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2002:
un vero salasso per i Piemontesi

+350
miliardi di Irpef
+200
miliardi di ticket
+200
miliardi circa per i servizi che il cittadino dovrà pagarsi di tasca sua (Lea )
+350
miliardi della mancata eliminazione dei ticket sulla diagnostica prevista dal centro sinistra a partire da gennaio 2002
=1100
miliardi in totale pagati da tutti noi


E il nostro ospedale?

Il disavanzo del 2000 valeva 1200 miliardi; il Governo ne ha coperti 200 e il resto sarà coperto con un mutuo che nelle intenzioni dell'attuale Giunta dovrebbe ricadere per il 30 per cento sul bilancio regionale e per il 70 per cento sulle aziende sanitarie che pagheranno il rateo di loro competenza con le alienazioni del proprio patrimonio immobiliare.

Nel caso di Alba e Bra, la costruzione del nuovo ospedale si basava proprio sull'alienazione dei due ospedali; il progetto viene quindi messo in serio pericolo e addirittura si rischia che la nostra zona venga espropriata della propria azienda sanitaria.

Rischio già evidenziato da Piera Costa, capogruppo dei Democratici di sinistra in Consiglio Comunale ad Alba, che ha recentemente chiesto dove sta il rapporto privilegiato che questa Amministrazione vanta con la Regione.
"L'Asi (Azienda Sanitaria Integrata) -ha detto - non si fa; il nuovo ospedale deve essere ridimensionato e, intanto, il nosocomio di Mondovì va avanti".

Preoccupato è anche il commento di Mariangela Roggero Domini, capogruppo della Margherita: "Bisogna spiegare alla gente che cosa significa l'Asl unica di Cuneo. La Regione non tiene conto, pensando di creare le Asi solo nei capoluoghi di provincia, che il cuneese è molto vasto.
Ci accingiamo, dunque, a pagare lo 0,5% di aumento dell'Irpef deciso a Torino per pareggiare i conti della sanità, in cambio di minori servizi. E' la politica del centro destra: mentre non si mantengono le promesse di diminuire le tasse a livello nazionale, si aumenta l'imposizione locale. Inoltre mi pare fortemente in dubbio la reale volontà politica di costruire l'ospedale a Verduno, mentre è chiaro l'intento di ridimensionare la parte ambulatoriale del servizio sanitario.
La spinta verso il privato è una linea che contrasta con la tradizione del nostro territorio, che ha sempre avuto fiducia nella sanità pubblica".

La sanità piemontese in crisi raccontata dai consiglieri regionali Antonio Saitta (Margherita) e Antonino Riggio (DS) in un incontro pubblico tenutosi il 9 aprile ad Alba

La sanità dell'Ulivo


L’attuale situazione di crisi della sanità è un fenomeno temporaneo legato esclusivamente a ragioni di tipo finanziario o sono le scelte politiche a livello nazionale e regionale a mettere a rischio un sistema sanitario e socio assistenziale faticosamente costruito negli anni passati?

Per rispondere a queste domande, il coordinamento dell’Ulivo di Alba ha invitato, martedì 9 aprile, ad un incontro con la cittadinanza due Consiglieri regionali: Antonio Saitta della Margherita e Antonino Riggio dei Democratici di sinistra.

"Il difetto più grave della giunta di centrodestra – ha esordito Antonino Riggio, Consigliere e membro della Commissione regionale di indagine sulla sanità - è stato quello di non saper raccogliere la grandissima tradizione di capacità ed efficienza della sanità piemontese. Hanno ereditato una situazione economica sana, con un disavanzo nel 1995 uguale a zero, e un sistema che da molti punti di vista, diagnostica e terapia, organizzazione territoriale e ricerca specifica (l’epidemiologia è stata inventata in Piemonte) è a livelli di eccellenza".

Ottime le premesse, pessimo l’approccio. Il centro destra, infatti, si è avvitato nella sua incapacità di governare causando, nei primi cinque anni di governo, un disavanzo di 3500 miliardi di lire con una punta nel 2000 di 1200 miliardi. Cifre confermate, e quella complessiva addirittura maggiorata a 3700 miliardi, dall’Asi, l’Agenzia sanitaria italiana.

"E’ chiara quindi l’attuale inversione di tendenza riguardo ai servizi. Quando, per il patto di stabilità, lo Stato non può più coprire i disavanzi e le Regioni devono far quadrare i conti, ecco la politica delle tre "t": tagli, tasse e ticket. Ce ne sarebbe una quarta, la t di tangenti, ma su questa– ha detto Riggio - è meglio stendere un velo pietoso.

I tagli, che rispondono alla logica del razionamento invece che a quella della razionalizzazione, ammontano nel triennio 2000-2002 al 12 per cento a fronte di una crescita della spesa sanitaria del 21, considerando fisiologico un incremento annuo del 7 per cento. E i tagli – ha proseguito - si sono manifestati principalmente nella mancata sostituzione del personale andato in quiescenza, con l’inevitabile aumento dei carichi di lavoro, e nella riduzione dei servizi, soprattutto quelli territoriali. Due interventi con una forte e negativa ricaduta sulla qualità del servizio offerto.

Tasse. Malgrado i tagli spaventosi, il centro destra in Piemonte ha aumentato l’addizionale Irpef dello 0,5 per cento raggiungendo il massimo della capacità impositiva della Regione: tutti i piemontesi hanno pagato 350 miliardi di tasse in più. "Un risultato di notevole coerenza – ha ironizzato Riggio - per una coalizione il cui slogan elettorale era "meno tasse per tutti"".

La terza t: i ticket, uno strumento economico punitivo che non modifica assolutamente i comportamenti.

Noi – ha spiegato il Consigliere Ds - non neghiamo il consumismo farmaceutico e nemmeno il problema dell’abuso del pronto soccorso: due fenomeni che condanniamo politicamente, e personalmente come operatori sanitari. Ma quello che secondo noi è sbagliato è lo strumento ticket che per la sua inefficacia a ridurre l’accesso al pronto soccorso; là dove è stato applicato, per esempio in Emilia Romagna, sarà tolto".

Si è verificato, infatti, che la leva economica funziona solo per i più disagiati, quelli con pensione al minimo o con basso salario, mentre per la maggior parte delle persone 50 Euro non sono una barriera insuperabile quando si ha bisogno di una risposta in tempi rapidi.

Il problema si risolve, secondo l’Ulivo, con la costruzione di una rete di intercettori sul territorio. E’ stata presentata ed è in discussione in questi giorni in Commissione sanità una proposta di legge sulla medicina di gruppo che prevede l’integrazione di tutte quelle strutture oggi disperse.

"Intorno all’ospedale – ha detto Riggio - esiste un tessuto importante dato dai medici di famiglia, dai pediatri di libera scelta, dagli infermieri dell’assistenza domiciliare, dagli assistenti sociali, dalle associazioni del volontariato, dalle residenze per la riabilitazione e lungo degenze; occorre integrarle per creare una macro struttura alternativa all’ospedale. Ci serve una struttura capillare in grado di dare un’ampia serie di risposte sul territorio soprattutto se si sviluppassero i suoi spazi in almeno cinque settori: day service, day hospital, day surgery, country hospital e telemedicina. Uno sviluppo che allargherebbe di molto la possibilità di offerta del distretto intercettando moltissime patologie".

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, gli interventi chirurgici possibili in day surgery, per esempio, sono il 65 per cento contro una media regionale dell’otto per cento.

L’ospedale, così liberato da tutta una serie di impegni impropri, potrebbe ulteriormente innalzare il suo livello tecnologico e professionale.

Ma che cosa ha fatto il centro destra per approfondire queste tematiche e allargare questi spazi interessantissimi?

"Nulla – è stata la risposta del Consigliere -. E così facendo, o meglio non facendo, ha generato una situazione in cui la sanità pubblica è messa a rischio perché, la dilatazione dei tempi di attesa sposta una grandissima quantità di utenza dal sistema sanitario pubblico a quello privato. Migrazione ulteriormente accentuata dall’introduzione dei LEA, Livelli essenziali di assistenza".

"Sono ormai alcuni anni - è intervenuto Antonio Saitta, Presidente della Commissione regionale di indagine sulla sanità - che stiamo lanciando l’allarme. Non governare la spesa sanitaria come sta avvenendo in Piemonte vuol dire, piano piano, modificare il sistema sanitario pubblico basato su un principio per noi fondamentale: garantire il servizio a tutti, indipendentemente dal reddito".

Il non governo della spesa ha portato a dire che il servizio pubblico può garantire solo alcuni servizi; per gli altri ognuno deve pensarci personalmente con assicurazioni o quant’altro. E’ sintomatico quanto è capitato con i Lea: il ministro Sirchia ha detto che per alcuni servizi, fino ad ora garantiti dal pubblico, dovranno pensarci direttamente i cittadini, o la Regione, oppure i Comuni.

"Il Governo ha trasferito un problema politico enorme, quello dei principi su cui è basato il sistema sanitario, sugli Enti locali che dovranno così affrontare spese che possono mettere in crisi i loro bilanci.

La nostra risposta – ha detto Saitta – propone, invece, una maggiore attenzione ad una gestione rigorosa andando a ricercare, come Commissione di inchiesta, le aree di diseconomia e di spreco".

Nel 1997 la spesa sanitaria in Piemonte era di 7 mila miliardi, nel 2001 è salita a 11 mila. Anche tenendo conto dell’inflazione e dell’aumento del costo del personale, 4 mila miliardi di incremento in quattro anni dicono chiaramente che qualcosa non ha funzionato.

Ecco quindi la sollecitazione del Presidente Ghigo a contenere la spesa. Ma l’operazione non è riuscita nonostante la riduzione dei posti letto e dei ricoveri. Resosi conto del fallimento completo di questo tipo di approccio al problema, l’amministrazione di centro destra ha proposto un nuovo modello di sistema sanitario che prevede la separazione degli ospedali dalle Asl.

"E’ assolutamente falso che si possa ottenere un qualche risultato. Dove questo sistema è stato applicato – ha spiegato Saitta - non ha portato ad alcuna riduzione della spesa; vuol solo dire ritornare all’antico ridando vita alle forti lobbies ospedaliere in grado di concentrare risorse sugli ospedali togliendole alle Asl. La nostra proposta si basa, come ha spiegato Riggio, su un sistema integrato e sulla revisione del ruolo dei Direttori delle Asl perché, secondo noi, l’aziendalizzazione non ha dato i risultati sperati. C’è la stessa politicizzazione del passato, e forse più forte".

La vicenda Odasso è emblematica: evidenzia l’eccessiva dipendenza fra i Direttori e chi li ha nominati; e qualche Direttore, anziché occuparsi solo di sanità facendo l’amministratore pubblico, al di sopra delle parti, ha preferito rispondere alle tante richieste clientelari per garantirsi la riconferma del mandato.

"Occorre, quindi,anche recuperare il senso etico, cosa che in questi anni è mancato.

Lo dico perché ricordiamo bene i commenti del giorno in cui, durante il Consiglio regionale, ci fu dato l’annuncio dell’arresto di Odasso. Il commento che girava nella maggioranza era ben lontano da avere toni scandalizzati, o quantomeno critici, ma era: "…. ma doveva proprio prenderli in ufficio?"

E l’incapacità di indignarsi per un simile fatto – ha concluso Saitta - è un brutto segno".


(di Filippo Grillo da 'LA VOCE di Langa e Roero' del 22 aprile 2002)



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