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2. La didattica multimediale

Gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia delle comunicazioni e la struttura a larga banda realizzata all’interno dell’Istituto – ormai connessa, sempre a larga banda, alla rete esterna – rendono possibile pensare alla realizzazione di un progetto proposto a suo tempo come elemento essenziale di sviluppo del Progetto Biblioteca nella sua identità di biblioteca scolastica. In esso si proponeva di formare una “Libreria di Testi di Riferimento”, che include le modalità proposte per la sua organizzazione e redazione.

Quando si parla di “didattica multimediale” non si intende la sostituzione del rapporto umano – o che tale dovrebbe essere – fra allievo e insegnante, ma si intende che oggi è possibile fornire un supporto all’insegnamento che può far allargare lo spazio di attenzione e di riflessione dell’allievo, e non solo dell’allievo, rispetto ai limiti della lezione frontale alla lavagna o con un testo davanti agli occhi. Ciò anche in considerazione del fatto che i ragazzi, oggi, vivono in un mondo ricco di strumenti di comunicazione, e che privarli a scuola di tali strumenti, anziché guidarli nel loro uso, rappresenta una chiusura e una costrizione, oltre che la perdita di un’opportunità: rappresenta quindi un momento di frattura fra scuola e mondo esterno. Mondo che, quando i ragazzi usciranno dalla scuola per il lavoro o per l’università, presenterà loro il conto con la sua domanda di competenza e abilità nell’uso dei nuovi mezzi di comunicazione e di elaborazione, ma soprattutto con la sua domanda di mentalità autonoma, aperta senza timidezze all’iniziativa, alla comunicazione e ad attività non isolate.

Perciò la didattica multimediale non solo è uno strumento utile per offrire insegnamenti più ricchi e più allettanti – e quindi per stimolare la motivazione e ridurre i fallimenti e gli abbandoni, – ma è un modo, per la scuola, per superare il divario che la separa dal mondo reale. Di fatto, ciò che allontana l’utenza dalla scuola, o quantomeno fa interpretare la scuola come parcheggio obbligato, o comunque abbassa in generale la motivazione allo studio, è l’incoerenza fra i metodi della scuola – e spesso anche fra i suoi contenuti – e il mondo che quotidianamente i ragazzi si trovano di fronte. Molti di loro sanno muoversi nella vita molto abilmente, e costringerli ad attività che ne umiliano l’iniziativa e la creatività non può che allontanarli dalla scuola o farla considerar loro come un male necessario in vista di un sempre più vuoto pezzo di carta.
Ma questo non migliora di certo il rapporto studenti-insegnanti. E, soprattutto, non è affatto formativo ma esattamente il contrario. Per formare menti che devono inserirsi nel mondo reale è necessario che la scuola viva nel mondo reale. Infine, prima di giudicare, come troppo spesso accade, che “i ragazzi d’oggi” sono “immaturi” o “infantili”, si dovrebbe vedere se non è invece la scuola a non essere al passo con i tempi, e se quell’“immaturità” di cui si accusano a cuor leggero e con una certa arroganza i ragazzi non sia invece il loro rifiuto di adattarsi a vivere la loro adolescenza in ambienti che “sanno di muffa”.1

L’esperienza dice che i ragazzi, quando vengono messi in gioco, quando vengono impegnati su un progetto (con opportune direttive e momenti di controllo), e cioè quando vengono investiti di responsabilità seppure guidati – che vuol dire dar loro la cognizione di esserci come soggetti e non come vuoti vasi da riempire – danno tutti se stessi e maturano molto rapidamente.

Questo progetto, tuttavia, pur nel vasto ambito multimediale, non si pone obiettivi generici, ma obiettivi strutturati e specifici, che coinvolgono non solo l’Istituto ma proprio il mondo con cui la scuola deve ritrovare un contatto attivo per non isolarsi e non regredire. Tali obiettivi coinvolgono quindi la struttura dei suoi programmi, i contenuti, il modo di svolgerli e di verificare la loro adeguatezza e il loro grado di acquisizione, e infine i rapporti con il territorio (istituzioni, imprese). Ma coinvolgono anche i comportamenti – il rapporto insegnante-studente – spostando sensibilmente verso lo studente quella centralità nel processo di apprendimento di cui tanto si è parlato ma che non ha avuto in sostanza alcun esito pratico al di là delle leggi e delle circolari – disattese nella sostanza – e delle edificanti dichiarazioni di principio.

La didattica multimediale, essendo costituita essenzialmente di due fasi – l’esposizione fron-tale con l’ausilio di supporti multimediali e l’esercizio autonomo sui medesimi supporti da parte dello studente, con la guida e supervisione dell’insegnante – trasforma la lezione, qualunque sia la disciplina, in laboratorio, che è anche un laboratorio aperto su quella sterminata fonte di informazione e mezzo di comunicazione senza limiti che è la rete. All’uso della quale occorre educare per far frutto del suo potenziale educativo senza perdersi nella sua caoticità. Del resto la rete è e sarà comunque usata, privatamente o no, da quasi tutti coloro che oggi sono in fase di formazione e che domani saranno attivi nella società; quindi è dovere della scuola farsi carico di educare a un approccio critico e costruttivo al suo uso.

La didattica multimediale ha anche un altro scopo: aprire a un’utenza più ampia la possibilità di apprendere. Apprendere non tanto o non solo con il fine di ottenere un diploma, ma anche con quello di migliorare la propria formazione per la propria professione, se non per il proprio piacere. E l’utente, che non ha il tempo o il modo per frequentare regolarmente o non si trova nelle condizioni logistiche che glielo consentono, può svolgere questo lavoro non da puro autodidatta – senza guida e cercando a tentoni i testi più adatti, – ma appoggiandosi non solo a programmi strutturati e dotati di tutta la gradualità necessaria affinché ciascuno apprenda con i suoi tempi e solo ciò che gli serve per i suoi obiettivi, ma anche a un tutoring in rete.
Basti pensare, a questo proposito, a quelli che un tempo erano gli studenti-lavoratori della scuola serale, che ormai, in quanto lavoratori, tendono a evitare quel tipo di scuola, considerato come rifugio per gli studenti diurni che non ce l’hanno fatta e che quindi obbligano gli insegnanti a fissare standard particolarmente modesti.2 Il lavoratore, che privatamente intende migliorare o diplomarsi, vuole un’istruzione di qualità, e, allo stesso tempo, trattandosi spesso di adulto con famiglia e molti impegni, ha difficoltà di vario genere a frequentare, difficoltà che diventano psicologicamente insormontabili se la scuola non offre la qualità di cui egli ha bisogno.
Un altro tipo d’utenza è quello delle imprese, con la loro necessità di formazione continua e la loro difficoltà economica, specie se sono medio-piccole, a sostenere a tempo pieno strutture per la formazione. Se il lavoratore delle imprese trova in rete corsi adeguati perlomeno di base, non solo non ha ostacoli contrattuali a ottenere il tempo lavorativo per seguirli, ma è incoraggiato a farlo. In prospettiva, l’esperienza di didattica multimediale porterà inoltre sicuramente a concordare programmi su misura per singole imprese, in collaborazione con i loro specialisti.

Ma quest’esperienza va costruita, senza aspettare che il territorio della formazione a distanza sia totalmente invaso dal privato con fini non sempre chiari, e comunque con danno d’imma-gine e di fatto per la scuola pubblica. La quale ha avuto a disposizione l’opportunità dell’autonomia per muoversi verso un mondo più ampio e dinamico, ma, in concreto, non ne ha fatto ancora alcun frutto.3

Riguardo agli studenti lavoratori (ex-serali e formazione continua), va aggiunto che molti sono gli strumenti multimediali, nel settore tecnico, che consentono esercitazioni efficaci al computer, ma nessuno di questi strumenti è sufficiente per dare l’esperienza dell’attività di laboratorio propriamente detto. Alcune discipline, quindi, debbono prevedere la frequenza ai laboratori,4 tuttavia da organizzarsi in modo da non ripresentare le difficoltà logistiche evitate con l’opportunità della lezione teorica via rete.5
In sostanza, anche per utenti esterni la multimedialità è un aiuto e un supporto, ma neppure in questo caso sono esclusi periodi di presenza in Istituto, in particolare per i momenti di esperienza e verifica pratica, periodi che inoltre consentono l’incontro con gli insegnanti e quella conoscenza reciproca che faciliterà gli stessi rapporti in rete.


1.

Espressione di un presidente di commissione d’esame di Stato.

2.

Dato confermato da molte scuole serali. Molte hanno semplicemente chiuso.

3.

Mentre l’università (e il privato) si sta muovendo su questo terreno sistematicamente.

4.

O comunque attività di laboratorio verificabili: “collaudabili”.

5.

Per esempio scegliendo il sabato, che nelle imprese non è lavorativo, oppure scegliendo una forma intensiva che consente di giorno, attingendo a permessi retribuiti (le 150 ore), di seguire corsi pratici presso l’ Istituto.

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