Alcuni cenni sulla produzione edilizia a Rimini

tra '800 e '900

 

 

A volte nella storia dell’uomo singoli avvenimenti sono portatori di grandi rivoluzioni, nel campo della produzione dei laterizi, uno dei materiali da costruzione per eccellenza, l’avvento del /pevetto "Hoffmann"1 rappresentò senza om/pa di dubbio uno di tali eventi.

Così nella seconda metà dell'Ottocento, in concomitanza con l'introduzione di questo sistema, si assistette anche in Italia alla nascita di un buon numero di piccoli e grandi opifici per la produzione di laterizi.

Anche Rimini, sebbene la città non avesse mai avuto una spiccata vocazione industriale, ebbe la sua fortuna in questo settore.

La presenza di tali attività è testimoniata, ad esempio, dallo storico riminese Luigi Tonini che, nella "Guida del forestiere nella città di Rimini" del 1864 così si esprime:

Fornaci: Sei fornaci di calce, mattoni, tegole, ec. sono attorno la Città e ne' Borghi, le quali, spediscono materiali anche per mare.

è ancora nella "Guida illustrata di Rimini" del 1893 a pagina 37 a spiegare:

Molte fornaci per calce, mattoni, tegole sono attorno la Città e nei Borghi, le quali spediscono materiali anche per mare, come fu ne’ tempi romani, quasi tutte a sistema Hoffmann, compresa quella a quattro chilometri della città lungo la Via di Montescudo2.

E poi a pagina 286 tra gli "Annunzi delle principali Ditte ed Esercenti della Città di Rimini":

Fabbrica di Laterizi fratelli Fabbri borgo Mazzini già S. Andrea via S. Marino con due fornaci Hoffmann, confezione di calce, lavorazione di circa 300 operai3.

Anche Gaetano Dehò nella sua guida "Da Rimini alla Repubblica di S. Marino" del 1898 spiega:

Il forestiere che vuol visitare la storica Repubblica, esce per la porta di sant’Andrea (così detta, perché nel nuovo Foro boario fu la chiesa de’ santi Andrea e Donato durata dal sec. V al XV), e si mette nella Via Nazionale, ch è a sinistra per la strada detta della Polverara. Verso la fine del borgo vedrà lo Stabilimento per la Fabbrica e cottura di laterizi a sistema Hoffmann dei fratelli Fabbri, che spediscono, come ne’ tempi romani, il materiale d’ottima qualità anche fuori d’Italia.

In relazione agli aspetti economici legati all’edilizia ed al suo sviluppo, risulta indispensabile la lettura del saggio "I Bagni ed Altro. L'evoluzione dell'Industria e dei servizi nel Riminese"4 di Fabio Silari, che così si esprime:

...Nel periodo del primo Stabilimento balneare di Rimini, tra il 1843 e il 1868, l'avvio delle attività turistiche non portò nessun fenomeno edilizio di rilievo. La costruzione del Kursaal, nel 1872, segnò altresì l'avvio di una fase di edificazione delle prime ville al mare, che avrebbero costituito il nucleo centrale della Marina.

I dati censuari del 1881 registrando, rispetto al 1871, un aumento del 73.2% della popolazione attiva nel settore delle costruzioni, testimoniano infatti un’importante crescita in questo campo.

Di questo beneficiarono le fornaci di laterizi presenti nella zona che, disponendo anche di un importante sbocco commerciale verso la costa dalmata, videro aumentare le proprie fortune.

Dal "Quadro del commercio speciale, di importazione e di esportazione"5 della Dogana di Rimini risulta infatti che nel 1884 si erano importati laterizi (mattoni, tegoli, em/pici, am/pogette greggie, tubi in terra cotta) per un totale di 6,3 tonnellate pari a 240 Lire e se ne erano esportati per 2.383 tonnellate pari a 95.320 Lire.

Buona parte di questo commercio avveniva appunto con l'Austria e sono gli stessi F.lli Fabbri in una loro lettera alla Camera di Commercio ed Arti in Rimini6 a scrivere:

Parte dei nostri prodotti vengono esitati nel nostro circondario e parte all'estero; in Austria lungo le coste della Dalmazia, ove acquistiamo il carbone atto per le nostre fornaci: non ci conviene trattare affari in altre provincie del Regno, a cagione delle troppo forti tariffe ferroviarie.

Sempre a testimonianza del peso dell'attività edilizia, dalle relazioni dei giurati per l'Esposizione industriale di Milano del 1881 e precisamente dal volume "L'Italia Ceramica", relatore Giuseppe Corona, si legge:

In Rimini esistono ora tre fornaci Hoffmann. La prima, di proprietà dell'ing. Eugenio Sinistrario, venne fondata nel 1869 ed ha la capacità di 300 mc., impiega sessanta operai e Fabbrica un milione di pezzi fra materiali comuni e tegole uso Marsiglia. La seconda, fondata nel 1874, appartiene ad Antonio Baldinini (il forno è lievemente modificato dal sistema Hoffmann). Impiega una cinquantina di operai e Fabbrica 800.000 materiali comuni l'anno. La terza dei Fratelli Fabbri con due forni Hoffmann, ciascuno della capacità di 300 mc., a un solo camino. Venne fondata nel 1878, impiega 1207 operai e Fabbrica materiali comuni in numero di circa 2.000.000. Vi è poi la fornace a fuoco intermittente dei fratelli Genestreti fondata nel 1874. Occupa trenta operai e Fabbrica un 200.000 pezzi di materiali comuni. I fratelli Fabbri e Antonio Baldinini possiedono pure una fornace da calce a fuoco continuo.

Sempre dal saggio di Silari8:

Uno dei maggiori imprenditori di materiali edili fu appunto Mauro Fabbri, che partendo dalla condizione di minatore riuscì ad avviare, con i fratelli Davide e Luigi, nel 1878, la sua prima fornace...

...La crescita del settore proseguì almeno fino al 1887, cioè fino a quando abbiamo notizie dell'apertura di una nuova fornace, dopo di che iniziò un periodo di crisi. Alla fine degli anni '80, infatti, si entrò in un lungo periodo di stasi della domanda, che portò alla riduzione degli attivi nelle fornaci di laterizi e addirittura alla chiusura di alcuni impianti...

...Con l'inizio del secolo, il settore edilizio, sotto la spinta della ripresa della domanda delle strutture ricettive per il turismo, entrò in una nuova fase di sviluppo, sicuramente, di dimensioni maggiori di quella precedente, la quale interessò tutti i centri della costa.

I dati dei censimenti della popolazione del 1911, rispetto a quelli del 1901, rilevano le dimensioni occupazionali del fenomeno, con un aumento degli attivi, a Rimini, nel settore delle costruzioni, del 162,8%, che porta il peso del settore dal 5,2%, al 12,9% del totale degli attivi.

Una seconda fase di crisi colpì l'apparato industriale riminese in seguito al primo conflitto mondiale:

...Immediato fu il danno per il commercio marittimo con la Dalmazia, /puscamente troncato dalla chiusura dei porti austroungarici e dal pericolo di mine galleggianti in alto mare. ...Ne risentirono le attività industriali locali aperte alla esportazione e più in generale ogni attività produttiva venne rallentata dalla rarefazione del combustibile fossile.

...Pure le poche attività industriali che si erano affermate nell'ultimo decennio si videro drasticamente ridimensionate dalla guerra: "le fornaci di laterizi e l'industria edilizia hanno ristretto al minimo la loro attività, stante gli altissimi prezzi dei materiali cagionati dalla scarsità, e l'enorme rincaro del carbon fossile"9

Le conseguenze della crisi bellica continuarono a persistere anche nei primi anni del dopoguerra: dai dati censuari del 1921 risulta, rispetto al 1911, un calo degli attivi nelle costruzioni del 59,7%.

Bisogna attendere il 1933 per assistere ad una nuova fase di sviluppo, legata sia alla costruzione di alloggi economici che alle colonie marine, comunque ad interventi per diminuire la disoccupazione attraverso grandi opere pubbliche.

E sempre Silari nel suo saggio a continuare:

Nel panorama imprenditoriale del settore, un ruolo rilevante continuò a svolgerlo, a Rimini, la famiglia Fabbri che, oltre alle fornaci, rimase attiva anche nel campo edilizio. Tra gli altri imprenditori del settore si può ricordare Luigi Benzi, che accanto alla Fabbrica di mattonelle in cemento svolse una attività di costruttore.

Nel secondo dopoguerra il settore edilizio legò le sue fortune allo sviluppo turistico e questo fino alla meta degli anni Sessanta, periodo in cui a causa della diminuzione dei tassi di crescita delle presenze turistiche calarono anche gli investimenti nel settore turistico.

A questa situazione si aggiunse nel 1965 l’adozione del Piano Regolatore di Campos Venuti, che con una visione più corretta dello sviluppo edilizio, pose le basi per un ulteriore calo dell’attività edilizia.

E proprio negli anni successivi alla guerra che l’industria inizia ad assumere una posizione differente sia nel contesto sociale che in quello urbano.

Gli stabilimenti troppo vicini ai centri abitati si vedono costretti a chiudere e a cedere il passo alle nuove costruzioni con funzioni abitative o di servizio; questo senza la possibilità di un dibattito su un loro possibile riutilizzo, sempre per funzioni consone ai bisogni della città, ma questo è un altro discorso!

è curioso riscoprire nel nuovo tessuto urbano vie dai nomi singolari che testimoniano la presenza di vecchi insediamenti industriali un esempio tra tutti: via della fornace.


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