Il Letterato Della Seconda Metà Dell' Ottocento... PENSA
Gli abitanti della Terra del Fuoco
Poco più che ventenne, Charles Darwin si imbarca come naturalista senza paga sul brigantino britannico Beagle, in partenza per una crociera scientifica intorno al mondo che durerà quasi cinque anni. Al suo ritorno pubblicherà il diario di questa esperienza, fondamentale per la formulazione delle sue teorie. In queste pagine dal Viaggio di un naturalista intorno al mondo (1839) la descrizione, tutt'altro che benevola, degli abitanti della Terra del Fuoco: le "creature più abbiette e miserabili" che avesse mai veduto.
21 dicembre. Il Beagle salpò e l'indomani, soprattutto grazie a una buona brezza da oriente, costeggiammo i Barnevelts, e, superati i picchi rocciosi di Capo Deceit, verso le tre del pomeriggio avevamo doppiato il burrascoso Capo Horn. La sera era calma e limpida e fummo deliziati dalla piacevole vista delle isole vicine. Ma il Capo Horn esigeva il suo tributo, e una bufera di vento ci arrivò direttamente in faccia prima di notte. Restammo in alto mare e il giorno dopo cercammo di approdare, quando a prua ci apparve questo famosissimo promontorio nel suo tipico aspetto – offuscato dalla nebbia, mentre una tempesta di vento e di acqua circondava il suo scuro profilo. Grandi nuvole nere scorrazzavano nel cielo, e una pioggia torrenziale mista a grandine ci cadeva addosso con tanta violenza che il capitano decise di andare nel Wigwam Cove. È un porticciolo angusto non lontano dal Capo Horn; nelle cui acque tranquille approdammo alla vigilia di Natale. Ogni tanto una raffica di vento proveniente dai monti, che faceva rollare la nave all'ancora, ci ricordava l'uragano che imperversava al largo.
25 dicembre. Proprio accanto alla baia, Kater's Peak, una collina di forma appuntita, si eleva all'altezza di 510 metri. Tutte le isole attorno sono formate da masse coniche di diorite, alle quali, talvolta, si alternano promontori meno regolari di argilla. Si può ritenere che questa parte della Terra del Fuoco sia l'estremità della catena di monti sommersi di cui si è già detto. Wigwam, il nome dell'insenatura, deriva dal nome delle tipiche abitazioni degli indigeni; ma potrebbe a buon diritto essere chiamata con lo stesso nome ogni baia di quell'area. Poiché le conchiglie costituiscono la loro principale fonte di sostentamento, gli abitanti sono costretti a cambiare continuamente dimora; ma di tanto in tanto ritornano agli stessi luoghi, come testimoniano gli ammassi di antichi gusci, del peso approssimativo di parecchie tonnellate. Questi cumuli sono ben visibili da lontano, a causa del colore verde brillante di alcune piante, che sempre vi crescono sopra. Tra le altre, si possono riconoscere il sedano selvatico e la gramigna, due piante molto utili, il cui uso rimane ignoto agli indigeni. Il Wigwam degli abitanti della Terra del Fuoco è molto simile per mole e dimensioni a un mucchio di fieno. È costituito solo da pochi pali piantati nel terreno, e coperto solo parzialmente e da un lato con ciuffi di erba e fascine; non può certo essere un lavoro breve, anche se viene utilizzato per pochi giorni. A Goeree Road visitai un posto dove uno di questi uomini nudi aveva dormito, che certamente non offriva un riparo migliore della tana di una lepre. Quell'uomo evidentemente viveva da solo, ed era molto cattivo per come ne parlava York Minster "e probabilmente aveva rubato qualche cosa". I Wigwam sulla costa occidentale però sono un po' migliori, perché sono coperti con pelli di foca. Il cattivo tempo ci costrinse a fermarci in questo posto per molti giorni. Il clima è sicuramente infelice; nevicava tutti i giorni sulle colline e nelle valli cadeva una pioggia mista a nevischio, nonostante fosse già passato il solstizio d'estate. La temperatura per lo più era di 9 gradi centigradi, ma durante la notte si abbassava a 7-8 gradi centigradi. La foschia e l'umidità dell'atmosfera, mai rasserenata da un raggio di sole, facevano apparire il tempo ancora peggiore di quello che in realtà non fosse. Un giorno mentre stavamo approdando presso l'isola Wollaston, accostammo una piccola imbarcazione con sei indigeni. Non avevo mai visto creature più sporche e indigenti. Infatti sulla costa orientale gl'indigeni hanno indumenti di guanaco, e sulla costa occidentale si vestono con pelli di foca. Gli uomini di queste tribù centrali utilizzano pelli di lontra, o cenci simili grandi quanto un fazzoletto, appena sufficienti a riparargli le spalle e la schiena. Sono trattenuti mediante cordicelle che si incrociano sul petto, e drappeggiati sul davanti o sul dietro secondo la direzione del vento. Gli indigeni della barchetta, compresa una donna che si trovava con loro, erano completamente nudi. Pioveva a dirotto, e sul capo cadeva acqua salmastra. In un altro porto non molto distante, una donna mentre allattava un neonato, un giorno si avvicinò e si aggirò attorno alla nave per un po', soltanto per curiosità, mentre sul suo petto e sulla pelle del suo bambino, entrambi erano nudi, cadeva e si rapprendeva il nevischio! Questa povera gente appariva di bassa statura, con facce orribili impiastrate di pitture bianche, la pelle era sporca e untuosa, i capelli arruffati, la voce stonata e i gesti brutali.
Era difficile pensare osservandoli che quell'accozzaglia di uomini fossero nostri simili e abitassero nel nostro mondo. E spesso ci chiediamo se gli animali inferiori godano di qualche piacere nella vita: a maggior ragione potremmo rivolgerci la stessa domanda riguardo a questi selvaggi! Durante la notte, gruppi di cinque o sei persone, si rannicchiano, nudi e a malapena riparati dal vento e dalla pioggia di questo burrascoso clima, dormendo come animali sulla terra umida. Durante la bassa marea, d'inverno o d'estate, di notte o di giorno devono alzarsi per staccare le conchiglie dalle rocce; e le donne talvolta si tuffano per raccogliere ricci di mare, oppure con lenza ed esca ma senza amo aspettano nelle loro barche, pescando i piccoli pesci con uno strattone. Se cacciano una foca, o se trovano la carcassa galleggiante di una balena putrefatta, allora fanno festa; consumando con l'aggiunta di bacche isipide e funghi questo cibo ignobile. [...]
Non esiste un governo o un capo delle differenti tribù; per cui ognuna è circondata da altre tribù nemiche, che parlano dialetti diversi e solo una landa deserta o un territorio neutrale le separa le une dalle altre: i mezzi di sostentamento sembrano essere la causa della loro guerra. Il loro paese è un territorio interrotto da brulle rocce da alte colline e da foreste vergini, che si intravvedono tra le nebbie e le interminabili burrasche. La terra che può essere abitata è limitata al pietrisco della spiaggia; obbligandoli a spostarsi continuamente da un luogo all'altro per procurarsi il cibo lungo una costa così ripida che non possono raggiungere se non con le loro rudimentali imbarcazioni. Non possono conoscere il piacere di avere una casa e ancor meno quello degli affetti famigliari, il marito infatti tratta la moglie come un padrone disumano la sua operosa schiava. Bynoe fu testimone di un fatto atroce oltre ogni dire, di una madre disperata mentre recuperava il corpo di suo figlio morente e coperto di sangue, che il marito aveva impietosamente scagliato contro le rocce per aver lasciato cadere un cestino di ricci di mare! Le più alte facoltà della mente possono venir utilizzate molto poco: come può accendersi l'immaginazione in questi posti, in che modo la ragione può fare confronti, e la mente decidere? Non viene richiesta la più piccola competenza, o un minimo ragionamento per staccare una conchiglia dalla roccia. Gli istinti animali per certi aspetti si possono paragonare alla loro abilità; infatti non progredisce con l'esperienza; la barchetta che, per quanto modesta, è la opera loro più ingegnosa, è rimasta immutata negli ultimi duecentocinquanta anni, come riferito da Drake. Osservando questi primitivi ci si può chiedere da dove provengano? Che cosa può aver attirato una tribù di uomini, o quale cambiamento può averli costretti ad andarsene dalle incantevoli terre del Nord, per scendere la Cordigliera o spina dorsale dell'America, e ideare e costruire barche, che non vengono utilizzate dalle tribù del Chilì, del Perù e del Brasile, e poi stabilirsi in una delle più inospitali regioni del mondo? Sebbene, a tutta prima, venga spontaneo fare simili ragionamenti, è pur vero che in realtà non sono del tutto validi. Niente fa pensare a una riduzione del numero degli abitanti della Terra del Fuoco; quindi è presumibile che una certa felicità di cui godono, qualunque sia, rende loro cara la vita. La natura che rafforza certe abitudini, rendendone ereditari gli effetti, ha permesso all'abitante della Terra del Fuoco di adattarsi al clima e ai raccolti del suo desolato paese. Per sei giorni rimanemmo bloccati nel Wigwam Cove a causa del brutto tempo, poi il 30 dicembre riprendemmo il mare. Il capitano Fitz Roy voleva dirigersi a occidente per sbarcare York e Fuegia nel loro paese. Una volta al largo fummo investiti dalla corrente contraria e da un'ininterrotta serie di burrasche; che deviò la nostra rotta fino al 57°23' Sud. L'11 gennaio 1833, con tutte le vele al vento, arrivammo a poche miglia dalla grande e ripida montagna di York Minster (così chiamata dal capitano Cook, e da cui prese il nome l'indigeno più anziano), quando fummo costretti ad ammainare le vele a causa di un violento uragano e a rimanere in alto mare. Le onde si infrangevano sulla costa con grande fragore, e la spuma arrivava a coprire un dirupo alto 60 metri. Il 12 il mare era molto agitato, tanto da non riuscire a capire con precisione dove ci trovassimo: era un suono molto sgradevole sentir ripetere in continuazione: "Badate sotto vento". Il 13 la burrasca infuriava ancora; monti di spuma spinta dal vento limitavano di molto la nostra visuale. Il mare aveva un aspetto molto sinistro, sembrava una brulla pianura ondeggiante con ampie macchie di neve; mentre il bastimento era scosso energicamente, le diomedee volavano con le ali aperte incontro al vento. A mezzo giorno una grande ondata ci travolse, e sommerse una delle barche baleniere, che fu necessario ammarare immediatamente. La povera Beagle tremò a quell'impatto, e per alcuni minuti non rispose al timone; ma subito, essendo un'ottima nave, si raddrizzò e si rimise di nuovo al vento. Se un'altra mareggiata avesse seguito la prima, non saremmo certo sopravvissuti. Per ventiquattro giorni avevamo cercato senza riuscirvi di navigare verso Ovest; l'equipaggio, che per molti giorni e molte notti non aveva avuto la possibilità di indossare nulla di asciutto, era sfinito dalla stanchezza. Il capitano Fitz Roy desistette dal tentativo di raggiungere l'occidente dalla costa esterna. La sera doppiammo il Falso Capo Horn, e, con l'argano che emetteva scintille mentre la catena si districava attorno a esso, gettammo l'ancora a una profondità di 85 m. Dopo essere stati in balia della furia degli elementi per tanto tempo, finalmente passammo un'incantevole notte tranquilla!
Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo.