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Psicologia: è sempre colpa dell'arbitro?

Il Personaggio: 

Juan Hernandez

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

La pallanuoto è uno sport altamente influenzato dalle decisioni arbitrari in quanto, a differenza degli altri sport, la maggior parte dei falli viene commessa sotto l’acqua.

Il non vedere il fallo comporta, per il direttore di gara, l’interpretazione del comportamento di uno o l’altro giocatore in base all’esperienza accumulata nel suo bagaglio tecnico e l’agire attraverso norme convenzionali non sempre giuste o reali.

A rendere più difficile l’operato arbitrale è: la sistematica simulazione dell’atleta. Questi, che è a conoscenza di questa difficoltà arbitrale, cerca in tutti i modi di rendere a lui favorevole una situazione di gioco che lo vede soccombere, per poi indicare nell’arbitro l’elemento di disturbo.

L’errore arbitrale esiste, è visibile agli occhi di tutti, è sempre visto come un torto o come un’incapacità.

Bisogna spiegare, per rendere evidente la difficoltà di una segnalazione giusta, che un arbitro in campo controlla sei coppie (12 elementi), un allenatore la sua squadra (6 elementi), un genitore suo figlio (2 elementi). Quindi è più semplice che un genitore, fuori dall’acqua e senza nessuna responsabilità, individui immediatamente un fallo o una segnalazione errata nei confronti di suo figlio e che più genitori insieme facciano eco a quello che ha visto il fallo.

Lo stesso si può dire di un allenatore pronto a strillare quando non riceve un fallo a proprio favore ed a glissare quando vede un suo giocatore fare un fallo che non viene segnalato.

Se si calcolano statisticamente gli errori degli atleti (fonte Sabato è Pallanuoto, arbitro Picchetto) si nota che questi commettono dai 6 ai 10 errori a livello tecnico-tattico a partita; moltiplicati per 26 giocatori si giunge ad un valore di più di 100 errori di squadra che sono ampiamente superiori a quelli che potrebbe fare un arbitro in partita.

Per questo se una squadra invece di guardare l’arbitro si ponesse l’obiettivo di ridurre al minimo i propri errori, non ci sarebbero problemi nel vincere le partite anche con “problemi di arbitraggio”.

Molto importante per tutti i ragazzi che leggono questo articolo è che: a livello psicologico un atteggiamento sbagliato verso l’arbitro potrebbe far perdere partite in equilibrio.

Questo perché la mente è il fattore dell’organismo più complicato, potente e fragile; è molto difficile da allenare e soprattutto semplice da scaricare a livello energetico.

Notevoli studi hanno messo in risalto che il sistema nervoso si scarica prima del sistema muscolare: il ciò comporta che una persona super allenata, ma che non sa gestire al meglio le componenti nervose è più debole di quella meno allenata che sa gestire, con l’aiuto del sistema nervoso, le sue energie.

L’optimum sarebbe quello di abbinare le due componenti, abbinamento che viene fatto solo dai campioni.

Questa premessa vuole spiegare che in una partita equilibrata vince chi riesce a protrarre l’attenzione con intensità maggiore rispetto all’altra squadra: in questo caso chi si adegua più velocemente allo stile arbitrale.

Spesso i giocatori commentano alcune decisioni dell’arbitro commettendo così 3 errori:

1)   Spreco di energia psichica (aspetto economico): si utilizza male quell’energia che serve al sistema neuro-muscolare affinché ci sia sinergia tra nervi e muscoli.

2)   rottura dell’equilibrio e benessere psicologico (aspetto psicologico): riduzione della fiducia in se stesso, nei compagni, nell’arbitro; mancanza di controllo agonistico; precipitazione; break out mentale con possibilità di prendere una definitiva in difesa o di sbagliare cose semplici in attacco.

3) rifiuto di quell’evento come elemento di crescita (aspetto pedagogico): pedagogicamente il miglior apprendimento è dato dalla PROVA DI ERRORI, quando si sbaglia si deve cercare di adattarsi ed accomodarsi all’errore. Ovvero capire cosa si è sbagliato, non dare la colpa ad altri dello sbaglio e prepararsi per non fare più lo stesso errore.

Per finire, se si è data una condotta precisa all’atleta bisogna però parlare delle possibilità che l’arbitro ha di porsi nei confronti dell’atleta:

1)   Professionale: non avere giudizi personale verso una squadra o verso giocatori già arbitrati con i quali è venuto a discussione (ogni partita è un evento unico);

2)   Non ergersi a protagonista dell’incontro: cambiare completamente svolgimento alla partita a seconda di una condotta troppo autoritaria e punitiva.

 

Mino Di Cecca 

 
 
 

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