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Il genere Lavandula comprende circa 25-30 specie di
piante appartenenti alla famiglia della Lamiaceae, tra cui la lavanda.
La pianta è originaria delle regioni Mediterranee. Le specie del genere
Lavandula sono diffuse nei luoghi rupestri del bacino del Mar
Mediterraneo. Lavandula vera: Chiamata « lavanda vera » o « lavanda fine
». Lavandula vera, Lavandula officinalis o Lavandula angustifolia: tutte
queste nomenclature latine testimoniano fra l’altro l’interesse che ha
suscitato nella farmacia fin dal passato (officinalis) anche in
riferimento al suo lato morfologico (angustifolia: «foglie strette»). La
lavandula vera forma dei piccoli ciuffi.

I suoi steli di fioritura sono corti e privi di altre
ramificazioni, i quali presentano una spiga di fiori molto variabile sia
per quello che concerne la forma sia per i colori, condizione
indispensabile per l’utilizzo del termine «lavanda angustifolia di
popolazione». La lavanda fine sopporta eccellentemente il clima freddo e
i suoi terreni prediletti sono situati a partire da 800 metri
d’altitudine per raggiungere i 1400 e oltre. Lavandula spica : È la
lavanda spigo (chiamata anche « lavanda maschio» o «grande lavanda».
L’altro suo nome botanico è Lavandula latifolia, che vuol dire «a foglie
larghe». Le sue foglie sono larghe e vellutate. I suoi steli di
fioritura sono lunghi e possono presentare più spighe di fiori. La
lavanda spigo ama molto il clima caldo e i terreni calcarei secchi. Il
suo habitat si situa a partire da 600 metri d’altitudine. La sua coltura
non è più praticata in Francia. Lavandula stoechas : È la lavanda
marittima. Il suo aspetto è molto diverso da quello della lavanda spigo
e della lavanda fine. Si sviluppa in terreno non calcareo (preferisce la
presenza di silicio) e la sua fioritura è precoce. Gli orticoltori la
utilizzano per creare degli ibridi come la «lavanda farfalla» per la
decorazione dei giardini. Di nessun interesse per la profumeria, a
differenza delle precedenti specie. Lavandula hybrida : All’epoca nella
quale i falciatori andavano a cogliere le lavande selvagge si
cominciarono a notare delle piante più sviluppate delle altre che
chiamavano «lavanda grossa» o «lavanda bastarda» : si trattava delle
lavandine, nate dall’ibridazione spontanea fra la lavanda vera e la
lavanda spigo. Tale incrocio è dovuto agli insetti impollinatori, fra i
quali le api. Essendo un’ibrido, la lavandina è sterile. La sua
riproduzione è realizzata tramite il metodo della talea. La tecnica
della talea si è imposta a partire dagli anni 1925-1930, permettendo uno
sviluppo rapido della coltura della lavandina. Esistono svariate specie
di lavandina, le più diffuse sono : la Grosso, l’Abrial o la Super.
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