Calendario romano



L'antico calendario romano, ai tempi del re Numa, contava 6 mesi di 30 giorni e 6 mesi di 29 giorni coprendo così l'anno lunare; per tener conto del periodo solare, e cioè delle stagioni, ogni due anni veniva aggiunto un mese intercalare, detto mercedonius, di 22 o 23 giorni. Veniva fissato con decreto sacerdotale ed aveva inizio dopo la festa dei terminalia (23 febbraio) inglobando così i restanti 5 giorni del mese. Questo computo stabiliva una durata media annua di 365,25 giorni. Tuttavia la regola non era sempre rispettata a causa delle scarse cognizioni astronomiche dei sacerdoti che prediligevano le considerazioni politiche e demagogiche. Il disordine e l'incertezza del calendario romano prima della riforma di Giulio Cesare è sancito da un'affermazione di Voltaire: I condottieri romani vincevano sempre ma non erano certi in quale giorno avessero vinto.

Una riforma del calendario numiano fu introdotta nel V secolo a. C. (all'epoca dei decemviri) con l'aggiunta di un giorno ai seguenti mesi: martius, majus, quintilis, e october. Essi contarono 31 giorni mentre ai rimanti mesi fu lasciata la durata di 29 giorni ad eccezione di februarius che ne ebbe solo 27.

L'antico anno romano così iniziava col mese di martius, dedicato a Marte, proseguiva con aprilis (l'aprirsi della Terra alla bella stagione), majus, dedicato a Maia, divinità propiziatrice della fecondità della terra, junius, dedicato alla  dea Giunone e ancora: quintilis (quinto mese), sexstilis (sesto mese), september, october, november e december. Seguivano poi jannuarius (mitica divinità di Giano bibfronte) e februarius (da februa, feste della purificazione che ricorrevano a partire da metà mese).
Le date venivano indicate con riferimento a certi giorni fissi secondo il seguente schema:

Calendae

Le Calende si riferivano ai primi giorni del mese: si usava pagare i debiti. Calendarius era il registro delle scadenze.

Nonae

La settimana comprendeva nove giorni (nundinae). Le none indicavano il quinto giorno dei mesi di 29 giorni e il settimo giorno dei mesi di 31 giorni.

Idus

Le Idi indicavano il tredicesimo giorno dei mesi di 29 giorni e il quindicesimo giorno dei mesi di 31 giorni. 
Ci si riferiva alle Calende o alle Idi contando i giorni mancanti al più vicino di questi riferimenti. Ad esempio il giorno 17 gennaio, per i romani, era il XIV giorno prima delle Calende di Febbraio (dies decima quarta ante calendas februarias). L'11 marzo era individuato come il quinto giorno prima delle Idi di marzo (dies quinta ante idus martias). Nel calendario greco le calende non esistevano. Rimandare un pagamento alle calende greche era l'ovvia metafora di non voler pagare.
Cesare nel suo editto stabilì che in proprio onore il mese quintils si chiamasse da allora in poi Julius. Per un'errore di interpretazione dell'editto, dal 45 al 10 a.C., si intercalò l'anno bisestile ogni tre anni anzichè ogni quattro, per cui si ebbero in quel periodo 12 anni bisisteli anzichè 9. L'errore fu corretto da Augusto il quale stabilì che gli anni dal 745 a 756 aUc (ab Urbe condita) fossero considerati tutti anni comuni. Per non essere da meno di Cesare, Augusto pensò bene di premiarsi per questa deliberazione decretando che il mese sexstilis fosse da allora in poi chiamato Augustus.

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