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Da IL MANIFESTO del 21 novembre 2003

Berlusconi bocciato sulla Cecenia. Il parlamento europeo vota a larghissima maggioranza la stroncatura del discorso in difesa dell'amico Putin. Una figuraccia mai vista, tanto meno per il presidente di turno della Ue

L'Europa "deplora" il presidente

di Alberto D'Argenzio

Il parlamento europeo "deplora" Berlusconi per come ha rappresentato la Ue nel vertice con la Federazione russa. Il portavoce di Forza Italia a Strasburgo, Giacomo Santini, se la prende con il giornalista del Tg3 Piero Badaloni per come ha presentato il dibattito di mercoledì su questo tema. I capigruppo dello stesso parlamento danno il via libera definitivo al rapporto "sui rischi della violazione delle libertà fondamentali nella Ue ed in particolare in Italia" nel settore dei media. I tre fatti avvengono nel giro di un paio d'ore ma in ordine inverso, partendo dall'ultimo. Eppure così si spiegano meglio mentre si spiega da sola la situazione italiana arrivata ad un livello tale da smuovere anche le istituzioni comunitarie, solitamente pigre quando si tratta di toccare argomenti così sensibili e poteri così forti. Partiamo dalla fine. A larghissima maggioranza il parlamento europeo "deplora le dichiarazioni fatte del presidente in carica del consiglio della Ue alla fine del vertice Ue-Russia, nella quale ha espresso il proprio sostegno alla posizione del governo russo per quanto concerne la situazione dei diritti dell'uomo in Cecenia e della democrazia nella Federazione russa". Tutti d'accordo nel censurare lo show del Cavaliere in difesa dell'amico Putin, da destra a sinistra. Astenuti solo Forza Italia ed i conservatori britannici (anche An quasi sicuramente, ma il voto non era nominale), gli stessi che avevano votato contro il punto 13 della risoluzione sul vertice Ue-Russia, esattamente quello che introduce la deplorazione. Il voto era atteso e scontato. Già all'indomani della difesa da un soldo di Berlusconi a Putin, Pat Cox, presidente dell'Eurocamera solitamente misuratissimo, aveva criticato l'attuale presidente dell'Unione ricordandogli che quando si parla a nome della comitiva è necessario rispettare almeno il pensiero e la direzione indicata dal gruppo. Idem Prodi e il medesimo concetto veniva esposto pure lunedì pomeriggio a Franco Frattini da 21 dei suoi 24 colleghi comunitari. Zitti solamente i ministri di Francia, Spagna e Grecia. Così la risoluzione di ieri è solo l'ultimo tentativo delle istituzioni comunitarie di rimettere l'Europa sulla carreggiata fin qui seguita con la Russia: partnership con critiche, non solo tarallucci e vino. Il testo della risoluzione esprime infatti anche la "profonda preoccupazione" del parlamento europeo "per le reiterate notizie di gravi violazioni di diritti umani in Cecenia", le stesse bollate dal Cavaliere come "leggende". Parole anche per la situazione dei profughi ceceni ed inviti al dialogo tra le parti mentre Mosca viene richiamata più ingenerale ad una maggiore attenzione verso "i valori democratici", in particolar modo al "rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto". Critiche infine per la per la mancata ratifica del Protocollo di Kyoto. In sostanza una smentita su tutta la linea per Berlusconi. Abbastanza per definire la risoluzione di ieri ed il dibattito di mercoledì come un fatto "clamoroso", a memoria una "prima volta" visto che non si ricorda il parlamento europeo censurare con tanto di risoluzione un capo di governo mentre parla a nome dell'intera Unione. Questo ha affermato Badaloni nel suo servizio sul Tg3. Niente di che, troppo invece per Santini, portavoce di Forza Italia, che ridimensiona i fatti e che parla di "granchio" preso dal giornalista. In pratica una smentita, che di questi tempi acquista un lontano sapore a minaccia, all'unica televisione di stato che ha parlato del tema, le altre zitte: "Hanno messo la sordina" alle critiche dell'Eurocamera, denuncia Pasqualina Napoletano dei Ds. Ed altre critiche arriveranno da Strasburgo sul tema informazione. Ieri infatti ha ricevuto l'ultimo visto buono la richiesta di un'indagine sulla situazione della libertà di informazione in Europa, in generale, e più specificatamente in Italia. L'idea, limitata al caso Italia, era partita quest'estate da Lucio Manisco, eurodeputato comunista, appoggiata immediatamente da tutto il suo gruppo e da verdi, socialisti e liberali, quindi i popolari sollevavano difetti di procedura ed infine chiedevano che il rapporto riguardasse tutto il continente. Ieri il Ppe appoggiato dall'eurodestra, cioè An, ha provato a smontare definitivamente l'iniziativa proponendo di eliminare l'accenno specifico all'Italia, cioè a Berlusconi. Troppo per comunisti, verdi, socialisti e liberali: il riferimento rimane. Per la prossima primavera il documento dovrebbe vedere la luce, gli argomenti non mancano.




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