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Luci di Hessdalen
Il Progetto EMBLA a Hessdalen
Linee Generali

Prima parte

di Massimo Teodorani

La valle di Hessdalen è teatro di fenomeni luminosi anomali fin dal 1981. In
base alla testimonianza diretta di scienziati, ingegneri e osservatori a
questi direttamente correlati, impegnati nelle osservazioni sul campo, viene
descritto un fenomeno luminoso il cui comportamento è del tutto multiforme,
in termini di forma, dimensioni, colore e regime di moto. La forma più
frequente è quella dello sferoide, ma appaiono anche forme lenticolari,
forme allungate, forme approssimativamente triangolari od ogivali, molto
spesso anche forme asimmetriche. Le dimensioni intrinseche vengono stimate
tra 1 e 30 metri. Il colore è spesso bianco, ma altre volte anche giallo,
rosso, verde o blu. Molto spesso si tratta di plasmoidi luminosi multipli
caratterizzati da differenti colori; più frequentemente è presente
l'accoppiata bianco-rosso. Le luci appaiono talora come improvvisi "flash"
nel cielo. Il regime di moto è di rado rettilineo, più spesso del tutto
casuale, a volte pendolare, oscillante o elicoidale. Oggetti di questo
genere, che quasi mai emettono rumore, possono muoversi a velocità
elevatissime (fino a 30000 km/h) e fermarsi all'improvviso. Possono
scindersi in più parti e poi fondersi di nuovo in un'unica struttura.
Possono rimanere in cielo per pochi secondi, così come anche per alcune ore,
sia in movimento che rimanendo immobili. Nella stragrande maggioranza dei
casi si tratta di oggetti caratterizzati da un'apparenza del tutto
evanescente senza contorni precisi. La loro luminosità può essere
elevatissima, superando spesso 100 KW di potenza, e rimanere tale per tempi
prolungati fino a 1-2 ore, fino a spegnersi di colpo. Altrettanto spesso
tali oggetti sono stati visti pulsare in modo regolare o semi-regolare, e
talora aumentare la frequenza di pulsazione in seguito al puntamento di
torce elettriche o fasci Laser nella loro direzione. La loro direzione di
percorrenza è spesso lungo l'asse nord-sud. Le quote sono di solito molto
basse, da 1000 metri fino ad un metro da terra. Il fenomeno sembra
manifestarsi molto spesso in stretta vicinanza col terreno, spesso
caratterizzato da valli e da montagne: l'apparizione dei globi luminosi
appena sopra la cima delle montagne è una caratteristica molto diffusa.

1. Dal Progetto Hessdalen al Progetto EMBLA
Il fenomeno luminoso di Hessdalen viene studiato scientificamente fin dal
1984, quando una commissione di ricercatori professionisti guidati
dall'ingegnere elettronico Erling Strand, ora professore assistente
all'Østfold College di Sarpsborg, portò alla creazione del "Project
Hessdalen". Nel 1984 ebbe luogo una campagna strumentale di misurazione con
la quale si dimostrò che il fenomeno luminoso è correlato con perturbazioni
magnetiche, produce marcatissime tracce radar, e determina talora balzi
improvvisi dell'emissione radio (HF). Subito dopo il 1994, anno in cui si
svolse a Hessdalen un importante convegno internazionale di fisica per
discutere del fenomeno, nacque una collaborazione tra il Project Hessdalen e
il sottoscritto. Ciò portò alla messa a punto di svariati progetti di
ricerca strumentale mirati a testare le varie teorie sul tappeto, e ad
un'ulteriore analisi dei dati acquisiti nel 1984. Questa analisi, che potè
confermare tutto quanto effettuato a suo tempo dal Project Hessdalen, fornì
anche un nuovo risultato: alcune componenti del fenomeno mostrano una
significativa correlazione con l'attività solare. Questa correlazione, pur
restando tale dal punto di vista della statistica, non ebbe un seguito dal
momento che, nel corso della stessa indagine, si osservò che il fenomeno
mostrava anche caratteristiche completamente autonome senza alcuna
correlazione con la ionizzazione solare. Il 1995 segna una svolta
importamente: è l'anno in cui il sottoscritto coinvolge in questa ricerca
anche il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), in particolare il Prof.
Stelio Montebugnoli, dirigente tecnologo della Stazione Radioastronomica di
Medicina (BO). In quell'anno ebbe così luogo il primo di quattro workshop
italo-norvegesi dove al Prof. Strand si aggiunse anche il Prof. Bjorn Gitle
Hauge. Nascono così le basi del "Progetto EMBLA", che porterà in seguito
anche all'effettuazione di missioni scientifiche italiane a Hessdalen. Nel
1998 il Prof. Strand dà vita alla AMS (Automatic Measurement Station), un
vero e proprio osservatorio computerizzato, provvisto di videocamere
automatiche, magnetometro, analizzatore di spettro radio e radar. In
particolare le videocamere in uso (di diverso tipo) hanno consentito, e
consentono tuttora, di monitorare in tempo reale il fenomeno luminoso a
Hessdalen. Ciò ha permesso al sottoscritto di costruire una statistica
obiettiva dalla quale emerge che il fenomeno luminoso si verifica
maggiormente nei periodi invernali e nelle ore che vanno dalle 22 alle 01, e
che esso presenta una distribuzione assolutamente uniforme nel cielo (e
talora sulla terra) senza mostrare aerovie preferenziali. Nel 2000 ebbe
luogo la prima spedizione italiana a Hessdalen, denominata EMBLA 2000.
Questa missione era soprattutto dedicata al monitoraggio del fenomeno nel
campo radio, in particolare nella finestra delle onde lunghe (VLF), progetto
che fu suggerito da Flavio Gori di NASA Inspire. Gli analizzatori di spettro
approntati da Montebugnoli e dai tecnici suoi collaboratori, vennero
installati per un mese all'interno dell'osservatorio norvegese. Ciò portò
all'acquisizione di un'enorme quantità di dati, dai quali emersero
caratteristiche altamente peculiari, in primo luogo la rilevazione degli
stessi identici segnali rilevati 16 anni prima dai norvegesi nelle onde
corte: balzi improvvisi dell'emissione radio con elevata caratteristica di
periodicità. Ma soprattutto la rilevazione di segnali mai registrati prima:
segnali marcatamente "doppler" che permettevano di misurare velocità fino a
100.000 km/sec. Un'analisi del sottoscritto ha portato all'elaborazione di
un modello fisico dal quale emerge che i "plasmoidi" luminosi di Hessdalen
sembrano essere oggetti rapidamente rotanti in grado di espellere particelle
a velocità quasi-relativistica e collimate da un fortissimo campo magnetico.
Nel corso della stessa missione fu anche possibile documentare e riprendere
con videocamera e camera fotografica l'apparizione di fenomeni di luce,
alcuni dei quali dalle caratteristiche altamente peculiari. La missione
EMBLA 2000 deve la sua realizzazione anche al neonato Comitato Italiano per
il Progetto Hessdalen (CIPH), un istituto privato di ricerca diretto dallo
studioso Renzo Cabassi, da lui creato per promuovere uno studio scientifico
dei fenomeni luminosi anomali in atmosfera. Il CIPH finanziò il sottoscritto
per partecipare a questa missione come supervisore scientifico in appoggio
ai tecnologi del CNR. Il CIPH ha invece completamente gestito sulla base dei
fondi e della strumentazione messi a disposizione, la spedizione EMBLA 2001,
missione questa completamente dedicata allo studio eminentemente ottico del
fenomeno luminoso. Per un mese intero (agosto 2001), sono state effettuate
osservazioni sul campo usando un telescopio riflettore, una camera CCD, una
sofisticata videocamera CCD, uno spettrografo a bassa dispersione, varie
macchine fotografiche e tutta una serie di detector portatili messi a
disposizione dal CNR (presente anche quest'anno assieme a Flavio Gori, ma
per un periodo limitato di tempo). Questa missione, di cui il sottoscritto è
stato direttore scientifico, ha consentito di portare ad una maggiore
comprensione del profilo fenomenologico dei globi luminosi, dal quale è
emerso che: 1) il fenomeno è costituito da molti sferoidi secondari che
sembrano vibrare attorno ad un comune baricentro, alcuni dei quali vengono
palesemente espulsi dal corpo centrale, 2) il fenomeno è in grado di
cambiare forma e colore in tempi rapidissimi, manifestando in continuazione
delle pulsazioni irregolari. Da un punto di vista fisico, si è potuto
dimostrare sia spettroscopicamente che fotometricamente che il fenomeno
luminoso si comporta nel 95% dei casi come un plasma termico con una
temperatura paragonabile a quella della fotosfera solare. Purtuttavia si è
dovuto prendere atto di due fattori peculiari: a) la luminosità aumenta solo
per via dell'aumento della superficie irradiante e non per via dell'aumento
della temperatura che resta pressoché costante senza alcun effetto di
raffreddamento: ciò porta a ritenere che si tratti di un plasma confinato
all'interno di un fortissimo campo magnetico e che la struttura
approssimativamente globulare dei plasmoidi sia dovuta ad un tipo di "forza
centrale" che simula la gravità - si pensa in questo caso a mini buchi-neri
o a monopoli magnetici - e che fa assumere ai plasmoidi un aspetto simile a
quello di una "stella in miniatura", b) così come rilevato nella missione
dello scorso anno, una esigua ma significativa parte degli oggetti rilevati
non mostra alcuna caratteristica di plasma bensì quella di oggetti solidi
illuminati uniformemente, facendo ritenere che la fenomenologia di Hessdalen
sia dovuta alla sovrapposizione di due fenomeni dalle caratteristiche
differenti oppure da due comportamenti differenti di uno stesso fenomeno.
Nel corso di EMBLA 2001 si è potuto anche rilevare l'altissimo livello di
elettrificazione dell'intera valle di Hessdalen, in forma di specie di lampi
globulari che vengono rilevati ovunque, così in cielo come in terra. Nel
corso delle prossime missioni programmate a Hessdalen si sta tuttora
progettando di utilizzare uno spettrografo ad alta risoluzione e un "imaging
radar".


2. Le peculiarità di Hessdalen
Gli abitanti di Hessdalen e della zona limitrofa, come ad esempio il lago
Oyongen, riportano fin dal 1981 testimonianze dal carattere eminentemente
ufologico che non si limitano solamente alla descrizione di sfere di luce
evanescenti ma anche di oggetti nettamente strutturati di varie forme:
dischi, triangoli, ovoidi e sigari volanti tra i più citati. Prima che le
missioni EMBLA venissero intraprese, gli scienziati, incluso il
sottoscritto, hanno ritenuto che queste testimonianze null'altro fossero che
una interpretazione fantasiosa degli abitanti di un fenomeno di sicura
origine naturale, mediata da un immaginario collettivo ben radicato nel
mondo: il mito delle astronavi o aeronavi aliene. La prima osservazione sul
campo (EMBLA 2000) ha permesso di rilevare, assieme ad una stragrande
preponderanza di luci non strutturate, anche la presenza di oggetti che
presentano una struttura ben netta: un triangolo di luci prima, un piccolo
ovoide a debole luminosità poco dopo. Durante la seconda osservazione (EMBLA
2001) si è potuto rilevare qualcosa di simile ad un ellissoide schiacciato.
Si prende serenamente atto anche di questi "dati discrepanti", nella piena
consapevolezza che fare scienza significhi analizzare tutti i dati a
disposizione, e non selezionarli in funzione di convenienze accademiche
preconcette guidate da una presa di posizione, di per sè ideologica, che ben
poco ha a che fare con un sano e obiettivo positivismo di fronte ai fatti
osservati. Il positivismo resta, anzi avanza proprio quando la scienza ha il
coraggio di procedere anche nei sentieri più impervi. Ciò non significa
affatto che la presenza di "eventi strutturati" a Hessdalen propenda a
favore di visite ET, anzi è molto ragionevole ritenere che i governi che
tuttora eventualmente esperimentino congegni volanti a tecnologia esotica
sceglierebbero proprio località come Hessdalen per operare indisturbati nel
migliore dei camuffamenti: la coesistenza di luci anomale legate al
territorio e di macchine volanti nate da qualche mente degli "Skunk Works"
permetterebbe a qualche governo di operare segretamente facendo credere
all'opinione pubblica che Hessdalen è una base aliena. Dunque il fatto di
aver rilevato anche "eventi strutturati" a Hessdalen non è una prova che la
Terra sia visitata da ET. Purtuttavia questa possibilità in sé non è affatto
esclusa dalla scienza ufficiale: la Terra può essere raggiunta in vari modi
canonicamente accettati e se ne discute all'interno dell'establishment
ufficiale da almeno 20 anni, sulla base della pubblicazione di articoli su
riviste del prestigio del Journal of the British Interplanetary Society, e
da qualche anno nell'ambito del progetto SETV (Search for Extraterrestrial
Visitation) nato all'interno della NASA. Non esistono allo stato attuale
prove scientifiche che la Terra sia visitata da intelligenze allogene, ma
esistono tutte le procedure per cercare queste prove, che devono passare
attraverso un rigorosissimo screening. Restano per ora accertati due fatti:
a) che a Hessdalen sussiste una sovrapposizione di fenomeni apparentemente
molto diversi tra loro, quelli attribuibili ad un plasma (in preponderante
maggioranza) e quelli tipici di solidi uniformemente illuminati, b) gli
stessi fenomeni di plasma offrono caratteristiche in tutto anomale dal punto
di vista termodinamico. A prescindere dalla soluzione ultima della
fenomenologia di Hessdalen nella sua globalità, ciò che spinge i ricercatori
a effettuare investigazioni in quella vallata è la necessità di comprendere
il meccanismo fisico con cui si manifesta l'energia dei globi luminosi o di
qualunque cosa ad essi eventualmente correlata, ora abbastanza ben
conosciuta dal punto di vista fenomenologico. Si tratta di un patrimonio di
inestimabile importanza per l'umanità: la pressoché costante apparizione di
globi di luce in grado di restare accesi per oltre un'ora emettendo a volte
un megawatt di potenza non può lasciare indifferente la comunità dei
ricercatori che operano nella fisica fondamentale. Ancor più, queste
apparizioni sembrano venire incontro al bisogno urgente dell'umanità di
dotarsi di una fonte di energia non inquinante ma potentissima e durevole.
Di natura ET o non-ET poco importa. Ciò che importa è che la scienza che sta
nascendo ad Hessdalen è rivolta ad un'umanità in crisi, e all'unico paradiso
all'interno del sistema solare, meritevole di essere salvato.

fine prima parte...

Fonte: http://www.romagnapolis.it
Divulgato da Carmelo Scuderi su CHUCARA 2000

 

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