Brevi note di grammatica della lingua piemontese
1) - Grafia e Fonologia piemontesi
una lingua neolatina indipendente

brevissime note di un dilettante ...
... per cui non si esclude la presenza di qualche errore (questo un eufemismo)

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    Simboli fonetici
La grafia piemontese è un po' particolare, come pure la pronuncia delle parole. Poichè comunque il Piemontese viene scritto da ottocento anni, non è il caso di inventarsene un'altra, come invece spesso succede agli scrittori della domenica, che a volte non sanno che esista una lingua piemontese (vedasi a proposito: Consiglio d'Europa Rapporto n. 4745 dei 1981. - Consiglio d'Eurropa - Strasburgo 5 novembre 1992 - STE 148 - "Charte Europenne des Langues Rgionales ou minoritaires") e che nel tentativo di far vedere come si pronunciano le parole (che invece hanno una loro grafia) scrivono corbellerie titaniche. (Come se tentassero di scrivere l'inglese o il francese come si pronunciano in italiano. - Es. di un simile inglese:   ies sör iu ar rait indiid iesterdei uos a reini dei, ai uos in de strit end ai uos ol uet diu tu de evi rein - Es. di un simile francese:   mon scer amì se sui tre-s-örö de te vuar sürtu parscö se te duà dì cö ... -). I nostri scrittori della domenica riducono a questo il Piemontese (ma non solo, anche il Patois - vedasi qualche pubblicazione nell'alta valle di Susa -).
A proposito, ripeto, il Piemontese viene scritto da circa 800 anni. Invero non sempre stato scritto allo stesso modo, ma da oltre 150 anni ha una grafia che potremmo chiamare "classica" essendo quella usata da tutti i maggiori autori in lingua piemontese. Infine, intorno agli anni 1930, questa grafia stata normalizzata ed assunta da tutti come ufficiale.
    L'alfabeto piemontese...
.... ha 25 lettere, di cui 7 sono vocali. I suoni vocali ben distinti sono comunque 9, tenendo conto anche della pronuncia del dittongo eu, come si vedrà in seguito, e delle due fortemente diverse pronunce della e, aperta o chiusa. A volte il dittongo eu viene considerato come l'ottava vocale piemontese, e dunque in questo caso l'alfabeto ha 26 lettere, di cui 8 sono vocali.
Riportiamo l'alfabeto utilizzato in queste note per stabilire l'ordine alfabetico (vocali in bl):

a, b, c, d, e, ë, f, g, h, i, j, l, m, n, n-, o, ò, p, q, r, s, t, u, v, z.

Qui il dittongo eu non considerato vocale indipendente ma, appuno, dittongo. Un modo di includere questo dittongo come vocale nell'alfabeto, ed un ordine alfabetico "pi piemontese" (ma meno immediato per chi non ne ha dimestichezza) il seguente:

a, b, c, d, e, ë, f, g, h, i, j, l, m, n, n-, , eu, p, q, r, s, t, o, u, v, z.

Nel seguito andiamo nel dettaglio della grafia e fonologia piemontesi, mentre qui ne richiamiamo subito le principali caratteristiche, in modo che non passino inosservate, data la loro importanza. Si tratta dei suoni vocali particolari piemontesi e della loro grafia. Meglio di ogni spiegazione sicuramente l'aggiunta dei "file" vocali che permettono di udire la corretta pronuncia.

La vocale e in sillaba aperta (di regola) e la vocale con accento acuto, sono pronunciate molto strette come in cesa (chiesa) - mang (mangiare)

La vocale e in sillaba chiusa (di regola) e la vocale con accento grave, sono pronunciate molto aperte come in persi (pesca) - caf (caff)

La vocale ë, che non esiste in italiano, quasi del tutto muta, ma nonostante questo spesso regge l'accento tonico della parola (in particolare quando precede consonanti doppie). Esempio: vëdde (vedere) - dësf (disfare) - për (per) - prëst (prestare) - ghëddo (avvio - andazzo)

La vocale con accento grave, corrisponde alla o italiana. In piemontese il suono "o" sempre tonico (salvo poche eccezioni, fra le quali alcuni termini scientifici, come vedremo). Ad esempio: tla (latta) - stola (trottola) - cad (regalo).

La vocale o e la vocale ó con accento acuto, corrispondono alla u italiana. Ad esempio: col (quello) - ronza (rovo) - róndola (rondine).

Quando l'accento tonico cade sulla penultima sillaba e la parola termina per o, quest'ultima assume (spesso) un suono intermedio tra o ed u. Questo succede anche per parecchi nomi di elementi chimici, indipendentemente da dove si trova il loro accento. Ad esempio ossgeno (ossigeno) - aluminio (alluminio) ( il vocabolario considera caso per caso)

La vocale u ha un suono che non esiste in italiano, e che corrisponde alla u francese (che anche la u piemontese). Ad esempio: subrich (frittella) - rumenta (ciarpame) - un (uno) - ruso (ruggine).

La vocale o dittongo (vei sopra) eu ha un suono che non esiste in italiano, e che corrisponde al dittongo eu francese (che anche la eu piemontese). Ad esempio: seuli (piano) - feu (fuoco) - reu (alone) - bleu (blu).


La tabella seguente illustra grafia e fonologia, con i simboli (a caratteri ASCII) di uso internazionale, tratti dal "WWWEBSTER Dictionary" ( e scritti in verde successivamente) adattati ed integrati ( simboli "æ" e "[gn]" come descritto sotto) e con l'aiuto di parole italiane inglesi e francesi.


Si riporta la lista dei simboli fonetici usati
Simboli Descrizione
\&\ rappresenta il suono a, come nell'italiano casa
\ b, d, f, l, m, n, p, q, r, s, t \ rappresentano suoni uguali a quelli italiani
\ c, k \ rappresenta il suono \ c \ nella parola italiana casa
\ [ch] \ rappresenta il suono c nelle parole italiane cena, cinema
oppure nella parola inglese church
\ e \ rappresenta il suono di e stretta come nella parola italiana bene
\ æ, a \ rappresentano un suono di e aperta, più che in italiano, come nella parola inglese air
\ & \ rappresenta un suono brevissimo di e muta, simile, ma più breve, a quello della parola inglese sir
(è simile alla coda vocalica necessaria per pronunciare una consonante isolata)
\ g \ rappresenta il suono di g come nella parola italiana gatto
\ j \ rappresenta il suono di g come nella parola italiana giacca o in quella inglese join
\ i \ rappresenta il suono della i come nella parola italiana filo
\ y \ rappresenta il suono simile, alla i ma più marcato, come nella parola italiana ieri
oppure in quella inglese yard
\ [ng] \ rappresenta il suono di n faucale simile al suono finale del gerundio inglse, come nella parola speaking.
Ottenuto pronunciando una n con la lingua nella posizione in cui ciene pronunciata la g gutturale
\ [gn] \ rappresenta il suono come quello del gruppo italiano gn come nella parola castagna
\ o \ rappresenta il suono della vocale o come nella parola italiana orso
\ [oe] \ rappresenta il suono del dittongo eu piemontese e francese, come nella parola feu
che è tanto piemontese quanto francese
\ u \ rappresenta un suono di u come nella parola italiana uva
\ [ue] rappresenta il suono della u piemontese e francese, come nella parola francese sur
\ z \ rappresenta il suono della s dolce come nella parola italiana rosa
\ w \ rappresenta il suono della w come nella parola inglese wet, ma molto breve

Si nota subito che nel piemontese classico, salvo italianismi, le fricative sci, sce, gli, gle non esistono, come pure i suoni della z italiana.
In alcune varianti locali del piemontese, esistono comunque suoni non contenuti nel piemontese classico. Rispetto alla solita tabella di suoni che normalmente indicati, nella tabella qui di seguito aggiungiamo l'indicazione per questi suoni e, secondo anche un suggerimento ricevuto che condividiamo, il suono "u" con cui viene a volte pronunciata la "v", che, a volte, non esattamente una "u" ma tende al suono che in inglese ha la consonante "w". useremo questo simbolo con parsimonia e con le dovute spiegazioni "sul posto".

...Simbolo... Descrizione
\ [^r] \ Suono come di R pronunciata con la punta della lingua girata in alto/dietro (caratteristico del Monferrato)
\ [sh] \ Corrisponde ad un suono non del piemontese classico quale sc in scena (biellese)
\ [zh] \ Corrisponde ad un suono non del piemontese classico quale in francese j in jardin (biellese)
\ w \ Suono della lettera w nella parola inglese wet.

Nel caso questi simboli vengano usati, si richiamer l'attenzione sul fatto che appartengono a vocaboli particolari con particolare pronuncia.


Fonologia e grafia delle lettere in piemontese
La vocale su cui cade l'accento tonico viene preceduta, nella simbologia fonetica, da apice ( ' ) ed indicata in grassetto, mentre consonanti in grassetto indicano il suono marcato della doppia, che in piemontese è meno marcato che in italiano. Si ricorda di non confondere i simboli grafici con le lettere, e che nella simbologia utilizzata, il suono rappresentato non sempre corrisponde al suono che avrebbe il simbolo se fosse una lettera italiana.

Cliccando (che termine!!!) sulla parola piemontese si pu ascoltare la pronuncia.

Lett. Uso: Descrizione pronuncia Esempi
a a
à
come in italiano aso \ &zu \ = asino
masnà \ m&sn'& \ = bambino
b b
ëbb(1)
come in italiano bota \ but& \ = bottiglia
sëbber \ s'&bær \ = mastello
c c

cc
ëcc(2)

ch

cc-
s-c
come in italiano

a fine parola c dolce (come inglese church)
come in italiano

a fine parola c dura (come in inglese block)
altrimenti come in italiano
nel corpo della parola c dolce seguita da consonante
suono di s sorda seguito da c dolce
can \ c&[ng] \ = cane
cit \ [ch]it \ = piccolo
contacc \ cunt'&[ch] \ = perbacco
lëcché \ l&k'e \ = leccare(3)
lëccia \ l'&[ch]& \ = scartino
mach \ m&k \ = soltanto
cher \ kær \ = carro
bocc-rai \ bu[ch]r'&i \ = boccerò
s-ciapé \ s[ch]&p'e \ = spaccare
d d,
ëdd(1)
come in italiano \ d'e \ = dare
vëdde \ v'&de \ = vedere
e e

è
é
in sillaba chiusa e molto aperta
in sillaba aperta e ben stretta
con accento grave e molto aperta
con accento acuto e ben stretta
mercà \ mærc'& \ = mercato
pera \ p'er& \ = pietra
përchè \ p&rc \ = perchè
mangé \ m&nj'e \ = mangiare
ë ë



chë
ghë
Non esiste in italiano, simile alla e muta francese(4)
suono simile, ma molto più breve, della vocale nella parola inglese sir
NON È UNA e ACCENTATA, ma una vocale a sè
Mai indicato l'accento sebbene spesso porti l'accento tonico.
Le lettere c, ch, g, gh si comportano con ë come con la e
ël \ &l \ = il
vërda \ v'&rd& \ = verde (femm.)
s-cëtta \ s[ch]'&t& \ = schietta
gëmme \ j'&me \ = gemere
chërde \ k'&rde \ = credere
ghëmmo \ g'&mu \ = gomito
f f(5) come in italiano faja \ f'&y& \ = fata
g

g(5)

gg
gg-
gh


gn
segue le regole della c per le forme esistenti
non esistono le fricative gli, gle
come in italiano

suono di g dolce a fine parola
suono di g dolce seguito da consonante
suono di g gutturale a fine parola
come in italiano se non a fine parola

come in italiano


gat \ g&t \ = gatto
giovo \ jiuu \ = giovane
magg \ m&j \ = maggio
mangg-lo \ m'&njlu \ = mangialo
lagh \ l&g \ = lago
ghignon \ gi[gn]u[ng] \ = n.(6)
paghé \ p&ge \ = pagare
gnòch \ [gn]ok \ = gnocco
h h come in italiano, salvo uso a fine parola visto mi i l'hai \ mi i l'&i \ = io ho
i i
ì
come in italiano ridò \ rid'o \ = tendina
finì \ fin'i \ = finire
j j manca in italiano
suono come iniziale della parola inglese yard
associata alla vocale i ij a volte non si pronuncia
maja \ m'&y& \ = maglia
famija \ f&m'iy& \ = famiglia
fija \ f'i& \ = figlia
l l(5) come in italiano làder \ l'&dær \ = ladro
m m
ëmm(1)
come in italiano magna \ m'&[gn]& \ = zia
gëmme \ j'&me \ = gemere
n n





nn
(7)


ënn(1,7)
Come italiano se all'inizio di parola non abbr. con apostrofo iniziale(8).
Come in italiano nel corpo (o inizio abbreviato) di parola se seguita da vocale o
consonante dentale o palatale.
Suono faucale (scritt. normale) se nel corpo o all'inizio abbr. di parola
è seguita da consonante gutturale o sibilata
A fine parola n semplice indica suono faucale (vedi sotto).
Se non precedute da ë si pronuncia il suono faucale seguito da quello palatale
(consonanti diverse) sebbene la prima n non sia scritta faucale (ma si pu scrivere n-n)
A fine parola nn indica suono normale, semplice (non rafforzato).
La doppia n preceduta da ë ha suono rafforzato e non due suoni distinti.
nas \ n&z \ = naso
pendù \ pænd'[ue] \ = appeso
va 'ndaré \ v& nd&r'e \ = va indietro
minca \ m'i[ng]c& \ = ogni
va' ncora \ v& [ng]c'ur& \ = va ancora
pan \ p&[ng] \ = pane
annamorà \ &[ng]n&mur'& \ = innamorto
an-namor
pann \ p&n \ = panno
sënner \ s'&nær \ = cenere
n- n- si pronuncia come n con lingua chiusa in fondo alla bocca (finale gerundio inglese)
Si usa questa lettera quando la n faucale precede una vocale
(capita anche nel femminile dei nomi che al maschile finiscono in n)
lun-a \ l'[ue][ng]& \ = luna
bon-a \ b'u[ng]& \ = buona
(i) ven-o \ v[ng]u \ = vengo
o o

ó
si prnonuncia come la lettera u italiana (raramente porta l'accento acuto)
corrisponde al dittongo francese ou (ne è forma concisa).
a questa differenza rispetto all'italiano occorre fare attenzione
ors \ urs \ = orso
orìja \ ur'iy& \ = orecchio
róndola \ r'undul& \ = rondine
ò solo ò è il suono della o italiana(9) (vedi sopra) fòra \ f'or& \ = fuori
p p
ëpp(1)
come in italiano persi \ prsi \ = pesca
tëppa \ t'&p& \ = teppaglia(10)
q qu come in italiano quàder \ ku'&dær \ = quadro
r r
ërr(1)
come in italiano rat \ r&t \ = topo
bërra \ b'&r& \ = pecora
s s





ss

ëss(2)
s-c
all'inizio di parola sempre s sorda se seguita da vocale
sempre s sorda quando seguita da c, f, p, q, t
sempre s dolce se seguita da b, d, g, l, m, n, r, v
sempre s sorda dopo una consonante
nel corpo parola s dolce se tra vocali
alla fine della parola s dolce se preceduta da vocale
nel corpo parola tra vocali s sorda (non si pronuncia doppia)
suono della s sorda a fine parola, quando preceduto da vocale (non si pronuncia doppia)

vedi lettera c
sapa \ s'&p& \ = zappa
òsto \ 'ostu \ = oste
smas \ zm&z'i \ = diluire
frsa \ f'ors& \ = forza
reusa \ r'[oe]z& \ = rosa
vas \ v&z \ = vaso
cassùl \ c&s'[ue]l \ = mestolo
siàss \ si'&s \ = setaccio
vëssa \ v'&s& \ = loglio
ras-cc \ r'&s[ch] \ = aspro
t t
ëtt(1)
come in italiano tòch \ t'oc \ = pezzo
fosëtta \ fuz'&t& \ = razzo
u u
ù
qu
suono come u francese nella parola rue
può prendere accento grave e non altro (per favore, MAI la dieresi!)
dopo la q si pronuncia come in italiano.
nei dittonghi in cui non tonica si pronuncia come in italiano (vedi dittonghi)
uss \ [ue]s \ = uscio
grotolù \ grutul'[ue] \ = ruvido
quàder \ ku'&dær \ = quadro
ut \ '&ut \ = alto
v v (5) come in italiano all'inizio della parola.
nel corpo della parola, davanti a d, l, m, n, s, t, z si pronuncia come u italiana
davanti alle altre consonanti o vocali come in italiano
nel corpo della parola,se intervocalica dopo o, u, a si pronuncia u
in questo caso a volte suona \w\
a fine parola se preceduta da vocale si pronuncia u
se unita a dittongo si pronuncia come in italiano
in alcune parole viene scritta ma non pronunciata (o solo appena accennata)(11)
negli altri casi si pronuncia come in italiano
vàire \ v'&ire \ = parecchi
gavte \ g'&ute \ = togliti
povron \ puvr'u[ng] \ = peperone
novod \ nu'ud \ = nipote
uva \ '[ue]& \ \ '[ue]u& \ \ '[ue]w& \ = uva
cativ \ c&t'iu \ = cattivo
ambiav\ &mbi&v'& \ = ubriacato
rova \ r'u& \ = ruota
gavada \ g&v'&d& \ = fesseria
z z


ëzz
non esiste suono z come in italiano
si usa all'inizio della parola o unita a consonante e si pronuncia s dolce
sono i casi in cui una s sarebbe sorda (vedi nota dopo, a parte).

zanzìva \ za[ng]z'iv& \ = gengiva

vëzzo \ v'&zu \ = giribizzo
eu eu Si riporta questo dittongo, sebbene non sia una lettera, in quanto
ha suono vocale unico
la sua pronuncia è come in francese (es. nella parola francese feu che èanche piemontese)
(per favore, MAI dieresi per indicare questo suono)
feu \ f[oe] \ = fuoco
peui \ p'[oe]i \ = poi
fieuj \ fi'[oe]i \ = figli
seuli \ s'[oe]li \ = liscio, piano
Note:
(1) - Vedasi note sulle consonanti doppie, qui sotto.
(2) - Di solito la doppia c indica c dolce (suono semplice) mentre la doppia s indica s sorda (suono semplice). Quando, però, queste doppie sono precedute da ë, allora si comportano come le altre lettere.
(3) - Usata ma italianismo, la parola piemontese è: bërlichè
(4) - Si trova in sillabe "collassate" e corrisponde alla brevissima vibrazione vocale necessaria a pronunciare, ad esempio, una l isolata. Spesso, comunque, serve di appoggio alla voce e pertanto sostiene l'accento tonico della parola.
(5) - I suoni "rafforzati" di f, g, l, v non sembrano parte della struttura linguistica piemontese.
(6) - La traduzione di questa parola non è immediata, significa tanto "antipatia" astratta, come "colui che è antipatico a...", seguito da genitivo.
(7) - La doppia n ha comportamento particolare. Può seguire la regola generale delle doppie (preceduta da ë - vedi (1)-), oppure equivale alla srittura: n-n. Si tratta in realtà delle due diverse consonanti, anche se il trattino viene omesso. Non è quindi una consonante doppia.
(8) - Come si vedrà nel seguito, in piemontese molte parole che iniziano per a, ë quando seguono parole terminanti per vocale, possono perdere la vocale iniziale, che viene sostituita da apostrofo. Questo per scorrevolezza fonetica.
(9) - Spesso, quando le parole che contengono ò sono declinabili, coniugabili, derivate o derivabili, se nelle varie forme l'accento tonico si sposta su altra vocale, la ò diventa o e ne assume il suono (di u italiana).
(10)- In piemontese non è parola molto usata o corretta, si preferisce utilizzare termini quali: gentaja (gentaglia) o perifrasi.
(11)- L'accenno di pronuncia è una marcatura del suono della o che precede, o un leggero suono di o (u italiana). A volte la v, in questi casi, viene omessa. Quando la v viene pronunciata \ u \ spesso il suono si avvicina a quello della W inglese come l'iniziale della parola "what".

Nota sull'uso di s, z
Le regole date sono in generale valide, ma vi sono delle particolarità nel caso di s, z precedute da consonante e seguite da vocale. In questo caso, se la pronuncia richiede s sorda la scrittura è sempre con una s semplice. Se la pronuncia richiede una s dolce, in alcune parole si usa la lettera z, in altre rimane la s semplice. Quando vi è la z non vi dono dubbi ed il suono è sempre di s dolce: monze, sporze (mungere, sporgere) hanno pronuncia \m'unze, sp'orze \. Se invece vi è la s, che di norma dovrebbe suonare sempre come s sorda, vi sono alcune parole nelle quali invece suona leggermente o decisamente dolce. Così le parole dansé, sènsa (danzare, senza) suonano decisamente \ d&[ng]s'e, s'æ[ng]s& \, mentre ad esempio la parola tërsent (trecento) suona piuttosto \ t&rz'ent \.
In alcune parole la differenza tra s dolce ed s sorda è determinante, in quanto il significaro cambia: basin \b&zi[ng]\ significa "bacetto", bassin \b&si[ng]\ significa "bacinella, mastello".

Nota sulle consonanti doppie
   Appare evidente che il piemontese utilizza molte meno consonanti doppie, rispetto all'italiano. Queste poi, spessissimo sono precedute dalla vocale ë. A questo proposito vediamo un momento, a partire dal capostipite : il latino, come, in italiano, francese e piemontese si sono formate alcune parole.
Il latino aveva alcune parole con lettere doppie, come littera = lettera ; mittere = mandare ; bellum = guerra
tussis = tosse ; currere = correre e così via. In italiano, tutte queste parole danno origine, in modo diretto e/o derivato, a parole che contengono le stesse lettere doppie. Ad esempio:lettera, letteratura, mittente, bellicoso, belligerante, tosse, correre
In francese vi è ancora la tendenza a mantenere la doppia, ma non sempre, mentre, almeno nella pronuncia, la parola tende a contrarsi (vocale finale muta o assente). La doppia viene pronunciata in modo meno marcato. Ad esempio:
lettre (pr. lettr&) = lettera ; mission (pr. missio[ng]) = missione ; belliqueux (pr. bellik[oe]) = bellicoso tousser (pr. tuss'e) = tossire
Negli esempi precedenti, in piemontese la doppia t, la doppia r e la doppia l scompaiono, la doppia s rimane solo ad indicare la pronuncia di s sorda, ma non si pronuncia doppia, nemmeno lievemente (lo stesso vale per le doppie c, g). Si ha:
litra (pr. litr&) = lettera ; mission (pr. misiu[ng]) = missione ; belicós (pr. belik'uz) = bellicoso ; tosse (pr. tuse) = tossire

Altro esempio di "fonte di doppie" per l'italiano, sono le parole derivate dai verbi latini con prefisso ad+verbo quali admittere, adpetere, advocare da cui in italiano derivano parole quali ammettere, ammissione, appetito, avvocato, dove la d del prefisso si trasforma nella consonante seguente e forma lettera doppia. In francese a volte la d rimane (admettre) a volte si trasforma in doppia (appetit) a volte scompare semplicemente (avocat).
In piemontese in ogni caso scompare e non si forma la doppia: amission, aptit, avocat Anche i nessi latini ct. pt hanno originato, di norma, doppie in italiano e non in piemontese e francese, come negli esempi esguenti:
Accusativo lat. lactem, in ital. latte, in fran. lait, in piem. lait
Accusativo lat. noctem, in ital. notte, in fran. nuit, in piem. neuit
Part. pass. lat. factus, in ital. fatto, in fran. fait, in piem. fait
Numerale lat. septem, in ital. sette, in fran. sept, in piem. set
In queste derivazioni si nota una maggiore vicinanza del piemontese al francese, che non all'italiano (in altri casi non è così).

Il piemontese tende a non utilizzare le doppie, nel caso queste ci siano, a contrarsi è la vocale precedente che si trasforma in una brevissima ë. In effetti, anche i gruppi ss, cc, quando preceduti da ë suonano come doppie, come nella parola sëcca = secca, o nella parola spëssa = spessa. Questo sarà argomento di eventuale studio successivo. Qui accenniamo solo che la ë in questi casi porta praticamente sempre l'accento tonico della parola, ed il motivo di "rafforzamento" della consonante che segue è di facilitare la pronuncia.

    I dittonghi e trittonghi...
... sono considerabili come vocali composte e possono essere forti o dolci, come in tutte le lingue neo-latine. Data la brevità di queste note riportiamo solo le principali regole di pronuncia di quelli che presentano qualche particolarità o rilievo speciale:

Utilizziamo una tabella sul tipo della precedente. Con possibilit di ascoltare la pronuncia.
Sogg. Pron. Esempi + prn. Note
eu \ [oe] \ beu \ b[oe] \ = bue Suono vocale unico, come già visto.
ua
\ u& \ quàder \ cu'&dær \ = quadro Si usa quasi solo dopo la q. Pronuncia come in italiano. L'accento non deve cadere sulla u.
Vi è anche un uso con g come in risguard con pronuncia uguale, sebbene raro
ad esempio si trova guardé = guardare, come italianismo, o goardé sempre con uguale
pronuncia ma spesso il gruppo gua, goa trasla in va. Più corretto: vardé = guardare.
Quando ua, uà sono falsi dittonghi, allora la pronuncia della u è piemontese.
Es. sbaruà deriva da sbaruvà (spaventato) e si pronuncia \ sb&r[ue]'& \
ùa \ [ue]& \ bùa \ b'[ue]& \ = dente di attrezzo Quando la u è accentata, la pronuncia è sempre piemontese
ue
\ ue \ guèra \ gur& \ = guerra Regole analoghe a quelle dei dittonghi ua, uà. Spesso sostituiti dai dittonghi oe, oè
Anche in questo caso i falsi dittonghi seguono le regole generali
ùe \ [ue]e \ bùe \ b'[ue]e \ = denti di attrezzo Come sopra. Quando la u è accentata, la pronuncia è sempre piemontese
oa
\ ua \ soa \ s'u& \ = sua Normali regole di pronuncia piemontese
ao
ào
\ &u \ càod \k&ud\ = caldo Si riporta questo dittongo non per particolarità, ma in omaggio alla Bagna Càoda
au \ &u \ causset \ a&ust \ = calza Equivale precedente, in quanto in questo caso il suono della u è quello italiano
ma solo quando la u non è accentata. Alcune parole utilizzano au, altre ao.
\ &[ue] \ aùss \ &[ue]s \ = appuntito Quando la u è accentata, la pronuncia è sempre piemontese
iài \ i'&i \ piàit \ pi'&t \ = preso Esempio di trittongo. Nessuna particolarità
iao \ iau \ miaolé \ mi&ul'e \ = miagolare Esempio di trittongo. Normali regole di pronuncia piemontese
Tutti gli altri dittonghi (e trittonghi non contenenti le particolarità viste) seguono le normali regole della pronuncia piemontese. Come regola di prima approssimazione, nei dittonghi con tonica la pronuncia alla piemontese, mentre se ad essere tonica l'altra vocale la pronuncia all'italiana.

    Accenti e trattino
Sono elementi importanti della grafia piemontese, più di quanto non lo siano nella grafia italiana. Del resto, anche la grafia francese utilizza li molto.
In piemontese, a parte la lettera ë che si è visto essere una lettera a sè e non una e accentata, non si usano la dieresi, l'accento circonflesso, la tilde, e la cediglia, ma solo si usano accento acuto (acent aùss), accento grave (acent grev), trattino (tratin). A proposito del trattino poi, si nota che la lettera n- non ha un "trait d'union", ma è il simbolo di una lettera a sè.
L'accento acuto si usa solo sulla lettera e qualora abbia il suono stretto, ed in qualche caso sulla lettera o per il suono della u italiana accentata.
L'accento grave si usa in tutti gli altri casi di accentazione. Anche qui si nota che la lettera ò è simbolo di una lettera a sè, anche se spesso l'accento tonico cade su questa lettera nelle parole che la contengono e spesso, se su parole derivate l'accento si sposta, la lettera stessa si trasforma in o con pronuncia \u\. Ad esempio robé= rubare si pronuncia \rub'e\ mentre ròbo=rubo si pronuncia \r'o-bu\.
L'accento non viene sempre indicato sulle parole, in quanto non è necessario quando le parole stesse seguono le regole generali di accentazione e di pronuncia. È richiesto, o di consuetudine, nei seguenti casi:
- Su finale in vocale accentata: parlé (parlare), cafè (caffè), sburdì (spaventare)
- Di regola le parole terminanti per consonante hanno l'accento sull'ultima vocale. In questo caso non si indica. Se l'accento non cade sull'ultima vocale, allora si indica: véder (vetro), quàder (quadro)
- Si indica sempre sulle parole sdruciole (sglissante) (accento sulla terzultima vocale) (se non vi sono possibili confusioni, a volte si "dimentica", ma non si dovrebbe): régola (regola), stiribàcola (capriola).
- Sul dittongo èi quando la e è aperta: mèis (mese), fransèis (francese)
- Sulle eccezioni del suono della e per indicarlo (non obbligatorio): lét (letto), amèra (amara), ciadél (baccano)
- Per distinguere tra parole uguali con significati diversi:fra (fra cong.), frà (frate)

A parte l'uso nella scrittura della lettera n- dove si è visto essere parte del simbolo che esprime la lettera e non "trait d'union", il trattino si usa, in un primo caso, per unire gli avverbi di luogo sì, là, lì (qui o qua, , là, lì) al nome o aggettivo che li precedono, come in: cost piàt-sì (prn. \kust pi&t-s'i\) = questo piatto qui ; col-lì e col-là (prn. \kul l'i e kul l'&\) = quello lì e quello là
Un secondo uso, più importante, si ha nelle forme seguenti:
a-i dove i è avverbio di luogo a-i son = ci sono
a-j dove j è pronome personale a-j dis = gli dice
i-i dove la prima i è pronome personale (1^ pers.) i-i vado = ci vado
i-j dove la prima i è pronome personale (1^ pers.) i-j lo diso = glielo dico
A questo proposito, come istruttiva curiosità, consideriamo che esistono le quattro forme ai, a-i, a-j, aj. La prima è preposizione articolata, seconda e terza sono state viste, la quarta è un nome comune e significa aglio.
    Altre particolarità di pronuncia e grafia
Data la brevità di queste note, non si danno alcune informazioni secondarie, eventualmente accennate nel seguito. Qui notiamo solo più due punti.
- Il pronome personale i (io) a volte si sente pronunciare \e\ (area torinese).
- In piemontere esiste il meccanismo della "prostesi" per il quale parole che iniziano con s impura (seguita da altre consonanti) o da particolari gruppi di consonanti quali ad esempio fn, se sono precedute da parole che terminano per consonante, allora aggiungono una iniziale ë. Ad esempio:
n'aso strach, 'n caval ëstrach, trè fnoj, set ëfnoj (un asino stanco, un cavallo stanco, tre finocchi, sette finocchi).

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argentera
Monte Argentera La cima dell'Argentera invernale.