"Inizialmente le classi erano miste, dato lo scarso numero di scolari. Bisogna sapere che le famiglie benestanti di Calderino in quegli anni mandavano i loro figlioletti nelle scuole medie di Bologna, non fidandosi degli insegnanti in servizio in questa scuola: era una scelta basata sui pregiudizi, che in seguito si è rivelata un po' superficiale. Aumentando il numero degli scolari, si fecero classi maschili e classi femminili divise. A me toccavano sempre i maschi, perché avevo fama di essere autoritaria. Le insegnanti troppo buone non riuscivano a controllare quelle scolaresche."
"In pochi anni l'edificio non fu più in grado di contenere tutte le classi, così si dovettero affittare delle stanze dal parroco Don Novello, che era anche l'insegnante di religione."
"Erano anni in cui i comuni non si potevano permettere l'onere economico di costruire una scuola nuova. Calderino allora era un paese povero, in una zona dichiarata "depressa"; gli abitanti erano pochi, per la maggior parte contadini o pastori. Non c'erano tanti palazzi, villette, negozi; c'era solo la Piazza Bonazzi, il municipio, la Chiesa di Don Novello, qualche casa a Ponterivabella, qualche botteguccia..."
"La strada per arrivare qui non era asfaltata, era piena di curve, e qualche volta veniva invasa dalle greggi di pecore."
"Mi ricordo che una volta il preside decise di venire in macchina da Zola a Calderino; lungo il percorso, dopo una curva, si trovò in mezzo alle pecore, ne investì due, finì nel fosso, si lussò una spalla, dovette pagare i danni e decise di non venire mai più a visitare la sua sede staccata di Calderino".