Memorie d'Africa

Salveeee, sono fenneco , piccola volpe deserticola, quindi qualche ricordo me lo ritrovo!! Saltando a piè pari tutti i luoghi comuni vi racconto un episodio di cui sono stato partecipe e nel corso del quale ho visto forse l’unica o l’ultima “ fontana di selce” che esista in Africa. Qualche anno fa risalivo in barca,con alcuni amici, la costa occidentale dell’Africa da Città del Capo a Gibilterra. Dopo tre giorni di navigazione (ce la prendevamo comoda hehe) costeggiavamo la Skeletron Coast,un posto infernale dal mare, bassi fondali non segnati, correnti e venti fortissimi ed improvvisi, bruschi sbalzi di pressione atmosferica e nebbioni mai visti. Poco esperti della costa, inevitabilmente, ci siano incagliati a sud della foce del fiume Cunene, non molto lontani dalla costa. Lanciato l’S.O.S mentre la barca veniva fatta a pezzi dal mare abbiamo, non si sa come (il culo degli incoscienti), raggiunto la riva con il canotto di salvataggio, ma avevamo poco da stare allegri, poca acqua, poco cibo e un posto dove oltre la sabbia e le rocce c’era un vento incessante che trasporta sabbia e ti spella letteralmente. Oltre la linea di costa, nell’interno cè il Kaokoveld, posto di delizie per la Belzebù Company. Dopo due giorni eravamo già a secco d’acqua e per disperazione ci siamo spinti sulle colline che sono a ridosso della linea costiera. Disperazione confermata!!!!! solo rocce e sabbia a perdita d’occhio, l’immancabile ventaccio e a tratti densi nebbioni dal mare che per poco ci facevano rinfrescare. Proprio in un momento di nebbia abbiamo notato (sempre per il famoso culo degli incoscienti) un curioso fenomeno : in un avvallamento fra le rocce c’era qualcosa che sembrava attirare la nebbia facendola vorticare; incuriositi ci siamo avvicinati ed abbiamo scoperto un manufatto probabilmente unico (vedere il disegno che allego – non so disegnare quindi!!!!) un cono di pietra piantato in una vasca scavata nella roccia e .. particolare STUPEFACENTE, dalla pietra gocciolava acqua che si raccoglieva sul fondo.!!!!! Il cono era formato da pietre di selce lavorata e scanalata, collocata saldamente al centro della vasca scavata nella roccia; le selci erano, inoltre, disposte a formare un canaletto che, a spirale dalla cima degradava verso la base. In sostanza il calore del sole e gli sbalzi di pressione (questo lo abbiamo saputo solo dopo ..al momento ci interessava l’acqua, non come si formava hehehehe) riscaldavano le selci e, quando arrivava la nebbia molto densa questa si condensava sulle pietre che dalle scanalature convogliavano le gocce d’acqua nel canaletto che poi la faceva defluire nella vasca. Ragazzi!!!!! Che bontà!!!!! Acqua così SAPORITA mai più assaggiata (hehe) Non ne veniva molta ma per noi è stata sufficiente. Intorno alla vasca si vedevano numerose impronte di animali, anche predatori, quindi anche per loro era un punto di riferimento VITALE. Chi ci ha “ripescato” ha detto che la “ fontana” era probabilmente opera della tribù di “primitivi nomadi” che viveva sulla costa. Bhe un caloroso plauso ai cosiddetti “primitivi” . Spero di non avervi annoiato. Un “ rinfrescante “ saluto a tutti . FEN
Fen
| Ma io sto scrivendo un romanzo, arrivato a pag 240 ambientato nella British East Africa di 50 anni fa e dove ho vissuto e lavorato dal 1948 al 1956.E ne avrò almeno per altre 100 cartelle.E' molto meno snob di My Africa Il titolo è Alfa Alfa, il nome inglese per erba medica che cresceva a spianate verdissimi lungo le rive del lago di Naivasha. Non sono un turista e ho ri-lavorato in Costa d'Avorio per costruire due campi da golf da me progettati. A risentirci Davar. Tu poi mi conosci no? - MacKinnell |
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Salve, Innanzitutto volevo fare i complimenti x il vostro sito...è molto carino. Circa 3 mesi fa sono stato in Tunisia, precisamente ad Hammameth, è stato un viaggio fantastico, ho avuto realmente l'opportunità di conoscere da vicino le usanze del popolo tunisino, e devo dire che ne sono rimasto affascinato.... Ho visto anche il Sahara....grandioso... L'Africa è una terra magica, indescrivibile, non puoi raccontarla se non l'hai vissuta realmente...purtroppo in Italia abbiamo una visione distorta del popolo africano...senza sapere la storia, la cultura e le tradizioni che questa gente ha. La cosa che + mi ha colpito è stata la bellezza delle donne tunisine, fantastiche, con i tipici lineamenti meditarranei... Un consiglio da uno Psychonauta...visitate la Tunisia, ne rimmarrete stupefatti.... Un saluto a tutti Kok@ine - Palermo P.S. Visitate anche il mio sito : http://www.kocaine.net |
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Niente dà la dimensione del trascorrere del tempo come prendere fra le mani la sabbia del deserto e lasciarla scorrere fra le dita. Nel deserto non è costante neanche l’orizzonte, muta continuamente sotto l’effetto del vento che disfa e crea incessantemente cumuli di sabbia facendo perdere ogni orientamento. Il deserto non conserva neppure il passato: per quanto uno passi e ripassi continuamente sulle proprie orme non rimarrà il sentiero che ha tracciato, spazzato via ben presto dalla sabbia. Ha vagato per lungo tempo in questo deserto, senza una traccia, un sentiero, una meta. Mai come nella notte del deserto ho sentito il freddo penetrarmi nelle ossa e mai come nel deserto ho sofferto il bruciante calore del sole che al suo zenith ti schiaccia addosso anche la tua ombra. Non solo la fame, la disperazione, la solitudine ma soprattutto di sete si soffre nel deserto. Uno spasmodico desiderio di acqua è richiesto non solo dalla gola che arde ma dagli organi, dai tessuti, dalle cellule fino alle più sottili fibre dell’essere che urlano il bisogno del sacro liquido. Rare volte ho trovato qualche pozza fangosa dove potersi abbeverare, una poltiglia melmosa dove poter placare solo per pochi istanti il terribile desiderio. In questo peregrinare ho di rado incontrato qualche anima che vagava nel deserto e lì abbiamo discusso tracciando segni vuoti nell’aria. In questo deserto non ho mai potuto vedere il mio volto ma credo di aver avuto sempre la falsa espressione di chi aveva abbondantemente bevuto, con un sorriso tirato, dalla voce sicura e decisa e che ora poteva spiegare la differenza tra duna e duna, i posti migliori per ripararsi, le vie più probabili per uscirne. Ci siamo seduti spesso attorno ad un misero fuocherello per darci l’illusione di trovare un debole calore ma è sempre stato tutto vano. Il deserto non dà nulla, non cresce nulla, è sterile, dà solo illusioni e fantasmi che si amplificano sotto l’urgenza del bisogno. Alla fine di questo deserto ho trovato un monte, tanto vasto verso l’alto quanto esteso in lungo e in largo. Pietra fredda e levigata. Dura come granito. Impossibile da scalare tanto meno da aggirare. Mi sono inginocchiato e ho cominciato a scavare. Mi sono spezzato le unghie, insanguinato le mani, sbucciato le ginocchia e lentamente mi sono inoltrato in questo Moloch dall’aspetto terribile. Ora sono all’interno, in un cunicolo che sembra una catacomba; incontro talvolta massi friabili come argilla, altri invece più duri del marmo. Solo un suono in questa tomba: il cuore, il mio cuore. Appoggio le mani sulla pietra illudendomi che il poco calore dei palmi possa renderla più fragile. Ma io so che al di là di questo monte esistono le sorgenti, i fiumi, le acque, le foreste con le infinite forme della vita, con le infinite potenzialità dell’esistenza. Per questo non smetterò di scavare. Là potrò unire le mie lacrime alla pioggia, là alle mie grida risponderanno se non altro lo stridio degli uccelli o il gracidare delle rane; là potrò abbeverarmi a sazietà nelle fonti e là potrò finalmente specchiarmi il volto nelle acque chiare e cristalline di una pozza e ritrovare forse la forza del Sorriso. Bradipostanco
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