"Le aule - ricorda ancora la professoressa Morara - erano riscaldate da stufe a legna, che venivano accese, la mattina, dall'unica bidella in servizio e alimentate nel corso della mattinata dagli insegnanti o dagli scolari. Nelle giornate di vento il fumo invadeva le aule; poteva accadere che un pezzo di calcinaccio cadesse sulla cattedra durante la lezione di francese; per fare ginnastica si andava nel corridoio o, nelle belle giornate, all'aperto."

"Tuttavia il progresso aveva portato il telefono, che permetteva di collegare la Scuola Media di Calderino con la presidenza e la segreteria di Zola."

"Per frenare gli scolari più esuberanti a volte li minacciavo di andare a telefonare; non importava dire a chi o per quale scopo, bastava la sola parola "telefono" per far calare il silenzio." "Dovete sapere che allora i ragazzi erano vivaci; a volte facevano a botte, poteva capitare che qualcuno scappasse dalla scuola per andare a giocare a pallone nel piazzale della Chiesa. I miei scolari erano dei bravi ragazzi, ma un po' "grezzi" perché molti erano figli di contadini, parlavano il dialetto, come era abitudine nelle famiglie di allora; non avevano tutte le cianfrusaglie che avete voi oggi (zaini, astucci, penne, matite, calcolatrici...). Venivano a scuola con una biro, una gomma, una matita e un quaderno."

"Spesso erano vestiti alla buona, con le scarpe infangate, dalle quali cadevano sul pavimento pezzi di zolle secche. Per venire a scuola si dovevano alzare molto presto e qualche volta avevano sonno durante la lezione."