Soddisfatti
per le sorprese riservateci nei dintorni di Parras, decidiamo di avviarci verso il
giardino botanico di DON AGUIRRE che avevamo già localizzato al mattino e chiediamo
informazioni ad una donna apparentemente diretta verso lo stesso luogo. Da lei apprendiamo
che DON AGUIRRE è venuto a mancare sette anni prima e che ora il giardino botanico è
curato dal figlio EUGENIO AGUIRRE, suo marito. Gentilmente ci permette di visitare il
giardino in attesa che rientri. Le piante sono in parte sistemate in piena terra ed in
parte in barattoli di latta. Fra gli altri, ammiriamo un gigantesco cespo di
Leuchtenbergia principis, molti esemplari crestati di Lophophora williamsii, Epithelantha
micromeris var. greggii e var. pachyrhiza, Ariocarpus fissuratus.
Fra le piante coltivate in
"vaso", sempre nella forma crestata, notiamo Ariocarpus kotschoubeyanus, altre
Epithelantha e, protetti da una tettoia di canna, centinaia di Aztekium ritteri e
Ariocarpus scapharostrus. I tubercoli di questi ultimi sono però quasi completamente
mangiati, probabilmente da bruchi. Mentre siamo intenti a fotografare tutto il possibile,
arriva il Sig. AGUIRRE che cintrattiene per circa unora parlando un po
in spagnolo e un po in inglese. Ci illustra soprattutto lopera del padre, che
ha raccolto tutte le piante durante la sua attività di ingegnere stradale e delle
difficoltà che incontra per mantenere in condizioni accettabili il luogo. Lo stato di
Cohahuila, ci spiega, ha sì riconosciuto il rango di "Monumento Nazionale"
allorto, ma si è limitato ad opere di sistemazione paesaggistica come
limpianto di alberi e la sistemazione dei sentieri senza erogare alcun
finanziamento. Durante il giro il Sig. AGUIRRE ci interroga su una pianta che noi
reputiamo, tutto sommato, poco interessante, forse un Gymnocactus horripilus, e questo
disinteresse lo colpisce non poco.
Si tratta infatti, del Gymnocactus
aguirrei, chiamato così proprio in onore del padre! Ci riprendiamo presto dalla
"gaffe" e, dopo esserci scambiati gli indirizzi, lasciamo lorto e Parras
de la Fuente.
Riprendiamo la strada per Hipolito e, nel corso
di un paio di escursioni, rinveniamo, tra i soliti Echinocactus horizontalonius,
Ferocactus haematacanthus e Thelocactus bicolor, molti esemplari di Coryphantha difficilis
dotati di spine fitte e robuste.
Raggiungiamo Saltillo (questa volta
senza nebbia) ma con la temperatura che si è abbassata notevolmente.
Lindomani decidiamo di battere la
prima parte della strada che conduce a Monterrey, grande città industriale e capitale
dello stato di Nuevo Leòn. Le escursioni fruttano le seguenti specie: Echinocactus
horizontalonius, Coryphantha valida, Thelocactus bicolor, Astrophytum capricorne var.
minor, Echinocereus pectinatus alti fino a mezzo metro, Mammillaria chionocephala,
Coryphantha sp. di forma simile alla C. difficilis, ma con pochissime spine radiali e
dallepidermide verde bottiglia, Gymnocactus beguinii (una forma robusta alta fino a
30 cm), Mammillaria pottsii, Ancistrocactus scheerii, Thelocactus rinconensis molto grandi
e dalle lunghe spine centrali sfibrate e, su un affioramento di roccia calcarea, molti
esemplari della bellissima Epithelantha micromeris var. pachyrhiza!!! Tutti gli esemplari
di questultima varietà, caratterizzata da una lunga radice napiforme, sono molto
piccoli (al massimo misurano 3 centimetri di diametro), generalmente solitari e con gli
apici molto lanosi che lasciano appena affiorare le piccolissime spine centrali di colore
grigio. Sullo stesso costone rinveniamo due differenti specie di Mammillaria che non
riusciamo ad identificare; una di esse ci ricorda la M. chionocephala già incontrata a
Buenavista, nel S. Luis de Potosì. Il tempo purtroppo è tiranno per cui decidiamo di
rinunciare a visitare il canyon Huasteca nei pressi di Monterrey che ci costerebbe quasi
un giorno.
Ci dirigiamo verso Matehuala dove
cercheremo di rintracciare Turbinicarpus valdezianus var. albiflorus che avevamo mancato a
Saltillo (dove è però riportata la varietà rubriflora). Questa volta siamo già
preparati alleventualità di fallire, come ci è già capitato in precedenza per
altre specie. Oltre tutto, di questo habitat abbiamo indicazioni piuttosto generiche, ma
trovandosi lungo il nostro itinerario decidiamo di tentare egualmente. Il terreno è
collinoso, coperto da una rada e bassa vegetazione e presto temiamo di aver sbagliato in
quanto non solo non troviamo alcun Turbinicarpus valdezianus, ma se si eccettua una
minuscola Mammillaria che non riusciamo neanche ad identificare, non rintracciamo nessuna
specie di cactus. Ci spostiamo leggermente verso unaltra collina dove almeno ci
imbattiamo in un piccolo esemplare di Mammillaria candida; non è molto, ma è abbastanza
per rinvigorire la nostra determinazione.
Infatti, dopo poco scopriamo alcuni
grossi esemplari di Ariocarpus retusus, la forma tipica, e poco oltre molti altri, di
tutte le dimensioni. Questa popolazione, al contrario di quella incontrata nei pressi di
Doctor Arroyo, mostra chiari segni di vitalità per la presenza di molti esemplari
giovani.
Troviamo anche rari Thelocactus
conothelos, molto piccoli. Completamente impegnati nella ricerca, non ci accorgiamo che un
giovane messicano ci avvicina e ci chiede che cosa stiamo cercando. Rispondiamo un
po sospettosi, cercando di far capire che il nostro interesse è per una pianta
bianca molto piccola, non il Peyote! Egli, poco sorpreso, ci dice che può aiutarci e ci
invita a seguirlo, per mostrarci una piccola Mammillaria candida. Delusi, gli spieghiamo.
che quella che ci interessa è molto più piccola ed egli, senza scomporsi, si dirige
verso un altro posto. Questa volta lo seguiamo con meno entusiasmo, anche perché ci
accorgiamo che già ci eravamo passati durante la nostra escursione. Quando si china verso
un grosso sasso ci ha distanziato di circa 20-30 metri, per cui non possiamo vedere cosa
cè dietro di esso. Raggiungiamo il giovane Massimiliano e ci accorgiamo, con grande
sorpresa, che ci sta mostrando un Turbinicarpus valdezianus! La pianta è piccolissima,
meno di un centimetro di diametro e, anche se parte del fusto è scoperta, possiamo
facilmente dedurre che in condizioni normali emerge dal terreno per pochi millimetri!
Massimiliano ci spiega che in questo periodo le piante sono molto difficili da trovare
perché non piove da molto tempo ma che sono più numerose di quanto sembri e che
larea su cui sono distribuite è ampia. Noi, pur avendone vista una e trovandoci sul
posto adatto, dobbiamo letteralmente spostarci sulle ginocchia per avere qualche speranza
di individuarne altre. Alla fine, però, anche il nostro occhio si abitua e questo ci dà
modo di individuare un numero sufficiente di esemplari per fare una piccola statistica. Le
piante sono quasi tutte solitarie (tranne due esemplari, uno a due teste ed uno a tre
teste), distribuite uniformemente in "isole" di qualche decina di metri quadrati
con una densità di due-tre per metro quadrato. Alla fine della nostra indagine sul campo
incontriamo anche il fratello di Massimiliano che ci riferisce di domande rivoltegli da
una pattuglia della polizia che già sospettava che stessimo cercando il famoso Peyote.
Noi, impegnati nella ricerca, non ci eravamo accorti di nulla. È ormai sera quando
salutiamo i nostri amici e ci avviamo verso Matehuala distante ancora qualche chilometro.
Lindomani raggiungiamo Tula dove
ci aspettiamo di trovare molte specie rare. Riceviamo la prima doccia fredda quando non
riusciamo neppure ad individuare il luogo di cui abbiamo riferimenti molto precisi e in
cui dovrebbe trovarsi Turbinicarpus pseudopectinatus. Ci fermiamo lo stesso scegliendo il
posto a caso, ma troviamo solamente Echinocactus ingens, Echinocactus horizontalonius,
Ferocactus, Coryphantha. Su una collina dietro la cittadina di Tula, più tardi, troviamo
Echinocereus pentalophus, Mammillaria compressa, Neolloydia ceratistes e piccoli
Thelocactus tulensis. Il vento, già forte durante lascensione, diventa così
impetuoso una volta raggiunta la vetta, che decidiamo di ritornare sui nostri passi
rinunciando ad esplorare un ambiente che sembrava promettente. La sera, calato il vento,
un forte acquazzone pulisce le polverose strade di Tula, facendo mancare la luce per
unora abbondante. Lasciamo Tula mancando tutti gli obiettivi che ci eravamo posti e
ci avviamo verso Jaumave. Lungo la strada ci fermiamo per cercare nuovamente, in un posto
diverso da quello del giorno precedente, il Turbinicarpus pseudopectinatus. Facciamo due
tentativi ostacolati da una bassa vegetazione a tratti molto fitta tra cui spiccano
Juniperus e palme nane riportati nello stesso habitat del Turbinicarpus pseudopectinatus.
Troviamo esemplari di Ferocactus echidne crescere anche sugli alberi, Mammillaria candida,
Neolloydia ceratistes, un bellEchinocereus dalle lunghe spine aciculari
bianco-grigie in fiore e Mammillaria viereckii. Del Turbinicarpus pseudopectinatus,
invece, nemmeno lombra. Unaltra sosta che effettuiamo più a nord sulle sponde
di un fiume dallalveo piuttosto ampio frutta la scoperta di Mammillaria
klissingiana, simile nellaspetto alla Mammillaria chionocephala. Un nuovo acquazzone
ci consiglia di guadagnare Jaumave dove troviamo una modestissima sistemazione
allHotel Taray.
Finita la pioggia abbiamo il tempo di
perlustrare una zona a nord della città, molto piatta e con pochissima vegetazione. Il
terreno, molto sabbioso, è a tratti fangoso e mostra allinizio solo rade
popolazioni di Coryphantha retusa e Opuntia bigelowii.
Dopo qualche minuto troviamo molti
esemplari di Ferocactus hamatacanthus var. sinuatus dalle lunghe spine papiracee. Rispetto
alla specie tipica notiamo anche che le dimensioni sono mediamente inferiori. Ben altro
impatto ha su di noi il reperimento del primo Ariocarpus trigonus con i tubercoli appena
affioranti dal terreno e le ascelle coperte da fango e dalle poche foglie prodotte dai
pochissimi arbusti circostanti. E un esemplare grande, circa 15 centimetri di
diametro, di colore verde scuro. Durante lescursione troviamo pochi altri esemplari
e ciò rende la specie molto rara, almeno in questa locazione. Quando il buio ci impedisce
ulteriori ricerche torniamo a Jaumave dove consumiamo un buon pasto in un ambiente
familiare nel nostro hotel. Per quasi tutta la notte piove abbondantemente, tanto che ci
fa temere di non poter rispettare il programma del giorno successivo che prevede anche
strade sterrate. I timori si rivelano infondati dato che lindomani già alle prime
ore del giorno tutto è nuovamente asciutto.
Abbandoniamo la strada asfaltata pochi
chilometri a nord di Jaumave e ci addentriamo per qualche chilometro. Una rapida occhiata
dallauto ci permette di scorgere solo Ferocactus hamatacanthus var. sinuatus e ciò
ci suggerisce di fermarci un paio di chilometri più avanti. Il posto che scegliamo è
aperto con campi coltivati che si vedono in lontananza e, dalla parte opposta rispetto al
sentiero, basse colline. Ci dirigiamo verso le colline che distano un centinaio di metri
quando, protette dal primo cespuglio che incontriamo, troviamo il primo gruppo di
Obregonia denegrii, alcune delle quali in fiore. Poco oltre troviamo un esemplare in
terreno aperto che trattiene disperatamente con le radici un cilindro di terra alto 10
centimetri. Questo ci dà unidea sullentità dellerosione in questo
luogo. Avvicinandoci alla collina più vicina la popolazione diventa più fitta fino a
costituire un vero e proprio tappeto alla base di essa. |
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Contemporaneamente
cominciano a comparire i primi esemplari di Ariocarpus trigonus da lunghissimi tubercoli e
di Astrophytum myriostigma var. jaumavense, alcuni dei quali a quattro coste! Lungo i
pendii della collina le popolazioni di Obregonia denegrii e Ariocarpus trigonus
raggiungono un certo equilibrio, con le prime leggermente più numerose dei secondi,
mentre gli Astrophytum sembrano ovunque uniformemente distribuiti anche se con una
popolazione molto meno densa. Vicino alla sommità della collina le Obregonia spariscono,
gli Ariocarpus diventano rari mentre gli Astrophytum diventano la specie dominante. Fra i
cespugli notiamo degli appariscenti fiori rosa simili alle nostre campanule che tradiscono
la presenza di una Ipomoea caudiciforme. Nascoste alla base di alcuni cespugli troviamo
rare Dolichothele baumii. Ritornando sui nostri passi attraversiamo il sentiero per
esplorare la parte pianeggiante che ci separa dai campi coltivati. Notiamo subito la
presenza di bassi alberi completamente assenti dalla parte delle colline e profondi canali
scavati dalla pioggia. Ben presto notiamo grossi esemplari di Astrophytum alti più di 30
centimetri e larghi più di venti, grandi Obregonia, Ferocactus echidne, Ferocactus
hamatacanthus var. sinuatus, Opuntia microdasys, O. leptocaulis ed Echinocereus
pentalophus assenti dalla parte opposta del sentiero, ma nessun Ariocarpus trigonus.
Raggiungiamo i bassi alberi che avevamo notato da lontano e sotto alcuni di essi, non
senza sorpresa, troviamo molte piante di Wilcoxia poselgeri, alcune con frutti spinosi!
Stranamente, in questo luogo questa specie si incontra solo allombra, talvolta
fitta, degli alberi quando gli appunti in nostro possesso la riportano crescere o esposta
o mimetizzata al massimo fra bassi cespugli!!!
Abbandoniamo a fatica questo Eden per
noi amatori di cactus con la convinzione di aver avuto la fortuna di imbatterci in un
habitat ricchissimo e meritevole di molto più tempo di quanto abbiamo potuto dedicargli.
Inoltre con il tramonto nuvole
minacciose ci consigliano di non prolungare oltre la nostra sosta.
Lasciamo Jaumave dopo che per la seconda
notte consecutiva è piovuto abbondantemente e ci dirigiamo verso Ciudad Victoria,
capitale dello Stato di Tamaulipas. Lungo il tragitto dobbiamo superare un forte
dislivello costituito dalla Sierra Madre Oriental, al di là della quale lambiente
appare immediatamente più umido.
Nei pressi del colle le montagne sono
coperte da boschi molto fitti, anche se nelle radure si possono ammirare molti esemplari
di Agave. Lasciataci alle spalle Ciudad Victoria, ci fermiamo nei pressi dellabitato
di Liera, una cittadina accogliente che domina una vasta pianura contro cui si stagliano
strane colline dalle cime spianate, chiamate "mesetas". Noi decidiamo di
esplorare invece alcuni "cerros" più a portata di mano, a ridosso
dellabitato. Già ai primi passi ci imbattiamo in molti Hamatocactus setispinus,
alcuni dei quali in fiore, dalla forma allungata. Poco oltre, sempre ai piedi della
collina dove il terreno è ancora parzialmente libero dalla vegetazione, troviamo alcuni
esemplari di Homalocephala texensis e di Mammillaria sp. che ricorda da vicino la
Mammillaria gaumeri che però i nostri testi riportano molto più a sud. Durante
lascesa, che è ostacolata da una vegetazione che si infittisce man mano che ci
avviciniamo alla cima, incontriamo Pilosocereus palmeri in fiore, Dolichothele longimamma
var. uberiformis e altri esemplari di Homalocephala texensis. Questi ultimi ci sorprendono
per la robustezza delle spine nonostante crescano praticamente nellombra più
completa.
Decidiamo di non fermarci oltre anche se
sappiamo che nella zona si trova il habitat di Astrophytum asterias di cui però abbiamo
informazioni estremamente generiche. Raggiungiamo Ciudad Valles dopo aver attraversato
zone abbastanza umide ed intensamente coltivate poco promettenti per chi, come noi, è
alla ricerca di cactus. Lindomani, presa la strada 85 per raggiungere Pachuca, ci
troviamo immersi per molti chilometri in un paesaggio tropicale molto montuoso. La strada
è molto stretta e ci costringe a medie molto basse anche a causa della pericolosità
derivante dalla mancanza di guard-rail per lunghi tratti.
Purtroppo, a causa dellelevata
antropizzazione, lintero manto vegetale naturale è stato rimpiazzato in questa zona
dalle coltivazioni che si estendono nelle valli e non risparmiano nemmeno i pendii più
ripidi vicino alle cime delle montagne. Su qualche maestoso albero sfuggito allo
sfruttamento agricolo vediamo crescere una moltitudine di orchidee, bromeliacee ed anche
una cactacea: Hatiora salicornioides!
La strada comincia a risalire per
riportarci al di là della Sierra Madre Oriental, dove ci aspettiamo di incontrare
paesaggi più interessanti per la ricerca dei cactus. Ci fermiamo a consumare un pasto
frugale allombra di alti pini e Juniperus che hanno ormai rimpiazzato le essenze
tropicali caratteristiche della costa atlantica messicana. A qualche metro dalla nostra
auto scorgiamo alcuni esemplari di Mammillaria magnimamma, Mammillaria obconella,
Echinocereus ehrenbergii, Echinofossulocactus sp. Pochi chilometri dopo, in direzione
Pachuca, ci fermiamo nuovamente, attratti da cespi di Echinocereus ehrenbergii in fiore.
Insieme a questi ben presto rinveniamo grossi esemplari molto accestiti di Thelocactus
leucacanthus, Coryphantha radians ed Echinofossulocactus lamellosus.
Nei pressi di Zimapan troviamo alcune
specie nane di Opuntia, Coryphantha radians, Mammillaria compressa, Mammillaria sempervivi
molto grandi, Neolloydia conoidea in fiore, Echinofossulocactus phyllacanthus e
Dolichothele longimamma. Raggiungiamo quindi Pachuca, capitale dello Stato di Hidalgo
dove, dopo qualche tentativo fallito, riusciamo a trovare una comoda sistemazione per
pochi pesos presso lHotel Set-Inn. Il programma per il giorno successivo prevede la
visita della celebre Barranca di Meztitlàn. Per lasciare Pachuca dobbiamo affrontare una
salita molto ripida per raggiungere Mineral del Monte, un grosso centro il cui nome non ci
è del tutto nuovo. Una rapida consultazione degli appunti riporta infatti questa
località come habitat dello Strombocactus disciformis da noi rinvenuto nello Stato di
Querétaro. Per questo motivo decidiamo di non verificare linformazione anche
perché il paesaggio che si trova davanti ai nostri occhi è costituito principalmente da
ciuffi di conifere alternati a prati verdi tra i quali, da lontano, si scorge qualche
Opuntia. Inoltre il terreno è di un colore rosso mattone indice di forte acidità, mentre
non cè traccia di conglomerato calcareo su cui dovrebbe crescere lo Strombocactus
disciformis. Solo dopo Atotonilco el Grande cominciano ad apparire le prime rade, ma
maestose colonnari che, nei pressi del bivio che porta a Meztitlàn, diventano
improvvisamente così fitte da formare veri e propri boschi. Due sono le specie dominanti,
Stenocereus dumortieri e Myrtillocactus geometrizans, mentre saltuariamente possiamo
ammirare anche Stenocereus marginatus e qualche Echinocactus ingens.
Appena abbandonata la strada federale
105, dopo una breve salita, ci si spalanca la verde valle di Meztitlàn circondata da
ripidi pendii di natura calcarea. Quasi a guardia dellingresso della Barranca i
primi altissimi Cephalocereus senilis ci fanno quasi sobbalzare per lemozione. Sono
piante bellissime spesso alte più di 10 metri, con pseudocefalii laterali che proteggono
i fiori. Prima di dedicarci allesplorazione della valle decidiamo di cercare una
sistemazione nel paese di Meztitlàn. Troviamo infatti un hotel, apparentemente in
condizioni decorose, che si rivelerà invece una vera e propria topaia. Decidiamo comunque
di pernottare per due notti, pagando anticipatamente il conto che ammonta a ben 20.000
pesos! La prima escursione la dedichiamo alle colline che dominano Meztitlàn, nei
dintorni dellantico monastero che domina il paese. Troviamo, in grandissima
quantità, Myrtillocactus geometrizans, Stenocereus marginatus, Stenocereus dumortieri,
Cephalocereus senilis, Echinocactus ingens, Ferocactus glaucescens, Coryphantha erecta e
imponenti cespi di Mammillaria geminispina. Nei pressi delle cime compaiono i primi
Echinofossulocactus anfractuosus, anche questa specie rappresentata da esemplari di
notevoli dimensioni. Nel pomeriggio ci mettiamo alla ricerca dellAstrophytum
ornatum, che ci era sembrato di scorgere in lontananza il mattino. Infatti, su un pendio
alle porte di Meztitlàn, troviamo senza difficoltà numerosi esemplari alti fino a un
metro e mezzo! Le piante giovani sono del tutto simili a quelle trovate nello Stato di
Querétaro allinizio del viaggio, ed è difficile pensare che in due località
relativamente poco distanti possano svilupparsi in maniera cosi differente! Anche se le
piante si trovano a pochi metri dalla strada sono molto difficili da raggiungere a causa
della ripidità dei pendii e per scattare delle foto siamo costretti a correre qualche
rischio. Dobbiamo oltre tutto fare attenzione a non far rotolare sulla strada troppo
materiale per non urtare la suscettibilità dei locali, costantemente affannati a
garantirne la percorribilità.
Poco più a sud della stazione dove
cresce Astrophytum ornatum abbiamo la fortuna di individuare numerosi cespi di Gymnocactus
horripilus, alcuni dei quali in fiore. I piccoli frutti, anche se ancora verdi, contengono
semi maturi piuttosto grandi.
Troviamo anche una curiosa forma di
Mammillaria geminispina dalle spine rade e cortissime. E ormai quasi buio quando decidiamo
di far ritorno al nostro hotel e di cercare un ristorante, che troviamo dopo
unaffannosa ricerca ostacolati anche dalla quasi assoluta mancanza di illuminazione
lungo le strade di Meztitlàn.
Lindomani non ci offre nessuna
sorpresa nonostante una lunga escursione che frutta, di nuovo, solo una specie:
Echinofossulocactus lamellosus. Abbiamo comunque loccasione di verificare la
relativa penuria di piante giovani di Cephalocereus senilis cosa che minaccia il ricambio
allinterno della popolazione della Barranca. A fronte di molte centinaia di
esemplari adulti contiamo non più di 10 esemplari molto giovani! Non riusciamo a
spiegarci il fenomeno in quanto la pastorizia è poco praticata e i segni di prelievo sono
quasi assenti. Lasciamo Meztitlàn e, prima di far ritorno a Città del Messico, ci
fermiamo ad Atotonilco el Grande sede di un coloratissimo mercato che ci offre forse
lunica variante dellintero viaggio. Abbiamo comunque loccasione di
trovare nei dintorni della cittadina Echinofossulocactus sp., Mammillaria magnimamma,
Mammillaria sempervivi ed una piccola Coryphantha con spine corte e dritte. Siamo ormai
agli sgoccioli del nostro viaggio, ci preoccupa solo il ritorno a Città del Messico. Per
fortuna non abbiamo difficoltà a ritrovare labitazione della persona che ci ha
procurato lauto e offerto lalloggio allarrivo. Abbiamo il tempo per
trascorrere lultima giornata a Città del Messico in compagnia dei nostri ospiti che
gentilmente ci conducono in un centro artigianale per fare qualche acquisto ed in un
ristorante tipico dove consumiamo un pasto decisamente buono. Sullaereo che ci
riconduce in Europa abbiamo modo di cominciare un consuntivo del viaggio che ben presto si
trasforma nella..., programmazione del prossimo.
Arrivederci Messico !! |