Jimi Hendrix Experience

 

 

THE TURNING POINT

IL FUOCO E L'ACQUA

hendr9.BMP (8207754 byte) the Jimi Hendrix Experience on stage

ARE YOU EXPERIENCED? (Track 612001, 12 maggio 1967)

Foxy Lady / Manic Depression / Red House / Can You See Me / Love Or Confusion / I Don't Live Today / May This Be Love / Fire / Third Stone From The Sun / Remember / Are You Experienced?

Jimi Hendrix: chs.vs.pn. / Noel Redding: bs.v. / Mitch Mitchell: bt.pr.v. - Stu. DeLane Lea, Londra; CBS Recording Studios, Londra; Olympic Sound Studios, Londra - Tds. Dave Siddle (DLL), Mike Ross (CBS), Eddie Kramer (OLY) - Prod. Chas Chandler

Nota: l'edizione americana del disco manca dei brani Red House, Can You See Me e Remember, sostituiti con Hey Joe, Purple Haze e The Wind Cries Mary, vale a dire i lati A dei primi tre singoli della formazione pubblicati, in precedenza, solo in Gran Bretagna (altrimenti rintracciabili nell'edizione inglese dell'antologia Smash Hits, Track 613004, aprile 1968). L'eccellente masterizzazione in CD curata nel 1997 da Eddie Kramer e George Marino per conto della Experience Hendrix/MCA (MCD 11608) contiene tutti i brani citati, oltre ai tre lati B degli stessi 45 giri.

Are You Experienced? scuote dalle fondamenta il panorama musicale inglese, proponendo uno strepitoso rock blues psichedelico; i tempi del beat, delle ordinate linee melodiche, delle pulite armonie vocali, degli strumenti ben controllati e allineati sembrano lontani un secolo. Qui la musica eccita, punta diritta allo sballo fisico e psichico, trasmette elettricità allo stato puro, assimila la tradizione del blues per ridisegnarne la forma. L'Experience si rivela il gruppo perfetto per le esigenze di Hendrix: Mitchell, con il suo stile in apparenza disordinato, offre un ottimale contributo poliritmico e Redding suona il basso con un'originale tecnica, direttamente derivata dalla sei corde, che rende ancor più movimentata e imprevedibile la base ritmica. Da parte sua, il leader definisce nuovi parametri di confronto e non è esagerato parlare di tecnica della chitarra rock prima e dopo Hendrix, mentre lo stile vocale declamatorio di Jimi s'adatta molto bene a una musica di gran peso specifico.

hendr8.BMP (6956766 byte)foto di co. Karl Ferris

Alcune canzoni stordiscono per il furore ritmico e creativo: la danza tribale di I Don't Live Today, composizione cruda e diretta, dura nell'aspetto musicale come nel messaggio delle parole. Mitchell introduce il pezzo con un ritmo Cherokee sul quale parte, infuriato e tagliente, un secco riff blues sospeso su un mare di feedback. Hendrix si prodiga nella sovrincisione di ben quattro chitarre (si tenga presente che tutti gli studi utilizzati per l'incisione di questo album erano dotati di registratori a 4 piste!) con l'ausilio di distorsori e l'utilizzo storico dell'effetto wah-wah (in questo caso a regolazione manuale) del quale diviene insuperato maestro; Love Or Confusion, brano dalla struttura estremamente originale, costruito in affascinanti sezioni sovrapposte, con chitarre fuse tra echi di feedback e forti distorsioni, impalpabili e liquide, che improvvisamente raggrumano in spettacolari assoli, con un incedere apparentemente disarticolato sospinto dai ritmi disinibiti e jazzati di Mitchell e dalle linee movimentate del basso di Redding; la sempre troppo dimenticata Manic Depression, dotata di un attacco, semplice, secco e improvviso, che mette in guardia l'ascoltatore. La canzone si catapulta immediatamente in un intricato sviluppo ritmico, che prevede la chitarra di Jimi rafforzata dal basso di Redding e dalla micidiale propulsione circolare della batteria di Mitchell. La struttura del brano è ibrida, con la spinta nevrotica di un valzer jazz, la forza imperiosa dell'hard rock e un insolito tempo blues di 9/8. Nella parte centrale Hendrix inserisce un assolo tra i più selvaggi e memorabili di tutto il rock, dove in 40 secondi si concentrano la paura e il dolore, sirene lancinanti e impressionanti urla di guerra, la fusione atomica della mente di Jimi in molecole di musica, uno sferzante elettroshock. E il finale della canzone si quieta in mostruose voragini d'acciaio che paiono inghiottire ogni residua emozione. Uno spaventoso flusso sonoro spalmato sui nervi e iniettato endovena.

I brani più sperimentali sono Third Stone From The Sun e la conclusiva Are You Experienced?. Third Stone From The Sun è un'allucinata jam spaziale, caratterizzata dall'utilizzo di nastri manipolati a diverse velocità per i dialoghi delle voci, che risultano fortemente rallentati. Ma è la musica a generare suggestioni indimenticabili, con l'ideazione di una melodia senza tempo dal vago sapore orientale pennellata su una ritmica dai toni jazz; a mezza strada la chitarra pare sgonfiarsi, si ritrae su se stessa generando un brusco cambio di tensione. Jimi cerca il rumore, incurante del ritmo e della tonalità, insegue l'intima essenza delle notti dell'infinito universo, in un duello all'ultima nota con il vigoroso e disciplinato sostegno dei tamburi di Mitchell. Un approccio simile alle battaglie del tenore e del soprano di John Coltrane con le pelli, i ferri e i legni di Elvin Jones, una possente poliritmia sulla quale si dipanano liberamente le evoluzioni del solista. E forse non deve qualcosa a Hendrix la chitarra e l'ambientazione interstellare di Syd Barrett?: gli occhi sgranati e lucidi di fronte alle ulcere sonore di Interstellar Overdrive. La cadenza marziale di Are You Experienced? è ben descritta dalle parole dello stesso Hendrix: "fantasia è la cosa fondamentale, la nostra musica non può essere etichettata. Forma libera è il modo migliore per definirla. Espressione creativa senza costrizioni o inibizioni". Nel brano Jimi e Eddie Kramer, ormai divenuto il suo tecnico del suono di fiducia, fanno ampio uso di nastri con tutti gli strumenti riprodotti al contrario generando uno spiazzante, coinvolgente e fascinoso rituale asimmetrico.

Foxy Lady, Fire e Can You See Me, graffianti e dinamiche, sono classici del repertorio hendrixiano particolarmente adatti all'atmosfera dei concerti, così come il blues estemporaneo di Red House, registrato in un quarto d'ora di seduta, brano essenziale, raffinato e ricco di carica emotiva, né si possono sottacere le linee fluttuanti dell'acquatica May This Be Love. Il roccioso rhythm & blues di Remember appare l'unico episodio leggermente sotto tono, ma forse la sua colpa è solo quella di essere inserito in uno dei grandi capolavori della storia del rock. valutazione: 10

hendr10.BMP (17548534 byte) Jimi Hendrix Experience ... plus

Monterey International Pop Festival

Il festival di Monterey può essere considerato come il prototipo dell'epoca dei grandi festival rock che contrassegnano la fine dei Sessanta e l'inizio del decennio successivo. Non è comunque il primo caso di grande aggregazione giovanile, posta in essere per ascoltare musica. Il Newport Folk Festival, ad esempio, fu organizzato per la prima volta nel 1959, con una continua crescita di spettatori presenti culminata nell'edizione 1965 (80.000), quella che passa alla storia per la svolta stilistica di Bob Dylan che si presenta sul palco accompagnato dalla Paul Butterfield Blues Band con a tracolla una chitarra elettrica. Ancora, il piccolo e pioneristico Big Sur Festival, tenuto in anni diversi sulla costa di Carmel, a sud di San Francisco e, soprattutto, lo Human Be-In "Gathering Of The Tribes", svoltosi il 14.1.1967 al Golden Gate Park di San Francisco con non meno di 25.000 spettatori presenti accorsi ad ascoltare le band psichedeliche del luogo (l'evento viene immortalato in musica dai Jefferson Airplane con la canzone Won't You Try - Saturday Afternoon). Per l'occasione il chimico underground Augustus Owsley fa paracadutare nel parco qualcosa come centomila dosi (ovviamente gratuite) di LSD, la ben nota sostanza allucinogena scoperta nel 1943 dal chimico svizzero Albert Hoffman.

Gli organizzatori Ben Shapiro e Alan Pariser, nel marzo 1967, riescono a racimolare la rispettabile somma di 50.000 dollari nel tentativo di mettere in piedi un festival pop nella zona fieristica di Monterey (previsto per il 16, 17 e 18 giugno). Ma, come sosteneva Dylan, the times they are a-changin': quando i Mamas & Papas di John Phillips, all'epoca una delle formazioni di maggior notorietà della zona di Los Angeles, rifiutano l'offerta di 5.000 dollari per l'esibizione nell'ambito della rassegna, i due impresari comprendono che con quel budget sarebbero andati ben poco lontano. Alla fine, lo stesso John Phillips (con l'aiuto del cantante Paul Simon) modifica i termini della questione, proponendo l'idea di un festival senza fine di lucro organizzato dagli stessi musicisti (che avrebbero offerto la propria partecipazione per il solo rimborso delle spese), e le conseguenti entrate sarebbero state devolute in beneficenza. In realtà, il festival di Monterey rappresenta sotto tutti gli aspetti il primo classico esempio di grande "rock'n'roll live business", mascherato da festival alternativo. La collaborazione, necessaria e irrinunciabile (come un paio d'anni più tardi per la fiera di Woodstock), ottenuta dalle case discografiche fu notevole; in cambio le compagnie ottennero un bel manipolo di nomi da inserire nei propri piani commerciali o la spinta decisiva per lanciare a più alto livello gruppi già conosciuti. Tra gli altri, al festival prendono parte formazioni quali Byrds, Big Brother & The Holding Company (con Janis Joplin), Grateful Dead, Jefferson Airplane, Steve Miller Band, Otis Redding (accompagnato da Booker T. & The MGs), Who, Eric Burdon And The Animals. E' Paul McCartney, membro del comitato organizzatore, a sollecitare la presenza di Jimi Hendrix. Naturalmente il management di Jimi accetta di buon grado l'occasione offerta, nella speranza di ritrovarsi in casa un affare colossale. Sarà proprio così.

A conti fatti l'organizzatore reale del festival è Lou Adler, il produttore dei Mamas & Papas, che riesce a vendere pure i diritti cinematografici alla compagnia ABC per la bella cifra di 400.000 dollari. Per il resto l'amplificazione viene offerta dal tecnico del suono Wally Heider e la presenza di pubblico varia dalle 30.000 alle 90.000 unità, del quale solo poche migliaia di persone riescono a trovare sistemazione nella piccola area concertistica vera e propria.

hendr11.BMP (12881538 byte)Hendrix al Monterey Pop

JIMI PLAYS MONTEREY (Reprise 25358, febbraio 1986)

Killing Floor / Foxy Lady / Like A Rolling Stone / Rock Me Baby / Hey Joe / Can You See Me / The Wind Cries Mary / Purple Haze / Wild Thing

Jimi Hendrix: chs.vs. / Noel Redding: bs.v. / Mitch Mitchell: bt. - Reg. dal vivo al Monterey International Pop Festival 18.6.1967 - Tds. Wally Heider - Prod. Alan Douglas

L'esibizione di Hendrix a Monterey è preceduta, nel tardo pomeriggio, da un vivace scambio di opinioni tra Pete Townshend degli Who e lo stesso Jimi, per assumere la decisione su chi per primo sarebbe dovuto salire sul palco. Qualche tempo addietro, al Saville Theatre di Londra, gli Who avevano suonato dopo Hendrix, di fronte a un pubblico già completamente annichilito e Townshend voleva evitare di ripetere l'infausta esperienza. La leggenda vuole che sia John Phillips, con il classico lancio della monetina, a decidere che gli Who avrebbero suonato prima, con gran sollievo di Pete. Il gruppo scatenò un vero pandemonio, affidandosi ad un'esibizione altamente distruttiva e lasciando il pubblico in evidente stato di eccitazione. Vista la situazione incandescente gli organizzatori decisero di far esibire subito dopo i più "rilassanti" Grateful Dead.

Sin dall'inizio del festival non passa certo inosservata la presenza di Brian Jones, svolazzante fantasma psichedelico vestito di perle, pizzi e un mantello dorato e luccicante. Tocca proprio al chitarrista dei Rolling Stones l'onore di presentare lo storico concerto, consacrazione internazionale di Jimi e allo stesso tempo rivincita sugli stenti e le delusioni della gavetta fatta in quei luoghi: "...the Jimi Hendrix Experience!!!". E' già sufficiente la scatenata introduzione di chitarra della Killing Floor di Howlin' Wolf per stordire il pubblico presente. L'attacco dell'Experience, poi, è impressionante per potenza e solidità e, da subito, lancia il concerto a livelli impensabili, come un treno in corsa con l'apparato frenante in avaria. "E' una canzone che avrei sempre voluto suonare, ma non avevo le capacità tecniche per farlo" affermerà un sin troppo modesto Eric Clapton, a ennesimo tributo dell'amico Jimi. Ovviamente, nella scaletta del concerto Hendrix propone efficaci versioni di alcuni suoi classici, ad iniziare da Foxy Lady, nobilitata da un assolo pregevole, per proseguire con l'ottima resa di Hey Joe, con la tesa e incalzante Can You See Me e con la pacata The Wind Cries Mary, unico momento melodico nell'ambito di questa infuocata esibizione. Nel bel mezzo un paio di sorprese: una micidiale versione della Rock Me Baby di B.B. King e, soprattutto, una personale rilettura del classico di Bob Dylan Like A Rolling Stone. Jimi, che incontra Dylan nel 1966 al Greenwich Village, è un grande estimatore dell'artista, inevitabilmente conquistato dal simbolismo, dalla poesia e dal rock d'impostazione colta delle sue canzoni. Già nel marzo del 1967 l'Experience tenta di realizzare, senza troppo successo, una versione di studio del brano; il tentativo viene ripetuto in successive sedute ma per qualche arcano motivo il gruppo non giunge a una registrazione soddisfacente. Eppure a Monterey le cose vanno in modo ben diverso. Jimi attacca con una serie di accordi secchi ed essenziali, che non lasciano presagire l'identità del brano, per passare alla cadenza di ballata lenta sulla quale introduce la canzone, rendendo omaggio a Dylan. E' una grande versione che mette in definitiva sintonia Hendrix con il pubblico americano, originale e intensa, nella quale il chitarrista si diverte a evidenziare perfino gli errori commessi, come quando salta un verso del testo facendolo notare al microfono rivolto a Noel Redding.

La performance è di altissimo livello, ma ciò che la rende unica è il gran finale dedicato a Wild Thing, preceduta da una preparatoria Purple Haze. Wild Thing era una buona ma timida canzone composta dal cantautore country Chip Taylor (autore, tra l'altro, anche della bella Try, Just A Little Bit Harder ripresa da Janis Joplin) e portata al successo mondiale dagli inglesi Troggs nell'aprile 1966. Qualcosa di veramente selvaggio si abbatte sullo sbigottito pubblico californiano; in pochi minuti Jimi esegue il repertorio spettacolare al gran completo, suonando lo strumento in tutte le possibili posizioni anatomiche, facendo rombare la chitarra con gli amplificatori al massimo del volume, quasi sul punto di scoppiare per effetto della spasmodica pressione sonora generata da Hendrix che si abbandona a devastanti sequenze dissonanti, al limite del caos e del rumore puro. Il pur ingenuo rogo finale dell'amata chitarra, sacrificata sull'altare di un rock finalmente liberato da ogni costrizione, assume un significato inquietante grazie all'impressionante sequenza conclusiva, con gli strumenti che stridono selvaggi, il legno e le corde travolti in tutta la loro più intima essenza dallo spirito di Jimi e lo strumento, abbandonato agonizzante, che continua a gemere impietosamente a spettacolo concluso. Il pubblico annichilito, sconvolto. Teatralità gratuita, qualcuno sentenziò, ma ancora una volta si confondeva l'aspetto esteriore dei fatti, l'esigenza di stupire, con la profondità dell'emozione, l'umanità e la sensibilità di Jimi, elementi poco comodi sui quali basare precisi calcoli commerciali. valutazione: 9

hendr13.BMP (6667974 byte)co. by David King & Roger Law

AXIS: BOLD AS LOVE (Track 613003, 1 dicembre 1967)

Exp / Up From The Skies / Spanish Castle Magic / Wait Until Tomorrow / Ain't No Telling / Little Wing / If 6 Was 9 / You Got Me Floatin' / Castles Made Of Sand / She's So Fine / One Rainy Wish / Little Miss Lover / Bold As Love

Jimi Hendrix: chs.vs.fl.pr.pn.bs.cv. / Noel Redding: bs.v. / Mitch Mitchell: bt.pr.v. + Trevor Burton: v. - Roy Wood: v. - forse Graham Nash: v. - Stu. Olympic Sound Studios, Londra - Tds. Eddie Kramer, Terry Brown - Prod. Chas Chandler

Il secondo album Axis: Bold As Love è un'importante conferma del talento di Hendrix e della forza espressiva dell'Experience, certamente privo della scioccante novità e del tremendo urto visionario psichedelico dell'opera prima, ma pure capace di regalare alla storia del rock alcune gemme straordinarie, tra le più importanti dell'intero repertorio. Spanish Castle Magic, ad esempio, una frastornante danza tribale introdotta da una micidiale partenza da fermo con chitarre, basso (un Hagstrom a otto corde) e batteria all'unisono per creare uno stordente impatto fisico. Il sogno estatico della stupenda Little Wing, caratterizzata da una indimenticabile introduzione costruita su una rapida successione di morbide linee della chitarra, annegate nell'effetto "Leslie" per organo, che lasciano senza fiato per la bellezza della trama; lo strumento sembra barcollare, si contrae su se stesso, spalanca la finestra su un nuovo mondo e l'anima di Jimi s'invola. Sarebbe potuto durare un'eternità quell'assolo, invece appena un breve accenno conclusivo, eterno, che lascia spazio all'immaginazione, a ciò che sarebbe potuto essere. Ed è ancora più bello. Castles Made Of Sand, un tenue, romantico, decadente acquerello sonoro d'orientamento quasi folk, dove la musica riflette mirabilmente la metafora della natura transitoria dell'esistenza e l'assetto instabile e indefinito di ogni avvenimento. Ancora, le ruvide contrazioni blues con dissertazioni psichedeliche di If 6 Was 9, tra le creazioni più originali e a forma libera di Hendrix, e la gigantesca, conclusiva Bold As Love, idealmente suddivisa in due parti. Inizialmente la cadenza da ballata folk di matrice dylaniana, impreziosita dal magistrale lavoro di Jimi, fino a quando la chitarra si lancia in un assolo emozionante, di straordinaria bellezza, che pare condurre in porto la canzone; ma un lontano rullio di tamburi introduce a nuove meraviglie trasportando, con l'ausilio di uno stordente effetto phasing, la chitarra di Jimi nel cuore di una spirale vorticosa che assorbe tutta l'energia per spedirla in orbita e ancora oltre, verso la spazio esterno, in un drammatico delirio dell'estasi d'amore. A corollario, ancora molto: l'overture rumorista di Exp seguita dalle movenze jazz di Up From The Skies, l'apparentemente semplice e ironica Wait Until Tomorrow, le possenti cadenze errebì delle incalzanti Little Miss Lover, You Got Me Floatin', Ain't No Telling, infine la timida She's So Fine, primo brano composto da Noel Redding ad essere inciso dalla Jimi Hendrix Experience, certo non una canzone memorabile, con la voce di Redding esile al confronto con Jimi, ma almeno un ritmo frizzante e divertente, una discreta linea melodica e una prestazione strumentale, ovviamente, più che decorosa. valutazione: 9

hendr12.BMP (6219694 byte) l. to r. Noel, Mitch, Jimi

BBC SESSIONS (Experience Hendrix MCD 11742, 1998)

ELECTRIC LADYLAND (Track 613 008-9, 25 ottobre 1968)

...And The Gods Made Love / Have You Ever Been (To Electric Ladyland) / Crosstown Traffic / Voodoo Chile / Little Miss Strange / Long Hot Summer Night / Come On (Let The Good Times Roll) / Gypsy Eyes / Burning Of The Midnight Lamp / Rainy Day, Dream Away / 1983 ... (A Merman I Should Turn To Be) / Moon, Turn The Tides ... gently gently away / Still Raining, Still Dreaming / House Burning Down / All Along The Watchtower / Voodoo Child (slight return)

Jimi Hendrix: chs.vs.bs.pn.pr. / Noel Redding: bs.v.ch. / Mitch Mitchell: bt.pr.v. + Dave Mason: cha.v. - Brian Jones: pr. - Al Kooper: pn. - Steve Winwood: or. - Chris Wood: fl. - Jack Casady: bs. - Mike Finnigan: or. - Freddie Smith: sax. - Larry Faucette: pr. - Buddy Miles: bt. - Stu. Olympic Sound Studios, Londra; Record Plant, New York - Tds. Eddie Kramer, Gary Kellgren - Prod. Chas Chandler, Jimi Hendrix

hendrlady2.BMP (2259126 byte) le due co. di Electric Ladyland hendrlady.BMP (6677046 byte)

Il doppio album Electric Ladyland viene pubblicato in Inghilterra il 25 ottobre 1968 e raggiunge la sesta posizione in classifica, mentre lo stesso mese negli USA il disco vola al primo posto. Pur essendo attribuito alla Jimi Hendrix Experience, di fatto l'album può essere considerato come un vero e proprio lavoro solista di Jimi dal momento che il gruppo, nella sua interezza, suona solamente in cinque brani. Per la prima volta Hendrix si avvale di numerosi collaboratori esterni; in particolare, l'apporto di Noel Redding è molto ridotto (è titolare della decorosa Little Miss Strange, ma in molti brani viene sostituito al basso da Jimi) mentre Mitchell, batterista ideale per il leader, è saldamente al suo posto, a parte un paio di canzoni nelle quali dietro ai tamburi siede Buddy Miles. Inoltre, la lavorazione in studio di registrazione si è fatta notevolmente più lunga e complessa che in precedenza, con ampio spazio per l'elaborazione di vere e proprie jam utilizzate per il prodotto finale, e nel corso della gestazione si consuma il definitivo distacco con Chas Chandler il quale, pur avendo prodotto parte del materiale, non viene citato sulle note di copertina. Electric Ladyland è il capolavoro di Jimi Hendrix, sofferto e se vogliamo imperfetto parto di un musicista alla disperata ricerca di nuove correlazioni sonore, spesso distanti dalla musica dei primi dischi di successo.

I nastri manipolati di ...And The Gods Made Love, la raffinata, sinuosa e sensuale melodia soul di Have You Ever Been (To Electric Ladyland), il ritmo boogie vivace e diretto di Crosstown Traffic (con Dave Mason ai cori) servono da introduzione al primo capolavoro dell'album, Voodoo Chile. Il brano è un lungo blues originale che vede la presenza del bassista Jack Casady (Jefferson Airplane e Hot Tuna) e di Steve Winwood all'organo, oltre a Mitch Mitchell alla batteria. Hendrix disegna linee di chitarra nitide e profonde, creando un'atmosfera impregnata di tensione che rende unico l'incedere del pezzo, valorizzato da una sezione ritmica potente e dall'ottimo lavoro di Winwood, il cui organo sostiene un ruolo di fondamentale importanza nell'economia dell'arrangiamento, dialogando incessantemente con la magica chitarra di Jimi. A detta dell'organista il brano viene realizzato in tre versioni (l'ultima delle quali è scelta per la pubblicazione) nella modalità di una jam estemporanea iniziata alle sette e mezza del mattino, al termine di una nottata trascorsa allo Scene Club. Il carattere "live" della performance è ancora più sostanziato non tanto dai rumori del pubblico, che vengono inseriti in un secondo momento, quanto dalla prestazione vocale e strumentale di Jimi e compagni praticamente registrata in diretta.

Little Miss Strange rappresenta lo spazio compositivo concesso a Noel Redding per l'album, una canzone che sul piano melodico non si discosta granché dal precedente tentativo di She's So Fine, sfoderando un pop piacevole privo di complicazioni (con l'autore alle parti vocali e pure impegnato in alcune incisioni di chitarra). La seguente Long Hot Summer Night è un rhythm & blues dotato di un tempo medio, moderato e leggero, associato a scelte armoniche e di chitarra solista quantomeno originali; Come On (Let The Good Times Roll) è un ispido blues & roll di Earl King, eseguito dall'Experience al completo; Gypsy Eyes è un solido soul rock magnificato dalla superba prestazione di Hendrix alle chitarre e al basso, con le note cariche di tensione per l'incedere dinamico della ritmica quasi funky e l'atmosfera visionaria delle parole, drammaticamente proferite all'unisono con le corde. Per curiosità, la canzone presenta molti aspetti comuni alla celebre Rollin' And Tumblin', eseguita dai Cream nel 1966 sul loro primo album in una frizzante versione hard blues, ripresa dal repertorio di Muddy Waters che, a sua volta, l'aveva riadattata prendendo spunto da un brano del grande maestro Robert Johnson, If I Had Possession Over Judgement Day. Burning Of The Midnight Lamp, registrata nel luglio 1967 e prodotta da Chandler come singolo nel settembre dello stesso anno, è una delle più elaborate canzoni di Jimi (e tra le più amate dall'autore stesso); la canzone si apre con una bellissima e originale introduzione (forse ricavata da un'idea di Redding) dove compare il clavicembalo suonato da Hendrix, subito seguito dalla chitarra col wah-wah. Il brano è dotato di una bella melodia epica, decadente e malinconica, arricchita da un testo visionario e dall'utilizzo del mellotron per le armonie vocali, e dimostra le eccezionali potenzialità di Hendrix come compositore, per varie ragioni mai completamente espresse.

hendr5.BMP (5809974 byte)music sweet music, I wish I could caress and kiss

Rainy Day, Dream Away, che ha una singolare "reprise" in Still Raining, Still Dreaming (i due brani sono frutto di un'unica sessione notturna del giugno 1968 ai Record Plant), è un raffinato blues jazz dove Hendrix esibisce magistralmente l'effetto wah-wah della chitarra; per l'occasione sono presenti Freddie Smith al sassofono, Mark Finnigan all'organo, e Buddy Miles alla batteria coadiuvato da Larry Faucette alle congas. Il brano sfocia nella stupenda 1983 ... (A Merman I Should Turn To Be), uno dei vertici espressivi di Electric Ladyland e, in assoluto, una delle composizioni più belle e originali di Hendrix; tredici minuti e mezzo realizzati con un notevole dispiego delle tecniche di registrazione disponibili, con il prezioso apporto del flauto di Chris Wood (Traffic) e di una grande prestazione di Mitchell ai tamburi. La produzione del brano è d'effetto, ma ad inebriare il suono è il lirismo poetico della canzone, un affresco sonoro maestoso e suggestivo; percussioni jazz, campanelli e sfuggenti note di chitarra mischiate ad arcani flauti, suoni manipolati e rovesciati nella dilatazione dello spazio e del tempo, il reale che diviene sogno, una volta tanto. Il suono ondeggia fino a sprofondare in gelidi abissi marini, dissolvendosi nella coda rumorista di Moon, Turn The Tides ... gently gently away, la sola chitarra di Jimi trattata dall'effetto phasing curato da Kramer.

House Burning Down crea la giusta tensione per il travolgente finale del disco; il trattamento dello strumento con l'effetto phasing e lo stile selvaggio e tagliente, ma estremamente controllato di Jimi, rendono in pieno l'idea della chitarra in fiamme, con la trama del brano che muta di continuo mischiando il ruvido rock duro di base a una narrazione a tempo di tango. Se per Like A Rolling Stone (al Monterey Pop) Hendrix si limita a una proposta personale ma sostanzialmente fedele all'originale, il trattamento riservato a All Along The Watchtower (un'altra canzone di Dylan, tratta dall'album John Wesley Harding del gennaio 1968) è ben più creativo e radicale. La canzone è completamente riscritta, vivisezionata e ricomposta con un arrangiamento magistrale che le dona un respiro inedito e che può essere considerato come uno dei momenti di massima espressione compositiva di Jimi: "era come se l'avessi sempre avuta in mente e non fossi mai riuscito a scriverla. E' una cosa che mi capita spesso con Dylan". La canzone, registrata in ben 24 versioni, si apre sugli accordi decisi della dodici corde acustica suonata da Dave Mason (in verità agli studi Olympic Mason incide pure le parti originali di basso, poi sostituite da Hendrix al Record Plant, e dubbia ma possibile pare la partecipazione di Brian Jones alle percussioni), per calarsi subito in un'atmosfera d'irreale bellezza dominata dal favoloso ed etereo timbro della chitarra e guidata da una delle migliori interpretazioni vocali di Jimi, convinta ed espressiva. L'assolo centrale di Hendrix compendia meraviglie inenarrabili, suddiviso in quattro distinte parti saldate tra loro con classe sublime: per l'esordio Jimi sceglie la via diretta del rock, suoni decisi ma non invadenti che all'improvviso si sciolgono nel blues rallentato di una "slide" elettrica a dodici corde, lo strumento che ondeggia paurosamente, s'inabissa e resuscita, le corde decomposte e rigenerate dal nulla che lasciano spazio a un fantastico passaggio con il pedale wah-wah, e infine una serrata sequenza di accordi che ricordano l'atipico stile solista di Pete Townshend. Il contrasto con la conclusiva Voodoo Child è aspro; per l'occasione torna a trionfare l'infuocato marasma sonoro dell'Experience, preceduto dalla voce della chitarra in uno degli esercizi prediletti al wah-wah. La potenza sonora è spaventosa, il suono s'impenna in preda a una furiosa isteria, sputa fulmini blues, genera devastanti scosse telluriche, graffia con micidiali artigli la corteccia stagionata del blues. valutazione: 10

hendr6.BMP (5673270 byte)al Woodstock Music & Art Fair Festival, 18 agosto 1969, 8 a.m.

LIVE AT WINTERLAND (Polydor 833004 1, maggio 1987)

hendrmaui.BMP (2358582 byte) Jimi, Mitch & Billy at Maui, Hawaii, luglio 1970