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Che
la politica è affare dei politici. Un discutibile
(sporco) affare. Generazione dopo generazione,
legislatura dopo legislatura, si rinnova la cultura
disfattista. Vedo che orgogliosamente si sfoggia
disincanto, mentre illuso, e peggio ingenuo, è bollato
chi ancora vede nella politica un mezzo per tendere al
bene collettivo. Questo atteggiamento mi pare il peggior
lascito che possiamo dare ai nostri figli. Dovremmo
educare i nostri ragazzi a credere che l’impegno, la
partecipazione, l’apporto individuale possano davvero
concorrere a cambiare la società.
L’adagio “Tanto fanno il bello e il brutto loro a Roma”
è un disvalore, ci fa sentire serenamente impotenti e
vigliaccamente rassegnati; al contrario, siamo noi, ora,
che dobbiamo operare efficacemente per costruire lo
scenario politico migliore per le generazioni a venire.
Sono
felice che si sia deciso di portare alle urne, alle
primarie per il P.D., i ragazzi dai 16 anni in su.
Auspico che aderiscano sentendo che la loro scelta
personale è importante collettivamente. Forse ci vorrà
fisiologicamente un po’ di tempo, ma è bello pensare che
i miei figli potranno trovare un’unica casa a sinistra,
scevra da correnti cristallizzate nei sinboli e nelle
arroganze dei “vecchi partiti”.
Ritengo importante il rinnovamento generazionale voluto
nelle liste Bindi, la schietta apertura agli amici di
altri gruppi, la rappresentanza delle donne e degli
amici di origini extracomunitarie.
Come
giovane imprenditrice, come madre, come cittadina, credo
che spendersi nell’impegno civile e comunque
interessarsi alla politica sia ancora un modo giusto per
operare nel sociale e migliorare l’Italia che sarà.
Il 14 ottobre usiamo NOI
la politica!
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