Sulle tracce dei Re Sapienti 

di MASSIMO OLDONI

              

Quando sul Monte Vaus, nel giorno della nascita di Gesù, fu vista

levarsi una stella più lucente e brillante del sole, i Tre Re, per vie

diverse, si misero in cammino: quello fu il primo pellegrinaggio della

storia cristiana. Nel centro della stella si distingueva l'immagine di

un bambino sormontato da una croce; dall'interno dell'astro si dice

risuonasse una voce: "Oggi è nato il Re dei Giudei, colui che è

l'attesa delle genti e il loro Signore. Andate a cercarlo e

adoratelo!". Il Monte Vaus va identificato con il Sabalan, la cima più

alta dell'Azerbaigian, nella Persia nord-occidentale; la tradizione

latina medievale chiama il Vaus, "Monte della Vittoria" e fu davvero

una vittoria quel fenomeno di re e pastori, di umili e potenti che,

sulla via verso Betlehem (Betlemme), si scoprirono uguali.

 

 

NÉ SPOSE NÉ AMANTI

 

Partì Melchiar (Melchiorre), re di Nubia e d'Arabia. Era il più piccolo

di statura dei tre, non ebbe spose né concubine e rimase vergine per

tutta la vita. Dal regno di Godolia e di Saba parti Balthasar

(Baldassarre), il mediano d'altezza, anch'egli vergine per tutta la

vita; infine partì Jaspar (Gaspare), il più alto dei Tre Re, scuro di

pelle come il nero colore degli Etiopi: anch'egli vergine e privo di

regine o concubine, era re di Tharsis e di Egriseula, l'isola dove la

mirra cresce su piante dalla forma di spighe abbrustolite. I Tre Re,

usciti dai loro regni, seguivano la stella che li precedeva e avanzava

quando loro, con tutto il seguito, avanzavano, e si fermava quando si

fermavano.

 

Seguendo strade differenti, i Tre Re attraversarono villaggi e città:

era tempo di pace e nessuno chiudeva le porte. Le genti li vedevano

avvicinarsi quasi in un chiarore di giorno, e tutti rimanevano

stupefatti per l'imponenza dei loro cortei. Le vie sconosciute, i corsi

d'acqua, i deserti, le paludi, le montagne si trasformavano al loro

passaggio in vie pianeggianti. E al trivio sotto il Calvario, a due

miglia da Gerusalemme, i Tre Re si incontrarono al diradarsi della

nebbia che s'era levata.

 

Parlavano lingue diverse, venivano da Paesi lontani, ma s'intesero e

capirono di avere la stessa meta. Al levarsi del sole i Tre Re cercano

il Bambino: "Dov'è il Re dei Giudei?". Tornarono indietro e, seguendo

la stella, arrivarono a Betlehem senza bisogno di cibo o bevande e

senza dare foraggio agli animali. Colà i Tre Re incontrarono i pastori,

la primizia dei Giudei, e conobbero altri re, la primizia dei Gentili. I

Tre Re portavano per tutti doni provenienti dalla Casa di Salomone e

dal suo Tempio, appartenuti una volta ad Alessandro, figlio di Filippo

di Macedonia, e alla Regina di Saba; e poi avevano vasi preziosi, oro,

argento, gemme. I Tre Re entrarono a Betlehem verso l'ora sesta,

quindi a mezzogiorno: il viaggio era durato tredici giorni. La stella si

era fermata sopra un tugurio e illuminava la spelonca che fungeva da

mangiatoia per le bestie. E lì c'era Gesù, un paffuto neonato di tredici

giorni, tra le braccia della madre. Maria, florida nel corpo e bruna di

pelle e di capelli, aveva il capo avvolto in un panno di lino e non

appena scorse i Tre Re si copri con un mantello bianco.

 

TRENTA DENARI

 

I Tre Re, scesi dai dromedari, baciarono la terra tremanti per

l'emozione, e si sentirono invadere da un'ansia fervida e di tutto

quanto avevano portato presero a caso quello che ebbero a portata di

mano; ma i Tre Re, di India, Persia e Caldea, seppero ugualmente

offrire doni particolari al Re dei Giudei. Melchiar offrì l'oro, simbolo

del tributo e segno della divina maestà e regalità; Balthasar offri

l'incenso, simbolo del sacro e segno della divina potestà Jaspar offri

la mirra, simbolo della sepoltura dei morti e segno dell'umana

fragilità. Ma il dono di Melchiar, l'oro, alludeva a storie lontane...

 

Melchiar regalò a Gesù un pomo d'oro e trenta denari aurei. Il pomo

era appartenuto ad Alessandro Magno: fuso con particelle dei tributi

provenienti da tutte le province dell'Impero, Alessandro lo stringeva

in una sola mano, come il mondo di cui egli era signore; ma quando

aveva abbandonato la Persia il pomo era rimasto là. Quel globo

prezioso rappresentava, nella sua sfericità senza principio né fine, la

potenza di colui che regge l'Universo con la sua virtù e la propria

straordinaria unicità. Appena il bambino Gesù ebbe tra le mani il

pomo, quello si frantumò riducendosi a una polvere d'oro che

sembrava spargersi dovunque intorno: a significare che l'umiltà di

Gesù e l'irripetibile unicità della sua presenza avrebbero mandato in

mille pezzi le cose vecchie del mondo. I trenta denari aurei che

Melchiar offri al Signore erano gli stessi che Abramo aveva portato

con sé da Ur, in Caldea, fino a Hebron, e con essi aveva comprato il

campo per la sepoltura sua, di sua moglie e dei suoi figli. Tare, padre

di Abramo, li aveva fatti coniare per il re di Mesopotamia e per quegli

stessi denari Giuseppe h venduto dai fratelli agli Ismaeliti. Morto

Giacobbe, i trenta denari furono inviati alla regina di Saba per

acquistare gli aromi da mettere nel sepolcro di Giacobbe e Giuseppe,

e qui furono depositati nel tesoro regio. La regina di Saba, all'epoca

di Salomone, li donò al Tempio di Gerusalemme. Quando gli Arabi

conquistarono Gerusalemme, al tempo di Roboamo, gli aurei furono

custoditi nel tesoro del re degli Arabi. Melchiar li prese da li. Ma

durante la fuga in Egitto Maria smarrì i trenta denari che, insieme

agli altri doni offerti dai Tre Re, teneva avvolti in un panno di lino. Fu

un pastore beduino a trovarli; questi, poiché era tormentato da una

malattia inguaribile, andò a Gerusalemme dove Gesù lo risanò e lo

converti. Il pastore gli offri l'involucro contenente quegli antichi doni

preziosi e Gesù ordinò che tutto fosse conservato nel Tempio. Qui il

sacerdote accese l'incenso di Balthasar sopra l'altare e fece riporre

nella stanza del tesoro i trenta denari con la mirra. Nel terzo giorno

prima della Passione del Signore i Principi dei Sacerdoti prelevarono i

trenta denari dal tesoro del Tempio e li diedero a Giuda a compenso

per il tradimento di Gesù. Della mirra, invece, si sa che una parte fu

mescolata all'aceto offerto a Gesù sulla croce, una parte fu aggiunta

da Niccodemo agli altri aromi profumati per il seppellimento del corpo

del Re dei Giudei.

 

Presentati i doni e adorato Gesù, i Tre Re tornarono alle loro terre,

ma non c'era più la stella a guidarli: tredici giorni erano bastati a

raggiungere Betlehem, occorsero due anni, guide e interpreti per

fare il cammino a ritroso fino ai loro regni. Erode bruciò le loro navi e

mise a soqquadro le regioni che attraversavano. Passò il tempo... I

Tre Re conobbero dai racconti che circolavano tutti i fatti della vita di

Gesù, i Suoi Atti, i Suoi miracoli, la Sua predicazione. L'apostolo

Tommaso, li incontrò "ancora sani e vecchi" quando si recarono

presso di lui con tutti i loro popoli per farsi battezzare. I Tre Re da

allora, diffusero il Verbo di Cristo, con l'apostolo Tommaso

consacrarono, sul Monte Vaus, una cappella al Re dei Giudei e

decisero di ritrovarsi colà ogni anno. Ai piedi della montagna i Magi

fecero edificare una città, Sava, la più nobile e ricca dell'India e di

tutto l'Oriente, a sud-ovest di Teheran e a nord-ovest di Qom; e a

Sava c'era la casa del "Prete Giovanni" o "Prete Gianni", il signore

degli Indi, pastore di genti convertite che aveva ereditato il nome dal

modello di Giovanni il Battista e Giovanni Evangelista. Infine

l'apostolo Tommaso ordinò arcivescovi i Tre Re ed essi, a loro volta,

ordinarono vescovi e preti in tutte le Indie, dove regnarono a lungo.

 

 

L'ULTIMO PLAGIO

 

Quando nell'India Superiore, dove si era trasferito a predicare,

l'apostolo Tommaso morì, i Tre Re convocarono da tutte le loro terre

vescovi, preti, nobili e genti e dissero loro di seguire l'esempio di

Tommaso, diffondendo ovunque la parola e i gesti di Gesù senza più

dubitare di nulla. E furono i Tre Re a eleggere il primo "Patriarca

Tommaso", capo religioso, scegliendo Giovanni di Antiochia,

compagno di Tommaso. Questi diventò guida di genti dell'India e

dell'Oriente cristiano, a lui anche i Tre Re versavano il tributo delle

decime. Per anni Melchiar, Balthasar e Jaspar continuarono a

incontrarsi nella città di Sava, poi, qualche tempo prima del giorno

della Natività del Signore, videro ancora la stella: era il loro presagio

di morte. Melchiar mori a 1 16 anni, nell'ottavo giorno della Natività;

Balthasar morì a 112 anni, cinque giorni dopo, nella festa

dell'Epifania; Jaspar mori a 109 anni, sei giorni più tardi. Furono

sepolti l'uno accanto all'altro, in posizione come se dormissero. La

stella rimase viva nel cielo finché i loro corpi non andarono altrove. Il

successore dei Tre Re, che ereditò i loro regni, le terre e al quale

obbedivano arcivescovi, vescovi, preti, patriarchi e genti, fu il Prete

Giovanni (o Gianni).

 

Nel breve racconto del Vangelo di Matteo (Il. 112) tutto questo non è

narrato, eppure da lì inizia una lunga avventura sulle tracce di quei

Tre Re, personaggi storici e uomini devoti, la cui vita cambiò

profondamente a seguito di quell'esperienza eccezionale. E subito si

mise in moto la circolazione delle voci raccolte, nel tempo, in opere

come gli apocrifi Atti di Tommaso (III secolo) e l'0pus imperfectum in

Matthaeam (IV-VI secolo) che stanno alla base della tradizione latina

medio-occidentale articolata nei molti rivoli di testimonianze che

punteggiano, dall'Alto al Basso Medioevo, le differenti componenti

dell'emozione. L'episodio del viaggio ha trovato eco in autori come lo

Pseudo Agostino, Enrico di Liegi, Ludolfo di Sassonia; le origini

orientali affiorano nelle pagine di Marco Polo, di Jacopo da Varagine,

Enrico di Liegi; la regalità dei personaggi è ricordata dalla Cronaca

pseudo-Dionisiana, dal Libro di Colonia; il momento dell'Epifania

acquista sacralità nei commenti di Ambrogio, Fulgenzio di Ruspe,

Gregorio Magno. Nomi, opere... ma soprattutto un incircoscrivibile

circuito di "voci" dove s'intersecano notizie e passaggi orali che

stanno alla base di questa immensa leggenda sorta intorno a un

accadimento vero, e vera anch'essa in tutti i suoi sviluppi. Finché un

giorno un priore dell'Ordine dei Carmelitani di Kassel, nella Germania

centrale, di nome Giovanni di Hildesheim, decide di mettere ordine

nel fitto reticolo di quelle storie e scrive, fra il 1364 e il 1374 la

Historia Trium Regam, rifacendosi anche all'Historia scolastica di

Pietro Comestore (1100-1179). La ricostruzione dell'episodio qui

presentata nasce dalla contaminazione dei molti testi della tradizione

mediolatina, dove è fortissima l'identica contaminazione fra le

testimonianze orali e la letteratura dei primi secoli. A questa va

aggiunto il grande contributo emotivo e visivo offerto dalle immagini:

mosaici, pitture rupestri, miniature nei manoscritti e affreschi hanno

tutti "letto" la storia dei Tre Re utilizzando anche le brevi notazioni,

riguardanti per esempio il loro abbigliamento, presenti in testi assai

diffusi quali l'Historia di Agnello di Ravenna (IX secolo) o dello

Pseuso-Beda. Tutti questi elementi servono a umanizzare e

storicizzare una vicenda che unisce il sacro momento della natività a

quello laico del pellegrinaggio dei Re; è un tema che sintetizza

l'incontro fra due mondi, quello degli uomini e quello di Dio, che

giustamente ha trovato larghissimo consumo nei particolari effimeri

dell'individuo improvvisamente partecipe d'un fatto che muta il senso

della storia e le motivazioni stesse d'esistenza per l'uomo medievale

e non. Cosi, il Medioevo entra dentro le vicenda: la segue, l'amplifica,

l'arricchisce d'informazioni e "voci" che servono a fare più uomo il

Cristo e più santi i Tre Re: di questo s'impossessa anche la

letteratura agiografica e ogni atto di quei protagonisti viene

rappresentato come coronamento d'un ruolo storico esemplare. Non

esiste mai un solo modo d'intendere la storia dei Tre Re, ma tutto

quello che la compone, da provenienze molteplici, concorre a farne

una serie telescopica di "oggetti" e di comportamenti che sono

ingresso a molte gallerie d'enigmi dall'età tardoantica a tutto il

Medioevo e oltre si fissa nel pellegrinaggio dei Tre Re la ricerca

dell'uomo in viaggio verso la conoscenza di Dio.

 

MASSIMO OLDONI Ordinario di Letteratura latina medievale

all'Università di Salerno

 

DA LEGGERE

 

 

U. Monneret de Villard, Le leggende orientali sui Maghi

evangelici, Città del Vaticano, 1952 (Studi e Testi, 163).

 

Giovanni di Hildesheim, La Storia dei Re Magi, traduzione e

commento a cura di A. M. Di Nola, Vallecchi, Firenze 1966.

 

I Vangeli Apocrifi, a cura di M. Craveri, Einaudi, Torino 1969.

 

M. Bussagli-M. G. Chiappori, I Re Magi, Milano 1985.

 

F. Cardini, La cavalcata d'Oriente. I Magi di Benozzo a Palazzo

Medici, Tomo Edizioni, Roma 1991.

 

M. Oldoni, Giovanni di Hildesheim e il suo "Prete Giovanni", in

AA.VV., Il Portogallo e i Mari, Istituto Orientale, Napoli 1997.

 

 

Questo articolo è tratto dalla bellissima rivista: "MedioEvo - Un

passato da riscoprire", ogni mese in edicola

 

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