Appennino Tosco-Romagnolo

Dario e Rosalba: il nostro viaggio in moto sull'appennino Tosco-Romagnolo sui divertenti passi appenninici più famosi: Futa, Raticosa, Mandrioli, Muraglione.


mototurismo

Introduzione Passo della Futa e della Raticosa Colla di Casaglia Passo del Muraglione Passo dei Mandrioli

Il passo dei Mandrioli
La meta del nostro prosimo itinerario è il Passo dei Mandrioli situato sulla Statale n.71 Umbro-Casentinese, una magnifica strada in grado di rendere viva una motocicletta. Il percorso si snoda tra i fitti boschi del Casentino, per poi indirizzarsi verso un luogo di intensa spiritualità, un Sacro Eremo, nel cuore di un Parco Nazionale in cui i lupi cacciano daini e cinghiali come all'alba dei tempi.

Dalla superstrada E45 (Cesena-Roma),si esce a Bagno di Romagna e si seguono le indicazioni Passo Mandrioli e Parco Nazionale. Oltrepassato Bagno di Romagna inizia un gioioso susseguirsi di curve e tornanti in salita. I circa diciotto chilometri che conducono al Passo dei Mandrioli sono generosi nell'elargire un notevole piacere di guida in un susseguirsi di curve che si possono indovinare, pregustare.

Il colpo d'occhio blandisce le creste montuose ricoperte di boschi intervallati da pascoli con bestiame allo stato brado. Per alcuni chilometri si costeggiano ampie pareti di stratificazioni rocciose irte come muri e giunti in prossimità del valico è possibile ammirare parte del percorso: una sinuosa striscia grigia disegnata nella vastità di un paesaggio suggestivo e luminoso.

Il Passo dei Mandrioli apre i confini di una vasta zona demaniale protetta: il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, chilometri e chilometri circondati da alberi di ogni dimensione fanno di questo percorso un magnifico itinerario fra gli alberi dove, in alcuni punti, il sole filtra faticosamente.

Con l'avvicinarsi di Badia Prataglia i boschi di faggi e querce sono intervallati da piccole abetaie. Il paese è il più importante centro abitato all'interno del parco.

A Badia Prataglia si seguono le indicazioni per Camaldoli. Dopo il paese inizia un altro segmento di strada molto godibile con curveche sembrano esistere unicamente per le moto.

Raggiungiamo Serravalle, un piccolo paese, adagiato nel verde di un'altura e da qui, il tratto di strada che ci conduce a Camaldoli è un altro "ombrello" di alberi: ancora faggi, querce, abeti, alcuni castagni per quattro o cinque chilometri.

La storia di Camaldoli ha inizio quasi mille anni fa, nel 1025, quando il monaco eremita Romualdo da Ravenna fondò un monastero e l'Eremo nel cuore di una selvaggia foresta casentinese.

Il Sacro Eremo è strettamente legato al paese di Camaldoli da cui prende nome e origini. E' raggiungibile tramite due percorsi: il più lungo (cinque o sei chilometri) parte dal castagneto dopo Camaldoli, il secondo inizia appena giunti alle porte del paese, sulla destra, e costeggia un gelido torrente incontaminato.

Sono anguste strade forestali che bisogna godersele ad una bassa andatura. Qui è davvero probabile ritrovarsi con animali davanti alla moto, e che animali: questa zona è frequentata dai cervi e vi sono maschi che pesano oltre due quintali.
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