Costalta sul Corriere delle Alpi

9-08-2005

"Non scorderò mai quel giorno"
Antonia De Bettin, classe 1900, racconta l'emozione che provò nell'entrare a quel tempo "in una classe con le pareti di muro"

COSTALTA. Le scuole elementari di Costalta compiono oggi cento anni e, a festeggiare questo evento, ci sarà una protagonista d'eccezione: una delle prime scolare che entrò in quelle aule e che ha ancora la fortuna di ricordarlo. Antonia De Bettin, Tonina d'Indröia, è nata nel 1900 e porta i suoi 105 anni con un vigore ed una lucidità che stupiscono chiunque la incontri. Nella sua casa, che è proprio a ridosso dell'edificio scolastico, ritorna per le ferie estive da Torino, dove è emigrata con il marito Giobatta Casanova Crepuz, Tita Carpuz, nel 1928, da quasi ottant'anni. Anche quest'estate il paese di Costalta ha salutato il suo ritorno con il compiacimento di poterne constatare l'eccezionale longevità. Nella cucina della casa dove passa la maggior parte della sua giornata, sempre parenti ed amici in visita. Pur avendo dei problemi di vista, Tonina riconosce tutti e conversa appropriatamente di vicende presenti e passate senza perdere un colpo. Conversando in ladino schietto, si presta volentieri a ricostruire vicende d'inizio secolo Novecento. "Dove ora sorgono le scuole elementari", racconta Tonina, "c'era un fienile con la stalla. La frazione acquistò il terreno dai proprietari e decise di costruire questo edificio in muratura. Attorno c'erano solo case di legno e l'inizio dei lavori con il trasporto di pietre, la fusione di sassi per ricavarne la calce, fu un evento curioso per l'intero paese. I lavori delle scuole iniziarono nel 1905, ma esse furono agibili dopo un paio d'anni. Io frequentai le prime due classi nelle case della maestra Maria De Moliner e di Osvaldo De Bernardin Stadoan e poi in terza entrammo nella scuola nuova. Conservo ancora il ricordo delle grandi stanze con le pareti di muro, cosa inusuale per noi che vivevamo in case di travi annerite dal sole e dal fumo".
Tonina ricorda la severità dei maestri, le classi numerose, l'interesse per la lettura e la scrittura, con gli esercizi per la calligrafia.
"Abbiamo imparato a leggere, scrivere, fare i conti", ricorda, "tutte cose che mi sono servite molto nella mia vita di emigrante a Torino. Mi è sempre piaciuto leggere, finché avevo gli occhi buoni. Di vedere la televisione non mi interessa, mi rincresce di più di non poter sfogliare qualche rivista".
Tonina partecipa con interesse alla vicenda della tentata chiusura delle scuole elementari da parte della giunta di S. Pietro.
"Spero che le scuole elementari di Costalta restino aperte ancora per tanti anni", dice, "e che nascano bambini per far progredire il paese. Ho raccontato lo scorso anno agli scolari e alla maestra Maria Giovanna, che sono venuti ad intervistarmi, le vicende della mia giovinezza. Quando vedo i bambini, sono sempre molto contenta. Partecipo anch'io alla festa voluta dai genitori per i cent'anni delle scuole e, visto che abito proprio qui vicino, aprirò la finestra per sentire il tanto movimento che ci sarà certamente qui attorno".
La "scolara" del 1900 prosegue nei racconti dei primi decenni del secolo scorso: l'infanzia tra scuola e lavori contadini; la prima guerra mondiale, dove fu cooptata come portatrice di materiale per il fronte della Val Visdende e per questo ottenne il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto; il matrimonio nel 1920, celebrato alle cinque del mattino, perché era una cerimonia che non si doveva far conoscere; la nascita dei quattro figli; il lungo scorrere degli anni torinesi; l'immancabile ritorno estivo nella casa vicino alle scuole di Costalta. L'incredibile Tonina d'Indröia prosegue il cammino ultracentenario con cosciente lucidità.

Lucio Eicher Clere

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