Laboratorio
espressivo
by Nicolò Pegoraro, Marco Sanguanini, Marco Severini,
Alberto Bellavere, Michele Cherubin,
Medie "Calderari", Vicenza, giugno 2003.
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IL DRAGO E IL CAVALIERE | ![]() |
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Un giorno passò da Longwitton un cavaliere in cerca di avventure. "Qui da noi", gli disse la gente di Longwitton, "ha stabilito la sua dimora un drago del quale ci libereremmo volentieri, ma la bestia ha la capacità di rendersi invisibile, e nessun uomo riesce ad avvicinarsi tanto da poterlo colpire. "Supererò questa difficoltà", rispose il cavaliere. "Questa notte mi tratterrò con voi e domani darò battaglia al drago". Così la mattina seguente il cavaliere si unse le palpebre con un unguento magico che gli era stato donato in uno dei viaggi, e si diresse a cavallo verso il bosco. Il drago dormiva, sdraiato accanto ad uno dei pozzi, ma quando udì il rumore prodotto dagli zoccoli del cavallo sulle foglie secche, drizzò subito le orecchie e le terribili spine che portava sulla schiena gli si rizzarono minacciose. Poi, confidando nella propria invisibilità, caricò. |
| Il cavaliere era pronto. Il drago, incautamente, sferrò con una zampa un colpo nella sua direzione, ma il cavaliere evitò gli artigli taglienti ed affondò la spada nel fianco della bestia. Il drago ruggì di dolore, perché la ferita infertagli era profonda, ma si ritirò rapidamente in direzione dei pozzi, preparandosi ad un nuovo attacco. La lotta proseguì a lungo. Nonostante tutte le ferite che riceveva, e per gravi che fossero, il drago sembrava conservare la sua forza, e gli squarci nelle sue carni guarivano con la stessa velocità con la quale venivano aperti dalla spada. Il combattimento si protrasse per molte ore, durante le quali il drago non riuscì, con i suoi movimenti lenti, a sopraffare il cavaliere, che si muoveva con grande agilità; ma alla fine quest'ultimo, affaticato dalla lotta e dal peso delle armi, rimontò a cavallo e si allontanò. | Malgrado gli dispiacesse dover confessare il proprio insuccesso agli abitanti del villaggio, in cavaliere non aveva affatto perso la speranza di vincere la bestia. "Domani tornerò a combattere il drago", disse loro. Ma anche il giorno seguente, sebbene i colpi ricevuti avessero dovuto ucciderlo non una ma mille volte, il drago conservò intatta la sua forza, che al calare della sera non era minore di quella del mattino. E anche quel giorno il cavaliere fu costretto a ritirarsi abbandonando il campo. "Tenterò una terza volta", disse egli. "Questo drago deve possedere qualche altro potere magico che non ho ancora capito. Domani userò di più gli occhi e meno il braccio". Così il cavaliere andò incontro al drago per la terza volta. |
| Ma quel mattino, mentre gli girava intorno, teneva gli occhi bene aperti, e alla fine poté notare che durante tutti gli assalti, il drago faceva in modo di non allontanarsi mai dal pozzo; e osservando con maggiore attenzione riuscì a vedere che la bestia teneva sempre la punta della coda immersa nell'acqua. "Ah! Ecco il suo segreto!" egli si disse, e smontò da cavallo, portando poi a riparo nel folto bosco il fedele destriero. Tornò quindi ad affrontare il drago a piedi e lo ferì leggermente in più punti fino a che la bestia, inferocita, lanciò un orrendo ruggito e spiccò un balzo nella sua direzione. Il cavaliere arretrò, combattendo fiaccamente in modo da far credere al mostro di essere esausto e quasi vinto. Passo dopo passo retrocesse in direzione del bosco, inducendolo ad allontanarsi dal pozzo. Poi, balzando all'improvviso sul suo cavallo, scattò alle spalle del drago interponendosi fra questo e il pozzo. Il drago capì di essere stato giocato e ruggì come un toro impazzito, combattendo disperatamente per poter ritornare nelle vicinanze del pozzo. Ma il cavaliere, che ormai sapeva di avere la situazione in pugno, ribatté colpo su colpo, e questa volta ogni nuova ferita indeboliva la bestia fino a stremarla. | ![]() |