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Gallese
come John Charles, capocannoniere in prima divisone inglese nel
campionato 83/84 (32 reti in 41 partite), confermatosi realizzatore
implacabile con medie gol paurose negli anni successivi (22 gol in 40
partite nel 1985/86, 30 gol in 42 partite nel 1986/87), più volte
vincitore del titolo di campione d'Inghilterra con il Liverpool, Ian
Rush si trasferì alla Juventus nell'estate 1987 per comporre con
Michael Laudrup una coppia d'attacco, sulla carta, micidiale. Ma il
tentativo di rinverdire i fasti del duo Sivori-Charles fallì
miseramente. Per Rush le presenze in campionato furono 29 e i gol 8.
Laudrup fece anche peggio: 27 preseze, 0 gol.
L'unica squadra che ebbe la sfortuna di conoscere le terribili doti di
realizzatore di Rush fu il Pescara contro il quale, tra campionato e
coppa Italia, il centravanti gallese si accanì particolarmente
segnando sette gol.
Colpito da una strana forma di saudade per i pub e le piogge
d'Oltremanica, Rush in Italia collezionò solo brutte figure e finì
con il deprimersi sempre più. A fine stagione fece ritorno al
Liverpool dove restò altre 8 stagioni con discreto successo. Fenomeno
di mancato adattamento a un habitat diverso da quello d'origine, il
gallese gode tuttavia di una solida fama di goleador tra i tifosi dei
Reds. Le sue statistiche del resto sono eloquenti 584 partite
ufficiali e 253 gol. Purtroppo in Italia non c'era solo il Pescara di
Galeone.
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