, è un effetto raro. Umanamente è stata un'esperienza di abbandono, di solitudine, di tradimento, tradito dagli amici, Giuda, abbandonato dagli altri, Pietro che lo rinnega, gli aveva detto 'Tu sei il Cristo'. Quindi già umanamente è qualcosa di tremendo, è condannato ingiustamente, già questo è qualcosa di tremendo, viene frustato a sangue, quaranta colpi e già questo è qualcosa di tremendo, viene appeso con dei chiodi ai polsi e ai piedi e già questo è qualcosa di tremendo. La morte di crocifissione è una morte lenta e durissima, per asfissiamento, si muore soffocati, i condannati a morte devono far forza sul chiodo dei piedi per tirarsi su e poter respirare, poi ricadono giù sotto il peso del corpo e questo per ore ed ore in una lenta agonia. Tant'è vero che nell'uomo della Sindone, analizzando i rivoli di sangue perpendicolari e orizzontali nell'avambraccio, hanno ricostruito gli ultimi movimenti fatti in croce di quest'uomo che si alza e poi si accascia, si alza e poi si accascia ... Quindi una morte infame, ma neanche questa ha ucciso Gesù. Gesù non è morto della croce. Quando i soldati vanno ai crocifissi a spezzare le gambe, perchè spezzano loro le gambe ? Perchè non possono più fare forza sul chiodo dei piedi e quindi muoiono soffocati. Andarono da Gesù e non spezzarono a Lui le gambe perchè era già morto, Gesù. Gesù è morto di un'altra cosa. Un'altra realtà lo ha ucciso. Allora andate a vedere di che cosa è morto, andate a vedere che fine ha fatto quest'uomo, Lui che si diceva Figlio di Dio, Lui unito al Padre dall'eternità, Lui che vive del Padre: 'Io e il Padre siamo una cosa sola', 'Ti benedico Padre che mi hai ascoltato', 'Io dico le cose che sento dal Padre' 'Io compio le opere che compie il Padre', tant'è che Filippo un giorno dice: 'ora basta Gesù, mostraci sto' Padre e facciamola finita !' E Gesu: 'Filippo, tanto tempo che sei con me e non hai capito che Io sono nel Padre e il Padre è in me'. Ebbene questa unità divina sulla croce viene infranta: 'Padre mi hai abbandonato'. Gesù sperimenta sulla croce un abisso cosmico impensabile. All'interno della vita stessa di Dio c'è uno squarcio, Padre e Figlio sono divisi, queste sono le tenebre, gli abissi in cui entra Gesù. Gesù sperimenta una solitudine, un abbandono, una lontananza che nessun uomo potrà mai sperimentare, perchè la sperimenta da Dio ed è inconcepibile teologicamente questo dato. Tanto è vero che nella teologia antica si diceva, in certe scuole, che Dio è così impassibile che non può aver patito sulla croce, è inconcepibile pensare che Dio patisca, che Dio sia oggetto di dolore e allora si diceva, nella croce ha soffero l'umanità di Gesù, non la sua divinità. Alcune scuole ancora dicevano: 'ma no è inconcepibile che il Figlio di Dio fatto uomo possa aver fatto questo. Allora è successo che all'ultimo momento è stato sostituito da un sosia'. Ci fa ridere ma dicevano così, perchè era inconcepibile ed è inconcepibile teologicamente, pensare uno squarcio trinitario, Padre e Figlio sono divisi, Gesù è solo ma non solo perchè è stato abbandonato, è solo nel cosmo, è una cosa incredibile, impensabile e questo ha schiantato il cuore di Gesù. 'Dato un altro grido spirò' quando il soldato con la lancia Gli trafigge il costato ed esce sangue ed acqua, un liquido che si forma nella pleura in caso di grande infarto. Qualcosa di enormemente grande ha schiantato Gesù, mentre stava patendo di un patibolo. Ebbene Francesco, ha capito, ha intuito che quello parlava di sé, che quall'abisso, quella solitudine, quell'angoscia mortale, quell'abbandono che Gesù ha vissuto parlava della sua vita. Ha riconosciuto nelle ferite del Salvatore, le sue ferite, tanto da diventarne così simile da portarle fisicamente. Il primo stigmatizzato della storia Franceco, e non si conoscevano prima, nessuno finora le ha mai avute. Franceco si lascia completamente compenetrare dal mistero della Passione, perchè ha capito che quello è il cuore della sua vita, della sua esistenza, che lì Gesù lo raggiunge e lo salva.

Allora fatevi raggiungere dal Crocifisso, la vostra fede diventerà adulta solo allora, fate si che quell'immagine parli di voi, che sia il modo che Dio ha scelto per raggiungervi, per guarirvi, per farvi star bene. E allora, allora si che ci si vorrà bene come fratelli, allora si che sarà bello stare insieme, allora si che saremmo capaci non solo di amarci ma di amministraci vicendevolmente questa salvezza, di essere gli uni per gli altri via agli inferi e risalita. Perchè alle volte si scende con l'altro agli inferi, ma mica si risale, per la paura di ciò che si è visto, si lascia lì, 'no mi dispiace basta, è troppo ...'. Questo è l'itinerario di fede: discesa agli inferi e risalita, morte e resurrezione. Questa è la vera fede adulta, noi abbiamo perso questo itinerario di fede, ma gli antichi cristiani lo avevano così ben chiaro che quando venivano battezzati da adulti, scendevano nella piscina con i gradini rivolti ad occidente fino ad essere sommersi fino alla testa dall'acqua e risalivano dai gradini rivolti ad oriente, per tre giorni, una simbologia complessa: i gradini ad occidente, le tenebre, la morte, gli inferi, i gradini ad oriente, è l'alba, il sole che sorge, il nuovo giorno, la rinascita, la vita. Sommersi nell'acqua, perchè si muore nell'acqua, riemersi dall'acqua, perchè si nasce dall'acqua. Tre giorni perchè tre sono stati i giorni di Gesù nel sepolcro. La fede adulta è fede nella morte e resurrezione di Gesù ed è inserimento nella morte e resurrezione di Gesù in questo suo mistero. Io non ho più fede in qualcosa che mi affascina di bello che io voglio vivere, è molto più specifico il cammino, è inserimento nella morte e resurrezione di Gesù, attraverso questa esperienza di discesa agli inferi e risalita alla vita e salvezza, io cambio ! Veramente cambio ! Vestivano di bianco per una settimana i neo battezzati, ecco perchè si da la vestina bianca ai bambini, non perchè diventano puri, angeli, perchè cambiano esistenza, cambiano vita. E' un modo era cambiare il vestito, ci andavano al lavoro con quel vestito, per una settimana intera. Io ho cambiato vita, sono morto a quello che ero e sono rinato.

Ecco questo è il cammino di fede ed è il cammino di fede francescano, che sceglie come specifico proprio il Crocifisso. Ogni carisma nella chiesa, prende un aspetto della vita del Cristo e lo sviluppa, il francescanesimo ha preso il cuore: la Croce, il Crocifisso. Perchè Lui parla di me, io mi ci rivedo. Vi auguro veramente che questo vostro cammino che avete iniziato ora, qualsiasi siano le scelte che poi farete, vi porti essenzialmente a questo, all'incontro col Crocifisso, che salva, che vi salva.


Domande e risposte.

D) Raffaella. Perchè nel momento della morte Gesù era solo e ha patito anche nella Sua divinità e il Padre era da un'altra parte ? Se Gesù ha sperimentato l'assenza del Padre nel momento della morte, noi questa assenza non la sperimentiamo, cioè nel momento del dolore massimo se questo Crocifisso è lì per noi e ha sperimentato l'assenza del Padre per arrivare a sperimentare quella che è la sofferenza dell'uomo, noi siamo infinitamente più avvantaggiati, perchè questa assenza noi non la sperimentiamo mai, se l'è assunta Lui per noi e quindi anche nel momento massimo di solitudine non siamo mai veramente soli perchè Lui c'è.

R) Esatto. Saprai rispondere a questo solo guardando te stessa. Perchè dovrai trovare dentro di te la risposta, ciò che ha motivato quella morte così è dentro di te. Io sono responsabile di quella morte. Questo non per far venire sensi di colpa, qualcosa di me lo ha ucciso. Però tu dici perchè ha sperimentato quest'abbandono ? E' un paradosso, la rivelazione è sempre sub-contrario. Ritorniamo al testo, al dato, tornate sempre al dato oggettivo, quando parlate di fede non parlate mai di ciò che vi sembra, anche su Dio, su Gesù, parlate sempre di un dato oggettivo: la parola. Quando Gesù dice 'Padre perchè mi hai abbandonato' cosa dice prima di morire ? 'Padre nelle tue mani consegno il mio Spirito'. Gesù compie un atto di fiducia estremo nel Padre, ciò che, diremmo, salva Gesù. Perchè non è Gesu che risorge, è il Padre che lo risuscita, Gesù muore è il Padre che lo risuscita. E ciò che permette al Padre di risuscitare Gesù è questa fiducia radicale, come radicale è stata l'esperienza dell'abbandono, così è stata radicale in Gesù la capacità di fiducia. Ed è quello che noi non riusciamo a fare è quello che fin dal primo peccato descritto nel racconto di Adamo ed Eva, l'uomo non è mai riuscito a fare: a fidarsi, ecco lì il punto, pur nelle tenebre, pur nella solitudine, pur nell'angoscia io mi fido del Padre e il Padre lo risuscita. Le tenebre vengono sconfitte dall'interno, scendendo nelle mie tenebre, ma con questa garanzia di fiducia io le sconfiggo.Quando noi diciamo mi sento solo, o sono nell'angoscia, è il mentitore, siamo sotto l'azione del nemico, il diavolo è mentitore fin dal principio, inganna, non può far altro, la sua forza è solo l'inganno. Quando ci sentiamo soli è perchè veniamo ingannati, noi in realtà non siamo soli, ecco la potenza della discesa di Gesù agli inferi è proprio questa: che in qualsiasi situazione mi trovo non sono solo. Io mi chiamerò Emanuele il Dio con Te, questo mi salva. La non salvezza, la tragedia, l'angoscia è quando io sono solo e questa è una menzogna, questa è l'opera del diavolo, del tentatore che non può far altro che ingannare, perchè è una creatura anche lui, non può creare, può solo scimmiottare, mistificare la realtà ricopiandolo, trasformandola, ma non inventare niente di nuovo, quindi è un bugiardo è il male è sempre una bugia.

D) Michela.Questo itinerario è molto elevato, è una proposta molto forte, mi venivano allora in mente difficolta e dubbi sulla capacità di una fraternità come questa di accompagnare le persone che ci sono, a scoprire il Crocifisso. Come riuscire ad accompagnare, e ad accompagnarci anche a vicenda, una fraternità vocazionale che ti aiuta non solo a scegliere ma anche a trovare il Crocifisso.

R) Io penso che la via migliore per far si che il valore proposto in un cammino come questo sia sempre più oggettivo e non colorato da altri bisogni, pur buoni, che possono sviare sia sempre risalire all'oggettività del dato di fede e quindi principalmente alla parola. Cioè sia presente anche nel vostro cammino un educazione alla lectio divina, per esempio. Cioè il mio modo di avvicinarmi al testo della parola in modo da poterlo leggerlo come storia di salvezza. Allora abbinare all'educazione ai temi francescani, al vivere in fraternità, anche una scuola di lectio divina, dove è l'oggettività del dato rivelato posta davanti, non tanto la mia interpretazione, oppure una traduzione spirituale. Il francescanesimo è un'intuizione carismatica che traduce in un cammino spirituale una verità, come le altre ricchezze della chiesa. Però questo non basta se non mi porta ad incontrare il Cristo, si nei fratelli, si nella fraternità, ma soprattutto nella parola nel Vangelo, perchè lì ho la garanzia di una oggettività. E' come abbiamo fatto stasera sul testo della passione, non abbiamo interpretato, siamo stati a quello che Gesù ha detto e vissuto, un'oggettività di un dato e da lì ci siamo allora interrogati, questa oggettività del dato come mi raggiunge ? Se io non parto dal dato oggettivo rischio di perdermi, di far dire al Vangelo cose belle ma non sostanziali, che mi salvano, che mi cambiano la vita. Mi possono servire per un periodo però non sono sostanziali, cioè non rimangono al centro. Penso che questo sia proprio importante, il dato oggettivo della parola, come sorgente di rivelazione del mio incontro con Lui. Non si tratta di leggere semplicemente una pagina del Vangelo e di dire: 'bene questa pagina del Vangelo cosa mi dice ?', ancor prima di interpretare, di riflettere, impariamo a stare al dato. Ad esempio c'è un metodo di lettura che potrebbe essere d'aiuto: Silvano Fausti, le sue esegesi del Vangelo. Una comunità legge il Vangelo di ... Lui vi da una possibilità di approccio al dato evangelico oggettiva ed esegetica. Cosa vuol dire ? Ricavare dall'oggettività del dato evangelico, un significato di salvezza concreto per me ora. Lui attinge anche alla tradizione dei Padri fa uso anche della immaginazione, delle facoltà intellettive del soggetto che legge. I passi che lui prescrive per una lectio divina:

  1. entro in preghiera, pacificandomi, cioè con un momento di silenzio, chiedendo perdono al Signore per le offese fatte e perdonando di cuore le offese ricevute
  2. mettendomi alla presenza di Dio faccio un segno di Croce, per lo spazio di un Pater guardo Dio come mi guarda. Faccio un gesto di riverenza inizio la preghiera in ginocchio come più m'aiuta chiedendo al Padre nel nome di Gesù, lo Spirito Santo, perchè il mio desiderio, la mia volontà, la mia intelligenza, la mia memoria, siano ordinati solo a lode e servizio suo.
  3. mi raccolgo immaginando il luogo in cui si svolge la scena del testo, quindi mi pongo con l'immaginazione all'interno della scena, chiedo al Signore ciò che voglio, sarà il dono che quel brano del Vangelo mi vuol fare e che corrisponde a quanto Gesù fa o dice in quel racconto.
  4. medito e contemplo la scena leggendo il testo lentamente punto per punto, sapendo che dietro ogni parola c'è il Signore che parla a me. Usando la memoria per ricordare l'intelligenza per capire, applicare alla mia vita, la volontà per desiderare, chiedere, ringraziare amare e adorare.
  5. Concludo con un colloquio col Signore da amico ad amico su ciò che ho meditato
  6. finisco con un Padre Nostro, esco lentamente dalla preghiera

Lui in questi libri aiuta a fare questi passi con un'esegesi parola per parola del testo. Questo è un esempio di lectio divina dove la mia preghiera ha un polo oggettivo, cioè un'oggettività che non pongo io, è altro da me.




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