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31 maggio / 9 giugno 2005
Personale del maestro Mario Fortunato

Black and White

A cura di  Adolfo Giuliani
presentazione di Giuseppe Antonello Leone

 

Alcuni momenti dell’inaugurazione

UN NIDO NEL CANNETO

Ricostruire l’esperienza segnica di Mario Fortunato, è una operazione complessa per il nascondimento ideologico e per quell’assoluto tecnico, che, nell’alimentare segni apre la porta al mistero. Le distanze tecniche, che Mario Fortunato, in “libertà”, isola dai vincoli formanti, straripano nell’alchimia risvegliante dell’assoluto cosmico in progres, per cui, il fantastico è rigore, amore velato, che dà all’immaginazione forza esplorativa, legittimando “l’edificio” che consacra le trasmutazioni, quali estensioni del progetto “nativo” delle specie, nella facoltà generatrice della “Grande Opera”.

Mario si muove nel labirinto del segno in cammino, nell’intricata ramificazione della presenza dell’uomo umanizzando la terra mediante la manipolazione di attrezzi rudimentali e sofisticati, per manifestare una poetica, identificando, col segno, le ragioni mistiche-filosofiche di una umanità ancora smarrita davanti al trapasso.

Si chiede quale fu l’origine dell’umanità e il suo “fare” nell’attraversamento del tempo con un segno che enumera, nelle divagazioni del figurale, civiltà diversificate nei mutamenti anche delle nuove conoscenze cosmiche. Le maglie che il “grafico” Mario Fortunato espone sono : “fermate”, “stazioni”, “soste”, della memoria, riassuntive di un vissuto impulsivo che si fa memoria associativa di una sperimentazione di segni evocanti credenze di ordine magico, allusive a forze extra-sensoriali in cammino, per regnare nel sacro.

In queste dodici “stazioni” di Fortunato, è in atto una “disubbidienza” di segnali del costruito, del pre-costruito, in cerca di nuove vibrazioni spaziali del “graffio”, dove il narrare è affondato nella profondità del solco dello zinco o del rame di cui l’acido regola il “numero”.

Nelle “ARCHITETTURE MASSONICHE”, “IL QUADRATO”, “IL COSMO”, “l’ISOLA DEI MITI”…, Mario Fortunato rivela tutto quanto, nei segreti dei suoi maestri, quali: Lino Bianchi Bariviera, A. Ciarrocchi, e Paolo Manaresi ( assistente di Morandi ), aveva assunto e fatto carico di quel fremito espressivo, tipico proprio della Calcografia incisoria.
Così, il linguaggio incisorio di Fortunato, si fa strada, nell’ideologia esplorativa dell’Universum di Giordano Bruno, con lievità calvinista, o nella Città del Sole evidenziando la conoscenza dell’infinito nell’equilibrio di una astrazione concreta di spazi esplorativi, una polarità ruotante in una dinamica ogivale isomorfica.

Il segno grafico di Fortunato si rinnova in una ideologia di contrasto tra il bene e il male, tra luce e ombra ispessendo il segno incisorio.
La narrazione avanza nella incisione “La tonnara”, in chiave metafisica, mentre gli spazi dominati da un vento lieve si fanno geometria d'impianto per un sapiente racconto di un “NIDO” abbandonato in un canneto.
Napoli 16 maggio 2005
                                     Giuseppe Antonello LEONE

    

CENTRO D'ARTE E CULTURA
«IL BIDONE»
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Orario: 16.30 - 19.30
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