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Ecco alcuni articoli scritti dal fondatore della SIB, il Prof. Jerome Liss, M.D.
Italiano
La
Parola Chiave
La
Relazione Maieutica
La Sinistra e i Discorsi
Nuvolosi
La
porta dell’inconscio è chiusa. Le Parole Chiave aprono la porta.
Quando
sono angosciato e scontento, so una cosa: “Sono angosciato e
scontento!”.
Ma perché, come succede, da
cosa? Forse c’è un pensiero ricorrente: “Non l’avrei dovuto fare!”,
“Sono triste”, “E' la fine del mondo”, “Vuoto, niente!” o “Prendi
questo, bastardo!”.
Queste
sono tutte le parole chiave della mia infelicità. Sono la superficie
della mia consapevolezza, la cima dell’iceberg e c’è un inferno sotto,
che non posso ancora contattare. Ed io ho paura di contattarlo o
semplicemente non so come farlo!
LA PAROLA
CHIAVE APRE LA PORTA DELL’INCONSCIO
Attraverso il contenitore profondo o fuori dalla finestra
Il mio
compagno-terapeuta dice, “Dillo ancora!” ed io comincio a ripetere le
mie frasi chiave sempre più forte, per disserrare la porta, per aprire
le botole, forse per schiudere il contenitore profondo delle paure o
semplicemente per spiccare un salto attraverso la mia finestra mentale.
Tutto per sapere meglio cosa sta succedendo…dentro.
“Semplicemente ripetere le parole chiave Dr. Liss? E questo basta? Ma io
so che il terapeuta dovrebbe fare molto di più: interpretare, provare,
penetrare attraverso le resistenze con un coltello.”
Dr. Liss: “Se diventerò un
suo paziente, per favore non usi il suo coltello su di me!”
“Rimanere a quello che c’è”
Quindi io sto parlando
di un approccio terapeutico che è molto profondo e in più che non fa uso
del coltello. È rispettoso e sicuro.
Quando uso le parole
chiave (sia come paziente che come terapeuta) sto andando in profondità,
ma in senso Gestaltico, cioè con “quello che c’è”.
Sebbene ogni terapeuta
possa usare le parole chiave, queste sono utili specialmente ai
terapeuti ad orientamento corporeo. Tornerò su questo tra un momento.
Le interpretazioni
negative diminuiscono l’autostima del paziente
Ricorderò alcune esperienze.
Quando incontro Gruppi di Training in Psicoterapia Corporea, come
conduttore ospite, rimango sempre colpito dall’abilità e dalle
intuizioni degli studenti terapeuti nella conduzione del lavoro
corporeo: aiutando il paziente a raggiungere emozioni profonde
semplicemente con il giusto contatto, creando relazione e sicurezza con
l’empatia corporea, supportando l’appena scoperta libertà espressiva del
paziente con giochi reciproci e così via.
D’altro canto, quando
si giunge all’aspetto verbale del lavoro, gli studenti dimostrano
sovente un certo grado di vaghezza, confusione e anche
contraddittorietà, usando “interpretazioni negative” per contattare
traumi infantili repressi, ma stimolando nuovamente quello stesso trauma
(quel senso di negatività ed errore) che il loro intervento terapeutico
sta cercando di superare.
Per questo motivo mi
impegnerò, in questo articolo, a chiarificare una metodologia su “l’uso
del linguaggio in psicoterapia” che ha i vantaggi di chiarezza,
precisione e, suggerisco, effettività terapeutica. Il modello viene
chiamato “la Parola Chiave” e la “Parola Chiave” può anche voler dire la
“frase chiave”. Il lavoro si approfondisce ed avanza nel momento in cui
il terapeuta tiene a mente varie mappe dell’evoluzione personale:
approfondendo emozioni già presenti, muovendo dal problema verso la
soluzione, favorendo un’alternanza simpatico-parasimpatico, e andando
avanti congiuntamente al pensare dell’altro.
Parte I: Approfondendo con la Parola Chiave.
Cos’è la “Parola Chiave”?
Con Parola Chiave o frase
chiave si intende la parola o la frase densa di emozioni. Sono colorate
di rosso, per l’essere in collera, o di nero, per disperazione, o di
bianco e giallo, nell’essere speranzosi e raggianti, o arancioni per il
sapore di arance dolci. Tecnicamente, la Parola Chiave e la frase chiave
si riferiscono a quelle speciali parole incastonate all’interno
della comunicazione verbale del paziente che portano con se una speciale
carica emotiva e che rivelano un importante aspetto dell’esperienza del
paziente. Ogni volta che udiamo la Parola Chiave possiamo vedere leggeri
sbattimenti di palpebre, vibrazioni luccicare e carne bisognosa di
tremare: emozione, carica, impulso e forza! O anche i petali di fiore
della vulnerabilità.
Un semplice esempio:
“Oggi non mi sento molto bene. Infatti, per dirti la verità mi sento
di merda! Parola chiave: di merda!
Altro esempio: “Quando
mi sono alzato, questa mattina, ho avuto un pensiero ripetitivo: “Sei un
disastro! La tua vita è a pezzi!” Parole chiave:
disastro! A pezzi!
“Stavo pensando a come appariva mia madre in quella foto. Qualcosa nella
sua espressione, i suoi occhi… Potrebbe essere vero? È veramente
pazza? Qualcosa di lei… una assenza…” Parole chiave:
Pazza? Assenza… Forse occhi…
“Mio marito non è mai
stato un gran chiacchierone. Ma ora quando torna a casa, sprofonda
davanti alla televisione e per tutta la sera non dice una parola, no,
non una parola, non una maledetta parola! (pausa) Mi fa sentire
sola… Che posso fare? Cosa dovrei fare? (guardando il terapeuta)
Parole
chiave: Non una maledetta parola! (carica simpatica di rabbia)
Poi sola…(rimbalzo verso la vulnerabilità parasimpatica). Quale
Parola Chiave il terapeuta stimolerà? L’intuizione clinica e
l’esperienza condurranno il clinico ad una decisione molto rapida:
sola se vuole favorire, per il momento, l’approfondimento dei
sentimenti di vulnerabilità e ferita, Non una maledetta parola!
se sente che è preferibile, per il momento, approfondire ed elaborare
l’impegno simpatico.Qualunque sia la decisione, è la Parola Chiave
che sblocca il lucchetto.
Un ultimo punto: non tutti saranno d’accordo, in qualche caso, su
quale parola (o frase, o parte della frase) rappresenta la Parola
Chiave. Ma questo è bene. Non possiamo mai conoscere alla perfezione la
vita interiore del nostro paziente o, in questo senso, di nessuno, oltre
a se stessi, come R.D. Laing così acutamente puntualizza in
The Politics of Experience.
Quindi dobbiamo riconoscere che ogni
intuizione che abbiamo, nel tentativo di scegliere tra la totalità delle
affermazioni del paziente la Parola Chiave più pungente, rimane,
epistemologicamente parlando, un’ipotesi, non una certezza.
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La
Relazione Maieutica di Socrate e
La Comunicazione Ecologica di Oggi
(del Prof. Jerome
Liss, M.D.)
La Relazione Maieutica, sviluppata da Danilo Dolci come base del
processo educativo, trova le sue origini nella relazione fra Socrate e i
suoi studenti. Socrate aveva creato con il suo studente una serie di
domande faccia a faccia con lo scopo di tirare fuori la verità che
questi possedeva già dentro di sé ma inconsapevolmente, in modo
nascosto. Un’analogia possibile è quella con l’ostetrica che ha il
compito di assistere alla nascita del bambino
comunque già esistente e formato nell’utero materno. Ossia,
ognuno possiede dentro di sé i pensieri essenziali formati: ha bisogno
solamente della presenza dell’aiutante affinché tali pensieri vengano
fuori, possano esplicitarsi nella loro piena
consapevolezza.
In questa presentazione, il mio scopo è sviluppare il concetto della
relazione maieutica - modificato oggi alla luce delle nuove esperienze
dell’apprendimento attivo - in quattro campi :
-
La
Neurobiologia della
Relazione Maieutica
-
La
Dinamica del
Gruppo
-
I Modelli Epistemologici per Un Pensiero di
Qualità
-
La Violenza Contro La Relazione Maieutica e
la Democrazia
La
Neurobiologia della Relazione Maieutica
Mentre i dialoghi originali fra Socrate e i suoi studenti
(trasmessici da Platone) si focalizzano sull’aspetto del contenuto
verbale della relazione maieutica, la conoscenza oggi ci fa comprendere
che ciò è solamente un livello di un fenomeno che coinvolge tanti altri
processi psicofisici in ognuno e, inoltre, nella relazione. Noi
vogliamo essere coscienti di alcuni di questi altri livelli : il tono di
voce, l’espressione fisica della faccia, dei gesti, della postura e del
respiro, e dentro la persona fisica, il cervello ed il corpo somatico.
Questi processi psicofisiologici
cambiano enormemente quando siamo due persone in dialogo. C’e
un’attivazione psicocorporea dovuta
all’interazione, tutti i campi energetici diventano più intensivi, e la
logica del pensiero in solitudine cambia con il dialogo a due.
I cambiamenti a tutti livelli diventano anche più drammatici quando
siamo dentro un gruppo attivato dal processo
maieutico. Noi focalizzeremo sulla situazione maieutica del
gruppo perchè questa corrisponde alla realtà
educativa di oggi, cioè, l’apprendimento
nella classe (vedi la “Comunicazione Ecologica”, La Meridiana
1998-Molfetta).
La Neurobiologia della Classe
Tradizionale Ci Fa annoiare, della Classe Attiva Ci Risveglia
Nella Classe Tradizionale il docente parla per più del
67 % del tempo, ed anche quando gli studenti si esprimono, alcuni
diventano dominatori e monopolizzatori, mentre gli altri rimangono
bloccati nella loro passività. Che cosa succede nella
neurobiologia del cervello e del corpo?
Il lobo frontale, che integra la motivazione con
l’input sensoriale (l’informazione ricevuta passivamente basata sul
discorso lungo e noioso dell’insegnante), funziona ad un livello di
bassa intensità. Perchè essere motivata
quando il contenuto è lontano dalla realtà personale e quando « non c’e
niente da fare » ? Questa diminuzione di
attivazione dei nuclei della motivazione – lobo frontale della
corteccia, sistema limbico della
sotto-corteccia, e livelli più bassi del cervello, cioè ipotalamo,
tegmentum, midollo – diminuisce il tono
muscolare del corpo, diminuisce la secrezione dell’ormone attivante
chiamata adrenalina, diminuisce la disponibilità di sangue per il
cervello, abbassa il metabolismo generale, ecc. Il corpo manda i
messaggi di non-attivazione attraverso la percezione neurale che
diminuisce l’input verso il cervello (da neuroni di input nella spina
cordale attraverso il sistema reticolare
ascendente al talamo, e dopo alla corteccia ed al sistema
limbico). Insomma, abbiamo un circuito
circolare di rinforzamento in cui la non-attivazione del cervello crea
uno stato passivo che incide sul corpo e i messaggi del corpo ritornano
al cervello per rinforzare lo stato di non-attivazione. (Vedremo più
tardi come anche certi stati di attivazione impediscono ugualmente
l’apprendimento.)
In contrasto, la relazione maieutica di dialogo crea
un’attivazione mente-corpo di ogni
partecipante in cui i processi del cervello e del corpo sono molti
diversi : I centri di motivazione – lobo frontale e sistema
limbico – sono attivati da alcuni fattori :
Lo studente può agire ! Lui può risolvere, nella sua risposta, il
dilemma posto dalle domande dell’insegnante. E quando l’insegnante pone
la sua domanda alla classe totale, in ogni studente che pensa, « Posso
rispondere ! », si verifica un’intensificazione della sua motivazione.
Come agisce il cervello ? Quando il lobo frontale
diventa attivato, l’informazione sensoriale che viene dalle aree
più posteriori –- visive, auditive, di
memoria –- riceve un feedback positivo da parte del lobo frontale, cioè
dalla motivazione e dall’interesse della persona. Questo feedback
positivo crea un circuito di
autorinforzamento fra il lobo frontale
(motivazione) e dall’altro lato le aree posteriori sensoriali
(informazioni). Il risultato è che l’attenzione per l’informazione
diventa acuta e prolungata. L’apprendimento diventa più efficace.
Questa attivazione succede nella corteccia, quindi
a livello orizzontale esiste una attivazione
con feedback reciproca e aiuto rinforzante con le strutture verticali
del cervello: sistema libico, ipotalamo, tegmentum,
midollo. Quale risulta di questa attivazione
coinvolgendo i livelli più bassi del cervello? Si
verifica un aumento di adrenalina, di tono muscolare, di
irrigazione sanguigna del cervello, di aumento del metabolismo, ecc..
Inoltre i processi di attivazione
neurofisiologica del corpo ritornano al cervello
con nuovi messaggi neurali e chimici ed il circuito circolare crea
un’attivazione continua. Lo studente si sente « coinvolto » nella
lezione, continua la sua partecipazione, ed integra le nuove
informazioni che vengono dalle sue proprie dichiarazioni e da quelle
degli altri, in modo più energetico e complesso.
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La Sinistra e i Discorsi
Nuvolosi
(Pubblicato su Azione Non
Violenta, Novembre 2003)
Un Flagello Infernale:
La Vaghezza Inesorabile della Sinistra
Dal Prof. Jerome Liss,
M.D.
“E’ Tutta Colpa Loro?”
Se la sinistra si batte per il benessere della maggioranza delle
persone – pace, uguaglianza, diritti, sostegno economico, ecc. – perché
non vince la maggioranza delle elezioni? “Colpa della destra!”, è una
risposta frequente. Per colpa loro? “Demagogia dei politici della
destra, promesse false, manipolazione dei mass media che appartengono
ai padroni ed agli sponsor, le multinazionali., ecc.”
La sinistra, tra quelli che votano per la destra e l’astensionismo,
perde voti ad ogni elezione. Tutto ciò è solamente colpa degli altri?
Il “No Think” della Sinistra
Una Tavola Rotonda alla Festa di Rifondazione Comunista mi ha
illustrato una mancanza fondamentale della sinistra: la vaghezza
inesorabile, che chiamo “No think.” (Assenza di pensiero) Cito un caso
particolare ma ne esistono tanti altri; scommetto che anche il lettore
si è spesso scontrato con lo stesso fenomeno altamente deludente:
“Parlano, parlano! Ma non dicono niente.”
Un Incontro Deludente
Domenica 7 Settembre, Festa di Rifondazione Comunista tenutasi
nella Sala Gialla del Ex-Mattatoio, Roma. Titolo dell’Incontro:
“L’Autunno Fertile: Idee e Scelte dei Movimenti della Società Civile.”
Relatori annunciati nel programma: Tom Benettollo, Titti Di Salvo,
Nicola Frantoianni, Pancho Pardi, Edoardo Patriarca. Di fatto, però, la
maggioranza dei relatori erano altre persone che sostituivano quelli
annunciati. (Non ho i loro nomi. Comunque sia la mia critica non è
mirata alle persone: voglio parlare di una tendenza che abbraccia tutto
il movimento della sinistra.
“L’Impermeabilità della Politica” ed Altri Problemi
Ma che cosa ho sentito? Cinque relatori hanno parlato per
quasi due ore. E che cosa hanno detto?
Hanno spiegato, ognuno, i diversi problemi che affrontano i movimenti
sociali: “la guerra,” “Il Neo-Liberalismo,” “L’impotenza dell’ONU,”
“mettere in discussione il pensiero unico,” “il fallimenti dei vertici,”
“la distrutturazione del Welfare e dei diritti,” “l’impermeabilità della
politica.” Cito precisamente questi loro termini. Vediamo che i
relatori hanno toccato una varietà di problemi globali. Nonostante ciò,
non hanno citato un problema specifico di Italia. Quindi una persona
italiana può chiedersi, “E Io?” Ancor più importante è che questi
“termini generali” non erano supportati da fatti concreti. Quindi i
problemi rimanevano intangibili. Niente di veramente informativo.
Proposta: “Una Politica Presente”
Più grave, la vaghezza a livello di proposta. Il titolo dell’Incontro
proponeva: “Scelte dei Movimenti della Società Civile.” Vi cito
“le scelte” proposte dai cinque relatori:
- “Un orizzonte alternativo”
- “Una cultura di responsabilità”
- “Dare coerenza”
- “La qualità della risposta radicata”
- “La capacità di andare oltre”
- “Strumenti per dare continuità agli avvenimenti”
- “Strumenti più concreti per creare partecipazione”
- “Una politica presente”
- “Facciamo di più e di meglio”
- “Troviamo una forma incisiva”
- “Rimettere in questione la forma della politica”
- “Cambiare strada”
Il lettore può stupirsi di questo elenco nuvoloso e senza contenuto
concreto. Obbiezione: “Ma, Prof. Liss, Lei ha citato solo l’inizio
generale delle loro ‘scelte.’ Sicuramente avranno detto qualcosa di
più! Qualcosa di più concreto!”
Ecco il vuoto drammatico: “Purtroppo no! Non è stato detto niente di
più concreto!” (La prova può venire solamente da una trascrizione della
sera o dai loro appunti.)
Quindi due ore di presentazione in cui cinque relatori della sinistra
hanno annegato il pubblico con discorsi vaghi, nuvolosi, insostanziali.
Solo voli pindarici. In verità (per me e, credo, per molti altri), una
perdita totale di tempo!
“Sarà Sempre Cosi?”
A mio parere le conseguenze di un simile atteggiamento della sinistra sono
gravi. Questo tipo di presentazione nuvolosa e intangibile domina la
scena politica. Risultato: La coscienza del pubblico non avanza.
Infatti, la consapevolezza diventa, probabilmente, intorpidita. Ed il
programma del “Movimento dei Movimenti” non evolve.
La politica rappresenta, nella sua potenzialità, un modo per i popoli
di prendere in mano il proprio futuro. Ma quando i leader dei movimenti
sociali e dei partiti di sinistra ci offrono solo chiacchiere e slogan
pieni d’aria, queste potenzialità si sgonfiano.
I movimenti ed i partiti della sinistra sono pronti a evolversi? Alla
prossima riunione, caro lettore, sei pronto a metterti in piedi dopo un
discorso di intriso di vaghezza e di palloni gonfiati, e comincia a
chiedere: “Prego, Egregio Relatore, è possibile offrire un esempio?”.
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Inglese
The Neurophysiology of the
Emotions and of Consciousness: Recent Research
Edelman, Schore, Van Kolk, Gellhorn, Laborit, Quarto & Renaud, Shapiro
(by
Jerome Liss, M.D.)
Why Study the
Neurophysiology of Emotions and Consciousness?
In daily life,
we do not have to know the structure of our brain in order to know what
we think and feel. Humanity has done very well without this knowledge.
And for the clinical psychologist, we have had
more than 100 years of progress, without the knowledge of brain
mechanisms and structures. It is only in the past 30 years that
research regarding “brain mechanisms” has made substantial progress.
Why ask the clinical researcher to bone up on
his neurophysiology? In fact, there is a large gap between the
knowledge gleaned from formal research in the field of neurophysiology –
research that is usually conducted on
animals or that regards human beings suffering from neurological
diseases like cardiovascular strokes and tumors – and the experience of
the person with emotional difficulties. But despite this large gap, we
propose that connecting these two diverse fields – neurophysiology and
clinical psychology – can bring fruitful results. How?
Through their correlations.
The goal of this article is to present a number of such correlations
between neuro-physiological research and clinical experience.
Correlations do not create empirical proof, but only generate
suggestions based on indirect evidence.
Nevertheless, as we shall show in the following pages, these suggestions
based on research correlation help the clinician focus on certain
experiences and behaviours of the patient, and even of himself.
Hypotheses can emerge that will often support clinical ideas already
formulated on an intuitive basis. This is a help for the clinical
researcher. With so many clinical models of psychology available, those
that are correlated with neurophysiological mechanisms can merit greater
attention. In this way the clinical researcher will be encouraged to
develop further certain pathways of theory and method while giving less
attention to other possibilities.
Even this idea, namely, that certain clinical models can become
reinforced and developed further because of a matching with
neurophysiological models, can itself find a neurophysiological
parallel: Gerald Edelman suggests that neuronal groups present a huge
diversity of patterns. How does the brain “choose” those neuronal
groups that are most adaptive? By a mechanism of
“selection based on use.” Edelman points out that this is
the same as Charles Darwin’s Theory of Natural Selection applied,
however, not to a species, but to particular neuronal groups within the
brain. Thus we are proposing that to use correlations between
neurophysiology and clinical experience can help determine the “choice”
regarding those psychological models that seem to be the most promising
for theoretical-methodological progress. In summa, to determine such
correlations can help us develop “a natural selection” regarding “the
most useful” psychological models.
In this article we will use a series of designs. The purpose is to give
a clear picture of the neurophysiological mechanism. Designs also help
understand complex phenomena in which there are simultaneous reciprocal
interactions.
Finally, the neurophysiological research material
is taken from the works of Alan Schore, Bessel Van Kolk and Gerald
Edelman. (See bibliography for references.)
Cortical Conscious
Experiences and Sub-cortical Non-Conscious Processes
The brain
consists of numerous levels with neuronal centers connected horizontally
and vertically.
The highest level, the cerebral cortex,
contains many areas connected with one another: the visual cortex, the
auditory cortex, areas for proprioceptive input, areas for symbolic
thought, for memory, for language, for emotions, for planning and for
action. Conscious processes are correlated with neuronal firing
in most of these areas.
Non-conscious processes are correlated
with neuronal firing in lower areas of the brain, which we will call
sub-cortical areas. There is a constant interaction between
conscious cortical processes and non-conscious sub-cortical processes.
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LA S.I.B. E
IL METODO BIOSISTEMICO
UNA
METODOLOGIA "ATTIVA"
LE SEDI
S.I.B. IN TUTTA ITALIA
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