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Le tappe verso il nuovo ospedale: dieci anni... passati tra finanziamenti, progetti e problemi tecnici

Storia di un percorso a ostacoli


Qual è la situazione "tecnica" del progetto per il nuovo ospedale di Verduno, alla vigilia della riunione del 25 ottobre, a Bra, in cui l’Asl presenterà il terzo piano finanziario e prospetterà tempi precisi per la sua approvazione da parte della Regione?

Proviamo a ripercorrere le tappe salienti dell’iter.

Il primo stanziamento, 2 miliardi di lire per la progettazione, venne inserito nella legge regionale n. 40 del luglio 1996, dopo che a fine ’94 la costruzione dell’ospedale di Verduno venne inserita nel Piano sanitario regionale.

Nell’estate del 1995 l’Asl acquisì 220.000 metri quadrati di terreno nel Comune di Verduno, in località Pradonio-Monviglietto. L’area venne scelta grazie all’intervento del Lions club Alba, che individuò la zona per la sua equidistanza dai centri maggiori e per la vicinanza al tracciato della futura autostrada Asti-Cuneo.

Nel settembre del 1997 la Giunta piemontese accantonò 40 miliardi per il nuovo ospedale e 20.799 milioni per interventi di adeguamento delle strutture esistenti, somma a sua volta "girata" sul nuovo edificio.

Su tali basi venne affidato, il 4 novembre 1998, l’incarico di progettazione a un raggruppamento professionale con a capo l’architetto francese Aymeric Zublena, risultato vincitore della gara d’appalto indetta nel marzo 1993 a cui presero parte dieci concorrenti. Il progetto preliminare venne approvato dall’Asl nel febbraio 1999, mentre superò il vaglio della Regione il 22 settembre 2000, assieme al piano finanziario per l’opera, che comprendeva anche gli 80 miliardi di lire stanziati con due leggi regionali del 2000, un finanziamento di 30 miliardi del Ministero della sanità, un mutuo per 11 miliardi, il recupero di 50 miliardi dalla vendita degli attuali ospedali di Alba e Bra e una quota di 10 miliardi mediante project financing (investitori privati).

Con finanziamenti per quasi 244 miliardi, si passò alla progettazione definitiva, che si occupò dei nascenti problemi di natura idrogeologica, rilevati dalle perizie dei Servizi tecnici regionali. Il terreno di Verduno è ricco di gessi e, per la sicurezza e la stabilità della struttura, si rendono necessarie la completa ridisegnazione delle fondamenta e la realizzazione di una rete di opere di drenaggio dell’acqua del sottosuolo, con un aggravio di costo nell’ordine di 50 miliardi, somma che si pensò di recuperare grazie al massiccio intervento di investitori privati, ai quali assegnare la gestione di servizi accessori della struttura (cucina, lavanderia e parcheggi a pagamento, per fare alcuni esempi).

La situazione innescò, inoltre, la discussione, ancora in atto, sull’esatta ubicazione dell’edificio: si pensa di traslarlo verso Sud di un centinaio di metri, in una zona a minore rischio geologico, però i terreni sono ancora da acquisire. Il progetto definitivo è stato validato da una società di certificazione e poi approvato dall’Asl il 18 dicembre 2001, che provvide a inviarlo al Comitato per le opere pubbliche, a Torino, il quale lo esaminò e chiese alcuni ragguagli di natura tecnica.

Poi il confronto si è spostato in sede di Accordo di programma tra i vari enti interessati, per coordinare le opere di urbanizzazione e la fornitura di servizi necessari: qui si decise di stralciare dal progetto complessivo i costi relativi alla bonifica idrogeologica del sito, stimati in 6 milioni di euro, e quelli per la viabilità (2,5 milioni di euro), che dovrebbero essere oggetto di un finanziamento regionale, come promesso dall’assessore Antonio D’Ambrosio durante un’adunata pubblica che si tenne a Verduno all’inizio dell’estate 2002. Nel frattempo, e siamo ai giorni nostri, è partita la gara d’appalto per trovare i progettisti degli interventi di natura idrogeologica, il cui bando vedrà l’apertura delle buste nei prossimi giorni.

Il nuovo piano finanziario è schizzato a quota 197 milioni di euro (o, per capirci meglio, a 385 miliardi di lire), ma l’Asl ha approvato una serie di riduzioni, calcolando a priori il possibile ribasso d’asta, valutato nel 25 per cento, abbassando di un quarto la somma stanziata per arredi e attrezzature e riducendo le quote legate a imprevisti e le riserve per i contenziosi.

L’assestamento della spesa preventivata, con una serie di artifici contabili, a 134 milioni di euro (260 miliardi) non ha convinto la Regione che, dopo le ferie estive del 2002, ha sollecitato altre modifiche al piano finanziario, in modo da contenerlo attorno ai 145 milioni di euro (280 miliardi di lire). Il nuovo piano finanziario è stato ricalcolato limando i costi di attrezzature e arredi e, come abbiamo già detto, sarà presentato al pubblico in occasione della riunione di Bra di venerdì sera.

Sarà la volta buona?

(di Giulio Segino da Gazzetta d'Alba del 23 ottobre 2002)



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