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Da L'UNITA' del 14 luglio 2003

La bellezza italiana non regge più la volgarità della sua classe dominante: la sottocultura ha vinto, nella società e in politica

La profonda volgarità del Kapo

di Gianni D'Elia

Sul marciapiede del molo, vicino a una panchina, c’era l’ultima copertina di Panorama, col busto del magnate e lo strillo "Io e l’Europa". Stava in terra, scalciata dai passanti, tra cui tre tedeschi che la pestavano con un’ironia irriferibile, passando a braccetto, marito e moglie e la figliola adolescente al fianco. A Pesaro i tedeschi sono di casa da decenni, popolo e borghesia, amanti delle vacanze e della lirica rossiniana. Quella copertina-strillo, con il più improvvido dei nostri politici postbellici, faceva impressione. La bellezza dei due colli - il San Bartolo verso la Romagna, l’Ardizio verso Sud, che abbracciano il mare di Baia del Re e di Baia Flaminia come due grandi ali di tufo, verdi della macchia mediterranea e digradanti nelle bombature come due dolci scivoli - ne viene intaccata. Ormai la bellezza italiana non regge più la volgarità della sua classe dominante: è una bellezza di natura e di storia passata, offesa dal presente e dal passato prossimo in una forsennata gara di speculazione e di interesse privato. Quella copertina, lì, contro il verde azzurrato dell’Adriatico, rammentava il peso di una situazione davvero tragica di immaturità del nostro paese, che non finirà certo con l’augurabile caduta di Berlusconi e del suo governo. Si è andati troppo in là con l’omologazione culturale, il che significa che la sottocultura ha vinto, nella società e in politica. Il riformismo radicale e luterano dei movimenti, che insiste sui princìpi democratici, è appena l’inizio di quella mutazione culturale che sola potrà coronare la vittoria politica. La banchina di Pesaro, con quel ritratto pervasivo ma già caduco, come probabilmente sarà la caduta rovinosa di chi è salito tanto in alto quanto è sceso in basso il cinegiornale quotidiano delle sue imprese verbali, rimandava di nuovo una sproporzione: tra il territorio e la sua popolazione, tra la bellezza superstite e il contesto politico che ne ha fatto un patrimonio s.p.a.; sebbene, in queste zone rosse e democratiche del Centroitalia, valga ancora molto la cultura della conservazione, come osservò Pasolini sulla "Bologna comunista e consumista", che convivono anche qui, come ovunque, nelle zone attuali dello sviluppo che già furono zone di storia e di lotta politica, di battaglia economica di classe. La pena per l’Italia ufficiale così mal rappresentava, e la vera e propria vergogna per la loro sottocultura (che purtroppo nel mondo passa per essere la nostra di italiani), lo sbigottimento per quella volgarissima figura dell’esordio europeo di questo tizio che ci vuole rappresentare in questa maniera: con quella boccuccia stretta stretta, là, sulla pseudobattuta idiota appena detta, a Strasburgo, dando del kapò a un deputato, per giunta tedesco e socialista, Martin Schulz, che lo aveva politicamente inchiodato, sul tema della giustizia europea e dell’immunità italiana per i potenti, denunciando il razzismo della Lega di Bossi... Nel suo doppiopetto da sepolcro imbiancato, gli dovrà costare carissima la giornata, che alla storiella passerà; come speriamo, noi italiani dell’altra metà, passi presto la Casa della Liceità, che ha dato un saggio della sua cultura il 2 luglio 2003, al Parlamento dell’Unione Europea, inaugurando la presidenza di turno della volgarità! Pena, vergogna, scuse ai tedeschi e a tutti gli europei... Ma l’eurovisione ha svelato l’ossesso: e così Berlusconi si è mostrato, intollerante, spocchioso, ricco sfrontato, capace di battute atroci e di un qualunquismo devastante (che ricerca come metodo elettorale), insultante tutti i deputati a lui contrari come "turisti della democrazia", come se lui ci abitasse, lui, che è la più perfetta negazione della democrazia e della divisione dei poteri! Certo è molto liberale tappare la bocca ai giornalisti avversi e poi riempirsela di liberalismo, ma la natura dell’uomo si dimostra soprattutto irata dalla democrazia e della verità. Così, l’uomo della menzogna e dello slalom, si è schiantato sulla pista dell’insulto di Strasburgo. I leghisti l’hanno subito inseguito e superato, con le dichiarazioni del viceministro del Turismo (nientemeno) sulle gare di rutti e il nazionalismo dei crucchi. Ecco, credo che quando ci furono descritte e profetate le ecatombe future dell’Italia, Pasolini pensasse a gente come Gentilini, Stefano Stefani, Bossi, Borghezio, e compagnia. Qui gli albergatori non ne vogliono neppure sentir parlare di Stefani, se le notizie delle agenzie e dei media tedeschi confermano una tendenza a fuggire l’Italia per il prossimo anno, e la Provincia di Pesaro ha chiesto i danni al governo. Pensiamo ai nostri amici tedeschi, impeccabili turisti del luogo e dell’arte italiana e della lingua dei poeti. Il tavolo dei tedeschi, in albergo, è sempre più silenzioso di quello dei connazionali, mi ha detto qualcuno del mestiere. In realtà, le scuse alla Germania, a Schröder (che giustamente non può far finta di venire a Pesaro come se nulla fosse successo), dovrebbero portare a un’autocritica dell’Italia: quella ufficiale, così come si è mostrata oggi, che tutti abbiamo contribuito con i nostri errori a costruire, ignorando le voci intellettuali che avevano lanciato per tempo l’allarme. Infatti, se pensi a una parola che riassuma l’immagine odierna dell’Italia nel mondo, dopo la gran vergogna di Strasburgo e le parole vomitate dai leghisti, in cui il razzismo si mesce all’ignoranza, ne trovi solo una: la volgarità, che in sé ha il disprezzo e l’arroganza. Cara Europa, buone notizie da Strasburgo, scrive qualche amico in Francia in vacanza: buone notizie per l’opposizione, si dirà; pessime per il governo, che si sfalda tra liti di potere; orribili per l’Italia. Questa banca comprende le classi dominanti e il popolo, divenuto una sterminata piccola borghesia interclassista e televisiva. Diretta da uno sprovveduto megalomane, cui la servitù informativa tesse osanna, in quanto proprietario di tre quarti dei media italiani, questa banda suona la sola musica che affanna da anni le orecchie consumiste di ovvietà, fabbricando la video-imbecillità. Per il concreto, le loro ricette economiche liberiste sono rovinose, e impongono per il futuro un lavoro doppio, dio riconversione industriale e di nuovo statuto delle scuole e dei media. Infatti è il nostro popolo a essere regredito a uno stadio di platea sottosviluppata, che si pappa la menzogna del programma unico che ormai si tracanna: altro che l’allemanna accusata nirrosità! Qua, l’ipocrisia del regime che crollò (Prima Repubblica) è nulla in confronto alla volgarità (Seconda Repubblica) che ne è venuta dietro, con il nuovo fascismo degli uomini-format, e la varia confraternita, da Roma alla Padania. Mi immagino i loro elettori: queste madri di veline e amici di Maria, queste nonne velone e ragazze scelte dall’uomo dei sogni di quest’incubo, in un continuo e ripetitivo spettacolino da villaggio-vacanze promosso in prima serata, con questa fasulla pedagogia da società dello spettacolo, che ha il potere falso di imporre il merito e l’eliminazione a schiere di aspiranti replicanti, per cui l’autorità non è più contestata, ma addirittura ringraziata per il quarto d’ora televisivo, in cui consiste il vivo aspirante di gole e mucose adolescenti, unico miraggio e ufficio di collocamento del varietà mondano e immaginario! Ebbene, questo cantiere della sottocultura permanente, è il peggior nemico di ogni ipotesi di rinnovamento culturale, e si identifica oggi e passa per essere davvero la vita, la vera vita. La barzelletta al governo è l’espressione politica di questo cantiere al lavoro ventiquattro ore su ventiquattro, che impedisce alla gente rimbecillita di vedere la volgarità della pseudovita: i soldi, il potere, le donne-oggetto, l’idiozia alla moda... Il Grande Fratello non è che un homunculus, e la tragedia è che tutti lo sanno: pensiamo quanto è enorme il danno, e come e quanto lavorare, per una sinistra ideale... Comunque, cari europei, siate i benvenuti in questo mare.




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