LE RADIO PIRATA

Le Radio Pirata sono senza dubbio uno dei simboli più rappresentativi della ribellione giovanile degli anni '60. Con esse il variegato mondo giovanile ebbe modo di diffondere i propri ideali e stili di vita, ma anche di rompere un sistema della comunicazione rigido e burocratico, che non permetteva una libera concorrenza tra le emittenti.

Tutto cominciò l'11 luglio del 1958, quando l'ex-peschereccio “Cheeta" si mosse al largo delle coste sud della Danimarca per effettuare alcuni test di trasmissione radiofonica. I programmi erano stati registrati negli studi a Copenhaghen e venivano diffusi tra le sei del pomeriggio e mezzanotte.

Nasceva così RADIO MERCUR, la prima "radio pirata" europea. Sembrava un esperimento isolato e invece fu solo l'inizio di un fenomeno radicalmente nuovo.
Le trasmissioni radio, fino ad allora quasi esclusivamente nelle mani di enti pubblici, erano ora di fatto gestite da privati che operavano da stazioni al di fuori del territorio di un paese e delle sue leggi in materia di comunicazione di massa.

Durante gli anni '60 il fenomeno si allargò a macchia d'olio e numerose furono le radio che trasmettevano illegalmente da navi o piattaforme ancorate al largo delle coste del nord Europa. E' una storia fatta di continui interventi dei governi intenzionati ad imporre la legge, seguiti dalla ripresa delle trasmissioni da parte di nuove stazioni pirata.

Sta di fatto però che già alla fine del 1960 una ricerca di mercato stabilì che una di queste emittenti, Radio Veronica, poteva contare una audience di circa 5 milioni di ascoltatori. Ed è proprio questo dato a spiegare come, malgrado i rischi di forzata chiusura, molti imprenditori si buttarono a capofitto nell'affare delle radio commerciali.
La competizione si fece subito serrata e ciò provocò un notevole cambiamento nel modo di produrre programmi. Con un mix di generi musicali ben calibrato, soprattutto rock & roll e pop-music, un linguaggio semplice e immediato, una serie di conduttori e disk-jockey fuori dai canoni classici, le radio pirata puntarono al gradimento dei giovani, un target molto ricercato dalla pubblicità.

La cosa ovviamente non era facile e infatti molte di queste emittenti clandestine, soprattutto quelle più politicizzate, fallirono economicamente in poco tempo. Ma è un fatto che verso la fine del 1964 un'altra ricerca di mercato annunciò che gli ascoltatori di RADIO CAROLINE, una delle radio pirata in lingua inglese più seguite, superavano già quelli della BBC nazionale.

I nomi e i sounds delle maggiori emittenti pirata, come "Radio Caroline" e "Big L-Radio London", sono rimasti nella memoria di tutta una generazione, ma non bisogna dimenticare che il fenomeno potè contare su centinaia di piccole radio. Molte di queste chiusero nel giro di pochi settimane e sarebbe praticamente impossibile poterle censire tutte. Abbiamo riunito in una tabella emittenti solo quelle che perlomeno sono state in grado di garantire trasmissioni regolari per un certo periodo.

 

 

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