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Secondo la Costituzione non è il popolo ma la Magistratura che giudica tutti i cittadini, nessuno escluso

Cirami e dintorni:
dobbiamo essere grati a Ciampi


La "Cirami" non è bastata. La normativa sul legittimo sospetto, che il Parlamento italiano ha "dovuto" approvare a tappe forzate, con minaccia anche di convocazione ad agosto e di scioglimento anticipato delle Camere in caso di mancata approvazione, non ha dato i frutti sperati. La richiesta di spostare da Milano i processi che vedono imputati Silvio Berlusconi e Cesare Previti è stata rigettata dalla Cassazione.

È da notare come questo esito, che la destra ha definito "incredibile" e che ha indotto il Presidente del Consiglio a fare una dichiarazione la quale ha tutta l’aria di un’arringa di difesa davanti alle telecamere (oltre a essere l’ennesimo inaudito attacco ai giudici), non significa colpevolezza degli imputati, ma solo che essi dovranno essere processati. E che la giustizia continua ad essere "uguale per tutti", anche ora che, per volontà del ministro Roberto Castelli, viene amministrata "in nome del popolo".

All’arringa televisiva di Silvio Berlusconi si può obiettare che in Italia, finché rimane in vigore l’attuale Costituzione, chi giudica non è il popolo, ma la Magistratura, la quale può giudicare, sulla base dei codici vigenti, tutti i cittadini, nessuno escluso.

Il merito maggiore di questo esito, salutato con sollievo non solo dall’opposizione, ma da tutti coloro che hanno a cuore la democrazia e l’uguaglianza tra i cittadini, va all’imparzialità dei giudici e al presidente Carlo Azeglio Ciampi. Non a caso, tra i commenti più velenosi, c’è stata l’insinuazione che senza la correzione dell’articolo 45, voluta dal Capo di Stato quale condizione sine qua non per firmare la legge, il processo di Milano sarebbe stato spostato. Ricordiamola, allora, la correzione: il processo può essere spostato ad altra sede "quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo, e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo...". In una parola, il sospetto sull’imparzialità dei giudici non basta dichiarare di averlo, ma occorre dimostrarlo!

La morale di tutta la vicenda è allora chiara: la miglior garanzia contro le prevaricazioni di parte, contro l’uso privato delle istituzioni, è il bilanciamento dei poteri voluto dalla Costituzione. Difendere la Costituzione – quando parla di giustizia, di equilibrio di poteri, ma anche di impossibilità dell’Italia di entrare in guerra, a norma dell’articolo 11 – è difendere la democrazia.

E questo è giusto farlo nelle piazze, con i girotondi e le manifestazioni, ma soprattutto nelle aule parlamentari, là dove c’è il potere decisionale. La politica si fa con le armi del diritto.

Il Presidente della Repubblica, con discrezione e senza clamori, ha tracciato una strada al Paese.

(di Battista Galvagno da Gazzetta d'Alba del 5 febbraio 2003)



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