LUTHER "CALLONISSETT" BLISSETT


Luther Blissett "Sei peggio di Blissett". Tutti i i giocatori di calcio lo hanno detto, almeno una volta. Ma chi era, Luther Blissett? E perché è arrivato in Italia?
Tutto ebbe inizio nella stagione 1982/83 della Premier League: l'attaccante di colore del Watford United, un certo Blissett, nato in Giamaica il primo febbraio 1958, in 41 presenze mise a segno 27 gol. Spulciando nel suo tabellino, i dirigenti del Milan scoprirono che, nei precedenti 6 campionati inglesi, Blissett aveva realizzato 68 gol: curriculum sufficiente per vestire la maglia rossonera.
Blissett disputò un solo campionato, in Italia: giocò 30 partite e segnò 5 reti, "mangiandosene" almeno il quadruplo (compreso un memorabile calcio di rigore tirato in tribuna, durante una partita di Coppa Italia).
A fine stagione, con il Milan sull'orlo della retrocessione, fu rispedito a casa dal Presidente Farina: giocò ancora per dieci anni, sempre militando in squadroni britannici (Watford, Bournemouth, Brentford, Bury e Falkenham Town).
Gianni Brera gli coniò un soprannome fulminante: memore delle scempiaggini di Egidio Calloni, ribattezzò Luther "Callonissett". Di quell'annata funesta Luther conserva un ricordo tormentato: furono il pessimo ambiente e la fredda accoglienza di Milanello, secondo lui, a determinare certe prestazioni. Il suo mestiere attuale è quello di dirigente di club, ovviamente il Watford.
Ma la sua fama ha valicato i campi di calcio e perfino l'ambito sportivo. Il nome "Luther Blissett" è diventato la firma, l'identità multipla utilizzata dagli autori (misteriosi ma non tanto) di alcune beffe mediatiche. Luther Blisset è stata la sigla e il marchio d'autore di operazioni di falsificazione, manipolazione e sabotaggio dell'informazione, tese a smascherare le dinamiche e i miti apocrifi della cosiddetta "società dello spettacolo". Un mix di anachismo, tecnologia, situazionismo, cultura di Rete, celebrazione dell'intelligenza collettiva/connettiva e sperimentazione letteraria: tutte cose che il vero Luther Blisset non avrebbe mai capito.

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