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Da LA STAMPA del 19 settembre 2003

L'analisi di Jean-Marie Colombani, direttore di "Le Monde": vi servono regole anti-concentrazione. "Berlusconi approfitta della situazione di potere per estendere il suo impero"

"In Italia c'è una situazione anomala nei media"

JEAN-MARIE Colombani è in partenza per Milano dove sta andando a presentare "Désir d'Italie", il supplemento che Le Monde dedica a questa "passion française" che si chiama Italia. Il direttore del grande quotidiano parigino confessa d'essere un innamorato del nostro paese che osserva con sensibilità specie nel rapporto politica-giornali-televisioni. E siccome si sta discutendo la legge Gasparri che gli editori di giornali accusano di indebolire la stampa scritta gli chiediamo un'opinione. Monsieur Colombani, come vive da Parigi questo conflitto italiano? "Io mi chiedo quando si sveglierà in Italia una destra liberale e repubblicana. Manifestamente il presidente del Consiglio è un uomo di business, che approfitta della sua situazione al potere per estendere il suo impero. Come fanno i grandi paesi europei, bisogna evitare le posizioni dominanti nei media; lui è invece esattamente in una posizione opposta: si serve del potere per accrescere la sua impresa. L'Italia, come la Francia, ha dato la maggioranza alla destra ma, ripeto: esiste solo questa destra?" Com'è la situazione in Francia? "Ci sono dispositivi anticoncentrazione che impediscono, per esempio, a un solo azionista di possedere più del 49 per cento di una sola televisione. Questo naturalmente non evita l’esistenza di mastodonti come Tf1, ma almeno impedisce che sia lo stesso uomo a controllare televisione pubblica e privata. Che non è accettabile". Con la nuova legge, in Italia i proprietari di tv potranno anche possedere giornali. In Francia è possibile? "Sì, ma secondo regole che devono essere esaminate dal Consiglio per la concorrenza che verifica il rischio di posizioni dominanti. E secondo altri criteri, per esempio, in Francia un solo proprietario non può possedere più del 30 per cento (di copie vendute) della stampa regionale scritta. E poi, secondo me, bisognerebbe tanto per cominciare evitare che il servizio pubblico sia sotto tutela del potere politico. Manifestamente accade il contrario". Sia in Francia che in Italia? "Da noi c’è il Csa (Conseil supérieur de l’Autovisuel) che teoricamente è un organismo indipendente anche se il suo presidente Dominique Baudis è un fedele del presidente della Repubblica. Anche la situazione francese è contestabile". E’ paragonabile all’Italia? "No, perché Jacques Chirac non è il proprietario di tutte le altre televisioni private. Nessun altra situazione è paragonabile all’Italia, in nessun paese, a meno che non vogliamo fare lo sgradevole paragone con i paesi che stavano dall’altra parte della cortina di ferro. E’ una questione che dovrebbe preoccupare i liberali, compresi quelli di destra che presumibilmente sono più numerosi dei liberali di sinistra e che dovrebbero essere i primi a protestare". Gli editori italiani accusano il governo di favorire le televisioni le quali dragano il mercato pubblicitario a scapito dei giornali. Lei pensa che la legge dovrebbe aiutare di più gli editori di carta stampata? "E' un problema vero. In Francia, per la tv, esiste un tetto alla raccolta pubblicitaria. La televisione pubblica non può avere più di un tot del suo bilancio derivante dalla pubblicità privata. E questo permette una divisione migliore del mercato" Ma perché il mercato giudica più efficace la pubblicità in tv che sui giornali? "Su questo aspetto io credo che sia esagerato il credito che si dà all'efficacia del messaggio pubblicitario in tv. Sono convinto che durante le lunghe pause pubblicitarie, il pubblico si distrae. E al contrario penso che le inserzioni sulla stampa scritta siano molto efficaci. E poi lo sviluppo dei canali tv a tema frazionerà molto il pubblico". Bisogna farlo sapere agli inserzionisti perché oggi la tv, in Italia, sottrae risorse pubblicitarie ai giornali. Come? "Accade la stessa cosa anche da noi. Si deve fare uno sforzo di comunicazione. Dal 2004, in Francia, cadrà il divieto per i giornali di farsi pubblicità in tv..." Ma non è paradossale pagare per andare in tv a dire fate pubblicità sui giornali? "Sì, è paradossale, sarà una situazione complicata, ma bisogna ben trasmettere il messaggio". In tutto ciò lei pensa che l'Europa potrebbe fare qualcosa? "Se qualche editore francese, o italiano, o tedesco, o spagnolo decidesse una buona volta di fare quello che fanno tutti e cioé un po’ di lobbyng sulla Commissione per difendere il pluralismo e la virtù democratiche della stampa scritta penso che sarebbe molto utile".




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