A rendere più difficile l’operato arbitrale è: la
sistematica simulazione dell’atleta. Questi, che è a conoscenza di questa
difficoltà arbitrale, cerca in tutti i modi di rendere a lui favorevole una
situazione di gioco che lo vede soccombere, per poi indicare nell’arbitro
l’elemento di disturbo.
L’errore arbitrale esiste, è visibile agli occhi di
tutti, è sempre visto come un torto o come un’incapacità.
Bisogna spiegare, per rendere evidente la
difficoltà di una segnalazione giusta, che un arbitro in campo controlla sei
coppie (12 elementi), un allenatore la sua squadra (6 elementi), un genitore suo
figlio (2 elementi). Quindi è più semplice che un genitore, fuori dall’acqua e
senza nessuna responsabilità, individui immediatamente un fallo o una
segnalazione errata nei confronti di suo figlio e che più genitori insieme
facciano eco a quello che ha visto il fallo.
Lo stesso si può dire di un allenatore pronto a
strillare quando non riceve un fallo a proprio favore ed a glissare quando vede
un suo giocatore fare un fallo che non viene segnalato.
Se si calcolano statisticamente gli errori degli
atleti (fonte Sabato è Pallanuoto, arbitro Picchetto) si nota che questi
commettono dai 6 ai 10 errori a livello tecnico-tattico a partita; moltiplicati
per 26 giocatori si giunge ad un valore di più di 100 errori di squadra che sono
ampiamente superiori a quelli che potrebbe fare un arbitro in partita.
Per questo se una squadra invece di guardare
l’arbitro si ponesse l’obiettivo di ridurre al minimo i propri errori, non ci
sarebbero problemi nel vincere le partite anche con “problemi di arbitraggio”.
Molto importante
per tutti i ragazzi che leggono questo articolo è che:
a livello psicologico un atteggiamento sbagliato
verso l’arbitro potrebbe far perdere partite in equilibrio.
Questo perché la mente è il fattore dell’organismo
più complicato, potente e fragile; è molto difficile da allenare e soprattutto
semplice da scaricare a livello energetico.
Notevoli studi hanno messo in risalto che il
sistema nervoso si scarica prima del sistema muscolare: il ciò comporta che una
persona super allenata, ma che non sa gestire al meglio le componenti nervose è
più debole di quella meno allenata che sa gestire, con l’aiuto del sistema
nervoso, le sue energie.
L’optimum sarebbe quello di abbinare le due
componenti, abbinamento che viene fatto solo dai campioni.
Questa premessa vuole spiegare che in una partita
equilibrata vince chi riesce a protrarre l’attenzione con intensità
maggiore rispetto all’altra squadra: in questo caso chi si adegua più
velocemente allo stile arbitrale.
Spesso i giocatori commentano alcune decisioni
dell’arbitro commettendo così 3 errori:
1) Spreco di energia psichica
(aspetto economico): si utilizza male quell’energia che serve al sistema
neuro-muscolare affinché ci sia sinergia tra nervi e muscoli.
2) rottura dell’equilibrio e
benessere psicologico (aspetto psicologico): riduzione della fiducia in se
stesso, nei compagni, nell’arbitro; mancanza di controllo agonistico;
precipitazione; break out mentale con possibilità di prendere una definitiva in
difesa o di sbagliare cose semplici in attacco.
3) rifiuto di quell’evento come elemento di
crescita (aspetto pedagogico): pedagogicamente il miglior apprendimento è
dato dalla PROVA DI ERRORI, quando si sbaglia si deve cercare di adattarsi ed
accomodarsi all’errore. Ovvero capire cosa si è sbagliato, non dare la colpa ad
altri dello sbaglio e prepararsi per non fare più lo stesso errore.
Per finire, se si è data una condotta precisa
all’atleta bisogna però parlare delle possibilità che l’arbitro ha di porsi nei
confronti dell’atleta:
1)
Professionale:
non avere giudizi personale verso una squadra o verso giocatori già arbitrati
con i quali è venuto a discussione (ogni partita è un evento unico);
2) Non ergersi a protagonista
dell’incontro: cambiare completamente svolgimento alla partita a seconda di
una condotta troppo autoritaria e punitiva.
Mino
Di Cecca