Sonetto del dolce Lamento

Temo di perdere la meraviglia

dei tuoi occhi di statua e la cadenza

che di notte mi posa sulla guancia

la rosa solitaria del respiro.

Temo di essere lungo questa riva

un tronco spoglio, e quel che più m'accora

è non avere fiore, polpa, argilla

per il verme di questa sofferenza.

Se sei tu il mio tesoro seppellito,

la mia croce e il mio fradicio dolore,

se io sono il cane e tu il padrone mio

non farmi perdere ciò che ho raggiunto

e guarisci le acque del tuo fiume

con foghe dell'Autunno mio impazzito.

 

Notturno

Ho tanta paura delle foglie morte,

paura dei prati gonfi di rugiada.

Vado a dormire;

se non mi sveglierai

lascerò al tuo fianco

il mio freddo cuore.  

Che cosa suona così lontano?

Amore. Il vento sulle vetrate,

amor mio!

Ti cinsi collane

con gemme d'aurora.

Perché mi abbandoni

su questo cammino?

Se vai tanto lontana

il mio uccello piange

e la vigna verde non darà vino.

Che cosa suona così lontano?

Amore. Il vento sulle vetrate,

amor mio!

Non saprai mai

o mia sfinge di neve,

quanto t'avrei amata quei mattini

quando a lungo piove

e sul ramo secco

si disfa il nido.

Che cosa suona così lontano?

Amore. Il vento sulle vetrate,

amore mio!  

La canzone,

che non dirò mai,

dorme sulle mie labbra.

La canzone,

che non dirò mai.

Una lucciola stava

sopra le madreselve,

e la luna pungeva,

con un raggio nell'acqua.

Allora io sognai,

la canzone,

che non dirò mai.

Canzone piena di labbra

e di alvei lontani.

Canzone piena di ore

smarrite nell'ombra.

Canzone di viva stella

sopra un giorno eterno.  

 

Gazzella dell'Amore imprevisto

Nessuno capiva il profumo

dell'oscura magnolia del tuo ventre.

Nessuno sapeva che martirizzavi

un colibrí d'amore fra i tuoi denti.

Mille cavallini persiani dormivano

sulla piazza con la luna della tua fronte,

mentre per quattro notti io stringevo

la tua vita, nemica della neve.

Fra gesso e gelsomini,

il tuo sguardo era un pallido ramo di sementi.

Cercai, per darti, nel mio cuore

le lettere d'avorio che dicono sempre,

sempre, sempre: giardino della mia agonia,

il tuo corpo fuggitivo per sempre,

il sangue delle tue vene nella mia bocca,

la tua bocca senza luce per la mia morte.

Gazzella del ricordo d'Amore

Non portar via il tuo ricordo.

Lascialo solo nel mio cuore,

tremore di bianco ciliegio

nel martirio di gennaio.

Mi separa dai morti

un muro di brutti sogni.

Soffro pene di giglio fresco

per un cuore di gesso.

Tutta la notte nell'orto

i miei occhi come due cani.

Tutta la notte, mangiando

le cotogne di veleno.

A volte il vento

è un tulipano di paura.

È un tulipano malato

l'alba d'inverno.

Un muro di brutti sogni

mi separa dai morti.

L'erba copre in silenzio

la valle grigia del tuo corpo.

Sull'arco dell'incontro

aumenta la cicuta.

Ma lascia il tuo ricordo,

lascialo solo nel mio cuore.  

Gazzella dell'Amore disperato

La notte non vuole venire

perché tu non venga e io non possa andare.

Ma io andrò,

benché un sole di scorpioni mi mangi la testa.

Ma tu verrai,

con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.

Il giorno non vuole venire

perché tu non venga e io non possa andare.

Ma io andrò,

portando ai rospi il mio garofano morsicato.

Ma tu verrai,

nelle cupe cloache dell'oscurità.

Né la notte né il giorno non vogliono venire

perché io muoia per te

e tu per me.

 

Casida della donna coricata

Vederti nuda è ricordare la terra.

La terra liscia, libera di cavalli.

La terra senza un giunco, forma pura

chiusa all'avvenire: confine d'argento.

Vederti nuda è comprendere l'ansia

della pioggia che cerca un debole stelo

o la febbre del mare dall'immenso volto

che non incontra la luce della sua guancia.

Il sangue risuonerà nelle alcove

e verrà con spada folgorante,

ma tu non saprai dove si nascondono

il cuore di rospo e la viola.

Il tuo ventre è una lotta di radici,

le tue labbra sono un'alba senza contorno,

sotto le rose tepide del letto

i morti gemono aspettando il loro turno.

  L'ombra dell'anima mia

L'ombra dell'anima mia

fugge in un tramonto di alfabeti,

nebbia di libri e di parole.

L'ombra dell'anima mia!

Sono giunto alla linea 

dove cessa la nostalgia

e la goccia di pianto si trasforma

in alabastro di spirito.

(L'ombra dell'anima mia!)

Il nodo del dolore finisce,

ma resta la ragione e la sostanza

del mio vecchio mezzogiorno di labbra

del mio vecchio mezzogiorno di sguardi.

Un torbido labirinto

di stelle affumicate

imprigiona le mie illusioni

quasi appassite.

L'ombra dell'anima mia!

E un'allucinazione

dispone gli sguardi.

Vedo la parola amore sgretolarsi.

Usignolo!

Usignolo mio!

Canti ancora?





   


   

   


   

   

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