Parte sesta
Cittadini e stato moderno
John Locke, filosofo inglese della seconda metà del Seicento, interviene e nel confronto di posizioni intorno ai poteri e ai limiti dello stato. Riprende il tema dei diritti naturali riconoscendoli fondamento di uno stato garante delle libertà dei cittadini.
Per ben intendere il potere politico e derivarlo dalla sua origine, si deve considerare in quale stato si trovino naturalmente tutti gli uomini, e questo è uno stato di perfetta libertà di regolare le proprie azioni e disporre dei propri possessi e delle proprie persone come si crede meglio, entro i limiti della legge di natura, senza chiedere permesso o dipendere dalla volontà di nessun altro.
E’ anche uno stato do eguaglianza, in cui ogni potere e ogni giurisdizione è reciproca, nessuno avendone più di un altro, poiché non vi è nulla di più evidente di questo, che creature della stessa specie e dello stesso grado, nate, senza distinzione, agli stessi vantaggi della natura, e all’uso delle stese facoltà, debbano anche essere eguali fra di loro, senza subordinazione o soggezione, a meno che il signore e padrone di esse tutte non ne abbia, con manifesta dichiarazione del suo volere, posta una sopra le altre, e conferitole, con chiara ed evidente designazione, un diritto incontestabile al dominio e alla sovranità (…).
Lo stato di natura è governato dalla legge di natura, che obbliga tutti: e la ragione, che è questa legge, insegna a tutti gli uomini, purché vogliano consultarla, che, essendo tutti eguali e indipendenti, nessuno deve recar danno ad altri nella vita, nella salute, nella libertà o nei possessi (…).
J. Locke, Due trattati sul governo, Secondo trattato, a cura di L. Pareyson, UTET, Torino, pp. 229-231; 243; 318-321.
La condizione dello stato di natura non garantisce agli uomini vita, salute, libertà e possessi perché non vi è certezza che venga osservato l’obbligo imposto dalla legge naturale: manca un giudice comune fornito di autorità. Per garantirsi la sicurezza gli uomini allora decidono di trasferire il proprio diritto di punire allo stato. Infatti:
l’unico fondamentale motivo del fatto che gli uomini si pongono in società e abbandonano lo stato di natura, [è] perché dove c’è un’autorità, un potere sulla terra da cui per appello si può ottenere soccorso, lì è esclusa la permanenza dello stato di guerra, e la controversia è decisa sto potere (…).
Se l’uomo nello stato di natura è così libero come s’è detto, se egli è signore assoluto della propria persona e dei propri possessi, eguale al maggiore e soggetto a nessuno, perché vuol disfarsi della propria libertà? Perché vuol rinunciare a questo impero e assoggettarsi al dominio e al controllo di un altro potere? Al che è ovvio rispondere che sebbene allo stato di natura egli abbia tale diritto, tuttavia il godimento di esso è molto incerto e continuamente esposto alla violazione da parte di altri, perché essendo tutti re al pari di lui, ed ognuno eguale a lui, e non essendo, i più, stretti osservanti dell’equità e della giustizia, il godimento della proprietà che egli ha è in questa condizione molto incerto e malsicuro (…).
Perciò il fine maggiore e principale del fatto che gli uomini si uniscono in società politiche e si sottopongono a un governo è la conservazione della loro proprietà, al qual fine nello stato di natura mancano molte cose.
In primo luogo manca una legge stabilita, fissa, conosciuta, la quale per comune consenso sia stata ammessa e riconosciuta come regola del diritto e del torto, e misura comune per decidere tutte le controversie (…).
In secondo luogo, nello stato di natura manca un giudice conosciuto e imparziale, con autorità di decidere tutte le divergenze in base alla legge stabilita (…).
In terzo luogo, nello stato di natura, spesso manca un potere che appoggi e sostenga la sentenza allorché sia giusta e ne dia la dovuta esecuzione.
Ibidem
Esercizi:
descrivi la condizione degli uomini, in natura, e
confrontala con quella delineata da Hobbes;
indica aspetti comuni e aspetti differenti.
illustra i motivi per cui gli uomini abbandonano lo stato di natura e si uniscono in società: è una decisione? è un obbligo?