Primo Riccitelli (musicista e compositore)

La vicenda artistica e umana

a cura di (Fernando Aurini)  

materiale tratto dalla pubblicazione: I Compagnacci, Teramo, Edigrafital, 1999

 

1875. Primo Riccitelli nasce a Cognoli di Campli il 9 agosto da Giuseppe, piccolo proprietario terriero, e da Maria Maiaroli, sua legittima consorte, che darà altri tre figli. Il giorno dopo è battezzato nella vicina casa parrocchiale di Molviano (Campli) e gli viene imposto il nome di Pancrazio (Primo sarà il suo nome d'arte). Ad appena un anno i genitori lo affidano alle cure dello zio prete: Don Emidio Riccitelli, parroco di Bellante, dove Primo trascorrerà l'infanzia e la fanciullezza fino a dieci anni.

1855. Per le amorevoli cure dello zio prete (il suo primo benefattore; il secondo sarà Pietro Mascagni) viene messo in seminario dove riceve i primi rudimenti musicali da Nicola Dati, maestro di cappella del Duomo di Teramo, ma, insofferente a un insegnamento regolare e tradizionale, fatto di scale e solfeggi, studia per conto suo su una vecchia spinetta comperatagli di seconda mano dallo zio, componendo ad orecchio romanze, una Messa funebre, mottetti, canzoni, danze, e trascurando naturalmente greco e latino. Non sentendosi di diventare prete e dominato com'è dall'ardentissima passione per la musica, dopo qualche anno fugge dal seminario con la complicità del fratello Antonio per dedicarsi corpo ed anima, da autodidatta, alla composizione.

1896. Ai primi di gennaio lo zio prete, che aveva iniziato le pratiche per iscrivere il nipote al Liceo Musicale di Pesaro, alla cui direzione era stato chiamato il "trionfante autore di Cavalleria Rusticana, che con la sua fulminea celebrità richiamava l'attenzione di tutto il mondo", fu ricevuto assieme al nipote da Mascagni. Il Maestro, dopo aver avuto la bontà di leggere, o meglio di decifrare al pianoforte alcuni dei numerosi pezzi composti e portatigli dall'aspirante allievo, lo ammise, nonostante Riccitelli avesse abbondantemente superato i prescritti limiti d'età, al primo corso di armonia, dove tra gli altri compagni ebbe come discepolo Riccardo Zandonai, con il quale proseguì gli studi sotto la preziosa ed affettuosa guida di Pietro Mascagni.

1896-1903. Durante il periodo pesarese Primo Riccitelli, dotato di una fresca e fecondissima vena inventiva, compone la musica di una Francesca da Rimini in tre atti su versi dell'omonima tragedia di Silvio Pellico; un melodramma, pure in tre atti - Lory -, del quale Riccitelli fornì anche le parole; una scena siciliana: Nena; un poema sinfonico per soli, coro ed orchestra su versi di Carlo Zangarini intitolato Heremos (e forse di questo periodo è anche il bozzetto mistico drammatico Suora Maddalena), nonché una quantità incalcolabile di pezzi vari di cui purtroppo si è perduta ogni traccia.

1903. Riccitelli torna alla fine degli studi, con un diploma autografo rilasciatogli da Mascagni, a Bellante, presso lo zio prete. Ma Don Emidio morirà poco dopo ed il neomaestro resterà solo e privo di mezzi ed inizierà una mortificante vita da bohémien in una alternanza di miserie e di speranze.

1907. Per interessamento di Pietro Mascagni, che ebbe sempre la più piena fiducia nel suo allievo abruzzese, al Casa Sonzogno di Milano affida a Riccitelli la composizione con un compenso, non eccessivo ma non trascurabile per quei tempi, di lire 120 al mese per 12 mesi di Madonnetta su testo del famoso Luigi Illica. Ma divergenze di vedute tra Riccardo ed Enzo Sonzogno e mutamenti di direzione in seno alla casa editrice ne impedirono la rappresentazione. Riccitelli riprende la sua odissea senza mai perdere la fede in se stesso e nella musica pur tra le lunghe amare vigilie di attesa di una fortuna teatrale che non arrivava mai.

1911. Tornato alla guida della casa musicale milanese, Renzo Sonzogno incarica Primo Riccitelli di comporre una nuova opera: la leggenda lirica in due atti Maria sul Monte su libretto di Carlo Zangarini, il quale per facilitare il compito al M° Riccitelli rinuncia a metà del suo onorario. Maria sul Monte è musicata in dieci mesi.

1916. L'otto luglio, a conclusione della Stagione Lirica al Carcano di Milano, viene data - diretta dal maestro Anselmi- Maria sul Monte, che otterrà nelle due sue rappresentazioni in quel teatro un vivo e spontaneo successo con ripetute chiamate agli onori della ribalta dell'Autore. L'opera non verrà mai stampata.

1919. A fine giugno Pietro Mascagni, " suo nume tutelare", mette in contatto a Milano Riccitelli con Augusto Laganà, allora consigliere delegato della Società del Teatro Lirico Italiano, al quale aveva tessuto le lodi del suo allievo. Laganà lo impegna, con regolare contratto, a scrivere un'opera su libretto di Giovacchino Forzano.

1920. A Viareggio, ospite graditissimo di Forzano nella lussuosa villa dello scrittore " in mezzo a tutti quegli agi che non si era mai sognato" - sono le parole stesse del maestro -, si mette alacremente al lavoro e nello scorcio dell'anno termina I Compagnacci.

1921. La rappresentazione dell'opera, pur annunciata per la Stagione 1920-21 del San Carlo di Napoli, per sopravvenute complicazioni indipendenti dalla volontà del suo autore non ha più luogo.

1922. I Compagnacci, presentati al Concorso governativo bandito dal Ministero della Pubblica Istruzione, ne escono vincitori ottenendo il primo premio assoluto, assegnato dalla Giuria composta da Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Francesco Cilea, Bernardino Molinari, Alberto Gasco e Nicola d'Atri.

1923. Il 10 aprile I Compagnacci sono presentati per la prima volta con esito trionfale al Costanzi, oggi Teatro dell'Opera di Roma, concertati e diretti da Gabriele Santini con un cast d'eccezione: Taurino Parvis (Bernardo), Ofelia Parisini (Anna Maria), lo spagnolo Antonio Cortis - uno dei maggiori tenori del secolo  - (Baldo), Gino de Vecchi (Venanzio), Luigi Nardi (Noferi), Nelo Palai (Ghiandaia), Anna Maria Bertolasi (la fantesca).

1923 (15 novembre). I Compagnacci vengono dati sotto la direzione di Vittorio Gui con una sala splendida, affollata da un magnifico pubblico, ad apertura della Stagione Scaligera 1923-24, preceduti in unico spettacolo dalla Salomé di Richard Strauss, e messi in scena dallo stesso Forzano, autore del libretto. "La serata - scrive il critico Gaetano Cesari sul Corriere della Sera - non poteva chiudersi con l'unico atto di Salomé. " Occorreva finire e finire bene. Fare entrare con I Compagnacci uno spiraglio di sole ove erano state nubi dense ed atmosfera d'incubo create dalla fosca terribilità del dramma di Strauss". Le accoglienze all'opera di Riccitelli furono più che cordiali con il pieno gradimento del pubblico; ottimo effetto produsse tra l'alto la scena dipinta dal Rovescalli. Il cast era formato dagli artisti più emergenti del tempo; il soprano inglese Margherita Sheridan (Anna Maria), Carmelo Alabiso (Baldo), Ernesto Badini (Bernardo), Quinzi-Tapergi (Venanzio), applauditissimi assieme a Riccitelli che fu chiamato ripetutamente alla ribalta.

1924 (2 gennnaio). Nel periodo d'oro dell'Opera italiana, sotto la gestione di Gatti-Casazza (1909-1935), direttore artistico del Metropolitan di New York, I Compagnacci già presentati per la prima volta il 2 dicembre dell'anno precedente, conquistando il pubblico, vengono replicati in quel teatro; ed ancora una volta con gli stessi interpreti tra cui Beniamino Gigli (nella parte di Baldo), considerato in quegli anni da buona parte del pubblico americano come l'erede di Caruso, Elisabeth Rethberg (Anna Maria), ritenuta una delle più grandi cantanti apparse nel periodo tra le due guerre mondiali, sotto la direzione di Roberto Moranzoni, un altro valoroso allievo di Mascagni e condiscepolo di Riccitelli al Liceo Musicale di Pesaro, che al Metropolitan aveva diretto sei anni in prima assoluta Il Trittico di Puccini.

1924. Stagione Lirica 18 marzo-27 aprile. I Compagnacci vengono rappresentati al Teatro Massimo di Palermo (impresa Florio).

1925. Il 25 marzo Riccitelli sposa a Roma Iside Marziani. Un matrimonio sfortunato, peraltro senza figli.

1931 (gennaio). Dopo varie riproposte,coronate sempre dal successo, in numerosi teatri, più o meno importanti, negli anni che vanno dal 1924 al 1927, I Compagnacci riapproderanno finalmente al Teatro Reale dell'Opera di Roma (già Costanzi) confermando l'affermazione già ottenuta su quelle scene alla sua prima rappresentazione dell'aprile 1923. Nel cast, con lo stesso di allora, Gabriele Santini, quattro dei più grandi artisti dell'epoca: la rumena Vera Emilica, il tenore Giuseppe Taccani, il baritono Emilio Ghirardini, il basso Giulio Cirino, ed un regista che lascerà un solco profondo nella storia del teatro lirico: Marcello Govoni.

1931 (8 luglio). L'EIAR (oggi Rai) trasmette dal suo Auditorium di Roma, diretti dal Maestro Riccardo santarelli, I Compagnacci. Interpreti principali: Ofelia Parisini (Anna Maria), che aveva già dato nel 1923 voce ed anima allo stesso personaggio, Adolfo Facchini (Baldo), Guglielmo Castello (Bernardo), Alfredo Sernicoli (Noferi), Arturo Pellegrini (Venanzio).

1932 (4 febbraio). Ha luogo al Teatro Reale dell'Opera di Roma la prima rappresentazione di Madonna Oretta, commedia lirica in tre atti di Giovacchino Forzano, musica di Primo Riccitelli, scritta nel 1927 ma che per cinque anni aveva dovuto riposare negli archivi editoriali senza che i Sovrintendenti teatrali si accorgessero di essa. Un nuovo straordinario successo di pubblico e di critica (con 21 chiamate all'autore e agli interpreti) in virtù anche della smagliante messa in scena e della splendida esecuzione orchestrale e vocale. Il mezzosoprano Gianna Pederzini fu una mirabile ed incomparabile protagonista, che riscosse un successo personalissimo come attrice e come cantante. Gli altri interpreti furono Antonio Melandri, Carmen Melis, Giulio Cirino e Gino Vanelli. Gabriele Santin, che aveva condotto al battesimo I Compagnacci nel 1923, era il direttore d'orchestra.

1932 (3 maggio). Madonna Oretta viene presentata al Comunale di Teramo con lo stesso complesso, in massima parte, del Teatro Reale dell'Opera: Gianna Pederzini, Carmen Melis, Giovanni Voyer e Giulio Cirino. Dirigeva il maestro Domenico Messina. Teatro gremito fino all'inverosimile da un pubblico accorso da ogni parte d'Abruzzo.

1936 (31 maggio). Armando La Rosa Parodi dirige dall'Auditorium della Rai di Torino I Compagnacci con un cast che annovera nomi anch'essi affermatissimi come Maria Corbone (Anna Maria) Antonio Melandri (Baldo), Emilio Gherardini (Bernardo), Giulio Tomei (Venanzio).

1939 (marzo). Ripresa di Madonna Oretta al Teatro Reale dell'Opera ed un successo ancora pieno ed entusiastico. Interpreti: Gianna Pederzini, Stella Roman, Paolo Civil, Salvatore Baccaloni. Dirige Oliviero De Fabritiis; la regia è curata da Marcello Govoni.

1939 (10 settembre). Dall'Auditorium della Rai di Roma sarà un altro grande direttore, Fernando Previtali, a riprendere in mano l'esecuzione de I Compagnacci con Ettore Parmeggiani. (Baldo).

1941 (o 1940?) (2 settembre). Sarà ancora Armando La Rosa Parodi, e sempre dall'Auditorium di Torino, a riprendere in mano l'esecuzione de I Compagnacci con artisti che occupano posti molto importanti nelle cronache musicali di quel periodo; Adriana Perris a fianco di Antonio Melandri, uno specialista nel ruolo di Baldo, Piero Basini (Bernardo) e Luigi Bernardi (Venanzio).

1941 (27 marzo). Dopo brevissima malattia Primo Riccitelli muore a Giulianova, dove viene sepolto. da qualche anno stava lavorando alla composizione del Capitan Fracassa su libretto di Giuseppe Maria Viti. L'opera, rimasta incompiuta, andava a rilento a causa della salute malferma e delle difficoltà economiche che imponevano al musicista una vita piena di stenti e di amarezze.

 Le ultime riprese de I COMPAGNACCI

1948 (18 settembre). Dall'Auditorium della rai di Torino I Compagnacci vengono ripresi per l'ultima volta dall'ente Radiofonico Italiano. Dirige Tito Petralia; interpreti Anna Minelli, Africo Baldelli, Renato Capecchi, Giuliano Ferrein, Luigi Nardi.

1952 (1 e 2 febbraio). Per l'appassionato interessamento della Direzione del settimanale "Il Giornale d'Abruzzo", I Compagnacci vengono fatti conoscere per la prima volta al grande pubblico del Teatro Comunale di Teramo. A "I Compagnacci", diretti da Romeo Arduni e con il tenore Pietro Milana nella parte di Baldo, farà seguito nella stessa serata Madonna Oretta (insuperata protagonista Gianna Pederzini) di cui fu possibile dare soltanto il primo atto essendo andate distrutte nella guerra le parti orchestrali degli altri due atti dell'opera. La realizzazione scenica fu amorosamente curata dallo stesso Giovacchino Forzano, il quale prestò la sua preziosa collaborazione senza alcun compenso e rimborso di spesa.

1962 (14 aprile). Dopo lunghi anni di assenza I Compagnacci riappaiono (regista Forzano) sulle scene del Teatro dell'Opera di Roma, accolti calorosamente dal pubblico. Era il riconoscimento dei meriti di un musicista autentico, la cui opera, malgrado il mutar di gusti e di tendenze, dimostrava di essere ancora ben viva e ricca di spontanea ispirazione e di efficacissimi mezzi d'espressione. I Compagnacci vennero diretti da Ferruccio Scaglia nel giusto equilibrio e nel preciso risalto dei particolari timbrici e sonori della partitutra, concorrendo con l'ottimo soprano Mafalda Micheluzzi (Anna Maria) e gli altrettanto bravi Ruggero Bondino (Baldo) ed Afro Poli (Bernardo) nei ruoli principali al successo della serata e ad una rinnovata conoscenza dell'immagine artistica di Primo Riccitelli.

1971 (17 giugno). Nel quadro del "Giugno Teramano" l'atto unico di Riccitelli viene riproposto a Teramo nel locale "Comunale". Edizione accuratissima, diretta da Giuseppe Morelli, con Alberta Valentini, Walter Alberti, Gino Lo Russo Toma, Salvatore Catania, Gabriele De Iuliis e Anna Maria Segatori.

La trama de I COMPAGNACCI
L'azione ha luogo a Firenze nel pomeriggio del 7 aprile 1498, il giorno in cui, come avverte un banditore tra squilli di tromba prima che il sipario si apra, avrà luogo la sfida tra i frati di S. Marco e i frati Minori. Sostengono i frati di S. marco che la scomunica lanciata contro il loro Priore, Girolamo Savonarola, è nulla e che, a riprova di questa verità, frate Domenico da Pescia passerà in mezzo al fuoco, sicuro di non bruciare. E' un vero e proprio giudizio di Dio che sta per cominciare. Quando si apre il sipario si vede una sala della casa di Bernardo del Nero, ex giudice dei malefizi: un grande terrazzo dà sulla piazza della Signoria. Bernardo sta comprando da Venanzio (un venditore di cera) centinaia di moccoletti con cui egli, sicuro della vittoria dei Piagnoni (seguaci di Savonarola e nemici dei Medici) alla fazione dei quali appartiene, illuminerà la casa e la facciata. Bernardo narra che la nipote Anna Maria è innamorata di un giovane, un certo Baldo, che egli detesta, dell'avversa fazione dei Compagnacci (che assieme agli Arrabbiati sono nemici di Savonarola e dei suoi sostenitori) Anna Maria non sposerà Baldo: sposerà invece, di autorità, il piagnone goffo e rude Noferi, di Ceccone dalle Corniole. Giunge intanto la fantesca (la domestica) ad annunziare che Baldo è venuto  a sapere dell'imminenza delle nozze e che ha deciso di opporsi ad esse con tutti i suoi mezzi e con tutte le sue forze. Come mai Baldo ha potuto scoprire la trama, se Bernardo ha rinchiuso da tre giorni Anna Maria in una stanza buia con le finestre sprangate per impedirle di comunicare con l'innamorato? Baldo da tempo aveva scritto alla fanciulla "Se vedrò i tuoi fiori sul davanzale - comprenderò che ti minaccia male - e ci fosse la morte da ammazzare - io giuro di venirti a liberare". Bernardo rimane stizzito alle rivelazioni della fantesca. Giunge intanto una turba di ragazzi vestiti di bianco. Sono i piccoli seguaci di Savonarola che danno la caccia, per gettarle alle fiamme, a tutte le cose profane ed impure: ai libri, alle pitture, alle musiche, agli specchi, ai drappi di vivaci colori. I ragazzi entrano nella stanza di Anna e ne ritornano con la preda: un vasetto di garofani, alcune bende variopinte ed una lettera. Sono rincorsi da Anna Maria che rivuole le sue cose; ma Bernardo interviene a difesa dei ragazzi che si allontanano, mentre Anna si ribella allo zio, al quale dice che non sposerò il brutto uomo che vogliono darle. Bernardo prima rude, poi falsamente tenero, dice alla fanciulla che ella si agita tanto per uno che sa delle sue nozze e nulla fa per impedire il matrimonio. Anna è colpita da queste parole e dà in uno scoppio di pianto. E prende questa risoluzione: se Baldo non verrà a liberala, ella sposerà Noferi. Lo zio è raggiante. Giungono i parenti dello sposo, ai quali tutti vanno incontro. La scena rimane vuota, ma si rianima subito. dalla cappa del camino scendono Baldo ed altri Compagnacci, e si nascondono rapidamente. Rientra Bernardo con la comitiva. Tutto è pronto per il matrimonio. nel momento di firmare, Anna Maria, disperata, dà un grido: "Baldo!" - "Son qua" - risponde questi. I Compagnacci irrompono producendo disordine e confusione. Baldo sguaina la spada, mentre Bernardo non trova altro rimedio che quello di mandare a chiamare il Bargello. Prima che questo giunga, Anna Maria e Baldo, rimasti soli, si giurano fedeltà. All'arrivo del Bargello, Baldo getta una sfida: egli non crede che il frate passerà sul fuoco. Se vi passerà rinuncerà ad Anna Maria e darà tutti i suoi beni a Bernardo; ma questi deve promettere che se il frate non passerà sul fuoco gli farà sposare Anna. Bernardo ed i Piagnoni accettano. Si spalancano le vetrate. Passa il corteo dei Piagnoni, la catasta (di legno) è accesa, si odono cantare i salmi. Anna Maria è turbata, teme che Baldo perda la scommessa; Baldo invece è sicuro. Infatti tra i frati si  accende una disputa che finisce quando il fuoco della catasta sta per spegnersi. La fola, credendosi beffata, urla contro i Piagnoni e li minaccia. la partita è vinta da Baldo e da Anna Maria. Bernardo, mentre la folla sta per invadergli la casa, viene a patti e firma il contratto che lega per sempre i due innamorati, sui quali i Compagnacci gettano fiori cantando un inno alla giovinezza e alla gioia.

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