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ARTICOLI

Ecco alcuni articoli scritti dal fondatore della SIB, il Prof. Jerome Liss, M.D.

 

Italiano

La Parola Chiave
La
Relazione Maieutica
La Sinistra e i Discorsi Nuvolosi

 

Parole Chiave per aprire il nostro inconscio
(del Prof. Jerome Liss, - trad.Patrizio Nanni)

La porta dell’inconscio è chiusa. Le Parole Chiave aprono la porta.
Quando sono angosciato e scontento, so una cosa: “Sono angosciato e scontento!”.

Ma perché, come succede, da cosa? Forse c’è un pensiero ricorrente: “Non l’avrei dovuto fare!”, “Sono triste”, “E' la fine del mondo”, “Vuoto, niente!” o “Prendi questo, bastardo!”.

Queste sono tutte le parole chiave della mia infelicità. Sono la superficie della mia consapevolezza, la cima dell’iceberg e c’è un inferno sotto, che non posso ancora contattare. Ed io ho paura di contattarlo o semplicemente non so come farlo!

LA PAROLA CHIAVE APRE LA PORTA DELL’INCONSCIO

Attraverso il contenitore profondo o fuori dalla finestra

Il mio compagno-terapeuta dice, “Dillo ancora!” ed io comincio a ripetere le mie frasi chiave sempre più forte, per disserrare la porta, per aprire le botole, forse per schiudere il contenitore profondo delle paure o semplicemente per spiccare un salto attraverso la mia finestra mentale. Tutto per sapere meglio cosa sta succedendo…dentro.

“Semplicemente ripetere le parole chiave Dr. Liss? E questo basta? Ma io so che il terapeuta dovrebbe fare molto di più: interpretare, provare, penetrare attraverso le resistenze con un coltello.”

Dr. Liss: “Se diventerò un suo paziente, per favore non usi il suo coltello su di me!”

“Rimanere a quello che c’è”

     Quindi io sto parlando di un approccio terapeutico che è molto profondo e in più che non fa uso del coltello. È rispettoso e sicuro.

     Quando uso le parole chiave (sia come paziente che come terapeuta) sto andando in profondità, ma in senso Gestaltico, cioè con “quello che c’è”.

      Sebbene ogni terapeuta possa usare le parole chiave, queste sono utili specialmente ai terapeuti ad orientamento corporeo. Tornerò su questo tra un momento.

 Le interpretazioni negative diminuiscono l’autostima del paziente

     Ricorderò alcune esperienze. Quando incontro Gruppi di Training in Psicoterapia Corporea, come conduttore ospite, rimango sempre colpito dall’abilità e dalle intuizioni degli studenti terapeuti nella conduzione del lavoro corporeo: aiutando il paziente a raggiungere emozioni profonde semplicemente con il giusto contatto, creando relazione e sicurezza con l’empatia corporea, supportando l’appena scoperta libertà espressiva del paziente con giochi reciproci e così via.

      D’altro canto, quando si giunge all’aspetto verbale del lavoro, gli studenti dimostrano sovente un certo grado di vaghezza, confusione e anche contraddittorietà, usando “interpretazioni negative” per contattare traumi infantili repressi, ma stimolando nuovamente quello stesso trauma (quel senso di negatività ed errore) che il loro intervento terapeutico sta cercando di superare.

     Per questo motivo mi impegnerò, in questo articolo, a chiarificare una metodologia su “l’uso del linguaggio in psicoterapia” che ha i vantaggi di chiarezza, precisione e, suggerisco, effettività terapeutica. Il modello viene chiamato “la Parola Chiave” e la “Parola Chiave” può anche voler dire la “frase chiave”. Il lavoro si approfondisce ed avanza nel momento in cui il terapeuta tiene a mente varie mappe dell’evoluzione personale: approfondendo emozioni già presenti, muovendo dal problema verso la soluzione, favorendo un’alternanza simpatico-parasimpatico, e andando avanti congiuntamente al pensare dell’altro.

Parte I: Approfondendo con la Parola Chiave.
Cos’è la “Parola Chiave”?

     Con Parola Chiave o frase chiave si intende la parola o la frase densa di emozioni. Sono colorate di rosso, per l’essere in collera, o di nero, per disperazione, o di bianco e giallo, nell’essere speranzosi e raggianti, o arancioni per il sapore di arance dolci. Tecnicamente, la Parola Chiave e la frase chiave si riferiscono a quelle speciali parole incastonate all’interno della comunicazione verbale del paziente che portano con se una speciale carica emotiva e che rivelano un importante aspetto dell’esperienza del paziente. Ogni volta che udiamo la Parola Chiave possiamo vedere leggeri sbattimenti di palpebre, vibrazioni luccicare e carne bisognosa di tremare: emozione, carica, impulso e forza! O anche i petali di fiore della vulnerabilità.

     Un semplice esempio: “Oggi non mi sento molto bene. Infatti, per dirti la verità mi sento di merda! Parola chiave: di merda!

     Altro esempio: “Quando mi sono alzato, questa mattina, ho avuto un pensiero ripetitivo: “Sei un disastro! La tua vita è a pezzi!” Parole chiave: disastro! A pezzi!

      “Stavo pensando a come appariva mia madre in quella foto. Qualcosa nella sua espressione, i suoi occhi… Potrebbe essere vero? È veramente pazza? Qualcosa di lei… una assenza…” Parole chiave: Pazza? Assenza… Forse occhi…

      “Mio marito non è mai stato un gran chiacchierone. Ma ora quando torna a casa, sprofonda davanti alla televisione e per tutta la sera non dice una parola, no, non una parola, non una maledetta parola! (pausa) Mi fa sentire sola… Che posso fare? Cosa dovrei fare? (guardando il terapeuta)

Parole chiave: Non una maledetta parola! (carica simpatica di rabbia) Poi sola…(rimbalzo verso la vulnerabilità parasimpatica). Quale Parola Chiave il terapeuta stimolerà? L’intuizione clinica e l’esperienza condurranno il clinico ad una decisione molto rapida: sola se vuole favorire, per il momento, l’approfondimento dei sentimenti di vulnerabilità e ferita, Non una maledetta parola! se sente che è preferibile, per il momento, approfondire ed elaborare l’impegno simpatico.Qualunque sia la decisione, è la Parola Chiave che sblocca il lucchetto.

      Un ultimo punto: non tutti saranno d’accordo, in qualche caso, su quale parola (o frase, o parte della frase) rappresenta la Parola Chiave. Ma questo è bene. Non possiamo mai conoscere alla perfezione la vita interiore del nostro paziente o, in questo senso, di nessuno, oltre a se stessi, come R.D. Laing così acutamente puntualizza in The Politics of Experience. Quindi dobbiamo riconoscere che ogni intuizione che abbiamo, nel tentativo di scegliere tra la totalità delle affermazioni del paziente la Parola Chiave più pungente, rimane, epistemologicamente parlando, un’ipotesi, non una certezza.

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La Relazione Maieutica di Socrate e La Comunicazione Ecologica di Oggi
(del Prof. Jerome Liss, M.D.)

 La Relazione Maieutica, sviluppata da Danilo Dolci come base del processo educativo, trova le sue origini nella relazione fra Socrate e i suoi studenti.  Socrate aveva creato con il suo studente una serie di domande faccia a faccia con lo scopo di tirare fuori la verità che questi possedeva già dentro di sé ma inconsapevolmente, in modo nascosto.  Un’analogia possibile è quella con l’ostetrica che ha il compito di assistere alla nascita del bambino comunque già esistente e formato nell’utero materno. Ossia, ognuno possiede dentro di sé i pensieri essenziali formati: ha bisogno solamente della presenza dell’aiutante affinché tali pensieri vengano fuori, possano esplicitarsi nella loro piena consapevolezza.

In questa presentazione, il mio scopo è sviluppare il concetto della relazione maieutica - modificato oggi alla luce delle nuove esperienze dell’apprendimento attivo - in quattro campi :

  1. La Neurobiologia della Relazione Maieutica
  2. La Dinamica del Gruppo
  3. I Modelli Epistemologici per Un Pensiero di Qualità
  4. La Violenza Contro La Relazione Maieutica e la Democrazia

 La Neurobiologia della Relazione Maieutica
           Mentre i dialoghi originali fra Socrate e i suoi studenti (trasmessici da Platone) si focalizzano sull’aspetto del contenuto verbale della relazione maieutica, la conoscenza oggi ci fa comprendere che ciò è solamente un livello di un fenomeno che coinvolge tanti altri processi psicofisici in ognuno e, inoltre, nella relazione.  Noi vogliamo essere coscienti di alcuni di questi altri livelli : il tono di voce, l’espressione fisica della faccia, dei gesti, della postura e del respiro, e dentro la persona fisica, il cervello ed il corpo somatico.
            Questi processi psicofisiologici cambiano enormemente quando siamo due persone in dialogo.  C’e un’attivazione psicocorporea dovuta all’interazione, tutti i campi energetici diventano più intensivi, e la logica del pensiero in solitudine cambia con il dialogo a due.
     I cambiamenti a tutti livelli diventano anche più drammatici quando siamo dentro un gruppo attivato dal processo maieutico.  Noi focalizzeremo sulla situazione maieutica del gruppo perchè questa corrisponde alla realtà educativa di oggi, cioè, l’apprendimento nella classe (vedi la “Comunicazione Ecologica”, La Meridiana 1998-Molfetta).

 La Neurobiologia della Classe Tradizionale Ci Fa annoiare, della Classe Attiva Ci Risveglia
         Nella Classe Tradizionale il docente parla per più del 67 % del tempo, ed anche quando gli studenti si esprimono, alcuni diventano dominatori e monopolizzatori, mentre gli altri rimangono bloccati nella loro passività.  Che cosa succede nella neurobiologia del cervello e del corpo? 

        Il lobo frontale, che integra la motivazione con l’input sensoriale (l’informazione ricevuta  passivamente basata sul discorso lungo e noioso dell’insegnante), funziona ad un livello di bassa intensità. Perchè essere motivata quando il contenuto è lontano dalla realtà personale e quando « non c’e niente da fare » ?  Questa diminuzione di attivazione dei nuclei della motivazione – lobo frontale della corteccia, sistema limbico della sotto-corteccia, e livelli più bassi del cervello, cioè ipotalamo, tegmentum, midollo – diminuisce il tono muscolare del corpo, diminuisce la secrezione dell’ormone attivante chiamata adrenalina, diminuisce la disponibilità di sangue per il cervello, abbassa il metabolismo generale, ecc.  Il corpo manda i messaggi di non-attivazione attraverso la percezione neurale che diminuisce l’input verso il cervello (da neuroni di input nella spina cordale attraverso il sistema reticolare ascendente al talamo, e dopo alla corteccia ed al sistema limbico).  Insomma, abbiamo un circuito circolare di rinforzamento in cui la non-attivazione del cervello crea uno stato passivo che incide sul corpo e i messaggi del corpo ritornano al cervello per rinforzare lo stato di non-attivazione.  (Vedremo più tardi come anche certi stati di attivazione impediscono ugualmente l’apprendimento.)

       In contrasto, la relazione maieutica di dialogo crea un’attivazione mente-corpo di ogni partecipante in cui i processi del cervello e del corpo sono molti diversi : I centri di motivazione – lobo frontale e sistema limbico – sono attivati da alcuni fattori :  Lo studente può agire !   Lui può risolvere, nella sua risposta, il dilemma posto dalle domande dell’insegnante.  E quando l’insegnante pone la sua domanda alla classe totale, in ogni studente che pensa, « Posso rispondere ! », si verifica un’intensificazione della sua motivazione. 

Come agisce il cervello ?  Quando il lobo frontale diventa attivato, l’informazione sensoriale che viene dalle aree più posteriori –- visive, auditive, di memoria –- riceve un feedback positivo da parte del lobo frontale, cioè dalla motivazione e dall’interesse della persona. Questo feedback positivo crea un circuito di autorinforzamento fra il lobo frontale (motivazione) e dall’altro lato le aree posteriori sensoriali (informazioni). Il risultato è che l’attenzione per l’informazione diventa acuta e prolungata. L’apprendimento diventa più efficace.

Questa attivazione succede nella corteccia, quindi a livello orizzontale esiste una attivazione con feedback reciproca e aiuto rinforzante con le strutture verticali del cervello: sistema libico, ipotalamo, tegmentum, midollo. Quale risulta di questa attivazione coinvolgendo i livelli più bassi del cervello? Si verifica un aumento di adrenalina, di tono muscolare, di irrigazione sanguigna del cervello, di aumento del metabolismo, ecc.. Inoltre i processi di attivazione neurofisiologica del corpo ritornano al cervello con nuovi messaggi neurali e chimici ed il circuito circolare crea un’attivazione continua.  Lo studente si sente « coinvolto » nella lezione, continua la sua partecipazione, ed integra le nuove informazioni che vengono dalle sue proprie dichiarazioni e da quelle degli altri, in modo più energetico e complesso.

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La Sinistra e i Discorsi Nuvolosi

(Pubblicato su Azione Non Violenta, Novembre 2003)

Un Flagello Infernale: La Vaghezza Inesorabile della Sinistra

 Dal Prof. Jerome Liss, M.D.

“E’ Tutta Colpa Loro?”
  
Se la sinistra si batte per il benessere della maggioranza delle persone – pace, uguaglianza, diritti, sostegno economico, ecc. – perché non vince la maggioranza delle elezioni?  “Colpa della destra!”, è una risposta frequente.  Per colpa loro?  “Demagogia dei politici della destra,  promesse false,  manipolazione dei mass media che appartengono ai padroni ed agli sponsor, le multinazionali., ecc.”
  La sinistra, tra quelli che votano per la destra e l’astensionismo, perde voti ad ogni elezione.  Tutto ciò è solamente colpa degli altri?

Il “No Think” della Sinistra
  Una Tavola Rotonda alla Festa di Rifondazione Comunista mi ha illustrato una mancanza fondamentale della sinistra: la vaghezza inesorabile, che chiamo “No think.” (Assenza di pensiero)  Cito un caso particolare ma ne esistono tanti altri; scommetto che anche il lettore si è spesso scontrato con lo stesso fenomeno altamente deludente: “Parlano, parlano!  Ma non dicono niente.”

Un Incontro Deludente
 
Domenica 7 Settembre, Festa di Rifondazione Comunista tenutasi nella Sala Gialla del Ex-Mattatoio, Roma.  Titolo dell’Incontro: “L’Autunno Fertile: Idee e Scelte dei Movimenti della Società Civile.”  Relatori annunciati nel programma: Tom Benettollo, Titti Di Salvo, Nicola Frantoianni, Pancho Pardi, Edoardo Patriarca. Di fatto, però, la maggioranza dei relatori erano altre persone che sostituivano quelli annunciati.  (Non ho i loro nomi.  Comunque sia la mia critica non è mirata alle persone: voglio parlare di una tendenza che abbraccia tutto il movimento della sinistra.

“L’Impermeabilità della Politica” ed Altri Problemi
  Ma che cosa ho sentito?  Cinque relatori hanno parlato per quasi due ore.  E che cosa hanno detto?
   Hanno spiegato, ognuno, i diversi problemi che affrontano i movimenti sociali: “la guerra,” “Il Neo-Liberalismo,” “L’impotenza dell’ONU,” “mettere in discussione il pensiero unico,” “il fallimenti dei vertici,” “la distrutturazione del Welfare e dei diritti,” “l’impermeabilità della politica.”  Cito precisamente questi loro termini.  Vediamo che i relatori hanno toccato una varietà di problemi globali.  Nonostante ciò, non hanno citato un problema specifico di Italia.  Quindi una persona italiana può chiedersi, “E Io?”  Ancor più importante è che questi “termini generali” non erano supportati da fatti concreti.  Quindi i problemi rimanevano intangibili.  Niente di veramente informativo.

Proposta: “Una Politica Presente”
  Più grave, la vaghezza a livello di proposta.  Il titolo dell’Incontro proponeva: “Scelte dei Movimenti della Società Civile.”  Vi cito “le scelte” proposte dai cinque relatori:
- “Un orizzonte alternativo”
- “Una cultura di responsabilità”
- “Dare coerenza”
- “La qualità della risposta radicata”
- “La capacità di andare oltre”
- “Strumenti per dare continuità agli avvenimenti”
- “Strumenti più concreti per creare partecipazione”
- “Una politica presente”
- “Facciamo di più e di meglio”
- “Troviamo una forma incisiva”
- “Rimettere in questione la forma della politica”
- “Cambiare strada”
  Il lettore può stupirsi di questo elenco nuvoloso e senza contenuto concreto.  Obbiezione: “Ma, Prof. Liss, Lei ha citato solo l’inizio generale delle loro ‘scelte.’  Sicuramente avranno detto qualcosa di più!  Qualcosa di più concreto!”
  Ecco il vuoto drammatico: “Purtroppo no!  Non è stato detto niente di più concreto!”  (La prova può venire solamente da una trascrizione della sera o dai loro appunti.)
 Quindi due ore di presentazione in cui cinque relatori della sinistra hanno annegato il pubblico con discorsi vaghi, nuvolosi, insostanziali.  Solo voli pindarici.  In verità (per me e, credo, per molti altri), una perdita totale di tempo!

“Sarà Sempre Cosi?”

 A mio parere le conseguenze di un simile atteggiamento della sinistra sono gravi.  Questo tipo di presentazione nuvolosa e intangibile domina la scena politica.  Risultato: La coscienza del pubblico non avanza.  Infatti, la consapevolezza diventa, probabilmente, intorpidita.  Ed il programma del “Movimento dei Movimenti” non evolve.
  La politica rappresenta, nella sua potenzialità, un modo per i popoli di prendere in mano il proprio futuro.  Ma quando i leader dei movimenti sociali e dei partiti di sinistra ci offrono solo chiacchiere e slogan pieni d’aria, queste potenzialità si sgonfiano.
  I movimenti ed i partiti della sinistra sono pronti a evolversi?  Alla prossima riunione, caro lettore, sei pronto a metterti in piedi dopo un discorso di intriso di vaghezza e di palloni gonfiati, e comincia a chiedere: “Prego, Egregio Relatore, è possibile offrire un esempio?”.

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Inglese

The Neurophysiology of the Emotions and of Consciousness: Recent Research
Edelman, Schore, Van Kolk, Gellhorn, Laborit, Quarto & Renaud, Shapiro
(by Jerome Liss, M.D.)

 Why Study the Neurophysiology of Emotions and Consciousness?

    In daily life, we do not have to know the structure of our brain in order to know what we think and feel.  Humanity has done very well without this knowledge.

    And for the clinical psychologist, we have had more than 100 years of progress, without the knowledge of brain mechanisms and structures.  It is only in the past 30 years that research regarding “brain mechanisms” has made substantial progress.  Why ask the clinical researcher to bone up on his neurophysiology?  In fact, there is a large gap between the knowledge gleaned from formal research in the field of neurophysiology – research  that is usually conducted on animals or that regards human beings suffering from neurological diseases like cardiovascular strokes and tumors – and the experience of the person with emotional difficulties.   But despite this large gap, we propose that connecting these two diverse fields – neurophysiology and clinical psychology – can bring fruitful results.  How?  Through their correlations.

    The goal of this article is to present a number of such correlations between neuro-physiological research and clinical experience.  Correlations do not create empirical proof, but only generate suggestions based on indirect evidence.  Nevertheless, as we shall show in the following pages, these suggestions based on research correlation help the clinician focus on certain experiences and behaviours of the patient, and even of himself.  Hypotheses can emerge that will often support clinical ideas already formulated on an intuitive basis.  This is a help for the clinical researcher.  With so many clinical models of psychology available, those that are correlated with neurophysiological mechanisms can merit greater attention.  In this way the clinical researcher will be encouraged to develop further certain pathways of theory and method while giving less attention to other possibilities. 

    Even this idea, namely, that certain clinical models can become reinforced and developed further because of a matching with neurophysiological models, can itself find a neurophysiological parallel: Gerald Edelman suggests that neuronal groups present a huge diversity of patterns.  How does the brain “choose” those neuronal groups that are most adaptive?  By a mechanism of “selection based on use.”  Edelman points out that this is the same as Charles Darwin’s Theory of Natural Selection applied, however, not to a species, but to particular neuronal groups within the brain.  Thus we are proposing that to use correlations between neurophysiology and clinical experience can help determine the “choice” regarding those psychological models that seem to be the most promising for theoretical-methodological progress.   In summa, to determine such correlations can help us develop “a natural selection” regarding “the most useful” psychological models.

    In this article we will use a series of designs.  The purpose is to give a clear picture of the neurophysiological mechanism.  Designs also help understand complex phenomena in which there are simultaneous reciprocal interactions. 

    Finally, the neurophysiological research material is taken from the works of Alan Schore, Bessel Van Kolk and Gerald Edelman.  (See bibliography for references.)

 Cortical Conscious Experiences and Sub-cortical Non-Conscious Processes

    The brain consists of numerous levels with neuronal centers connected horizontally and vertically.

    The highest level, the cerebral cortex, contains many areas connected with one another: the visual cortex, the auditory cortex, areas for proprioceptive input, areas for symbolic thought, for memory, for language, for emotions, for planning and for action.   Conscious processes are correlated with neuronal firing in most of these areas.

    Non-conscious processes are correlated with neuronal firing in lower areas of the brain, which we will call sub-cortical areas. There is a constant interaction between conscious cortical processes and non-conscious sub-cortical processes.

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