dalla realtà al modellismo

LA FERROVIA DELL’ALTA PUSTERIA

spunti dal vero per un plastico “da corridoio”

 

Massimo Callery (mcallery@libero.it)

 

Nominare la Pusteria significa evocare immagini di paesaggi estivi dove dominano il verde delle abetaie e l’azzurro del cielo o invernali quando la coltre bianca ricopre tutto di un colore brillante sul quale spiccano  due strisce scure, parallele, che attraversano strade, boschi, sovrappassano il fiume Rienza...

La ferrovia della Pusteria: i miei ricordi partono da bambino quando, alla mano dei miei nonni – lui era Capotecnico FS – si partiva da Roma con il “direttissimo” per San Candido con destinazione Dobbiaco. Li si cambiava treno e si proseguiva per Cortina con il trenino bianco e blu della SFD (Società Ferrovia Dolomiti).

Avevo pochissimi anni e già mi piaceva il mondo dei treni (sognavo di diventare “macchinista”: chi non l’ha desiderato da bambino?) e, nonostante il cuscino noleggiato a Roma Termini (le cuccette non esistevano, il Wagon Lit era roba per sceicchi arabi...) stavo praticamente sveglio per tutto il viaggio a guardare dal finestrino (quello “umano”, di una volta, che si apriva fino in basso tanto che un bambino poteva affacciarsi!)

La trazione era elettrica fino a Fortezza: all’epoca ancora non ero cosciente dei cambi macchina e dei cambi di sistema di trazione che si susseguivano nel corso della notte. Sapevo solo che in questa magica stazione tra gli alberi e le foschie della prima mattina a “tirare” il treno ci si sarebbe messa una grande macchina nera, sbuffante ed ansimante, che avrebbe sparso fumo e granelli di carbone per quasi due ore fino a portarci là dove eravamo diretti. Scoprii poi che le macchine erano spesso due e qualche volta ce ne era una terza, dietro, che spingeva. Il rumore dello scappamento, i fischi di sincronizzazione tra macchinisti alla partenza, sono immagini ancora vive e presenti nella mia mente.

Sono, ahimè, cresciuto. Non ho fatto il macchinista nè il Capo Stazione. Ma la passione dei treni mi è rimasta. E, parimenti, mi è rimasta quella per le Dolomiti. Per cui: vacanze, Dolomiti, Pusteria, treni sono una sequenza di parole obbligate per me che – purtroppo però – sono limitate nel tempo alle due-tre settimane estive. E questo è vero non solo per me ma anche per tanti appassionati come me... Quest’anno, allora, ho deciso di portare con me qualcosa di questa ferrovia.

N.B. Nel corso del 2010 gran parte del traffico sulla ferrovia della Pusteria è passato alla SAD. In quell'occasione tutte le stazioni sono state modificate per soddisfare le esigenze di un traffico pendolare. Monguelfo e Dobbiaco sono state semplificate, a Villabassa è stato costruito un binario di raddoppio. Nelle singole pagine ho caricato i nuovi tracciati, visibili cliccando sul relativo indicatore tracciato2010.

 

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