| RENATO PORTALUPPI |
Insieme
ad Andrade
nell'estate del 1988 arriva a Roma Renato Portaluppi. Liedholm lo
presenta con poche parole: "È secondo solo a Gullit". Il
Barone ci aveva visto giusto, anche se non si riferiva alle doti
calcistiche. Come l'olandese del Milan, il brasiliano è un vero
Mandingo e non c'è donna che non si porterebbe a letto.Fisico da culturista, chioma fluente e temperamento caliente, Renato si getta a capofitto nella "dolce vita" paracalcistica. Entra nel giro di Maradona e consuma le sue nottate brave tra "femmine e coca". Il rendimento sul campo è conseguente, ovvero una pena: in campionato 23 presenze e nessun gol, tre partite e una rete in Coppa Uefa, sei partite e tre reti in Coppa Italia. Non contento della fama di playboy e nottambulo, si costruisce anche quella di rompicoglioni: fa a botte con Massaro, rilascia interviste polemiche contro il calcio italiano, a un giornale brasiliano confida che un giocatore come Giannini lì non giocherebbe neanche in terza divisione (e su questo forse aveva ragione). Insomma Renato in Italia non si diverte abbastanza (almeno giocando a calcio), non si sente capito, anzi ha la sensazione di subire un boicottaggio. I tifosi per un po' lo fischiano e si incazzano, poi passano allo sfottò. All'Olimpico appare uno striscione con la scritta: "A Renato, ridacce Cochi". Il pacco viene rispedito al mittente a fine stagione. Torna in Brasile e inizia la classica peregrinazione della promessa fallita in cerca disperata di un ingaggio: gioca nel Flamengo nel '90, passa al Botafogo nel 1991, nel 1992 al Cruzeiro, nel 1994 all’Atletico Mineiro, nel 1995 al Fluminense e nel 1997 torna al Flamengo. Nel 1999 strappa un ultimo un contratto con il Bangu. La sua storia a base di pallone, imbrogli e sesso facile meriterebbe di diventare il soggetto di un film. Con Alvaro Vitali e Lino Banfi, naturalmente. |
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