I testi del Santo Graal

Una raccolta di titoli antichi e moderni, che hanno trattato il tema del Graal

Il Graal nei quattro Vangeli


Vangelo di Matteo (Aramaico) [80 d.C.] Vangelo di Marco (Aramaico) [70 d.C.]
"[Gesù] prese la coppa del vino, fece la preghiera di ringraziamento, la diede ai discepoli e disse: "Bevetene tutti, perchè questo è il mio sangue, offerto per tutti gli uomini, per il perdono dei peccati." (26, 27-28) "Mentre stavano mangiando, Gesù [...] prese la coppa del vino, fece la preghiera di ringraziamento, la diede ai discepoli e tutti ne bevvero." (14, 23) 
Vangelo di Luca (Aramaico) [80 d.C.] Vangelo di Giovanni (Greco) [100 d.C.]
"Gesù prese un calice, ringraziò Dio e disse: "Prendete questo calice e fatelo passare tra di voi [...] Questo calice è la nuova alleanza che Dio stabilisce per mezzo del mio sangue offerto per voi." (22, 17.20) "Se uno beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete: l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente per l'eternità." (4, 13-14)
 

Il Graal nei romanzi medioevali

Conte du Graal
[anche Conte del Graal]
di Chrétien de Troyes [Antico Francese]
"Una fanciulla molto bella, slanciata e ben adorna veniva coi valletti e aveva tra le mani un graal.
Quando fu entrata nella stanza col graal che teneva, si diffuse una luce sì grande che le candele persero il chiarore, come stelle quando si leva il sole o la luna."
Parzival di Wolfram von Eschenbach [Alto Tedesco Antico]
"Sopra un achmardi verdescuro portava la Perfezione del Paradiso, radice e ramo.
Questa era una cosa chiamata Graal, che supera ogni perfezione terrena.
E' chiamata lapsit exillis.
Grazie al potere di quella pietra, la fenice arde e si riduce in cenere, ma la cenere le ridona vita.
La pietra è chiamata anche Graal"
 
Diu Crône di Heinrich von dem Türlin [Alto Tedesco Antico]
Didot-Perceval
[anche Petit Saint Graal]
attribuito a Robert de Boron [Antico Francese]
Mabinogion, "Peredur" (ab Evrawc) anonimo [Welsh]
Sir Perceval de Galles, The Thornton MS anonimo [Inglese]
Queste del Saint Graal
[anche Y Seint Graal]
anonimo
Grand-Saint-Graal
[anche Grand St. Graal e History of the Holy Grail]
anonimo [Antico Francese]
Joseph d'Arimathie di Robert de Boron (Borron) [Antico Francese]
"Signore Iddio, sono dunque degno di custodire il vaso preziosissimo nel quale feci colare il vostro sangue?"
"Tu ne sarai il depositario Giuseppe, e dopo di te coloro che designerai" rispose Gesù.
Perlesvaus
[anche The High History of the Holy Grail]
[Antico Francese]

 

Raccolte antologiche
La leggenda del Santo Graal (2 voll.) Gabriella Agrati e M.Letizia Magini (Mondadori) [1995]

"Quanti sono interessati a scoprire il "mistero del Graal" troveranno forse una loro risposta, insieme al piacere di leggere opere rare e preziose, in questi volumi che riuniscono in un insieme organico i testi letterari che per primi hanno trattato la leggenda del Graal."

Parzival a cura di Laura Mancinelli (TEA) [1981]

I romanzi moderni sul Graal
 
I tre cavalieri del Graal di Laura Mancinelli (Einaudi) [1996]

"Non vi ho ancora detto dove riposa il santo Graal: riposa sul fondo del Po, un poco a monte del luogo in cui questo fiume, che vediamo scorrere nella valle, laggiù, la Dora dei Ripuari, confluisce nel Po stesso. Riposa nel luogo dove, non molto discosto dal fiume, sorge un'antica città romana, l'Augusta dei Taurini, che ancora mantiene forma e dimensioni di accampamento romano, ma è destinata a diventare una grande città."

 
Il mistero del Graal (2 di 8 voll.) di Jean Markale (Sonzogno) [1998]
Colui che sarà Re - Volume I
La conquista del regno - Volume II

"I capitoli che seguono non sono traduzioni, né adattamenti di testi medievali, ma una ri-scrittura, con uno stile contemporaneo, di episodi relativi alla grande epopea arturiana, come appariva nei manoscritti dall'XI fino al XV secolo. Questi episodi appartengono sia alle versioni più conosciute sia a testi rimasti troppo spesso nell'ombra. Sono stati scelti arbitrariamente in funzione del loro interesse nello svolgimento generale dello schema epico che si delinea attraverso la maggior parte delle narrazioni della Tavola Rotonda e, per scrupolo, per ciascun episodio verrà indicato il riferimento preciso alle opere a cui è ispirato in modo che il lettore possa, se lo desidera, approfondire la conoscenza degli originali. L'opera d'arte è eterna, e l'autore non ne è che il temporaneo depositario."

I primi due di otto romanzi che Sonzogno aveva intenzione di pubblicare durante tutto il 1998, ma che per le vendite insufficienti, è stata costretta ad interrompere. E' disponibile un lungo articolo di Cesare Medail, tratto da "Il Corriere della Sera", che recensisce la lodevole opera dello scrittore Jean Markale, che è stato in grado di riproporre al lettore moderno la letteratura Arturiana con uno stile scorrevole e intrigante. E' apprezzabile in particolare la fusione di elementi pagani e cristiani all'interno del corpus che ha creato.

Antologie di racconti sul Santo Graal
La leggenda del Santo Graal
The Chronicles of the Holy Grail [1996]
a cura di Mike Ashley (Newton Compton) [1998]

Raccoglie racconti di: Peter Tremayne, Peter Valentine Timlett, Lady Charlotte Guest, Cherith Baldry, Keith Taylor, Arthur Quiller-Couch, Phyllis Ann Karr, Lawrence Schimel, Mark A. Garland, Darrell Shweitzer, Ken Alden, Heather Rose Jones, Steve Lockley, Tanith Lee, Peter T. Garratt, F. Gwynplaine McIntre, George Moore, Parke Godwin, Brian Stableford, Arthur Machen.
 
Graal - La Ricerca dell'Alba
Grail - Quests of dawn
a cura di R.Gilliam, M.H.Greenberg, E.E.Kramer (Salani) [1997]

Raccoglie racconti di: J.Yolen, M.Lackey, A.Norton, M.Zimmer Bradley, B.Strickland, D.L.Paxson, I.Ouspenskaya, J.S.Dorr, G.Wolfe, L.Hoffman, A.D.Foster, R.Gilliam, L.Lepovetsky, J.E.Phipps, D.Wesley Smith, J.Wurts, K.K.Rusch, L.Watt-Evans, L.Fenn, B.M.Thomsen, M.Skinner, N.Gaiman, B.D.Arthurs, R.Wilber.

Gli studi moderni sul Santo Graal

 

Il Santo Graal di Franco Cardini, Massimo Introvigne, Marina Montesano (Giunti) [1998]

"A livello letterario la ricerca del Graal è solo una bella avventura cavalleresca, ma a livello allegorico essa è il racconto del processo che conduce alla conquista della sapienza. Ma si tratta di una ricerca infinita: il Graal resta ineffabile e insondabile, e tale ineffabilità permane il nucleo ultimo del suo mistero"

La trattazione sul Graal più completa, seria e documentata.
E' assolutamente indispensabile, perché affronta il tema del Graal con razionalità, e guida il lettore in uno studio sistematico di tutto ciò che riguarda il calice.
Contiene l'unico studio demistificatorio italiano sulla leggenda di Rennes le Chateau. Alcuni estratti sono contenuti alla pagina su Rennes.

 
il Graal di Jean Markale (Oscar Mondadori) [1999]
"Mai un tema come quello del Graal ha stimolato tanto la fantasia di coloro che vogliono sapere cosa ci sia dietro la cortina di fumo delle apparenze. Mai oggetto sacro è stato tanto cercato e nel contempo paventato. Certo, non è il Tesoro dei Templari. Né sono i Pomi d'Oro delle Esperidi. Ma è comunque un oggetto misterioso la cui luce irreale inonda la notte dove tentano di ritrovarsi milioni di uomini e di donne alla ricerca di una verità. Cos'è dunque questo Graal, misterioso recipiente di cui Chrétien de Troyes non ci ha mai detto cosa contenesse?"

L'autore è un importante romanziere francese che ha raccolto in questo libro le sue ricerche. Il testo si contraddistingue per un importante rigore letterario e per la sua analisi del Graal che parte direttamente dai vari testi medioevali disponibili, per fare degli interessanti paralleli. Per il suo basso prezzo è altamente consigliabile.

 
Il Graal - Re Artù, i cavalieri, Parsifal... a cura di Angela Cerinotti (Demetra) [1998]

"Questo atlante mira a rendere conto degli scenari storici e culturali in cui è nata e si è dilatata, nel tempo e nello spazio, la leggenda del Graal."

Libro molto ben illustrato che, in brevi articoli di due paginette, spazia dalle origini celtiche della leggenda, approdando ai temi cristiani e alle degenerazioni esoteriche. Interessante per lo studio non solo simbolico ma anche storico-archeologico della reliquia: presenti due pagine - ad esempio - sul calice di Valencia.
Il Santo Graal di Franco Cardini (Giunti) [1997]
"Noi che non possediamo alcun mistero, che non siamo né templari, né cercatori dell'Arca Perduta, contentiamoci di mettere un po' d'ordine nella foresta di testi e di simboli che fascia il "segreto" del Graal."

Opuscolo uscito in omaggio con un numero di Medioevo. Si tratta di una pre-edizione ridotta, scritta dal solo Cardini, del volume "Il Santo Graal" presentato sopra.
Il Mistero del Graal
Il mistero del Graal e la tradizione ghibellina dell'Impero [1937]
di Julius Evola (Mediterranee) [1937]
(Giunto alla quinta edizione)

Basandosi su tutti i principali testi originali della leggenda e di cicli affini (antichi francesi, inglesi e tedeschi) l'Autore precisa il senso del mistero del Graal, mistero che non ha carattere vagamente mistico, ma iniziatico e regale, che si lega ad una tradizione anteriore e preesistente al cristianesimo. Delle varie avventure cavalleresche indica il significato nascosto, rifacentesi essenzialmente ad esperienze e prove interne.
E' considerato da molti come l'opera simbolica più completa sul Santo Graal.
L'atlante del Graal a cura di Giorgio Ferrari e Marco Zatterin (Il Minotauro) [1997]

"Questo libro nasce da un desiderio di ordine. Nelle sue pagine sono raggruppati in ordine alfabetico i nomi dei personaggi chiave del ciclo della Tavola Rotonda e della Cerca del Graal, degli scrittori che hanno contribuito ad affermare le loro gloriose vicende, dei principali pittori che li hanno ritratti, dei musicisti che li hanno cantati, dei luoghi geografici in cui crediamo che gli scontri, gli intrighi, gli incantesimi e - finalmente - gli amori abbiano segnato la Storia"

Una simpatica enciclopedia su tutti i temi riguardanti la ricerca del Graal e i Cavalieri della Tavola Rotonda. Ricco di illustrazioni (in bianco e nero), contiene migliaia di informazioni utili e curiose. Un libro da consultarsi qua e là, creando il proprio percorso attraverso le moltissime voci disponibili.
Santo Graal di Christopher Knight e Robert Lomas (Fabbri Editori) [1998]

"Le leggende nascono e muoiono, ma la storia del Santo Graal sopravvive intatta nel folklore occidentale da quasi mille anni. Potrà la moderna archeologia ritrovare finalmente il Graal e gli insegnamenti di Gesù che, secondo la tradizione, sono stati sepolti insieme con il sacro calice?"

La tesi sostenuta dai due storici afferma che il Graal si troverebbe nella cappella di Rosslyn, in Scozia. Vi sarebbe giunta attraverso i Cavalieri Templari. Si tratta di un libretto di 40 pagine, con un testo molto breve ma ricchissimo di splendide fotografie. Consigliabile soltanto per queste ultime.
Il Graal e la Sindone di Antonio Lombatti (Mondadori) [1998]

"Tutto ha inizio a Gerusalemme, circa duemila anni fa, quando un uomo di nome Gesù venne crocifisso per ordine del procuratore romano Ponzio Pilato. Di lui circolarono nel Medioevo un numero sterminato di reliquie. Ma quelle che pià hanno affascinato poeti, scrittori, studiosi e tutto l'Occidente fino ai giorni nostri sono state il Graal e la Sindone. Il primo a esporre il lenzuolo funebre di Cristo verso il 1356 fu Geoffroy de Charny, nipote di quel Geofroy de Charny, templare Precettore di Normandia, bruciato sul rogo dall'Inquisizione nel 1314. Ma come arrivò la Sindone in mano ai templari? Perché i romanzi del ciclo sul Santo Graal avevano invece attribuito ai templari la custodia del calice dell'Ultima Cena?"

Uno spunto interessante, che però non è stato portato alla conclusione che il titolo faceva presagire. Se il primo capitolo presenta le evidentissime connessioni storiche tra Graal e Sindone, i successivi tre capitoli tralasciano completamente il Graal, puntando l'attenzione sui Vangeli, sui Templari e sulla Sindone. Un'occasione che avrebbe potuto essere sfruttata meglio.
L'avventura del Graal
The Discovery of the Grail [1997]
di Andrew Sinclair (Mondadori) [1997]

"Oltre a presentare la prima storia completa del Graal, che è l'obiettivo di questo libro, cercherò di illustrare anche alcuni degli itinerari che portano alla sua scoperta. [...] Non ho ancora avuto la visione del Graal. Farò, tuttavia, del mio meglio per descrivere come altre persone, migliori di me, possano arrivare a quel superamento dei sensi, a quella visione benedetta dei donì della creazione."

Una trattazione sul Graal molto approfondita e mirata. Contiene una serie di ipotesi sulla origine della leggenda molto interessanti: dalla mitologia greca all''Eneide. Avanza moltissime teorie sulla possibile presenza del Graal (anche solo simbolica, in bassorilievi, dipinti o racconti) in Italia, Spagna, Francia, Germania. E' ricchissimo di interessanti spunti di approfondimento. Curioso il capitolo "Il Graal oltre Oceano", che parla addirittura di coppe americane. Contiene un capitolo relativo alla musica del Graal: analizza in modo particolare il Parzifal di Richard Wagner.
In definitiva, caldamente consigliato per la ricchezza di dati e notizie molto pertinenti al tema del Graal.
Il Santo Graal
The Holy Grail [1996]
di Norma Lorre Goodrich (Rusconi)
(HarperCollins Publishers, 10 East 53rd Street, New York, N.Y. 10022)

"Questo libro si propone di portare a poco a poco allo scoperto il mai rivelato Santo Graal fino a farlo emergere dalle nebbie che lo circondano.
Il Graal poteva essere tanto un oggetto quanto un gruppo di oggetti, come quelli adoperati oggi per celebrare la messa: ciborio, patena, bacile, corporale, messale. Era originariamente una reliquia sacra e segreta come la Sindone di Torino? O era la spoglia venerata di uno dei primi santi?
Ancora oggi molte di tali reliquie si possono vedere nei tesori sotterranei delle cattedrali europee."

Una lunga trattazione sul Graal alla ricerca delle radici di molte tradizioni che nei secoli sono nate intorno alla reliquia.
Il dizionario dei misteri - I segreti di Re Artù di Alfredo Castelli (Bonelli) [1994]

"Il Graal è un oggetto materiale e simbolico insieme; è appartenuto a Gesù ma, probabilmente, esisteva prima del suo avvento; è di provenienza ultraterrena e, fisicamente, si è manifestato in Oriente o in Medio Oriente. Solitamente è rappresentato come un contenitore, ma può essere anche una pietra; è spesso associato con altri oggetti sacri; forse è un libro o una dottrina. Può nutrire, guarire le ferite e garantire la giovinezza eterna."

Si tratta di un volumetto allegato allo Speciale n.11 di Martin Mystere, in cui si parla del Graal soprattutto nel suo aspetto di reliquia o di oggetto magico. Sono riportate molte ipotesi sull'attuale nascondiglio del Graal, dall'Iran all'Inghilterra, dall'Italia alla Francia. E' indispensabile per chiunque sia interessato alle vicende storico-archeologiche del Graal.
Si vedano anche i fumetti di Martin Mystere.
Indagine sul Santo Graal
From Ritual to Romance [1920]
di Jessie L. Weston (Sellerio editore Palermo)

"La storia del Graal non è il prodotto dell'immaginazione letteraria o popolare. Le sue radici scaturiscono dalla registrazione, più o meno distorta, di un antico sistema rituale che ha come fine ultimo l'iniziazione al segreto della vita fisica e spirituale."

Un libro che influenzò il poemetto di Thomas S. Eliot The Waste Land. L'autrice sostiene che i Templari avrebbero riannodato durante la loro permanenza in Terrasanta le fila della cultura gnostica del secolo III. "Alla base della loro dottrina - scrive Franco Cardini - v'era dunque la conoscenza del segreto del Graal, riconducibile, attraverso la tradizione gnostica, ai miti e ai riti connessi con la fertilità e la morte e rinascita della vegetazione, quindi ai culti di Attis, di Adone, di Mitra."
La ricerca del Santo Graal di Graham Phillips (Sperling & Kupfer) [1995]

"Nel 1920, il nipote dell'antiquario Wright, Walter Langham, trovò una minuscola coppa alla base della statua raffigurante l'aquila. Probabilmente mai si potrà sapere se questa piccola coppa di onice fosse o meno il Calice Mariano. Ciò non toglie, però, che forse abbiamo finalmente risolto il secolare mistero dei romanzi del Graal"

Una curiosissima (ma assolutamente priva di rigore storico) indagine, che attraverso Re Artù, Robin Hood, i Tarocchi e i Salmi, giunge a dimostrare che il graal è una piccola coppa d'onice in possesso di Victoria Palmer, una giovane pubblicitaria inglese.
Il Santo Graal a Torre Canavese di Mariano Tomatis [1996]

"Ma chi mai potrebbe pensare di compiere scavi in un piccolo paesino canavesano senza avere la sicurezza della presenza del Sacro Calice di Gesù Cristo? Quel che questa ricerca ha voluto raggiungere è stata l'evidenza dei fatti: la prova storica che il Santo Graal si trova a Torre Canavese."

Una pubblicazione che, secondo Leandro Cima, "merita di essere letta, meditata e presa come richiamo ad ulteriori ricerche. Non c'è nulla di ingenuo, nulla di temerario in essa."
Appartiene al filone "archeologico" sul Graal: l'autore sostiene di aver trovato il Graal in un piccolo paese piemontese: Torre Canavese. Nascosto nei boschi, infatti, un pilone reca impressa l'immagine del calice, che sarebbe giunto sul posto attraverso i conti di Monferrato, crociati in Terrasanta. La sua pubblicazione ha fatto sì che a Torre Canavese fosse organizzato un congresso sul Graal a livello nazionale.
La versione on-line del saggio è disponibile cliccando qui.
Il Graal - La ricerca infinita
The Grail Tradition [1990]
di John Matthews (Xenia)
(Element Books Ltd. Longmead, Shaftesbury, Dorset GB)

"Non è l'oggetto stesso ad interessarci, ma sono le opere del Graal che noi cerchiamo: i modi in cui esso fa sì che avvengano dei mutamenti - mutamenti nel cuore, nella mente, nell'anima."

Una trattazione sul Graal incentrata prevalentemente sui suoi significati esoterici.
Il testo è corredato da "esercizi" meditativi stile New Age.
Il Santo Graal
The Holy Blood and the Holy Grail [1982]
di M.Baigent, R.Leigh e H.Lincoln (Mondadori)
(Jonathan Cape Ltd, 30 Bredford Square, London WCI)

"Forse la Maddalena era in realtà la moglie di Gesù. Forse dalla loro unione erano nati dei figli. Forse c'era, insomma, una stirpe ereditaria discesa direttamente da Gesù. Forse questa stirpe, il supremo sang réal, si era perpetuata, intatta e in incognito, per circa quattrocento anni."

Un libro definito da Franco Cardini: "Curiosa, allegra e afilologica (anche se in apparenza molto erudita) cavalcata tra catari, templari ed esoteristi francesi del secolo passato e del presente. Conclude - attraverso una manipolazione esegetica di apocrifi evangelici e d'altro materiale in sé non ignoto - che Gesù non era morto, che si era trasferito in Francia meridionale con Maria Maddalena e che dalla sua stirpe erano scaturiti i re merovingi."
E' una delle fonti di ispirazione del romanzo "Il pendolo di Foucault", che può essere letto come una parodia di questo strampalato saggio storico. E' consigliabile soltanto per il capitolo XI, in cui le leggende del Graal sono analizzate in modo (apparentemente) approfondito. Contiene molti riferimenti ad un mistero ormai demistificato: quello delle pergamene di Rennes-le-Chateau.
La linea di sangue del Santo Graal di Laurence Gardner (Newton & Compton) [1997]

"Queste pagine gettano una nuova luce sulla storia biblica, sulle figure di Giuseppe d'Arimatea e Maria Maddalena, sulla leggenda di Re Artù e del Santo Graal e sull'avvincente storia dei Cavalieri Templari di Gerusalemme. Una rivelazione di eccezionale importanza per la storia della Chiesa, emersa dopo anni di studi e ricerche storiografiche, e destinata - senza dubbio - a sollevare discussioni e polemiche."

Sembra la perfetta continuazione di "The Holy Blood and the Holy Grail". Pur non citando mai il Priorato di Sion, l'autore sostiene la teoria per cui il Sangreal consista nella discendenza di Cristo. Con una irresponsabile serenità, l'autore sostiene senza dubbio alcuno che Gesù si sarebbe sposato, i Templari avrebbero trovato l'Arca dell'Alleanza, le cattedrali francesi sarebbero disposte secondo la costellazione della vergine, eccetera... rivelazioni che dovrebbero essere valutate con attenzione, prima d'essere proclamate con tanto entusiasmo e certezza. Il Graal compare poco, mentre sono presenti numerosissime tavole genealogiche che da Adamo (!) giungono ai giorni nostri, attraverso la discendenza del Sangreal.
Sulle tracce del Graal di M.Bizzarri e F.Scurria (Edizioni Mediterranee) [1996]

"Tutto a Rennes Le Chateau rinvia al mito graalico. Ma che rapporto poteva esserci tra Rennes e il Sacro Vaso?"

L'introduzione dice che "Sulle tracce del Graal racconta l'oscuro mistero di Rennes Le Chateau, una cronaca di fatti dimenticati dalla storia ufficiale, ma illuminanti per certi simboli/segni/manifestazioni che sono sempre presenti nella nostra storia: il Graal, la sacra coppa, la grande dea madre, il tesoro occulto, fatto non solo d'oro ma di alchemiche sostanze..."
Gli accenni al Graal sono molto pochi, dunque il libro è consigliabile soltanto a chi è interessato alle misteriose vicende di Bérenger Saunière.
Il mistero del Sacro Graal
The Sign and the Seal - A Quest for the Lost Ark of Covenant [1992]
di Graham Hancock (Piemme)
(William Heinemann Ltd. - London 1992)
 

"I Cavalieri Templari compresero l'immenso potere dell'Arca e vennero in Etiopia per cercarla. Anche Wolfram von Eschenbach espresse questa verità nel suo Parzival, in cui il Sacro Graal - il compimento del desiderio del cuore - fungeva da occulto criptogramma per l'Arca dell'Alleanza. Poichè l'Arca e il Graal sono la stessa cosa."

Come fa notare Alfredo Castelli, "è un titolo ingannevole: l'intrigante volume è infatti la traduzione di The Sign and the Seal - a Quest for the Lost Ark of Covenant dedicato all'Arca dell'Alleanza, e del Graal si occupa solo marginalmente." L'autore giunge ad identificare Graal e Arca, e sostiene di averla trovata in una chiesa etiope. E' consigliato a chi ama il film "I Predatori dell'Arca Perduta".

L'Arca etiopeNell'attuale fioritura di narrativa e saggistica avente come oggetto e/o cornice l'antico Egitto, condita di immancabili e frequenti strizzatine d'occhio alle tematiche ermetiche, occultistiche e misteriosofiche tanto di moda, il nome di G. Hancock, giornalista e scrittore scozzese, è ormai noto pure in Italia, assieme a quelli di J. A. West, A. Gilbert e R. Bauval, grazie alle pubblicazioni della casa editrice Corbaccio. Non avendo ancora adeguata conoscenza delle opere del filone "egiziano", astrale ed iniziatico, di Hancock, preferisco non pronunciarmi per il momento, anche se gli zodiaci che compaiono in Egitto migliaia d'anni prima di Cristo li vede solo lui (il più antico zodiaco egizio a noi noto, quello di Denderah, risale all'epoca dei Tolomei ed è di chiara derivazione babilonese); anche se il titolo Impronte degli dei fa venire in mente le incontrollate fantasie di E. von Däniken, propenso a vedere extraterrestri in ogni graffito preistorico; anche se l'elogio tessuto da Hancock di un testo farneticante come Il segreto di Sirio di M. Hope è un gran brutto segno. 

Un libro di Hancock che merita senz'altro la lettura è questo che presento. Il tema è fascinoso e gode di una bibliografia ormai imponente (come sintesi e ricognizione si può consultare Atlante del Graal di G. Ferrari e M. Zatterin, ed. Il Minotauro), ed in questa la posizione di Hancock, per nulla riconducibile alle consuete suggestioni celtico-arturiane, si distingue per arditezza. Ma, aldilà della comunque documentata tesi di fondo, che è quella dell'identità tra il Graal e la biblica Arca dell'Alleanza, a rendere interessante la decennale fatica dell'autore è lo sviluppo di alcune tematiche storiche ed antropologiche riguardanti l'Etiopia, un mondo remoto che non figura mai nei manuali di storia medioevale ad uso degli studenti. E invece l'Etiopia, regno secondo Hancock del leggendario Prete Gianni dei romanzi arturiani, avrebbe svolto un ruolo di primo piano nella vicenda dei Templari, fin dalla loro fondazione istituzionale ad opera di S. Bernardo, non solo, ma avrebbe costituito punto di riferimento anche per le sette che ne hanno raccolto l'eredità, come il portoghese Ordine di Cristo e la Massoneria scozzese. Dalle molte pagine del libro emerge il morboso, anche se ben dissimulato, interesse di queste conventicole ultrasegrete per il lontano acrocoro abissino. Ma perché? Perché, l'autore non nutre dubbi, l'Arca, scopo reale delle ricerche dei Templari, referente autentico del Graal di Wolfram, che era una pietra e non un calice, è finita laggiù. 

Purtroppo lo spazio tiranno non permette di dipanare ulteriormente l'intricata matassa di relazioni intessuta dall'autore di questo libro «più intrigante del film» (Guardian); comunque, aldilà della maggiore o minore adesione alla tesi di fondo, il lettore troverà che le pagine sull'arcaico ebraismo del falasha e sui sanguinosi conflitti secolari tra le tre grandi religioni monoteiste in quel mondo lontano valgono da sole la lettura del libro.

Diario del Graal di Henry Jones di Mark Falstein (Lucasfilm)

"Da questo giorno consacro la mia vita, il mio destino e le mie ricerche accademiche al solenne compimento di questa sacra missione. Troverò il Santo Graal dovessi metterci la vita intera, e possa questo libro essere un fedele diario della mia ricerca. Possa io dimostrarmi degno!"

Consiste di una parte del diario che nel film "Indiana Jones e l'ultima crociata" Henry Jones compila e invia al figlio, con il quale i due riescono a raggiungere la sacra reliquia nella città di Alessandretta. A differenza di quello del film, i disegni sono pochi, ma il testo estremamente interessante. Si fonda su falsi documenti storici e su testimonianze inventate. Il film e il diario hanno reso celebre l'immagine del crociato che cammina sul sentiero di Dio.
E' molto difficile da trovare, in quanto non era venduto da solo, ma era in allegato alla Graphic Adventure "Indy & the Last Crusade", attualmente non disponibile se non sul mercato dell'usato. E' disponibile ad un prezzo esorbitante nella sua versione inglese (si aggira sulle duecentomila lire, spese di spedizione comprese). La spesa è giustificata dal fatto che tutto il diario sia realizzato a mano e sia pieno di immagini sul Graal. Contiene circa 150 pagine, ed ha un testo più ricco rispetto al diario della versione italiana.

 

 

Scrittori ed opere sul Graal

Chrétien de Troyes (tardo XII sec.)
Erec et Enide
Cliges
Lancelot, ou Le Chevalier à la charrette
Yvain, ou Le Chevalier au lion
Perceval, ou Le Conte du Graal

Robert de Boron (tardo XII sec.)

The Didot-Perceval
Merlin
Joseph d'Arimathie

Wolfram von Eschenbach (1170-1220 ca.)

Parzival

Il Ciclo Vulgato

Estoire del Saint Graal
Merlin
Lancelot
Queste del Saint Graal
Mort Artu

Molte versioni di un unico oggetto
Ad ogni romanzo, il suo Graal

Le varie versioni della storia del Graal danno descrizioni discordanti di questo unico misteriosissimo oggetto. E' sicuramente un compito più che arduo sottolineare tutte le differenze che ci sono tra il Graal di Chrétien e di Robert de Boron, tra quello di Wolfram e di Tennyson. Nonostante ciò può essere utile segnalare almeno alcuni aspetti interessanti che distinguono le varie "visioni" o "racconti" del Graal. Per questo ho realizzato questo collage di testi tratti per la maggior parte dal testo di Laurence Gardner, citato in seguito. Non si tratta di una struttura ordinata cronologicamente né di un resoconto esauriente di tutto ciò che si può scrivere sulle varie versioni dei romanzi: è da leggere, invece, come una collezione di dati sui quali esercitare l'arte della selezione e dell'ordinamento, attraverso i quali si possono creare percorsi e strade che ruotano tutti intorno al misterioso tema del Santo Graal.

Un tema romantico: il Santo Graal

Di tutti i temi arturiani, il più romantico è quello del Santo Graal.
Tuttavia, a causa della sua lunga tradizione, permane l'incertezza sulla collocazione cronologica del Graal. I suoi campioni sono raffigurati nel I secolo, nell'epoca arturiana e nel Medioevo. In sostanza, il Graal è senza tempo.
Ha avuto molti simboli: un piatto o vassoio, un calice, una pietra, uno scrigno, un'emanazione, un gioiello e una vite. E' cercato da alcuni e visto da altri. Talvolta è tangibile, custodito da scelti guardiani e portato da caste fanciulle, ma spesso è etereo e si mostra sotto vari aspetti. Raramente solo, il Graal è accompagnato in genere da una lancia con la punta insanguinata. I suoi poteri comprendono quello di ringiovanire, istruire e provvedere; si è chiamato il Graal, il Saint Graal, il Seynt Grayle, il Sangréal, il Sankgreal, il Sank Ryal e il Santo Graal, ma comunque venga denominato, il suo spirito rimane il fulcro del successo. Nel suo ruolo più popolare, il Santo Graal viene identificato con il calice usato da Gesù nell'Ultima Cena, che Giuseppe di Arimatea avrebbe riempito con il suo sangue dopo la Crocifissione. Questo concetto nacque nel XII secolo, ma se è arrivato fino a noi, lo si deve in gran parte al Santo Graal di Alfred Tennyson, pubblicato nel 1859 e all'opera Parsifal di Richard Wagner del 1882.
Fu Sir Thomas Malory a usare per primo le parole Holy Graile (Santo Graal) nel suo quattrocentesco adattamento del francese le Saint Graal. In quest'opera, faceva riferimento ad un "sacro recipiente". A parte queste menzioni, Malory non forniva alcuna descrizione del Graal: solo che apparve a Camelot «coperto di broccato bianco». Fu veduto da Lancillotto in una visione e ritrovato infine da Galaad. Nel racconto di Malory, i campioni del Graal sono Bors, Parsifal, Lancillotto e suo figlio Galaàd. Quest'ultimo veniva descritto come «un giovane cavaliere di stirpe regale e parente di Giuseppe di Arimatea, in quanto nipote del re Pelles».

La tradizione medievale

Secondo la tradizione medievale, Giuseppe di Arimatea portò il Santo Graal in Britannia. Tradizioni popolari europee ancora più antiche affermavano che Maria Maddalena aveva portato originariamente il Sangréal in Provenza. È significativo che, prima del XV secolo, la maggioranza dei romanzi del Graal provenisse dall'Europa continentale. Anche racconti come il gallese Peredur derivavano da testi europei. Le leggende celtiche dell'Irlanda e del Galles parlavano di calderoni magici e fu in parte per questo che il Graal fu poi inteso come una coppa o un calice. Il più antico resoconto scritto de Le Saynt Graal risale all'anno 717, quando un eremita britannico chiamato Waleran ebbe una visione di Gesù e del Graal. Il suo manoscritto veniva citato da Heliand, un monaco francese dell'abbazia di Fromund, intorno al 1200, nonché da Giovanni di Glastonbury nella Cronica sive Antiquitates Glastoniensis Ecclesie e più tardi, nel 1604, da Vincent de Beauvais nel suo Speculum Historiae. Ognuno di questi testi racconta come Gesù ponesse un libro nelle mani di Waleran. Iniziava così:

Questo è il Libro della tua Discendenza; qui incomincia il Libro del Sangréal.

Il Graal non comparve in testi di dominio pubblico fino agli anni 1180, quando veniva descritto semplicemente come un "graal"; non era né una sacra reliquia né veniva associato al sangue di Cristo. Nel suo Le Conte del Graal - Roman de Perceval, Chrétien de Troyes afferma:

"Una fanciulla molto bella, slanciata e ben adorna veniva coi valletti e aveva tra le mani un  graal. Quando fu entrata nella stanza col graal che teneva, si diffuse una luce sì grande che le candele persero il chiarore, come stelle quando si leva il sole o la luna. Dopo di lei venne una damigella che recava un piatto d'argento. Il graal che la precedeva era di oro fino e adorno di pietre preziose di molti generi. Il giovane Parsifal li guardò passare, ma non osò interrogarli riguardo al graal e chi con esso veniva servito."

In questa prima occasione, al castello del re pescatore ferito, il graal non è descritto come una coppa né viene associato al sangue. Ma procedendo nel racconto Chrétien spiega:

Non crediate che egli [il re pescatore] prenda da esso un luccio o una lampreda, o un salmone; il sant'uomo si nutre e si ristora con una singola ostia della messa. Il graal è una cosa così sacra ed egli stesso è così spirituale che per il proprio sostentamento non ha bisogno di nulla più dell'ostia della messa che accompagna il graal.

Il mistero stava nel fatto che serviva per «una singola Ostia della messa». In un altro brano dell'opera di Chrétien si accenna a «cento teste di cinghiali servite in graal» e l'abate di Froidmont (verso il 1215) descriveva un graal come un piatto fondo usato dai ricchi.
Fino a quel punto non esisteva alcun legame fra il graal del re pescatore e il Sangréal tradizionale. Negli anni 1190, lo scrittore borgognone, Sir Robert de Boron, cambiò tutto questo. Nel suo poema Joseph d'Anmathie - Roman de l'Estoire dou Saint Graal, il re pescatore ferito di Chrétien (prima contemporaneo di re Artù) divenne Bron, parente acquisito di Giuseppe di Arimatea, e il piatto-vassoio divenne il Santo Graal: un «calice di sacro sangue».
Secondo de Boron, Giuseppe si fece dare la coppa pasquale da Pilato e raccolse il sangue di Gesù mentre lo deponeva dalla croce. Fu messo in prigione dagli ebrei, ma riuscì a passare la coppa a suo cognato Hebron, che si recò nelle "Valli di Avaron", dove divenne Bron, il "Ricco Pescatore". Lui e sua moglie Enygeus (sorella di Giuseppe) ebbero dodici figli, undici dei quali si sposarono, mentre il dodicesimo, Alain, rimase celibe. Frattanto Giuseppe raggiunse la famiglia all'estero e costruì una tavola per onorare il Graal. Attorno a questa tavola c'era una particolare sedia detta il "Seggio Pericoloso". Rappresentava la sedia di Giuda Iscariota ed era riservata specialmente ad Alain. In storie successive il "Seggio Pericoloso" alla Tavola Rotonda di Camelot sarebbe stato riservato a Galaad, il cavaliere casto. Quasi contemporaneamente al Joseph d'Arimathie di de Boron, apparve un'altra opera analoga di uno scrittore noto come Wauchier. Era più o meno una continuazione del racconto di Chrétien e in questa storia il Graal assume un aspetto molto diverso e svolge un ruolo fisico:

Poi Galvano vide entrare dalla porta il ricco Graal, che servì i cavalieri ponendo rapidamente il pane dinanzi a ciascuno di loro. Svolse anche le funzioni di maggiordomo, versando il vino e colmando grandi coppe di oro con cui ornò le tavole. Non appena fatto ciò, senza indugio posò su ogni tavola un grande vassoio d'argento colmo di cibo. Sir Galvano osservò tutto questo e si meravigliò molto per come il Graal li serviva. Si stupì grandemente di non vedere altri servitori e non osò quasi mangiare.

Per certi versi, la versione di Wauchier riuniva insieme le storie di Chrétien e di de Boron. Infatti vi figuravano i cavalieri di re Artù, e l'autore raccontava anche la tradizione di Giuseppe d'Arimatea.
Spiegava che il discendente in linea diretta di Giuseppe era Guellans Guenelaus, il padre defunto di Parsifal, e che (in conformità con i testi precedenti) la madre di Parsifal era vedova.
Galvano, Lancillotto e Parsifal figurano tutti nel Perlesvaus e la domanda fondamentale è: "Chi serve il Graal?" Soltanto rivolgendo questa domanda Parsifal poté guarire la ferita all'inguine del re Pescatore e ridare fertilità all'arido Deserto.

I Templari e il Graal

Non meno importante era l'evidente riferimento del Perlesvaus ai Cavalieri Templari. Nell'«Isola dei Senza Età», Parsifal giunge ad un Palazzo di Vetro dove viene accolto da due Maestri. Uno dichiara di conoscere bene la discendenza regale di Parsifal. Poi, battendo le mani, i Maestri chiamano altri 33 uomini «vestiti di bianco» con «una croce rossa in mezzo al petto». Anche Parsifal reca la croce rossa dei Templari sul suo scudo. Il racconto è fondamentalmente arturiano, ma si svolge in un periodo successivo, quando la Terra Santa era nelle rnani dei Saraceni.
All'inizio del 1200 risale anche un importantissimo romanzo del Graal intitolato Parzival del cavaliere bavarese Wolfram von Eschenbach. Ancora una volta è evidente l'associazione con i Templari, giacché i Cavalieri del Templeise sono descritti come custodi del Tempio del Graal, situato sul Monte della Salvezza Eterna (o Munsalvaesche). Qui, il re pescatore celebra la Messa del Graal e viene specificamente ritratto come un re sacerdote nello stile di Gesù, dei Merovingi e dei re di Scozia. Il "Munsalvaesche" è stato associato da molto tempo alla fortezza montana di Montségur nella regione della Linguadoca, nella Francia meridionale.
Wolfram affermava che la storia di Chrétien era errata e citava come propria fonte Kyot le Provenzale, un inviato dei Templari che scrisse di un antico manoscritto del Graal proveniente dall'Arabia. L'autore era il dotto Flegetanis,

uno studioso della natura, discendente di Salomone e nato da una famiglia che era stata a lungo israelita finché il battesimo non divenne il nostro scudo contro il fuoco dell'inferno.

La sorella del re pescatore, Herzeloide, era la madre di Parsifal: la nobile vedova della tradizione. Dilungandosi i vari attributi mistici del Graal, il testo indica come sua portatrice la regina della Famiglia del Graal, Repanse de Schoye, dichiarando:

Era abbigliata di seta d'Arabia e recava, su un tessuto di seta verde, la perfezione del paradiso terrestre, con i rami e le radici. Era una cosa che gli uomini chiamano il Graal e superava ogni ideale terrestre.

Malgrado il riferimento ai rami e alle radici, si diceva che il Graal fosse una «pietra della giovinezza e del ringiovanimento». Veniva chiamato Lapsit Exillis (talvolta Lapis Exilis), una variante di Lapis Elixir, la Pietra Filosofale degli alchimisti. Wolfram spiegava:

In virtù del potere di quella pietra la Fenice è ridotta in cenere, ma risorge prontamente dalle sue stesse ceneri. Così la Fenice muta e cambia il suo piumaggio, dopo di che è splendente e luminosa come prima.

Durante il sacramento dell'Eucarestia celebrato dal re pescatore, la Pietra del Graal recava scritti i nomi di coloro che erano chiamati suo servizio. Ma non tutti potevano leggerli:

Intorno alla base della pietra, un 'iscrizione in lettere indica il nome e il lignaggio di quelli, siano essi fanciulle o fanciulli, che sono chiamati a compiere il viaggio verso il Graal. Non occorre cancellare l'iscrizione giacché scompare non appena è stata letta.

Secondo Wolfram (che scrisse anche di Guglielmo de Gellone, re di Septimania), il manoscritto originale di Flegetanis era in possesso della Casa d'Angiò, una nobile stirpe strettamente alleata con i Templari. Wolfram affermava anche che Parsifal era egli stesso di sangue angioino. In Parsifal, la Corte di re Artù è chiaramente situata in Bretagna; in un'altra opera, Wolfram collocava il Castello del Graal nei Pirenei. Menzionava anche specificamente la contessa di Edimburgo (Tenabroc), come la dama al seguito della regina del Graal.
Il «Ciclo Vulgato» cistercense, datato intorno al 1220, contiene la Estoire del Graal, la Queste del Saint Graal e i Livres de Lancelot, oltre ad altre storie di Artù e di Merlino. In queste, le descrizioni del Graal sono largamente influenzate da Chrétien e de Boron e viene ripristinata l'antica grafia, «Graal». Nella Estoire, la storia di Giuseppe di Arimatea viene estesa fino a comprendere il suo soggiorno in Britannia, mentre il vescovo Josefe di Saraz, suo erede, viene indicato come il capo della confraternita del Graal. Bron (il Ricco Pescatore di de Boron) ricompare come il re peseatore della Estoire. Frattanto il Graal è divenuto il miracoloso escuele (piatto) dell'Agnello pasquale. La Queste identifica Galaàd come un «discendente della nobile stirpe di re Davide»; ma quel che più conta, afferma che è un successore di re Salomone.
I Livres de Lancelot (dove figura per la prima volta Galvano) continuano a raccontare la storia di Galaad, precisando che era figlio di Lancillotto e della figlia di Pelles, Elaine le Corbenic, principessa del Graal. Anche qui Pelles è figlio del re pescatore ferito (mentre nel successivo racconto di Malory, Pelles è il re).
Re Artù viene sicuramente menzionato nelle prime storie del Graal, ma il suo ruolo ottiene pieno riconoscimento soltanto nel «Ciclo Vulgato» del XIII secolo. Comunque, dopo la conquista della Terra Santa nel 1291, le leggende del Graal sparirono dalla scena pubblica e fu soltanto nel XV secolo che Sir Thomas Malory riesumò il tema nel suo racconto Il Sangréal - il sangue benedetto di Nostro Signore Gesù Cristo.