VELASCO E LA FEMMINILE
"Con Morelli, il nostro fisioterapista, abbiamo evidenziato alcuni punti chiave, confrontandoci anche con la nostra esperienza nel maschile.
1) Rispetto alla prevenzione, abbiamo riscontrato che molte squadre femminili lavorano sulla spalla con gli stessi contenuti di lavoro del maschile, nonostante i problemi siano diversi. Mi spiego: la maggior parte delle giocatrici che abbiamo visto ha ipermobilità nella spalla, mentre i maschi hanno rigidità, avendo grande massa muscolare, grande forza e poca mobilità articolare. La fisiologia è differente: laddove nei maschi vanno ricercate articolarità ed elasticità, nelle donne serve stabilità articolare, senza esasperarla. Sia nel maschile che nel femminile c'è la necessità di sviluppare la forza degli antagonisti, degli extrarotatori in particolare, e di fissare meglio la scapolo; però abbiamo visto molte giocatrici fare esercizi di ipermobilità, che portano, cioè, l'articolazione al massimo angolo possibile, mentre invece questo non va fatto con le donne. Nel femminile bastano esercizi molto più leggeri, utilizzando i muscoli antagonisti in modo attivo e non facendo leva sul braccio per allungarlo ancora di più. Serve invece un lavoro di fissazione dell'articolazione, insistendo sul lavoro degli extrarotatori e degli antagonisti in generale, del pettorale, del deltoide anteriore, ma soprattutto per i muscoli fissatori della scapolo, in modo da avere delle articolazioni più stabilì. La ipermobilità, infatti, è un problema ugualmente grave alla rigidità, e, per esempio, crea infiammazione ai tendini.
2) Nel lavoro di forza, se non c'è un controllo molto attento, si tende a lavorare in modo lento con il sovraccarico, e non velocemente, in modo esplosivo. Questo è un problema che c'è anche negli uomini, ma in misura minore. Con le donne si fanno troppe ripetizioni in modo lento, il che sviluppa massa muscolare e poca esplosività. Attenzione: non sto dicendo di lavorare con carichi leggeri, ma di lavorare, con carichi medi o anche alti, in modo esplosivo. C'è una paura ingiustificata a fare certi esercizi per timore che le atlete si facciano male: così, invece di insegnare bene certi esercizi, che sono sì più difficili dal punto di vista tecnico ma che sono utili anche alla prevenzione, semplicemente non si fanno. Come ad esempio sviluppare la forza delle gambe in angoli chiusi, cioè meno di 45 gradi. Lavorare a squat completo è un esercizio tecnicamente un po' più complesso, ma fatto bene sviluppa la forza negli angoli più chiusi che le donne usano moltissimo, soprattutto nelle rullate, negli affondi, e il muscolo ha bisogno di avere forza anche in quegli angoli lì. Un altro punto importante è che certi esercizi vengono fatti sempre con l'ausilio del castello perché si ha paura che le atlete non sappiano gestire il bilanciere: ma così succede che la schiena non abbia una buona propriocettività. Questi esercizi, che vanno eseguiti con poco carico piano piano, invece devono servire per imparare ad usare i muscoli in modo protettivo, cosa che non accade se c'è sempre un apparecchio che aiuta. Se invece si impara a farlo, questo va a beneficio di una motricità migliore dal punto di vista propriocettivo ed evita anche problemi di schiena. Rispetto alla schiena c'è anche un discorso sull'allungamento: nel maschile si sono già sviluppate tecniche diverse, come il fatto di non usare tutte e due le gambe tese per allungare, che invece le donne, poiché sono più mobili e viene loro facilmente, tendono a fare. Questo è dannoso per la schiena.
3) L'altro elemento è che le donne hanno bisogno di più lavoro di forza degli uomini, una seduta in più durante la settimana. Questo perché la perdono più velocemente e quindi bisogna fare forza anche quando ci si avvicina alla manifestazione; inoltre, confrontandosi anche con l'esperienza dell'atletica, si vede che la perdita di forza nella donna condiziona la tecnica. Negli uomini questo non avviene: la perdita di forza condiziona la performance ma non la tecnica stessa. Uno può saltare meno, però la tecnica è quella; invece nelle donne molte volte con la mancanza di forza certi movimenti non si riesce più a farli. Nella pallavolo questo si nota bene o muro e nelle posizioni basse di difesa, perché per tenere una posizione bassa per molto tempo ci vuole forza nelle gambe.
Un altro elemento differente è che le donne hanno un recupero migliore degli uomini: hanno meno forza, meno esplosività, meno velocità, ma hanno un recupero migliore. Quindi credo che il lavoro di resistenza debba essere fallo, ma curandolo soprattutto con la palla, perché i limiti tecnici sono evidenti. È soprattutto il ritmo dell'allenamento che deve essere alto e questo è sufficiente per dare un livello di resistenza buono su una base generale di lavoro che ci deve essere. L'accento, nella preparazione, non va messo sulla resistenza, bensì sulla forza e sull'esplosività, poiché il problema della resistenza è soprattutto una questione di recupero dal punto di vista metabolico, per cui basto una buona base di lavoro. C'è invece il problema della resistenza neuromuscolare che è una questione fondamentale nella pallavolo, li s che ci sono dei problemi, ma per la resistenza della esplosività e alla velocità".
TECNICA: CAMBIO PALLA
"A livello tecnico, la prima considerazione, molto ovvia, è che il cambio palla è molto più difficile nelle donne che negli uomini. E lo è per tre motivi:
1) Perché la ricezione è più difficile. E questo è così, non è un problema di quanto siano brave, ma dipende dal fatto che il campo è ugualmente grande ma la rete è notevolmente più bassa. La palla arriva molto più veloce, più tesa, con più angolazione. Infatti la palla più difficile, e molto più comune che nei maschi, è quella che scende sui quattro o cinque metri, da lontano: la battuto corta che viene da lontano. E per questo stiamo studiando una soluzione che alcune squadre adoperano (la Cina): mettere una giocatrice al centro del campo sui quattro metri, una quarta giocatrice per quella palla.
2) Essendoci meno ricezioni perfette, la precisione del palleggio su una palla ricevuta male, sia da parte dell' alzatrice che delle altre giocatrici, è ancora più importante che nel maschile. Sia perché ci sono più ricezioni negative, sia perché la potenza degli attaccanti è minore. Quindi una palla staccata per una donna è molto più difficile che per un maschio: in questo caso infatti non è un problema di altezza della rete, ma di potenza. E importante che il palleggio, da qualunque parte del campo, sia preciso. Nella alzata si vedono due errori molto chiari: la palla fuori asta e la palla staccata, più di un metro, da rete. Se la palla è alzata fuori asta non si può tirare lungo linea e questo impedisce soprattutto di giocare il mani fuori sul posto due o quattro, nonché permette agli avversari di schierarsi in difesa e muro sapendo la direzione che avrà la palla, quindi è difficile fare cambio palla, serve un grande colpo, non ne basta uno normale.
C'è poi un problema più generale che riguarda l'alzata. Quello che ho notato è che, quando si sbaglia in ricezione, tutti sono consapevoli che si è commesso un errore (palla sui cinque metri, ad esempio), dalle compagne all'allenatore. Di fronte a quella palla sui cinque metri, l'alzata non precisa non è considerata un errore come la ricezione: invece è un errore più grave, visto che è più difficile ricevere che alzare preciso. Questo comporta che il carico psicologico sulla giocatrice in ricezione sia enorme, perché se riceve male tutto il problema è li. La ricevitrice, che per quel fondamentale deve essere soprattutto tranquilla, perché la grinta, la determinazione non servono per la ricezione (dove contano tecnica, concentrazione e tranquillità), subisce così un sovraccarico notevole, mentre chi alza non ha responsabilità.
3) La tecnica d'attacco, in particolare il tempo sulle palle brune, perché si tende ad entrare troppo presto. Questo avviene anche nel maschile, ma li, avendo una grande potenza di colpo molte volte si compensano questi piccoli errori tecnici in modo più facile. Nelle donne è ancora più importante che il tempo sia giusto, che la mano sia buona, che ci sia variazione di colpi.
4) Effettività dei primi tempi. C'è da studiare bene il tempo, perché fare il primo tempo anticipato-anticipato come nel maschile è complicato: nel femminile, saltando meno, il palleggiatore ha meno margine di errore. Appena l'alzatore sbaglia il tempo o la direzione della palla, già l'attaccante la prende male; il maschio stando più tempo per aria, corregge più facilmente, la donna non ci riesce e perciò tende a farlo più ritardato. Inoltre bisogna essere precisi su che tempo vogliamo e non lasciare che ogni volta si faccia diverso. L'errore più grave (su cui abbiamo lavorato anche nel maschile) è che si tende a saltare con tempi sbagliati e troppo vicino a rete".
"Bisogna vedere se la percentuale in ricezione non può arrivare a livelli simili a quelli dei maschi, perché nel femminile non c'è stata la modifica che c'è stata nel maschile dal punto di vista della tecnica del bagher soprattutto per merito del modello dei giocatori americani. Non è che sono stati i primi a farlo, già Skiba insegnava ai ragazzi ad avere un piano di rimbalzo largo; però è stato un bel salto quando si è visto come ricevevano Kiraly e Berzins, questa importanza degli avambracci rotati e la presa che si subordina a questo. Nel femminile è più diffuso il modello orientale, che presenta la parte osseo delle braccia alla ricezione. Gli orientali hanno comunque una buonissima ricezione perché lavorano su una quantità enorme di ripetizioni che fanno sì che la sensibilità e la coordinazione siano molto buone. Ecco, io credo che si possa migliorare molto il bagher se miglioriamo la superficie dove la palla rimbalza e c e anche da fare un lavoro di analisi tecnico della ricezione maggiore che nel maschile. il primo problema è la tecnica di bagher, soprattutto questo fatto della superficie, il secondo è che il bagher non dipenda tanto dalle gambe. È ovviamente importante arrivare bene con le gambe, però sappiamo che per la velocità che ha la palla nella battuta femminile alle volte non ci possiamo arrivare: il bagher non si può disorganizzare perché io non sono messo bene con le gambe, deve essere perfetto anche se io sto cadendo, se io sono inginocchiato, se io non sono messo come vorrei. Invece spesso il bagher si disorganizza, si piegano le braccia, si modifica la presa, non si ruotano più in fuori gli avambracci perché non sono arrivato bene con le gambe. Il terzo punto è l'importanza delle spalle, della direzione delle spalle, in modo che orientino. Nel maschile è importante, nel femminile lo è di più. Perché è molto più facile ruotare una spalla che tutta la posizione del corpo, sempre per la maggiore velocità che ha la battuta nel femminile. Bisogna insistere anche rispetto allo spostamento, perché il tempo è minore e quindi bisogna sviluppparlo molto. Però c'è, come nel maschile, una esagerazione dell'importanza dello spostamento. Quando ho chiesto alle giocatrici qual è il problema della ricezione tutte mi hanno detto "lo spostamento": che è sì importante, ma è uno dei problemi".
FASE PUNTO
"Rispetto al punto, la prima differenza è che i pallonetti e ancor più le palle sporche che toccano il muro e rimangono sui tre - quattro metri, sono tante e molto più frequenti che nel maschile. Tutte le squadre giocano avendo presente questo problema: la Russia, che ha la giocatrice che difende in posto sei avanzato, le cubane, che mandano l'uno o il cinque appena vedono che la palla è un po' lenta, altre squadre che sono molte attente e vanno in rullata. Noi stiamo studiando questa situazione, per vedere che sistema usare, anche perché il modo di giocare è molto diverso da una squadra all'altra e quindi è ipotizzabile di dover variare a seconda dell'avversario. A livello di muro non si può proporre di aiutare il primo tempo come fanno 91i uomini perché altrimenti non arrivano in banda; possono aiutare ma non così tanto".
IL 4-2
"Non ho mai fatto di scelte tattiche scelte ideologiche: uso la tattica che conviene. Però credo che sia un errore adoperare un sistema senza considerare gli altri per verificare se non convengano di più. Ed è proprio questo che sta succedendo, non solo in Italia ma a livello internazionale: tranne Cuba, si fa 5-1, perché a pallavolo si gioca 5-1. Poi vedi squadre asiatiche che giocano senza seconda linea: quindi è 4-1, non 5-1. Uno può scegliere 5-1 o 4-2, ma non si può pensare che le cubane vincano solo perché sono potenti: quando la squadra che ha dominato negli ultimi anni gioca così, quel modulo merita almeno un'attenzione. Poi si farà il sistema che conviene. Le squadre che giocano veramente 5-1 sono poche al mondo, cioè sono poche quelle che hanno opposte in grado di attaccare da seconda linea in modo efficiente e che abbiano palleggiatrici che facciano la differenza giocando come uniche. Perché succede? Perché insieme ai problemi che già c'erano per l'attacco da seconda linea, per il fatto che la rete è più bassa ma la riga dei tre metri è sempre a tre metri, si è aggiunta la palla più sgonfia. E da vedere cosa succederà della seconda linea.
Per fare il 5-1 ci vuole un'opposta che da seconda linea dimostri di essere più efficiente di una palleggiatrice di prima, tenendo conto che, fra l'altro, di alzatrici che facciano una differenza notevole con gioco veloce ne vedo poche, anche a livello internazionale. Proprio perché il primo tempo, date le percentuali più basse in ricezione, è più raro e si insiste molto di più in banda. Così se una palleggiatrice in prima linea, schiacciando ovviamente meno palle di una schiacciatrice in quattro, è più efficiente in attacco che un opposto da seconda, credo che valga la pena giocare 4-2.
Nel 4-2 le palleggiatrici devono palleggiare bene e o avere un forte muro o avere un buon attacca. Però è da vedere caso per caso: ci sono giocatrici a tuffo campo, ottime nei recuperare le palle, brave negli appoggi, giocatrici che svolgono bene tutte le tecniche delle situazioni di emergenza che sono importanti nell'economia del gioco, soprattutto nel femminile dove c'è maggior continuità di gioco. Non vorrei fare leggi generali anche perché ognuno deve basarsi sulle giocatrici che ha, non su quelle che vorrebbe avere. Mi piacciono le giocatrici che ho: il mio lavoro è migliorare queste e metterle in campo in modo che le caratteristiche dell'una si compensino e si integrino con quelle dell'altra".
METODOLOGIA D'ALLENAMENTO
"Non ci sono grandi differenze, almeno per come alleno io. Bisogna evitare di approfittare del fatto che le donne tendono ad accettare più docilmente le indicazioni dell'allenatore senza metterle in discussione: si deve stimolare la giocatrice in modo che sia Consapevole di quello che fa, a che cosa le serve, mettendolo immediatamente in rapporto con il gioco, e non che lo faccia perché l'allenatore la dice. Si lavora anche analiticamente, anche con esercizi sintetici, ma sempre chiarendo che queste cose vanno falle perché nel gioco si applicano in quel determinato modo. Gli esercizi devono rispettare il più possibile la struttura del gioco, e bisogna sottolineare in che occasione si usano. Questo vale anche in un contesto più generale. lo credo che serva far vedere le cose più che spiegarle con lunghi discorsi, farle vedere sia in palestra che con il video, prendendo come punto di riferimento le migliori squadre del mondo. Nel femminile ha trovato più che nel maschile che ogni allenatore dice "io la penso casi invece di dire, ad esempio, "noi facciamo in difesa come le russe, a muro come le cubane, in attacco come le cinesi". È importante che ci siano modelli più chiari, ed è un discorso che estenderei anche al settore giovanile maschile. L'importanza del modello tecnico, del modello motoria, per i giovani, è fondamentale; per questa bisognerebbe che gli allenatori portassero i loro ragazzini o ragazzine alle partite di serie A, per guardare come i campioni fanno certe cose, in modo da fissare nei giovani questi modelli. Io credo che questo dovrebbe far parte di un programma di sviluppo tecnico: si accelererebbe moltissimo la crescita se il modello tecnico che si fanno questi ragazzi fosse più concreto".
TIPI DI ALLENAMENTO
"Fino ad ora gli allenamenti che abbiamo fatto servivano soprattutto per vedere le giocatrici; abbiamo fatto pochi esercizi di tecnica individuale, analitici e sintetici, che invece faremo quando cominceremo il 21 aprile. Abbiamo fatto molti esercizi in condizione globale per vedere come reagivano a certe situazioni. Sulle situazioni individuali, faremo come abbiamo sempre fatto con il maschile, dando delle priorità per ogni singola giocatrice. L'allenamento globale non esclude il livello di lavoro analitico, che va ad integrare. Per esempio con il bagher, per lavorare su come mettiamo le braccia, facciamo bagher contro il muro, non si può fare solo battuta e ricezione. Se non sappiamo fare la rullata a sinistra, bisogna fare lavori analitici di rullata a sinistra. Per l'attacco, il lavoro di analisi senza muro lo faremo con il primo tempo. In banda è più facile lavorare analitico ma nel globale. Per esempio tirare lungo linea con un muro che lascia la lungo linea. Oppure per allenare il mani fuori (ci sono poche ragazze che lo sanno fare bene, e dipende pure dalle alzate fuori asta), tirare in lungo linea con il muro piazzato in lungo linea.
È molto importante comunque allenare l'attacco con la rete dei maschi come fanno le cubane e le russe, che usano anche il tre contro tre solo da seconda linea. Qui bisogna avere come esigenza la potenza, non la palla piazzata. La priorità è quella di cercare la palla alta e forte e poi c'è la variazione dei colpi. Se si allena senza muro si può lavorare sulla direzione, per esempio tirando addosso ad una in difesa e la palla deve andare lì e non a un metro dalla giocatrice (questo serve anche per tenere la palla forte in difesa), ma lavorare senza muro e senza un compito preciso di direzione non ha senso. In generale nel femminile si attacca troppo senza muro: ed è un problema per l'attacco, ma anche per il muro che si fa poco. C'è questo problema della quantità di lavoro che si fa su questo fondamentale, sia dal punto di vista tecnico che fisico. Poi è logico che, poiché la donna come carico di lavoro di salto sopporta meno dell'uomo, bisogna anche gestire bene la quantità di salti".