INTRODUZIONE.

 

Complesse trasformazioni economiche, politiche e culturali hanno contraddistinto il XX secolo. Lo scenario internazionale, con la fine del bipolarismo, presenta un maggiore disordine internazionale ed un moltiplicarsi di spinte nazionalistiche;  domina il neo-liberismo, incentrato sul ruolo delle imprese multinazionali, delle esportazioni, della libera circolazione delle merci e dei capitali, dell’economia di mercato. I processi di liberalizzazione e di globalizzazione alimentano "contemporaneamente tensioni alla frammentazione, alla crescita dell’esclusione sociale e alla riscoperta delle forze culturali, etniche e religiose" (Ianni, 1999, p.25). In questo quadro, il moltiplicarsi di tragici conflitti, l’aumento della povertà, i disastri ambientali impongono nuove priorità alla cooperazione internazionale che si trova di fronte alla sfida di adeguarsi ad un mondo in continua evoluzione.

In particolare, oggi, la cooperazione si trova a dover fare i conti con un processo di urbanizzazione che è senza precedenti. La crescita esponenziale degli insediamenti urbani ha trasformato completamente il volto del pianeta in cui la principale forma di insediamento umano appare essere la città. Già oggi, approssimativamente, la metà della popolazione vive negli insediamenti urbani; secondo le previsioni nel 2025 saranno i due terzi della popolazione mondiale ad abitare nelle aree urbane. Peraltro, gli incrementi della popolazione urbana sono più consistenti nella parte più povera del pianeta. Le città del Terzo Mondo sono cresciute enormemente senza avere però i mezzi per poter rispondere alla "domanda di città" proveniente dai suoi abitanti. L’incapacità dei governi nazionali e delle amministrazioni locali del Sud del mondo di tenere il passo con la rapida crescita delle città ha generato modelli di sviluppo urbano insostenibili. L’inadeguatezza delle condizioni abitative e il conseguente proliferare di insediamenti spontanei, di periferie informali, spesso degradate, la scarsità di approvvigionamento di acqua, di energia elettrica, le precarie condizioni sanitarie, sono solo alcuni dei problemi che le città devono sostenere.

Nel nuovo millennio appare dunque prioritario far fronte all’esplosione urbana, migliorando le condizioni ambientali e sociali degli abitanti delle "povere grandi città"[1]. Considerevoli spinte al tema della riqualificazione e del risanamento delle aree urbane sono venute, prima dalla Conferenza di Rio su Ambiente e Sviluppo del giugno del 1992, nel cui ambito è stata redatta l’Agenda 21, una sorta di programma per lo sviluppo sostenibile nel XXI secolo, e poi, principalmente, da Habitat II, la seconda Conferenza delle Nazioni Unite sugli insediamenti umani, svoltasi a Istanbul nel giugno del 1996, in cui, esaminate le attuali tendenze dell’urbanizzazione mondiale, sono state indicate le linee guida per migliorare le condizioni abitative nelle città.

"In un mondo in via di urbanizzazione" la sfida del nuovo millennio è dunque  far sì che le città diventino "sostenibili, produttive, sicure, salubri, umane e vivibili" (dalle dichiarazioni dell’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite nel presentare il rapporto di Habitat).   

         Il nostro tentativo, in questo lavoro, è di mostrare come possa rispondere la cooperazione allo sviluppo alla sfida della sostenibilità urbana. Nel primo  capitolo tentiamo di delineare l’evoluzione degli approcci alla cooperazione allo sviluppo, partendo dalla teoria della crescita, il cui presupposto era che il modello di sviluppo occidentale, capitalistico e liberista, fosse l’unico percorso, l’unica traiettoria che i paesi del Sud del mondo potevano percorrere per raggiungere lo sviluppo,  per giungere poi alla definizione di sviluppo umano, una visione che pone al proprio centro l’uomo. In questo capitolo descriviamo inoltre le caratteristiche normative e le attuali tendenze della cooperazione italiana, che attraversa una profonda fase di crisi, bloccata dagli ingranaggi  della macchina burocratica. In opposizione alla paralisi della cooperazione governativa sembra però emergere quella non governativa, di cui tentiamo di mostrarne il ruolo crescente. Nel secondo capitolo abbiamo invece cercato di descrivere "l’attuale tendenza alla trasformazione del nostro pianeta in un arcipelago urbano" (Sachs,1993, p.38), soffermandoci sull’esplosione urbana del Terzo Mondo che non conosce precedenti. In questo capitolo indichiamo i problemi che devono affrontare i cittadini del Terzo mondo - precarie condizioni abitative, carenza di servizi essenziali quali l’acqua, fognature, trasporti - con una particolare attenzione rivolta agli abitanti delle città latino-americane. Nel terzo capitolo cerchiamo, invece, di definire il concetto di sviluppo sostenibile, concetto che integra allo sviluppo economico ed umano un terzo versante, quello ambientale; effettivamente il paradigma dello sviluppo sostenibile appare in grado di rispondere all’esigenza di creare un ambiente urbano umano e vivibile. In questo capitolo cerchiamo anche di definire le nuove forme di cooperazione che postulano la sostenibiltà nei processi di sviluppo, indicando nella cooperazione decentrata (una forma di cooperazione che si basa sull’interscambio tra comunità locali del Nord e del Sud del mondo e che mira a mobilitare i valori e le risorse della comunità locale), una possibile strada per rispondere alla sfida della sostenibilità urbana. Infine, nel quarto capitolo prendiamo in considerazione un progetto di interscambio e di cooperazione decentrata, "La Habana-ecopolis", progetto che vuole esaltare i valori e le risorse dell’Avana, nella prospettiva di una riqualificazione partecipativa che promuova lo sviluppo sostenibile della città. Per meglio conoscere l’approccio su cui si basa il progetto, abbiamo intervistato il prof. Paloscia,  coordinatore del Lapei, il Laboratorio di progettazione ecologica degli insediamenti di Firenze che fa parte del consorzio che coordina questo progetto.

 



[1] Cfr. Balbo, 1992, Povera grande città. L’urbanizzazione nel Terzo Mondo, Milano, Angeli.

 

 

 

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