Chiaberge di Viu'
Le storie nuove... Che racconta Gianelio.

 

La scoperta del Chiaberge

... Passati alcuni giorni di ambientazione nel bel bosco dei Coletti, la nostra lepre Esmeralda, dopo aver chiesto il permesso alla mamma, decide di visitare la frazione del Chiaberge che dista pochi minuti di sentiero panoramico posto all’inverso a mezza costa della valle di Viù. Preso lo zainetto Invicta ,compagno di numerose gite e passeggiate al Valentino si incammina.  Lascia la casetta sotto il grande castagno e mentre saluta la mamma, sente un borbottio con parole sillabate provenienti dalle foglie di un ramo dell’albero di frassino, poco distante. La paura assale Esmeralda che cerca di ritornare verso la sua casetta e quasi quasi urlando ritorna dalla mamma per dire di questo strano rumore dal bosco.  Ma non fece in tempo, accanto a lei sente batter d’ali e si trova davanti un bel volatile dagli occhi vispi e con un suo modo particolare si presenta: mi chiamo Petronillo sono il capo dei gufi del bosco. Ti porgo la punta dell’ala destra per salutarti e darti il benvenuto, anche da parte di tutti i gufi del posto che appena possibile ti presenterò. Ripete, sono Petronillo il curiosone, la mia casa è posta sull’albero del frassino. Vedi, indicando con l’ala e sul ramo più panoramico. Guido tutti i gufi e carico l’orologio del bosco. Poiché sono chiacchierone parlo anche da solo e faccio così da guardia agli animali poco graditi come il falco, i cinghiali, le cornacchie e il cucù, ma sai perché faccio scappare il cucù, eh!.. tu non lo sai, dice Petronillo, prima di tutto perché il suo canto è insistente, poi controlla tutti i nidi, quindi è un maleducato, sai non si guarda in casa altrui, e poi.. e poi… devi sapere che c’è un nonno al Chiaberge che lo imita bene e il povero cucù non riesce a capire questa presa in giro così vola qui intorno  e fa un chiasso con il suo cucù-cucù da disturbare il silenzio del bosco. La nostra Esmeralda rimane meravigliata, non sa cosa dire, poi si siede in mezzo alle piantine di genziana e chiede a Petronillo di accompagnarla alla frazione Chiaberge. Petronillo non aspettava altro per porsi al suo servizio, così chiama la mamma per chiedere il permesso di recarsi con il gufo-capo.  Decisero di andare in due modi perché Petronillo è un volatile e possiede gambette corte non resistenti a fare il percorso sul sentiero; quindi saltellando da un ramo all’altro e qualche corsetta partirono. Percorsero il sentiero quasi in piano che dai Coletti porta ai Runc di sopra e decisero di fare una fermata conoscitiva accanto al Pilonetto votivo. Qui Petronillo racconta che una volta l’edificio dei Runc era abitato dai signori residenti  alla frazione Aires e le mucche avevano un nome di città e di nazione. Sai dice Petronillo, c’era una mucca della razza bruno-alpina quelle con il mantello dalla pelle marrone con occhi e sopraciglia bellissime da diva. C' erano dei ragazzi del Chiaberge che alla sera venivano a prendere il latte e portavano alle mucche pane raffermo e sale. Le mucche quando vedevano questi cittadini erano tutte agitate dalla felicità. Intanto che Petronillo raccontava osservavano il panorama della valle con la strada provinciale posta sull’altro versante con il traffico per la bassa valle o per il capoluogo di Viù. Si sentiva  il suono del bus di linea e la macchina alla frazione Mondezza che frantuma le pietre. Presero il sentiero per il Chiaberge con l’ itinerario di andare verso le Ciarbunere che corre in leggera salita, si sentiva poco distante lo scavatore che prepara la strada tagliafuoco che i proprietari del bosco intelligentemente hanno pensato di fare, utile anche per recarsi nei luoghi a tagliare la legna e la pulizia del sottobosco dai  profumatissimi e gustosissimi funghi porcini.  Giunti alla casa  delle Ciarbunere costruita in pietra senza calce, cioè a secco, sentirono delle voci allegre, si nascosero per controllare la situazione, oltre le voci di persone si sentiva l’alternarsi dello sgorgare dell’acqua sul baciass ovvero sull’ abbeveratoio. Chiedendo permesso si affacciarono sull’aia della casa, le voci tacquero per un istante e con sorpresa ripresero in allegria, gli abitanti in quel periodo era dei signori che venivano da Collegno, la signora si chiama Milvia con i suoi familiari. Al vedere questa strana coppia, una lepre e un volatile si stupirono che andassero così d’accordo. 

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