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IL FUOCO E L'ACQUA (part three)
REFLECTION (CBS 63611, 1969) Water (part 1) / Junior's Wailing / Lost You Too / She Is The Fire / You'll Never Know / Even The Clock / Down The Highway / On Your Road / Twenty Four Hours / When All Your Friends Are Gone / Water (part 2) Kieran White: v.ch.ar. / Martin Pugh: ch. / Martin Quittenton: ch. / Steve Davy: bs. / Michael Rushton: bt.
L'album d'esordio degli Steamhammer pone in risalto un rock blues spedito e piacevole, caratterizzato da soluzioni melodiche e timbriche piuttosto personali, con largo uso di brani di propria composizione (Quittenton, White, Pugh). Che non si tratta del classico disco legato a stereotipi rock blues lo si intuisce sin dalle due parti di Water, brevi frammenti impressionistici per sola chitarra che aprono e chiudono l'album. Junior's Wailing è uno scatto blues che coinvolge sotto l'aspetto ritmico e propone belle parti di chitarra; She Is The Fire porta in dote chitarre dilatate e acide fuse a linee melodiche tutt'altro che convenzionali, dando vita a un'originale forma di blues psichedelico; Down The Highway, con Harold McNair al flauto, si accosta ai primi Jethro Tull e presenta un breve intermezzo di sapore neoclassico; When All Your Friends Are Gone è valorizzata da un eccellente arrangiamento che coniuga l'originario verbo blues con preziose escursioni chitarristiche di sapore californiano. Ottimi anche i brani più rilassati quali Lost You Too (non lontana da certo Mayall), la raffinata Even The Clock (ancora con il flauto di McNair), il folk blues acustico di On Your Road (con inserto di chitarra elettrica psichedelica), il classicissimo blues di Twenty Four Hours (Boyd). Brillante la potente rilettura della You'll Never Know di B.B. King. valutazione: 7
MK II (CBS 63694, 1969) Supposed To Be Free / Johnny Carl Morton / Sunset Chase / Contemporary Chick Con Song / Turn Around / 6/8 For Amiran / Passing Through / Down Along The Grove / Another Travelling Tune / Fran And Dee Take A Ride Kieran White: vs.cha.ar. / Martin Pugh: ch.cha. / Steve Jollife: saxa.saxt.fl.cv.v. / Steve Davy: bs. / Mick Bradley: bt.cn.pr. - Stu. Sound studios, Londra - Tds. Mike Bobak, Paul Tregurtha - Co. Optima Design - Prod. Fritz Fryer Il secondo long playing degli Steamhammer registra il fondamentale avvicendamento della chitarra di Martin Quittenton con i fiati del polistrumentista Steve Jollife, avvenimento che modifica sostanzialmente gli equilibri creativi del complesso; MK II è un deciso salto in avanti che pone la band tra i migliori esponenti della ricerca progressiva inglese, non solo in ambito blues. Sin dall'iniziale, stupenda, Supposed To Be Free si fa strada un nuovo metodo, completamente svincolato dagli aspetti tradizionali del genere, uno stile lirico, raffinato, aperto a importanti contaminazioni jazz introdotte con gusto e moderazione dai fiati di Jollife. La chitarra di Pugh esprime una sorprendente libertà melodica e il nuovo Mick Bradley si dimostra percussionista poliedrico ed elegante. Il peso creativo, dopo l'abbandono di Quittenton, passa principalmente sulle spalle di Kieran White, con contributi di Jollife e Pugh che in molti arrangiamenti svolgono una duplice funzione propositiva e di rifinitura strumentale. L'originale Johnny Carl Morton introduce il clavicembalo suonato da Jollife, Pugh sposta a sorpresa l'accento sull'ambientazione folk della breve e intensa Sunset Chase; Contemporary Chick Con Song si riallaccia al blues più roccato e moderno (con un assolo di Jollife al sax tenore) ed è l'unico brano a portare la firma di tutti i membri del complesso. Turn Around è un altro parto di Jollife, composizione di sobria bellezza con clavicembalo, flauto e un suono che mirabilmente resta in equilibrio tra il neoclassicismo di marca beatlesiana e tenui sfumature jazz. 6/8 For Amiran sceglie la strada dei ritmi complessi con profonde convinzioni blues a mezza strada fra Jethro Tull e East Of Eden, mentre White preferisce affidarsi a soluzioni (a lui care) da lirica e trasognata ballata folk con echi di California nella bella Passing Through, valorizzata da un ottimo lavoro alla chitarra di Pugh. Il brano più ambizioso è Another Travelling Tune che nella lunghissima stesura mai perde in lucidità, grazie a un mirabile arrangiamento che evolve con passione in calde e premurose atmosfere blues jazz, esempio insuperato di una concezione di fare musica romantica e libera da costringenti punti di riferimento, sulla falsariga di ciò che nello stesso periodo viene proposto oltreoceano dai Grateful Dead, sentimento condiviso anche dalla strumentale, sfuggente coda finale di Fran And Dee Take A Ride. valutazione: 8,5
MOUNTAINS (Metronome 15376, 1970) I Wouldn't Have Thought / Riding On The L & M - Hold That Train / Levinia / Henry Lane / Leader Of The Ring / Walking Down The Road / Mountains Kieran White: vs.ar.cha.chr. / Martin Pugh: chs.cha. / Steve Davy: bs.or.v. / Mick Bradley: bt.pr. + Keith Nelson: bj. su Henry Lane - Tds. Martin Birch - Riding On The L & M - Hold That Train reg. live at the Lyceum, Londra, tds. Geoff Calver - Prod. Fritz Fryer Mountains è il disco con il quale gli Steamhammer raggiungono la piena maturità artistica; l'assenza dell'apporto creativo e strumentale di Jollife rende la musica meno varia negli arrangiamenti e priva dell'originale impronta jazz del disco precedente, ma quest'aspetto non pregiudica la qualità sempre molto elevata del disco, caratterizzato da una musica ora maggiormente orientata verso strutture dai toni hard. E' il caso della bellissima I Wouldn't Have Thought, che presenta un riff pesante e ripetitivo ma anche una spettacolare sezione intermedia dove i musicisti si disimpegnano in una dilatata improvvisazione strumentale dominata dall'ispirata chitarra di Pugh. Ancora in questo ambito e altrettanto efficace è l'ottima performance dal vivo (fissata su nastro in occasione di un concerto al Lyceum di Londra) di Riding On The L & M - Hold That Train, con Grateful Dead e Cream ben fissi in mente anche se il tenore è più duro ed esplicito; in bella evidenza la sezione ritmica con il potente basso di Davy e il sempre più bravo Bradley. La seconda parte del disco, interamente composta da White, è imperniata su alcune ottime canzoni dallo stile dolce ed estatico, tipico del cantante, quali Levinia, Henry Lane e la notevole Mountains, brani non privi in ogni caso di interessanti soluzioni ritmiche e di arrangiamenti estremamente equilibrati, mentre Walking Down The Road conduce Steamhammer verso lidi solidi e percussivi. valutazione: 8
SPEECH (Brain 1009, febbraio 1972) Penumbra: a) Entrance b) Battlements c) Passage To Remorse d) Sightless Substance e) Mortal Thought / Telegram / For Against Martin Pugh: ch.v. / Louis Cennamo: bs.v. / Michael Bradley: bt.pr. + Garth Watt-Roy: vs. - Stu. Command Studios, Londra - Tds. Pete Booth - Co. Paul Whitehead - Prod. Michael Bradley, Louis Cennamo, Martin Pugh Il primo febbraio 1972 Speech chiude la storia degli Steamhammer, anche a causa della morte per leucemia del batterista Mick Bradley. L'album, dedicato alla memoria del percussionista scomparso e originariamente pubblicato solo in Germania, resta opera di buon livello, esempio di hard progressivo e ricercato, privo di banalità e superflui orpelli. La lunga suite in cinque movimenti (oltre 22 minuti) di Penumbra si apre a tonalità cupe e introverse che evolvono in ritmi percussivi complessi e solidi, vorticosi fraseggi chitarristici sovrapposti, frasi corali e strutture dall'incedere marziale con l'uso di tonalità spesso drammatiche, senza rinunciare a momenti improvvisati che riconducono ai precedenti lavori del gruppo. Telegram e For Against (con la variante di un lungo, eccellente assolo di batteria da parte di Bradley che si conferma percussionista tutt'altro che convenzionale) proseguono sulla stessa linea, con ripide scansioni della chitarra di Pugh sostenuta da una frastagliata sezione ritmica, intervallate da oscure frasi melodiche alternate a infuocate escursioni strumentali. Fondamentalmente marginali le parti vocali, nonostante il coinvolgimento del cantante Garth Watt-Roy, già con Greatest Show On Earth e Fuzzy Duck. valutazione: 7,5
(Kieran White) OPEN DOOR (Gull GULP 1011, 1975)
- Mauro Radice (Enciclopedia Pop, Celuc 1976, pag. 140) - Una formazione con radici blues al Marquee. Nel primo Reflection i modi sono già ampliati, ben oltre le incerte 12 battute dei primi tempi. Notiamo un avvicinamento formale a certo jazz, sottolineato dal 45 giri Autumn Song e dal nuovo splendido Steamhammer MK II. Con Mountains, del 1970, l'evoluzione giunge a termine, il nucleo si frantuma. Poi rivediamo Steamhammer nel 1972 in nuova formazione, con due chitarristi, basso, batteria. Rock piuttosto duro ed elaborato vogliono mascherare una stasi creativa. Più avanti il nucleo cresce in potenza. Quindi la fine. - Stanz (newsgroup IAMR, 6.1.2002) - Perchè non considerare Speech degli Steamhammer il disco migliore degli Steamhammer? Un'opera che, dal punto di vista non solo "prog" '70, rivela una dimensione allucinata, affascinante di fosfori e bagliori trascendentali nella lunghissima suite Penumbra? Proviamo ad approfondire un attimo questo brano (...) difficile commentarne i passaggi isolatamente; si può dire che da un tema iniziale in cui una chitarra elettrica (o un violino filtrato) crea un passaggio di cupezza intimista un pò alla Island (l'album dei King Crimson, ndr), si passa a un dinamico hard-prog non particolarmente invecchiato; quindi si susseguono altre rarefazioni misteriose e ondivaghe, paesaggi arcani e tenebrose presenze; fino a un finale potente ma stratificato, con i rintocchi in background di una chitarra ultraterrena, dagli echi che preconfigurano in maniera innovativa, quasi, il suono dei Wire di A Touching Display (se il paragone non sembra ad alcuni irriverente). Se pure i due brani restanti del disco non dicono molto, mi pare che l'ambiziosità del brano sia ottimamente ripagata dai risultati, anche perchè il precedente Mountains si muove su altre direzioni e MK II non è di certo comparabile con queste vette di soprendente allucinazione.
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