Led Zeppelin

 

 

IL FUOCO E L'ACQUA (part two)

zeparch.BMP (1030374 byte)Jimmy Page (con archetto) in una delle tante live version di Dazed And Confused

LED ZEPPELIN (Atlantic 588 171, febbraio 1969)

Good Times Bad Times / Babe I'm Gonna Leave You / You Shook Me / Dazed And Confused / Your Time Is Gonna Come / Black Mountain Side / Communication Breakdown / I Can't Quit You Baby / How Many More Times

Jimmy Page:ch.cha.st.v. / Robert Plant: vs.ar. / John Paul Jones: bs.or.v. / John Bonham: bt.pr.v. + Viram Jasani: ta. - Stu. Olympic Sound Studios, Londra - Eng. Glyn Johns - Co. design George Hardie - Prod. Jimmy Page

zepalb1.BMP (485238 byte) Led Zeppelin first album

Le potenzialità dei Led Zeppelin sono eccezionali e le poche ore di lavoro in studio risultano sufficienti per partorire un album d'esordio eccellente e travolgente, che si colloca ai vertici dell'espressione più dura e intransigente del blues inglese. Le intuizioni della loro proposta derivano in linea retta da Truth di Jeff Beck ma il gruppo di Page va ben oltre, sintetizzando al massimo l'ispirazione blues delle canzoni in una musica ruvida e coinvolgente che rappresenta l'anticamera dell'hard rock. Page sfrutta la notevole esperienza maturata in anni di sessioni di registrazione dimostrando una padronanza tecnica invidiabile, sempre puntuale nella propulsione ritmica, incontenibile e al tempo stesso misurato nel solismo, arricchendo nel corso degli anni uno stile che rimane costante punto di riferimento per i chitarristi del genere. Robert Plant non dispone degli straordinari mezzi vocali di un Rod Stewart, ma grazie a una grande personalità, nel tentativo di adattarlo perfettamente alla musica del gruppo, modella il canto rendendolo immediatamente riconoscibile. La sezione ritmica è solida e precisa come poche, non solo per merito di Page ma anche per il suono profondo e spettrale del basso di Jones e per i poderosi colpi inferti ai tamburi da Bonham.

zepplant.BMP (3072354 byte) Robert Plant

Good Times Bad Times mette subito le cose in chiaro: mai si era ascoltato un approccio così duro e schematico, se si eccettuano alcune invenzioni del primo Hendrix (Fire, If Six Was Nine, Spanish Castle Magic) e, in parte, la proposta tellurica degli americani Blue Cheer del primo Vincebus Eruptum, in ogni caso di chiara derivazione hendrixiana. Qui però il suono è puro metallo fuso, privo d'implicazioni psichedeliche, crudo e diretto a un impatto fisico meno selvaggio ma ancor più pesante e senza vie di fuga. Babe I'm Gonna Leave You, un traditional arrangiato da Page, è giocata sul continuo contrasto tra un clima acustico stemperato e improvvise accelerazioni ritmiche, con una sofferta interpretazione di Plant. Due sono gli omaggi a Willie Dixon, sicuramente uno dei compositori più apprezzati (e a volte saccheggiati) dai musicisti inglesi nell'ambito del blues elettrico di Chicago: You Shook Me, già proposta da Jeff Beck su Truth, è resa con un arrangiamento originale che annovera interventi di organo, armonica e un pirotecnico assolo di chitarra con eco, mentre I Can't Quit You Baby appare classica e controllata ma non per questo meno brillante, a dimostrazione che i Led Zeppelin sanno calarsi nel blues anche a stretto confronto con la tradizione. Dazed And Confused è un blues da girone infernale, condotto dalla sicura voce di Plant e da un inquietante giro di chitarra; il suono si placa e Page accarezza le corde con l'archetto del violino (sull'esempio di Eddie Phillips dei Creation) sino alla micidiale ripresa che spezza bruscamente l'irreale atmosfera del brano. La ballata Your Time Is Gonna Come si apre con l'organo di Jones che allenta la tensione, mentre la seguente Black Mountain Side, uno strumentale acustico di Page con il sapore della canzone folk, si avvale dell'accompagnamento di Viram Jasani alle tabla. Il brano è interrotto dall'improvvisa eruzione della chitarra elettrica che con un riff mozzafiato spiana la strada a Communication Breakdown, il primo grande pezzo hard del gruppo, dove Plant riesce a dominare l'alta tensione generata con una prestazione estremamente aggressiva. Chiude il disco la spigliata How Many More Times, che prende spunto da un giro di blues velocizzato, dando quasi l'impressione della prova da sound check nel suo incedere privo di precisi punti di riferimento (una citazione di The Hunter, classico soul ripreso anche dai Free in quello stesso anno sul loro primo album, e una del tradizionale Rosie, dal repertorio di Alexis Korner), con frequenti stacchi solistici e repentini cambi d'umore. valutazione: 9,5