Scheda bibliografica:

Norberto Bobbio, L'ETA' DEI DIRITTI

(Einaudi editore, Torino 1990)



1.
Il punto di vista tradizionale attribuiva agli individui non diritti ma obblighi (Dieci comandamenti, Dodici tavole, pag.115); la funzione primaria della legge, osserva Bobbio, e' quella di "comprimere non di liberare, di restringere non di allargare gli spazi di liberta', di raddrizzare l'albero storto, non di lasciarlo crescere selvaggiamente" (pag.55). Eppure diritti e doveri sono termini strettamente connessi (pagg.XVIII-XIX).
La grande svolta inizia dapprima con la concezione cristiana della vita, che implica la fratellanza (che non ha di per se' valore morale, precisa Bobbio a pag.57) di tutti gli uomini in quanto figli di Dio; poi il giusnaturalismo, che secolarizza l'etica cristiana e propone la concezione individualistica: il punto di partenza comune e' che l'uomo ha diritti naturali che precedono le istituzioni (pag.123). Lo stato liberale e di diritto abbandona l'idea che sia suo compito provvedere alla felicita' degli individui, idea che fu dello stato paternalistico, assoluto, eudemonologico (pag.97).
La concezione individualistica della societa' e' alla base del concetto di democrazia: la societa' democratica e' una somma di individui per i quali vale il principio di maggioranza come regola fondamentale di decisione (pag.116, vedere anche pag.129: la sovranita' non e' del popolo ma dei cittadini; la base filosofica della democrazia e' l'individualismo: una testa un voto, pag.60). Si vedano anche le considerazioni dell'Autore relative al rapporto fra governanti e governati negli argomenti filosofici di questo sito sulla politica.
La contestazione (il cui termine opporto, chiarisce Bobbio, e' accettazione, un atteggiamento attivo nei confronti di una norma o dell'ordinamento) e la resistenza (il cui opposto e' l'obbedienza, un atteggiamento passivo, che puo' anche essere meccanico, abituale, imitativo) sono entrambe modi di opposizione extralegale (pag.160 e seguenti): lo stato liberale ha portato alla costituzionalizzazione del diritto di resistenza, attraverso la separazione dei poteri e la subordinazione di ogni potere statale al diritto (pag.165).
Lo stesso precetto non uccidere aveva in origine la funzione di impedire la disgregazione del gruppo, piuttosto che quella di proteggere il singolo; scrive l'Autore: "ne e' la miglior prova il fatto che questo precetto, considerato giustamente come uno dei capisaldi della morale, vale solo all'interno del gruppo, non vale nei riguardi dei membri degli altri gruppi" (pag.55).
Diritti dell'uomo, concezione individualistica, democrazia, pace sono termini strettamente connessi; un salutare esercizio, secondo Bobbio, e' "leggere la Dichiarazione universale e poi guardarsi attorno" (pag.44).
I diritti umani possono essere rivendicati (aspirazioni ideali), ovvero anche riconosciuti e protetti (pag.XX): i problemi fondamentali sono pertanto la loro giustificazione (l'analisi dei fondamenti) e la loro protezione (mezzi, garanzie, condizioni). Dopo la Dichiarazione universale del 1948, scrive l'Autore, "il problema di fondo relativo ai diritti dell'uomo e' oggi non tanto quello di giustificarli, quanto quello di proteggerli. E' un problema non filosofico ma politico" (pag.16).

2.
Sono pertanto due le concezioni fondamentali della societa':
- la concezione organica (pag. XII);
- la concezione individualista, dove i cittadini non piu' sudditi acquistano diritti, e che "procede lentamente dal riconoscimento dei diritti del cittadino di un singolo stato al riconoscimento dei diritti del cittadino del mondo, di cui e' stata la prima annunciatrice la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; dal diritto interno dei singoli stati, attraverso il diritto fra gli stati, al diritto cosmopolitico" (pag.XII).
Norberto Bobbio distingue l'individualismo metodologico (contano le azioni degli individui, pag.60), l'individualismo ontologico (autonomia e pari dignita' degli individui, pag.60) e l'individualismo etico (persona morale, pag.60).
Essere responsabili, per Bobbio, vuole dire da un lato essere consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni, dall'altro rispondere di esse di fronte agli altri (pag.143); le forme di controllo sociale sono essenzialmente due (pagg.34-35): l'influenza (dissuasione, scoraggiamento, condizionamento) che incide sulle scelte altrui e il potere (violenza fisica, impedimento legale, minaccia di gravi sanzioni) che impedisce all'altro di agire altrimenti; quest'ultimo è alla base della protezione giuridica (pag.37).

3.
La tolleranza nel significato storico si riferisce al problema di credenze o opinioni diverse (verita' anche contrapposte); oggi il concetto viene esteso al problema della convivenza con i diversi, minoranze etniche, linguistiche, razziali, omosessuali, pazzi, handicappati (pag.235). La tolleranza ha due significati, uno positivo ed uno negativo, e cosi' pure il suo opposto (l'intolleranza, pag.245).
Secondo Bobbio, la tolleranza deve essere estesa a tutti tranne che agli intolleranti (pag.248), valutando pero' la possibilita' di educare l'intollerante al rispetto altrui; scrive Bobbio: "meglio una liberta' sempre in pericolo ma espansiva che una liberta' protetta ma incapace di svilupparsi. Solo una liberta' in pericolo e' capace di rinnovarsi. Una liberta' incapace di rinnovarsi si trasforma presto o tardi in una nuova schiavitu'" (pag.250).
Si vedano anche in questo sito gli argomenti filosofici sui diritti in questo stesso sito.

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